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Le notizie dal mondo della Porsche 356

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1th. China Rally of International Classic Cars 2011
 

1600 Km dalla capitale Beijing, attraverso le località millenarie di Tianjin, Jinan, Xuzhou, Nanjing, Hangzhuou, fino a Shanghai dal 18 al 23 settembre 2011.   Sulle orme del principe Scipione Borghese alla Peking-Paris del 1907.

 

La Mille Miglia della China.

 

Primo evento internazionale per auto storiche organizzato, con regolamento e patrocinio FIVA, dal Classic Vehicle Union of  China (CVUC) fondato nel 2003 in Beijing, con 400 soci e 800 auto d’epoca.  Approvato dal Ministero di Pubblica Sicurezza e Turismo della Repubblica della Cina, dal FASC (Federation of Automobile of China) e dalla FIVA, con la presenza del Presidente mondiale Mr. Horst Bruning.  L’Ing. Yang Li, Segretario generale CVUC e la Dr.ssa Vency Hu, PR manager, efficienti e professionali, sono stati la guida perfetta della manifestazione.    Gli Organizzatori hanno scelto un percorso spettacolare e affascinante, che fa onore ai 5000 anni di storia e cultura della Cina.  Purtroppo un’incresciosa ‘difficoltà burocratica doganale’ ha indispettito tutti i concorrenti stranieri (che hanno affidato il trasporto delle loro vetture, con relative pratiche doganali da espletare, ad uno spedizioniere specializzato) per non aver avuto la propria auto pronta alla partenza della gara.  Il ritardo dello sdoganamento si è protratto così a lungo da sconvolgere il programma dell’evento;con conseguente cambio di percorsi per le prove speciali e modifiche di itinerari.   Noi non abbiamo titolo ne autorità per sindacare e giudicare, ma: essendo, abitualmente concorrenti, siamo stati solidali e comprensivi con i partecipanti del momento.   E abbiamo mantenuto, fin dall’inizio, l’entusiasmo per la spettacolare ed affascinante ‘teatralità’ della Cina storica e moderna, con il suo raffinato e prezioso artigianato; in un condensato di cultura e di arte millenaria.  30 vetture iscritte (le 300 auto della nostra Mille Miglia, sarebbero impossibili: per il traffico), di cui 5 ammirevoli sportive dall’Italia: Porsche 356 B Super 90-1963, Sergio Tabacchi (affermato chirurgo oculista e volontario di Emergency)/Avv. Antonio Ruffo (Brevetti di Chimica Agraria)/ Giancarlo Rambaldi (amico di Carlo Rambaldi, Hollywood, effetti speciali: E T, Shark); Porsche 356 B-1963, Giulio Felloni (Presidente fondatore Club Officina Ferrarese)/Gilberto Furlan; Porsche 356 B-1963,Registro Italiano Porsche 356, Dante Terenzi/Andrea Terenzi (sempre felici e gioiosi, con l’eleganza della loro professionalità nella moda); Mercedes 230 SL 1965, Giovanni Verga/Gabriella Croci; Lancia Tema 832 (motore Ferrari) 1988, Filip Heilpern/Isabella Manci.  E altri concorrenti da: Australia, Belgio, Cina, Germania, Gran Bretagna, USA, Olanda, Francia e Svizzera.  Graditissima l’accoglienza del Direttivo CVUC; i cinesi sono molto ospitali: Huànyìng!  Welcome!  Benvenuti!   Le donne battono le mani e cinguettano come cinciallegre.  Nel 1907, al famoso raid automobilistico Pechino–Parigi, partecipò il principe Scipione Borghese in compagnia del giovane cronista del Corriere della Sera, Luigi Barzini già reporter di guerra in Cina, nel 1900, durante la rivolta dei Boxer.  Barzini diceva che Pechino è simile alle bibliche Ninive e Babilonia: imbevuta in tanta storia è diventata la Beijing,  sorprendente Capitale del Nord.   Vivacissima metropoli, di oltre 14 milioni di abitanti, attraversata da superstrade con più di cento cavalcavia e punteggiata di grattacieli: simboleggia la Cina nel suo aspetto più dinamico.  Appena fuori città La Grande Muraglia (Chàngchéng) serpeggia a perdita d’occhio dal Liàonìng  al deserto del Gobi.  A Badalins, nel tratto restaurato: è un’immagine da cartolina.  La Cina è famosa per la Grande Muraglia, per i palazzi degli altopiani del Tibet e per i templi che ricamano la ‘Via della Seta’.   Mao Zedong disse: colui che non ha scalato  la Grande Muraglia non è un vero uomo.   Noi siamo saliti, per qualche scalino, e ancora non ci sono caduti i pantaloni.   Pechino si estende sconfinata dalla splendida Città Proibita al deserto di cemento di piazza Tien An Men /La Porta della Pace Celeste (!), circondata da giganteschi palazzi governativi.   Nonostante la globalizzazione abbia invaso il mondo; grattando sotto la patina del modernismo, con attenzione, si possono cogliere ancora i segni dell’imperiale dinastia Ming.  La città possiede uno straordinario patrimonio architettonico e culturale, come il tempio del Cielo e i meravigliosi romantici giardini imperiali. C’è una bella espressione cinese: “ammirare i fiori in sella al cavallo”.  Vuol dire: godere solo della visione fugace, di qualcosa che meriterebbe più attenzione.  Si scrive, ma la scrittura soggioga e imprigiona il vissuto.   Noi, in sella all’auto riservataci dal Servizio Press, abbiamo potuto curiosare in ogni “dehors” della corsa. Ultime autentiche cartoline di questa accogliente Pechino: le basse case dai tetti arricciati e le ‘Siheyuan’ dimore tradizionali con gli anziani che spettegolano lentamente, giocatori di mah-jong e piccoli artigiani di strada, parrucchieri e barbieri.   Minuscole botteghe dove mani artigiane gonfiano nella carta: pesci, draghi, astri lunari, per gli aquiloni.   Sbirciamo in un’altra semichiusa: è un negozio di maschere; con teste spaventose che pendono in fila, l’una presso l’altra, con baffi spioventi e bocche tarlate.  Le maschere sono di cartapesta; alcune enormi che raffigurano la testa del drago con le pupille roteanti e la mascella mobile: come tutta l’anima vibrante del quartiere.   File interminabili di negozi dalle grandi insegne verticali dorate, con il brulichio della folla variopinta, lo sfarfallio dei ventagli e il frastuono di questo popolo che passa per il più chiacchierone e burlone del mondo.  Tutto questo nella “Tciù-tz-tung-ciù” ossia, nella Perla dell’Oriente, come i cinesi chiamano Pechino (oggi Beijing, nella lingua popolare: mandarino).

18 settembre: Opening Ceremony at Juyong Pass of the Great Wall in Beijing; Start China Rally of International Classic Cars 2011.  Grandiosa tribuna e pittoresco arco della partenza; come il barbecue e il balletto folcloristico che hanno rallegrato la serata.   19 e 20 settembre forzata sosta a Tianjin, in attesa della consegna delle macchine.  Non sappiamo come abbiano passato il tempo gli infastiditi concorrenti.  Noi abbiamo frugato la città, cercando di conoscere e capire l’ambiente.  Tianjin, gigantesca e dinamica terza città della Cina.   Architettura europea dell’ottocento/novecento e monoliti di vetro e cemento della ricca Cina contemporanea.   Abbiamo imparato alcune parole di prima necessità per viaggiare.  Al distributore di benzina: Làojià, jiàmàn qiyòu/Il pieno, per favore.  Nin kéyì kànkan shui hé yòu? Xièxiè/Può controllare l’acqua e l’olio? Grazie.   Ma quando chiediamo: Nin Keyì gàosu wo qù…zòu nàtiào lù duì ma?/Può indicarci la strada giusta per…La risposta è stata una cascata di parole accentate, ma nessuna indicazione sulla mappa che teniamo aperta, con dita febbrili, verso la direzione della nostra destinazione.  Guidare in Cina è alettante e un po’ pericoloso.  I cinesi guidano a destra, anche se in pratica si comportano da anarchici: passano con il rosso, imboccano sensi unici, guidano sulla sinistra, e usano il clacson al posto dei freni. Biciclette, con generatore elettrico, sfrecciano silenziose a 65 Km/h.   Pullman e camion, tirano diritto incuranti dei veicoli più piccoli: ‘che devono togliersi di mezzo’.  Come difendersi?  Puntandogli addosso come kamikaze!  Il 21 settembre, grazie al dio denaro, l’impasse si è sbloccata: le auto sono ritornate nelle mani dei legittimi proprietari e il rally si è potuto ricomporre nell’assetto naturale.

 
 

Ritirati: Porsche 356 A Speedster-1958, Geert van Cauwenberge/Katy van Ranst –Belgio (problema elettrico).  Horch 853 A-1938,Arnold Kawlath/Ursula Kawlath (?).   Tianjin-Xuzhou, 613 Km.  Start spettacolare, con colpi di cannone che sparavano grossi coriandoli di carta colorata, sulla pedana con arco e fondale scenografici: al passaggio delle vetture da gara.  Prima, l’anziana Overland Whippet  (N°001) mantenuta volutamente ‘vetusta’ ma efficiente e affidabile.  A seguire tutte le altre, tra due ali di spettatori applaudenti, fotografi, giornalisti internazionali e cinesi con la troupe televisiva statale.  Il variopinto serpentone si è immerso, a clacson festosi, nella babelica Tianjin dove ogni mezzo di locomozione è perennemente sulla strada e il più grosso e potente si arroga il diritto  (con prepotenza) di schiacciare il più piccolo (caratteristica costante di tutte le città cinesi).  Molte prove annullate: per cambiamenti repentini di percorsi, di permessi e burocrazie inspiegabili.   La Cina millenaria è spettacolare e fantastica: ma, ancora complicata (!).   Gli organizzatori, costantemente confortati dal simpatico Horst Bruning, appassionati e tenaci come il loro proverbiale bambù s’imbattono spesso contro muri di gomma (!).  I lunghi trasferimenti su veloci autostrade hanno fatto lanciare i cavalli-motore delle auto, dove i piloti si sono goduti goliardiche rincorse, sorpassi e gimcane ardite tra camion ‘transatlantici’ carichi di tutto, bisarche immense con auto stivate in parallelo, container su ruote carichi di palazzi smontati e sciami di auto di ogni tipo.  Nelle strade minori, attraverso cittadine/formicai, il traffico è sempre intenso ma i mezzi cambiano.   Camion sgangherati trasportano foreste di alberi o migliaia di sacchi e balle di ogni merce, pericolosamente debordante.   La viabilità è infarcita di piccoli motocicli e biciclette con carrettini agganciati, colmi di cose, masserizie e persone; in mezzo a pagliai di pannocchie di mais, montati su ruote motorizzate, zigzaganti tra colonne di ciclisti che sfrecciano in tutte le direzioni.   Questo è lo scenario biblico della Cina popolare in forte contrasto con le vaste e moderne metropoli, ricche di grandi fabbriche ad alta tecnologia, moderni mezzi di trasporto, gigantesche centrali nucleari e lussuose automobili: Ferrari, Maserati, Lamborghini, Porsche, BMW, AUDI, Mercedes e scintillanti squadroni di Harley Davidson, che ci hanno scortato negli ottimi Hotels 5*.   Correndo verso Xuecheng , attraverso Jugsu, Cangzho, Dezhou e Jinan, la Porsche (N° 17) del chirurgo volante si è ritirata (semiasse?) e il N° 002 Austin (carro attrezzi: carburatori?).   Jinan, capoluogo dello Shandong, fertile piana dove il Fiume Giallo conclude il suo corso, città industriale, moderna e piacevole.   Sorge su antichi insediamenti della Cina millenaria: Dinastia Ming.  Famosa per le sue sorgenti naturali e: soprattutto per ‘I Guerrieri di Xi’an’.  L’esercito di terracotta, con  soldati e cavalli in grandezza naturale, messi a ‘difesa’ del sepolcro di Qin Shi Huangdi 2000 anni fa: una delle testimonianze più grandiose dell’antica civiltà cinese.  Proseguendo per Tai’am, Tengzhou, Xuecheng, fino a Xuzhou; qualche auto ha avuto problemi meccanici: subito soccorsa dal Servizio Assistenza e rimessa in gara.  22 settembre, Xuzhou-Nanjing, circa 400 Km.   Nanjing (Nanchino), Capitale Meridionale: si contrappone a Pechino e fu la prima capitale cinese; oggi ricca e prosperosa, con le case dai balconi d’epoca Ming; Nanjing è tra le più belle e grandi città cinesi.  Famosa per le tessiture di broccato marezzato, prodotto nei monasteri e nelle case nobili Tang e Song del 1300.  Il millenario popolo cinese: che ha regalato all’umanità la seta, il riso, la polvere pirica e la chimica agraria; che ha risolto il problema della divinità con la filosofia di Confucio, che ha condensato nella lucentezza delle sue maioliche i biancori delle albe e nella trasparenza delle sue giade i brividi delle profondità marine.  23 settembre, Nanjing- Shanghai.  L’antica auto da corsa Austin (1929) N° 002, è ritornata in gara con performance spettacolari.  Come spettacolare era il previsto Stop a Hangzhou, sulla traiettoria del rally (purtroppo saltato).  Hangzhou, sulla baia del Grande Canale, centro di grande cultura; si estende intorno al lago Xi Hu, con il classico paesaggio cinese: alberi, colline, fiori, antiche strade, barche, padiglioni e pagode.  ‘Non è completo un viaggio in Cina, senza la visita a questo lago d’incredibile bellezza’, hanno detto pittori e scrittori internazionali.  Il poeta della dinastia Yuan diceva: Shàng yòu tiantàng xià yòu Su Hàng/La in alto c’è il Paradiso; qui sotto c’é Hangzhou, bella come il Paradiso.  L’arrivo a Shanghai è stato a mozzafiato: i grattacieli nelle diverse architetture sono l’evoluzione della Manhattan americana.  Shanghai sta vivendo una crescita economica, senza pari nel mondo.  Ci sono più di tremila grattacieli e altri duemila sono in fase di costruzione o progetto.  Salire i 457m della “torre televisiva” è imperativo per i turisti cinesi.   Centri commerciali di lusso e alberghi di prestigio.  21 milioni di abitanti vantano il reddito più alto del paese.   Negli anni venti era la “Parigi dell’Est”, oggi è la mecca del capitalismo e del modernismo più ardito.  Con “un aumento impressionante di vita mondana” per l’alta classe cinese, gli “americanizzati”.   La notte è piena di dimensioni incalcolabili: l’aria è elettrica come quella di New York.   Ma la bellezza di Shanghai sta, anche, nel concedersi piaceri sottili; come passeggiare nel Bund (Zhongshan Lu), visitare l’antica zona francese e andare per ristoranti, locali notturni e fare acquisti.  Il fascino della città risiede proprio nell’assorbire lo splendore di tanta stravaganza.   La città non dorme mai, come New York, ma l’alba annuncia il nuovo giorno con il concerto di sirene, tra le due sponde dello Huang Pu, dove si aggroviglia e sgroviglia, un traffico impressionante di navi, battelli, giunche, chiatte, rimorchiatori e sulle strade un formicaio immenso di veicoli corre in tutte le direzioni.  La nostra serata di gala a bordo del bateau-mouche, tutto per noi, nella suggestiva scenografia notturna con la deliziosa cena; la premiazione: 1° Hou Xiaoming (pilota/navigatore) su Austin 7 Special-1929, N° 002 (guida a destra, difficile da condurre e da gestire sul lungo percorso, da solo) meritata vittoria: bravo!; 2° Giulio Felloni/Gilberto Furlan (Italia) su Porsche 356 B-1963, N°018 (ottima posizione, ottima performance e onore italiano tra tanta internazionalità sportiva); 3° Li Mingjun/Li Mingquan su Redflag CA770-1972, N°026.  Premi speciali per: Andrea Terenzi, miglior navigatore; Filip Heilpern, auto più potente.  Brindisi infiniti con ottimo vino francese e cinese: Campé! Campé!/Cin! Cin!  E, in omaggio agli italiani presenti: Wànsuil Yidàli!/Evviva Italia!  Gli uomini cinesi, eleganti e ossequiosi, tra inchini e sorrisi infiniti.  Gli occhi delle donne, lucidi, puntuti come quelli dell’allodola, riflettevano le luci delle lampade.   Avvolte nei loro abiti più belli volteggiavano sciorinando tutte le loro esperienze mondane: cinguettio garrulo da voliera.   Ci vorrebbero mesi per conoscere un po’ di più la Cina: “Comincia dal primo passo un viaggio di mille miglia” ha scritto l’antico filosofo cinese Laozi (Lao Tsu).  Una settimana di viaggi, nella nostra ‘Mille Miglia Cinese’ sono stati certamente un buon inizio.   Proverbio cinese: “Bài wén bùrù yì jian/meglio vedere una volta che sentire cento volte”.    Quindi potremmo continuare ritornando al prossimo China rally 2012.   Forse, chissà…    Il nostro aereo sollevandosi dalla babelica Shanghai, forma un arco immenso sulla rotta di migliaia di chilometri, per riportarci a casa.  Sorvolando il deserto del Gobi, con gli occhi incollati all’oblò, immaginiamo il principe Borghese, al 1° Raid Peking–Paris, che correva sulla stessa rotta con la sua splendida Itala Spyder.   Chiudiamo gli occhi e pensiamo di volare sopra un grande arcobaleno dai mille colori della Cina millenaria; e nella testa ci rimane il caleidoscopio di figure, di macchine, di maschere, di paesaggi fiabeschi e di suoni e musiche ancestrali dello scenario di questo evento sportivo:sconcertante, sorprendente, e spettacolare. CHINA RALLY: xièxiè hé zàijàn/grazie e arrivederci.

 

Franco Lombardi

Foto:CVUC, Claudia Malgrati, Franco Lombardi

 
23th. Classic Marathon   2011
 
 

2100 Km da Santander a Oviedo: sulle spettacolari vette della Cantabria, Asturie, Galizia, i Picos d’Europa e le coste del Nord della Spagna, dal 25 giugno al 1° luglio.

Spettacolare, velocissima e massacrante!

La 23° Classic Marathon, a calendario FIA European Historic Regularity Rally Championship 2011 (Juha Rostedt, FIA Steward), è stata organizzata dal Classic Rally Association Newport, UK.   Il Presidente Jeremy Dickson debuttò nella 1° Classic Marathon del 1988 come Chief Marshal ed è arrivato ad oltre 60 eventi.   Il percorso è stato disegnato dall’ormai leggendario Anthony Preston.  Bob Rutherford, Clerk of de Course.   Il mitico Chris Bruce, sempre incollato al suo computer, infallibile calcolatore (con pubblicazione immediata) dei ‘results’ giornalieri.   Lee Vincent, Chief Marshal, ha diretto con professionalità 30 officials.   Grande ritorno sulle strade del Nord della Spagna, che videro l’impronta di Philip Young, rabdomantico  ideatore di rallies e favolosi raids internazionali con: “l’ottava (massacrante) edizione della Classic Marathon di Philip Young, 25 giugno – 1° luglio 1995” titolo del nostro report (da competitors) sulla Gazzetta di Auto d’Epoca, settembre 1995.  Partecipammo anche alla 2° edizione “Targa Espana 1996: a qualcuno piace folle!” nostro titolo su Auto d’Epoca, novembre 1996 .   Quest’anno: 2100 Km di gara; che per noi saranno 5000, con i trasferimenti da Milano a Santander e Oviedo-Milano.   6 giorni di concentrazione rallistica, con 40 prove speciali e con un divertente (impegnativo !) mix di Special Tests su aree e circuiti chiusi al traffico (in ogni tappa).   Una quarantina di concorrenti, da: A, GB, IRL, USA e Italia.   Tutti molto bravi e agguerriti: per i punti del campionato europeo.   25 giugno, prima tappa: Santander-Ribadesella Km 280.   Ore 10,30, Start ufficiale del rally, dall’Hotel Real 5* (storica residenza di Principi) sul lungomare invaso dalla folla applaudente.   Santander: sdraiata sulla bellissima insenatura, in cui le acque blu del mar Cantabrico e le verdi colline sono le grandi protagoniste.  Il vicino Parco Nazionale de los Picos d’Europa è il massiccio più elevato della Cordigliera Cantabrica (2648 m).  Limpidi e impetuosi torrenti hanno scavato strettissime valli, intagliando il massiccio.  Spettacolari paesaggi con alte cime dentellate dall’erosione, coperte di neve e impressionanti gole.  Questo è stato il palcoscenico dove si è concentrato il massimo impegno della 23° Marathon.   Strade tortuose su saliscendi da paura, e prove di “regolarità” pazzesche.   La velocità imposta, variabile e concatenata, nelle tante prove giornaliere lunghe fino 25 Km, su queste “montagne russe” è stato un incubo.  Noi abbiamo avuto un problema ai freni (risolto rapidamente da Andy and Rob-Sweep Crew) e al primo Overall Result: 12° e 1st in Class.    Dopo la sosta di ristoro (notevole monastero) un veloce test in una stradina stretta e sinuosa con uno ‘stop in box’.   Veloce anche il primo concorrente, che ha concluso in: BIG CRASH!   Seguiranno altri incidenti in tutta  la gara.   Pomeriggio rallistico sulle montagne, fino al riposo notturno a Ribadesella nel Grand Hotel (che fu dimora dei Marquises  de Arguelles) con la fatica che ci ha fatto sentire le ‘nobili’ voci degli spiriti, antenati.

2° tappa, Ribadesella - Ponferrada, Km 420.  Ribadesella, incantevole località balneare che domina un ampio estuario.  Una spiaggiola con gustose ‘sidrerie’ all’estremità del Ponte Sella, dove si trova la Cueva de Tito Bustillo con antichi graffiti.  Non abbiamo avuto il tempo per cultura e amenità: subito un’eccellente prova speciale, nel percorso del Campionato Spagnolo Rally, sulle colline della Costa Verde, ricoperte di Eucalyptus.  Poi un rapido test sul celebre kart circuit locale e: via, sulle montagne con altre P.S. nello spettacolare scenario della Cordillera Cantabrica.   La frizione della nostra Porsche 911 SC (1979) non ha resistito (l’auto era preparata per l’evento, ma: come prevedere percorsi con navigazione “impossibile” su strade strettissime “no back” dove le retromarce ‘frettolose’ su salite da 45°, possono diventare fatali?!).   Nonostante il primo soccorso  di ‘Andy/Rob’ abbiamo dovuto ricorrere ad un pesante intervento meccanico: obbligandoci al carro-attrezzi  fino a Oviedo.   Fortunatamente l’officina Carbu-Motor (con l’esperto Ernesto Busto Fernàndez ed il suo staff) ha iniziato subito il lavoro senza sosta, anche di notte, rimettendoci velocemente in gara (many penalities!).   Intanto la carovana ha concluso la tappa a Ponferrada.  Il cui nome deriva da un ponte medievale armato in ferro (pons ferratus) eretto per i pellegrini sulla rotta di Santiago di Compostela.   Ne abbiamo incontrati molti lungo il percorso.  3° Tappa, Ponferrada – Ourense, Km 340.  Ourense: dalle sabbie aurifere del Mino, celebre per le sue acque termali che scaturiscono dalle sorgenti las Burgas.  Avremmo voluto tuffarci per far sciogliere i ‘calcoli al fegato’ che la nostra navigazione rallistica ci ha fatto venire.   Ma, allora: cosa siamo venuti a fare?!   Già!   Dopo oltre vent’anni di rallysmo, non ci si può accontentare della ‘corsettina’ domenicale.   Adrenalina, vogliamo!   Avete voluto la Marathon?!   Allora, Pedalate!   Ce l’abbiamo messa tutta: navigando, pedalando, frizionando e accelerando tutto il giorno.   Ma in questo 4°evento del campionato, tutti combattono come leoni!   Noi corriamo come ‘peregrinàri’ sul vecchio ponte (puente romano) di Ourense, ricostruito nel XIII sec. per facilitare il passaggio dei pellegrini di Santiago.   Superba giornata di competizione e purtroppo: tante rotture meccaniche  ed errori di navigazione molto penalizzanti!  Starting, con un test su un lungo circuito e una serie di prove sulle montagne della pittoresca Sierra del Courel.  Stop, in una nobile dimora del 17° sec. nella Sil Valley; poi un pomeriggio intenso di prove attraverso luoghi storici e ‘mistici’.    Così: tanto imbevuti di templari e monasteri, siamo finiti a passare la notte nell’ottimo Parador de Santo Estevo che, guarda caso, è stato modellato sull’antico monastero benedettino con la splendida veduta sul Canòn do Sil.   Ottimo ristorante, buena comida/ottimo cibo.    Ma guardando le classifiche, appese di soppiatto nella hall, non abbiamo avuto la forza di dire le preghiere, come facevano i monaci ritirandosi nelle celle notturne.   Meglio sarebbe stato: raccomandarsi al cielo, con una prece.   Sonni tranquilli per Mark Godfrey/Sue Godfrey, sempre primi; seguiti da Frank Fennell/Mark Appleton e Howard Warren/Matt Warren.

4° Tappa, Ourense – Guitiriz, Km 390.  Da Santo Estevo siamo entrati in Galizia con 4 regularity; in un paesaggio quasi irlandese.    Stop for lunch: nella elegante country villa Pazo do Tambre, in un tranquillo estuario.  Pomeriggio molto ‘regolaristico’ sulla litoranea della Costa da Morte e fine giornata con un ‘super test’ sul circuito de Arteixo (tarmac/gravel), dove la Porsche (N° 11) di C. Colton/G. Woodcock: Big Crash/Finish!

1° Mark Godfrey/Sue Godfrey (N°9); 2° Frank Fennell/Mark Appleton (N°7); 3° Howard Warren/Matt Warren (N°10); 15° Colin Francis; 21° Peter  Rushforth; 23° Iain Tullie.  5° Giorno, Guitiriz – Avilés, 398 Km.   Subito a nord di Guitiriz: P.S. su strade sinuose e tornanti, attraverso foreste con una lunga discesa repentina in una gola molto stretta.  Le stradine strettissime si avvitavano nel cielo e le discese erano stelle filanti srotolate, con la furia del vento, nei canyon senza protezioni. Nel sensazionale scenario del nord della Galizia si sono svolte  difficili prove speciali.   Ancora un “terrific  test” e montagne, attraverso la rustica Taramundi, con altre prove su strade tortuose, fino ad Avilés.

Ad Avilés, il Centro Niemeyer  sta per aprire i battenti e sfidare il Guggenheim di Bilbao.   Tanto amore per l’arte nelle belle regioni delle Asturie e Cantabria.   In queste località, della  Costa Verde del Nord, le colline dell’entroterra scendono a formare un litorale punteggiato di graziose baie e belle spiagge.    Al confine tra le due regioni si trova la catena montuosa più accessibile d’Europa, i Picos, i cui canyon e cime attirano escursionisti da ogni dove.  Nella valle del Navia i ‘vaqueros’  praticano la transumanza.  Le enigmatiche caverne dipinte, le chiese antiche di Oviedo e le città medievali sono l’incontro culturale della zona.  La Spagna del nord, viene spesso chiamata “Spagna Verde”.  Ma questo paradiso naturale, nasconde insidie infernali.  Le rotture non si contano più: freni, carburatori, frizioni, sospensioni, cambio e motore.   Incidenti e ritiri: uno ogni tappa!  23° Marathon: massacrante e tanto ambita!

Ultima tappa: Avilés – Oviedo, Km 274.  Una “interesting regularity” sul Corvera de Asturias, nelle stradine strette e attorcigliate sulle montagne intorno a Oviedo; è stata il rompicapo tipico del “last day” dei machiavellici organizzatori inglesi.  Oviedo, è situata su un poggio, ai piedi del Monte Naranco, nel cuore di un bacino verdeggiante.   Capoluogo del Principato delle Asturie: è una città antica per la sua storia, ma moderna nell’aspetto, che nasconde nei dintorni della Cattedrale un quartiere vecchio ben conservato, con numerose dimore signorili.    La maestosa Cattedrale, costruita nel gotico fiorito del XIV sec. con la sua torre di 80 m, e le larghe facciate di antiche case e begli edifici di arte asturiana, sono il prezioso contrasto con la città moderna.   Sul tratto costiero, Oviedo/Santander, ci sono gustose sidrerie: dove si beve sidro con rollitos de verdura e marisco/rotolini di verdura e frutti di mare.    ‘Prati verdi ondulati, colline scoscese, sidro e zampogne’.    Non è lo slogan pubblicitario di un paese un po’ Irlanda e un po’ Galles: siamo in Spagna ma questo è il suo lato meno conosciuto.   E gli inglesi l’hanno scoperto e scelto, per la loro 23° fantastica Marathon.  La striscia verde smeraldo, formata dalla Cantabria e dalle Asturie è bella quanto sorprendente, in questo splendido tratto di costa.    Lungo il Golfo di Biscaglia si alternano scogliere impervie, minuscole baie, villaggi di pescatori e cittadine balneari su chilometri di spiagge sabbiose.   Correndo  all’impazzata per l’ultimo C.O.  siamo arrivati alla periferia del traguardo finale: un’interrotta successione di fabbriche ricorda che Oviedo è una delle principali città industriali della Spagna.   Gli eleganti parchi e le moderne vie dedicate allo shopping si integrano piacevolmente con ‘el Casco Antiguo/Centro Storico’ dove il gran finale, sotto l’arco trionfale del Finish, si è conclusa la Grande Corsa nel centro dell’elegante  capitale delle Asturie.   Grande momento, grande emozione, grande entusiasmo !

Indimenticabile ‘celebratory drink’ nel famoso Hotel de la Reconquista 5* prima dell’ evening’s lavish gala prize giving dinner rounds the event off in style.

Prize giving: 1° Mark Godfrey/Sue Godfrey su MGB (N° 9) penalità 0:03:05; 2° Howard Warren/Matt Warren su Porsche 911 (N°10) pen.0:03:34; 3° Frank Fennell/Mark Appleton su Alfa Romeo Giulia Super (N°7) pen. 0:03:45.   Significativi (per le difficoltà della gara) i ritardi accumulati da campioni come: Francis Colin 16°; Iain Tullie 22° e Peter Rushforth: retired.  (anche noi, tra loro: con un “prezioso” 2nd in Class).    Gli organizzatori, dopo averci ‘sportivamente tartassati’ per una settimana, ci hanno onorati con tutto il loro regale e proverbiale stile britannico.      La Spagna, con i suoi boschi lussureggianti e i suoi monti selvaggi, le città indaffarate e l’infinito susseguirsi di spiagge; sono stati il palcoscenico straordinario e affascinante di questa Marathon: spettacolare, velocissima e massacrante!

Franco Lombardi

Per info: francolombardi5@hotmail.it

             Creative.point@fastwebnet.it

Foto: Chris Bruce, Claudia Malgrati, Franco Lombardi

 
   
Chihuahua Express Rally  2011
 
   

1700 Km velocissimi, sulle orme del destriero di Pancho Villa, lungo il percorso del Ferrocarril Express Chihuahua-Los Mochis al Pacifico;

sullo spettacolare Canyon del Cobre fino a Ojinaga, presidio Texas (USA), dal 7 al 10 Aprile.

Veloz, emocionante y maravilloso !

Il nostro rally, sulle orme di Pancho Villa, con i suoi velocissimi 1700 Km (di cui 442,520 Km di prove speciali al miglior tempo; rigorosamente chiuse al traffico, presidiate da Polizia e Marshall sull’intero percorso) attraverso le montagne rocciose degli Apaches  a Divisadero, con la spettacolare veduta sul Canyon del Cobre, lungo il percorso del Ferrocarril Express Chihuahua-Los Mochis (Linea ferroviaria da Chihuahua al Pacifico) è arrivato fino al precipizio mozzafiato del Canyon Peguis a Ojinaga (alt. 1100 m), border del Texas.  Manuel ‘Chacho’ Medina, Patron e ideatore dell’Evento, è riuscito ancora una volta ad emozionare ed entusiasmare i tanti appassionati dell’automobilismo sportivo.  Lo Staff collaudatissimo, dalle precedenti edizioni e dalla mitica Carrera Panamericana: basta ricordare Katia Ramirez, Coordinatore Generale e Carlos Cordero, Direttore di Gara.  Noi siamo arrivati la notte del 6 aprile, dopo 24 ore di viaggio con 2 soste in aeroporti e 8 ore di fuso orario.   7 aprile: prova dell’auto; verifiche amministrative e tecniche; accurata visita medica (Dir.Med. Dr. Denis Rodriguez Diaz).  Finalmente il sospirato: OK, Verificato.   Seguono vari briefing ed è già sera.  Chihuahua (alt. 1500 m) in lingua nàhuatl significa ‘zona arida e secca’.  Il ‘desierto’ chihuahuenese, con i suoi crudi ma bellissimi paesaggi e le sue catene montuose (a ovest si ergono le cime della Sierra Madre Occidental), emana un fascino particolare.  Chihuahua,lo Stato più grande del Messico, è anche il capolinea orientale di “El Chepe” così soprannominata la famosa ferrovia (utilizzando le iniziali di ‘Chihuahua’ e ‘Pacifico’) con il suo lungo percorso (653Km, 37ponti e 86 gallerie) raggiunge spettacolari panorami e una cultura indigena unica; da questo prende il nome il prestigioso Evento automobilistico.   8 aprile, partenza del rally.   Alle ore 06.00 il lungo fischio del Ferrocarril Chihuahua Express (puntualissima partenza giornaliera) ci ha dato la sveglia: corriamo alla macchina, per gli ultimi preparativi alla partenza e inaugurazione ufficiale.   65 auto: Modernas, Clàsicos y Tour.  In due categorie: Racing e Regularity.  Provenienti da vari Stati del Messico e degli USA, Canada, Colombia, Belgio, Germania, Svizzera e Italia.  La nostra Ford (2010) è decorata (sponsor) come lo splendido uccello che gli aztechi chiamavano Quetzal: purtroppo non ha potenza per volare.  Start  ore 08:00, dalla Plaza Mayor sotto la colonna dell’Angel di Chihuahua; vicino all’imponente monumento di Francisco ‘Pancho’ Villa, sul cavallo lanciato nella sua corsa.   Così si sono lanciati, nella nostra corsa, le migliaia di cavalli/motore  delle auto rombanti per la prima tappa: Chihuahua-Madera-Chihuahua, Km 593,500 (PS 143,140 Km) tempo totale 08:40’.  La piazza,i balconi e le vie circostanti erano una massa di folla immensa (i messicani sono pazzi per l’automobilismo). Un esercito di uomini e mezzi schierati per la sicurezza, sotto l’alto patrocinio del Comandante Generale, della Polizia del Governo di Chihuahua, Mr. Felipe Olivas Vega.  Decine di auto dei Vigilantes della Vialidad; Polizia Federal; mezzi specializzati con medici e paramedici; pompieri.   Noi abbiamo corso nella Regularity, sulle stesse prove della velocità: con medie concatenate che cambiavano ad ogni chilometro, con punte fino a 101 Km/h che nei tratti simili a ottovolanti diventavano difficilissime e impossibili.   Nella nostra categoria dovevamo competere con: BMW Z 4/315 Hp (2009); BMW X6 (2010); Mustang GT (2009); Golf  GTI (2009); Lotus (2007); BMW 320 (2010).   Da Chihuahua,lasciato alle spalle il deserto  di steppe e foreste di cactus, serpeggiando alternativamente tra imponenti pini, fertili pianure e rocce color salmone si arriva a Madera (alt. 2100 m): un tempo luogo di antichi Apaches. Madera è anche un importante rotta migratoria di uccelli acquatici, quindi: ottimo birdwatching.  Non ne abbiamo visto uno: forse, a causa del vento forte, hanno preferito andare al mare (il Pacifico per via aerea non è lontano). Nel Conjunto de Huàpoca una tripla serie di abitazioni scavate nella roccia (abitate dal 1200 al 1450) con i nomi: Cueva del Nido de l’Aguila/Grotta del Nido dell’Aquila; Cueva del Serpiente/Grotta del Serpente; Cueva Mirador/Grotta di Guardia.  Nella località Cuarenta Casas,l’antico insediamento Paquimé era noto agli spagnoli sino dal XVI Sec, quando l’esploratore Alvar Nunez Cabeza de Vaca scrisse:lungo la parete della montagna abbiamo trovato “Quaranta Case”.   Noi abbiamo trovato le strade lisce, scivolose e giravolte da brivido.    Ma il vero brivido l’ha provato Emilio Azcàrraga (Presidente del Grupo Televisia), nel tratto Ciudad Cuauhté-La Junta, uscendo da una curva che immette sulla popolosa Pedernales è saltato su due alte topes/dossi rompendo le sospensioni e sbattendo violentemente la visiera del casco sul parabrezza della sua potente e preparatissima Mini Cooper Challenge N° 333.   Al primo rapido soccorso è apparso grave, poi, dopo l’ottima assistenza medica è ritornato allegro e illeso.   Ha subito dichiarato: mi incanta questo Chihuahua Rally e con l’opportunità di conoscerlo, in questa forma che non ha precedenti, mi ha fatto molto contento; per il ‘resto’ non è stato niente.   Con lui sono iniziati i ritiri (alla fine saranno 11).  Ha vinto la tappa l’equipaggio M. Jourdain/M.Pimentel -Studebaker ; 2° D. Mockett/A.Fuentes- Oldsmobile; 3° E. Henkel/S.Puente- BMW M3.   9 aprile, Chihuahua-Divisadero-Chihuahua: 611,080 Km (PS  148,910 Km) tempo tot. 10:40’.    Una volata di 180 Km in un’autostrada con lunghe serpentine di curve, senza protezioni, su saliscendi da paura. 
     
     

Attraversiamo  Cuauhtémoch (Stazione Ferrocarril), città lunga e caotica: nelle strade si possono incontrare i mennoniti (Chiesa fondata nel XVI sec, da Mennon Simons), uomini con ampie tute da lavoro e donne con cuffie e lunghi abiti scuri intente a parlare, con i loro bambini biondi, in un dialetto derivato dal tedesco arcaico.  L’Ing. Gregorio Cruz Ibanez, Prof. di storia del locale Istituto Tecnologico, ci ha spiegato  che anche i residenti, discendenti degli antichi Tarahumara, mantengono usi e costumi ancestrali: infatti sembrano fotografie ritagliate da vecchi libri.   Continuiamo correndo velocemente, con il vento forte che ci spinge e ci frena in vortici di polvere accecante.  Intanto arriviamo a Creel (alt. 2356 m).  Cittadina trapuntata di topes/dossi e formicai di gente con abiti e mezzi da Far West; situata sulla linea Ferrocarril, località turistica più importante del Barranca del Cobre; circondata da meraviglie della natura: suggestive e gigantesche formazioni rocciose, fitte pinete e sorgenti naturali.  Nell’ejido vivono 4000 Raràmuri (dagli abiti variopinti) in caverne e piccole abitazioni, tra campi coltivati, piccoli canyon e pinete.  La strada (la stessa del rally) conduce alla Valle de las Ranas/Valle delle Rane; Valle de Los Hongos/Valle dei Funghi e Valle de Los Monjes/Valle dei Monaci.  Lunghi tratti di curve pericolose facevano scendere vertiginosamente la velocità con sensibili variazioni in classifica per i meno temerari.   Riordino  a Divisadero (Regione Tarahumara) alt. 2450 m, sul punto panoramico: tutti ad osservare estasiati l’incredibile paesaggio, con in fondo al canyon un frammento del Rio Urique, nella vastità dell’immenso Barranca del Cobre/Canyon del Rame.  Tra le attrattive del Messico nord-occidentale nessuna riesce a eguagliare il fascino e la suggestione della spettacolare Barranca.  Questo labirinto di 7 canyon principali e da una decina di canyon secondari, si estende su un territorio 4 volte più vasto del Gran Canyon dell’Arizona, con profondità maggiori (fino oltre 1800 m). A Divisadero “El Chepe” si ferma per 20’ perché è sede di un vivace mercato di coloratissimi manufatti indios e irresistibili bancarelle gastronomiche.  Gorditas, tacos e chiles  rollenos, sono preparati su stufe costruite con barili per il petrolio: i piatti serviti dall’Antujitos Lucy sono considerati da molti vere e proprie opere d’arte. Allora ci ingozziamo per il gusto e per digerire la troppa polvere che il vento continua a regalarci.  La gara è sempre più difficile.  Tutti battagliano contro tutti.  Noi ci raccomandiamo a  Huitzilopochtli, Dio Azteco della Guerra, ma anche lui non ci può aiutare: logico, siamo di un’altra razza e neanche ci conosce.   Concluderemo comunque, felicemente e senza un graffio, al 4° posto della Regularity (chissà quale dio ci avrà protetto).   Invece la Datsun 260 Z (1966) di Pasqual Picollo/Francisco R. Gallardo non ha avuto fortuna: è uscita di strada sbattendo frontalmente, ma i piloti salvi.  A fine tappa: 1° Jourdain; 2° Mockett; 3° Henkel.   Ultima Tappa, 10 aprile, Chihuahua-Ojinaga-Chihuahua: 483,010 Km (PS 159,470 Km) tempo tot. 06:40’.  Lungo tutto il ‘desierto’ Chihuahuenese con le sue steppe variegate e infinite, dove si nascondono: serpenti a sonagli, scorpioni, coyotes, la lucertola cornuta e l’antilocapra. Lo stop sul precipizio, mozzafiato, del Canyon Peguis ha emozionato tutti per la spettacolare fenditura, tra roccia e terra, con sul fondo un fiume color smeraldo (pensando al “chultùn-deposito d’acqua nella roccia” che Nà aveva scelto per il rito ‘Kay Nictè’ che esaudisce i desideri.... il nostro era vincere il rally: impossibile; anche con la maga degli aztechi).  Attraverso il percorso sinuoso del canyon con 5 prove speciali pazzesche (subida y bayada/salita e discesa) è stata un’esperienza unica; in una zona che non è stata agghindata per scopi turistici ed è tanto intrigante e tipicamente messicana, fino a Ojinaga sul Rio Bravo del Norte Presidio USA.   Purtroppo  per Henkel (già al 3°posto) l’esperienza si è trasformata in disastro.   Al Km 103, del percorso, ha avuto un incidente: l’auto completamente distrutta, ma i piloti sono usciti con pochi graffi.  Vari incidenti minori hanno penalizzato solo la classifica dei corridori.   Questo è stato il ritmo frenetico della competizione sempre più accesa fino alla Meta Final/traguardo finale a Chihuahua; con una corsa indiavolata sui lunghi viali della città, intasati dal traffico domenicale, per l’ultimo controllo orario.    Sul piazzale del gigantesco Fashion Mall centro commerciale, la flotta delle auto che hanno concluso il rally è stata sommersa da una folla immensa, allegra e festosa.  Per noi, una piacevole sorpresa: gli amici, Sergio Iori e Stefano Garibaldi, arrivati da Queretaro (dove erano in visita all’Eurotranciatura Mexico) ci hanno avvolti in un caloroso abbraccio.   Alcuni concorrenti presenti per la prima volta su questo percorso hanno avuto un impatto emozionante in questo Evento di grande risonanza mondiale per la sua geografia e per l’ottima organizzazione.   “E’ impressionante, non ho parole per descrivere questo paesaggio, che ci permette di fare questa grande esperienza; sono affascinato per questo avvenimento di Chihuahua”, ha detto Tony Estrelzow pilota canadese, su Corvette 1965. Premiazione e commiato, nell’elegante salone dell’imponente Hotel Soberano (H.Q. del Rally): 1° Michel Jourdain Jr./Mauricio Pimentel (Mex) su Studebaker  1955–Turismo Mayor- N° 110 (Michel Jourdain, pilota esperto, proviene dalle monoposto Indy Car CART come il suo collega Sergio Pérez ‘Checo’ passato quest’anno in Formula Uno). 2° Doug Mockett/Angelica Fuentes (USA/Mex) su Oldsmobile 1957- Turismo Mayor- N°1 (-3:55:10).  3° Edward R. Hugo/Marco Hernandez (USA/Mex) su Dodge Viper- Unilimited 2006 con il diabolico N°666 (-4:22:20).  Categoria Regularity: 1°Fernando Pelletier /Luis Plata (Mex) VW GTI 2010.  Coppe, targhe, medaglie, orologi e premi in denaro: offerti da ‘alcuni sponsor’ tra i nomi prestigiosi come: QUAKER STATE (lubrificanti) con l’omonima Scuderia Racing; BMW; Telmex; Mazda.   Tripudio generale: la rumorosa manifestazione di gioia ha unito tutti nel festoso abbraccio dell’ amicizia, che solo i messicani sanno platealmente esprimere.  Nella felice conclusione del ‘veloce, emozionante e meraviglioso’ evento, l’augurio più sentito è stato quello di ritrovarsi al prossimo Chihuahua Express 2012.  Anche noi ci uniamo al coro e diciamo: hasta luego, muchas gracias Mexico/arrivederci, molte grazie Messico.

 

Franco Lombardi

Per info: www.chihuahuaexpress.com

francolombardi5@hotmail.it

Foto: Antonio Sànchez, Claudia Malgrati, Franco Lombardi

 
2° Rally Poppy 2011
 

Il Rally del papavero, una volata infarcita di prove difficili e infinite, dal border della Francia, attraverso le Fiandre fino a Ypres, mecca Motor Sport del Belgio.

Il 2° Rally Poppy ha raggiunto la sua perfezione tecnica e sportiva: meritatamente inserito nel FIA European Championship Historic Regularity Rally.   Dal 19 al 20 marzo, corto e impegnativo con infinite e difficili prove speciali lungo le strade strette e tortuose delle Fiandre in Belgio.   Partendo dal confine francese alle Fiandre, disseminate di città storiche e importanti borghi medievali come Brugge e Gent; diverse torri campanarie e “begijnhoven” (affascinanti casette in mattoni rossi, con lanterne e persiane tutte uguali, su stradine di ciottoli) Patrimonio dell’Umanità.   Ieper e Diksmide sono incantevoli.   Lungo i canali verso Damme, si attraversano paesaggi bucolici.   Ma tutti i concorrenti sono stati costretti a guardare con occhi distratti,perché le impegnative prove speciali hanno obbligato piloti e navigatori a restare concentrati su percorso e tempi: di grande selettività.   74 auto storiche, costruite entro il 1968: suddivise in 5 classi, partendo dal pre-63.   Concorrenti principalmente inglesi e belgi, ma anche da: Austria, Germania, Irlanda, Lussemburgo e Olanda.   Tutti molto esperti e molto agguerriti: infatti hanno primeggiato i veri campioni della regolarità; con sistema inglese (marathons) e internazionale.   Il percorso, sulle stradine strette e sinuose, ha messo a dura prova uomini e mezzi.  Nonostante il territorio piatto, le giravolte repentine e a volte cieche hanno torturato anche la meccanica, come nelle gare su circuiti di special test; dove si deve forzare al massimo, tra slalom e chicane, per ottenere buoni risultati.   Il paesaggio agricolo (centro di coltivazione del luppolo, per birre pregiate) della regione è stato immortalato dal chansonnier Jacques Brel, che, con intensa poeticità lo descrive ‘le plat pays’/il paese piatto, le cui uniche montagne sono le cattedrali e le cui brume si estendono a perdita d’occhio.

       
       

Anche le brume sono state un’insidia, perché correndo su questi “circuiti naturali” piatti, con gli occhi a livello dell’erba, l’impegno si moltiplicava ad ogni chilometro.   L’incantevole Dettaan e la vivace Ostenda rappresentano piacevoli basi per esplorare la regione.   Il Rally Poppy prende il nome dai papaveri che caratterizzano la colorazione della campagna delle Fiandre.   I papaveri rossi che crescono rigogliosi sui campi di battaglia delle Fiandre, sembrano ricordare che in quelle terre migliaia di soldati versarono il loro sangue e intere cittadine scomparvero travolte dal fango nei quattro anni di terribili combattimenti che seguirono lo scoppio  della grande guerra, nel 1914.  La natura complessa e stretta delle strade ha creato una “battaglia” (o sfida) tra il guidatore e navigatore.   Una buona selezione di test su superfici sigillate (senza inversione) hanno assicurato il massimo divertimento per tutti i concorrenti.   La navigazione è stata con l’ausilio di mappe 1:50,000 IGN e naturalmente i tanti “rompicapo inglesi”, fino al traguardo finale di Ieper.   E’ difficile restare impassibili quando si arriva nella storica Ieper (Ypres).   Nel medioevo importante centro tessile.   Il nucleo medievale, ricostruito nel periodo post-bellico, è molto convincente e la restaurata Lakenhalle è oggi uno degli edifici più spettacolari del Belgio.  La fattiva collaborazione con George Mullins e i suoi amici del Motor Sport di Ypres, come in precedenza, ha reso l’Evento ricco di azione competitiva, celebrando un finale emozionante per i partecipanti e per i tanti appassionati accorsi numerosi al centro città di Ypres; dove il locale Club è considerato la mecca dell’automobilismo sportivo nella regione delle Fiandre, in Belgio.   Sulla pedana dell’arrivo trionfale è salito per primo l’equipaggio vincitore: Dick e Mark Appleton su Morris Mini Cooper S, penalità 0:04:02.  Una vittoria molto combattuta e meritata.   Ricordiamo Mark Appleton (amico di tante Marathon) per la sua esperienza; anche come designer di percorsi rallistici internazionali.   Seguono: 2° John Bateson/Iain Tullie su MGB, 0:04:11; 3° Eddy D’Hoe/Bjorn Van Overschelde su MGB, 0:05:39.  Felice conclusione dell’ottimo Rally Poppy, con barili di ottima birra del Belgio (antico cultore di questo nettare) e con l’augurio, del Presidente Jeremy Dickson e dello Staff Classic Rally Organisation UK, di ritrovarsi al prossimo Evento del 2012.  Jeremy (di nostra ventennale conoscenza) si augura di avere anche equipaggi italiani, per le apprezzate qualità di mezzi e competenza.    E allora, per tutti: Rally Poppy 2012 again!

Franco Lombardi

Per info: francolombardi5@hotmail.it

Foto: Tony Large

 
Le Jog 2010
 

The Sixteenth Land’s End to John O’Groats, Reliability & Touring Trial, 4th- 7th December

LE JOG è una competizione, per auto storiche, unica in Europa (HERO – Historic Endurance Rallying Organisation – United Kingdom).  Ambita da competitors internazionali per la particolare selettività; che mette a confronto campioni rallisti e aspiranti tali, che si combattono sportivamente, su di un palcoscenico impervio e durante le peggiori condizioni meteorologiche  del clima invernale: volutamente scelto.   Gli altrettanto ambiti trofei sono: medaglia d’oro, medaglia d’argento e medaglia di bronzo.  Il periodo è l’inizio dell’inverno: quando le insidie climatiche si manifestano nella peggiore cattiveria e calamità.  Inasprendo e selezionando, così, gli ambiti trofei.  Un percorso completamente infarcito da tests di indescrivibili difficoltà, anche con prove speciali in notturna, dal 4 al 7 dicembre 2010, attraverso la maggior parte degli incredibili scenari del Regno Unito.  In dicembre è veramente difficile  e duro per le avverse condizioni meteo: per questo gli organizzatori “mefistofelici” hanno scelto questo periodo per moltiplicare le insidie della combattuta gara contro tutti gli elementi.  Però, questa “cattiveria” ha reso la manifestazione: esclusiva.  50 concorrenti provenienti da: Olanda, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Scozia, Inghilterra, Austria e Italia.  Finalmente, qualche equipaggio italiano “temerario” o sicuramente desideroso di una competizione meno “casalinga” è accorso con spirito gagliardo e sportivo (chi scrive ne è orgoglioso: dopo anni di competizioni oltralpe e forti incitazioni ai connazionali a seguirlo).  E così quattro equipaggi italiani (con nomi importanti) sono stati della partita e ci piace ricordarli nella Class F2 Sports & GT della Entry List: N° 34,Francesco Lombardo di San Chirico/Filippo Orsi-Mangelli-Alvera su Lancia Fulvia 1.3 S Zagato (1969); N° 35,Igino Angelini/Francesco Moccagatta su Triumph Tr6 (1970); N° 36, Andrea Marazzi/Raffaele Bruzzo su Porsche 911 2.2 S (1970) e N° 37, Averardo Borghini Baldovinetti/Manfredi Terzi su Jaguar E Type series II (1970).  Nella sezione Touring Trial: Francesco Rastrelli/Roberta Roccati.   La stampa tedesca ha definito questo rally “still the toughest in Europe” e i concorrenti degli anni scorsi “LE JOG is aproper rally”.   Noi non abbiamo parole per descrivere la fatica dei navigatori nel dipanare le matasse ingarbugliate di strade e stradine dei Regularity  tests; nonostante le mappe dettagliate alla mano.   I drivers sono impazziti nelle giravolte e carambole dei tests su circuiti, follemente disegnati.  Prove speciali su percorsi ricoperti di neve e ghiaccio; con l’attraversamento di guadi su ruscelli (torrenti) impetuosi che sbarravano la strada di vorticose gimcane da percorrere all’impazzata.    Solo l’obbiettivo dell’ottimo fotoreporter sportivo, Tony Large, è riuscito a fermare i momenti fantastici del rally, con foto da mostrare agli amici increduli, che incapaci di rispondere rimarranno muti con occhi stupiti.  Al Finish: grande entusiasmo, grande distribuzione di medaglie e grande festa.    E allora, gentleman drivers and competitors: 2011, LE JOG, again!

Franco Lombardi

Francolombardi5@hotmail.it
 
The Rally of the Tests 2010
 

Rivivendo lo spirito e lo stile del RAC Rally 1950, attraverso le affascinanti e storiche Contee, dall’Irlanda alla Gran Bretagna, dal 14 al 20 Novembre 2010.

“Spirit and style of the era”

 

Dieci anni fa nell’Oxfordshire è nata l’idea di ricreare l’epoca d’oro del rallysmo Britannico negli anni ’50, con lo stile del RAC Rally of Great Britain.

Organizzato dal Classic Rally Association, con il suo infaticabile Presidente Jeremy Dickson, e a calendario FIA Regularity Rally Championship.  Il ”brains” del 10° Rally of the Tests è stato Fred Bent (esperto Direttore di Gara) con Anthony Preston (mitico ideatore di Marathon).   Il Rally si è srotolato sulle pittoresche strade dell’Irlanda e della Gran Bretania; attraverso le Contee più storiche e affascinanti.   15 Novembre, start a Dublino, proseguendo per: Tullow, Cashel, Gorey e ritorno a Dublin il 17 Novembre.    Imbarco per la Great Britain: Anglesey, Bala, Stoke, Scheffied, York, Scarborough, Richmond e Blackpool: finish il 20 Novembre.    70 auto costruite entro il 1962 (prioritarie) con estensione fino al 1981 (Categoria separata).   Tutte preparate  per questo tipo di competizione, ma con lo spirito e lo stile dell’epoca.   Sono ammessi diversi misuratori di distanze e il codice dell’abbigliamento, permette:la cravatta !     Questo Rally si svolge sempre in località interessanti sotto il profilo paesaggistico e sportivo.   Il concetto più importante dell’Evento sono gli innumerevoli e difficili tests.  Ma anche tante severe prove di regolarità.    Questi tests si svolgono su circuiti e grandi spazi, anche rustici, dove sono tracciati con giravolte e ostacoli.  Nelle mitiche Marathons, dell’Organizzazione, ci sono sempre alcune prove speciali di questo tipo.   Abbiamo partecipato a diverse marathons e non essendo molto esperti di tests, questo è stato sempre il nostro punto debole.    Ogni volta ci sembrava di affrontare un percorso, disegnato da un curvilinee impazzito, disseminato con tutte le lettere dell’alfabeto e dover correre, come pazzi, seguendo l’esatta sequenza alfabetica.    Quando il machiavellico Anthony Preston disegna i circuiti, libera tutta la sua passione per i geroglifici.    Se poi si affianca il rabdomantico Keith Baud: non sono sufficienti chilometri di filo di Arianna.

Evento internazionale, con equipaggi provenienti da: Belgio, Inghilterra,  Olanda, Irlanda, Norvegia e Scozia (che si sono disputati la Nations Cup).

Primo giorno, Dublin to Gorey.   Subito molti problemi: rotture di ammortizzatori; radiatore Volvo 142; overdrive alla Volvo di Olaf Pothoven; rottura di cambi; e questo la dice lunga sugli “smanettamenti“ nei difficili e veloci tests.   Intanto la tappa l’ha vinta Dermot Carnegie/Iain Tullie (navigator : vincitore del Winter Trial 2010).  2° giorno, Gorey – Tullow.    Un’altra giornata impegnativa con 8 tests (!) e 6 regularities  (sarà la consuetudine del rally).    Questa tappa (come tutte le altre) dimostra quanto è difficile e massacrante, per la meccanica delle auto, questo rally che ha meritato un posto nel calendario FIA European Championship.    Quindi,ancora rotture: al cambio; alberi di trasmissione; alternatori; frizioni ed altre minori.

I provetti piloti sono veterani ed ex campioni e vogliono continuare a primeggiare.    Come il mitico campione Willy Cave; che ha celebrato la sua partecipazione a tutte le 10 edizioni (e corre da sempre).   Bravo Willy! (amico e compagno di tante marathons).    3° giorno:  Tullow to Dublin.   Il maltempo notturno ha inasprito anche la giornata, con un’altra tappa pesante.   Molte riparazioni durante la notte e molte rotture durante il giorno: impegnativi i circuiti di Mondello Motor Racing e Palmerstown Estate.    Paul Wignall (vincitore del 9° Rally of the Tests) con la sua inseparabile A. R. Giulietta continua la gara con ottime performance, mentre la moglie Jayne Wignall (storico e ottimo pilota, che ha primeggiato in molte marathons), su A.R. Giulia Sprint, è partita molto determinata e concluderà nei top ten con un ottimo 0:36:10 (Well done Jayne!).  E Carnegie/Tullie sempre primi!       4° giorno, Dublin to Stoke on Trent.    Dal porto di Dublino, traversata per UK e appena sbarcati: il rocambolesco test sul circuito di Anglesey !    Poi, non stop tests: nel North Wales, Shropshire, attraverso lo splendido Snowdonia National Park e i laghi Bala e Vyrnwy, fino a Stoke: dove vince la tappa Carneige/tullie. (incredibile!)    5° tappa, Stoke – Scarborough; passando per Sheffield e York, con prove di regolarità e tre tests molto difficili dove la Volvo 142 di Pat Neville ha rotto il cambio.   Molte altre rotture e molto lavoro per Betty, Peter, Andy e Rob della magnifica assistenza Banham , avvolta in uno sciame di: broken, broken, broken…  (…8 equipaggi ritirati !)        Ultimo giorno, ultima tappa: Scarborough – Blackpool.   Indescrivibile la tappa finale: ma intuibile dal “crescendo” delle precedenti.  Indescrivibile anche l’ennesima vittoria di Dermot Carnegie/Iain Tullie; indiscutibilmente molto bravi.  Tallonati da Paul Wignall/Nigel Raaburn, altrettanto eccezionali.    Il grande finale del 10th Anniversary Rally of the Testes in St.John’s Square a Blackpool il 20 novembre.   

Applauditissimi:  1° Dermot Carnegie/Iain Tullie su Alfa Romeo Giulietta Sprint (N°5), penalità 0:16:54 ; 2° Paul Wignall/Nigel Raeburn su Alfa Romeo Giulietta Sprint (N°1), pen. 0:22:04; 3°Howard Warren/Guy Woodcock su Porsche 911 (N°4), pen. 0:23:20.Grande festa e grande pranzo: con cibo italiano!   Gustosi piatti e tanti, tanti spaghetti: excellent! 

Franco Lombardi 

Per info: francolombardi5@hotmail.it

Creative.point@fastwebnet.it

Foto Tony Large

 
 

15 000 Km, avventurosi e fantastici, dalla pampas argentina e le steppe della Patagonia, attraverso il vasto deserto nel Norte Grande del Cile, il favoloso Perù degli Inca e la Bolivia fino alla spettacolare spiaggia brasiliana di Copacabana. Rally wow isso, ràpido e espectacular! 

Siamo nel desertico Norte Grande del Cile: le rocce sono “monumenti  ammonitori” ricoperti di pittogrammi e petroglifi ”le pietre sono parole”. Nell’ottocento qui si estraeva il nitrato, esportato in tutta Europa per farne fertilizzanti.  Vennero costruite grandi città per ospitare la comunità operante: oggi “città fantasma”.  La più grande e più bella, fu Marìa Elena,riproduzione esatta delle polverose cittadine tropicali, modello vittoriano,  con ville dai vasti saloni e  servitù di colore: come nel film “La mia Africa”.   Le salite, impossibili da descrivere oltre i 3000 m (dove la benzina non si trova per 500 Km) e i 600 Km della tappa (di cui: 300 Km tra i 3000 e 4000 m, con punte di 4500 e 5000m di altitudine) sono stradacce di sterrato.  La nostra Volvo ha perduto gli ammortizzatori posteriori, dopo 50 Km di altro sterrataccio ci siamo fermati a San Antonio de los Cobre (villaggio artificiale per ripetitori satellitari) a 4000 m. (attesa dell’assistenza e riparazione:2 ore).  Questo è stato il prezzo da pagare per la straordinaria avventura.   Ruud Muller ha perso il tappo dell’olio e il motore è rimasto a secco….  Il nostro motore era vivacissimo e la Volvo  correva e a scalciava veloce.  Superate, a fatica, le dune di sabbia e pietrisco, col parabrezza incrostato di polvere e la visuale impedita da un tramonto di un rosso accecante, incominciammo a scendere giù, sempre più giù, con la sensazione che la nostra auto stesse cadendo a pezzi.   Siamo arrivati a San Pedro che era notte.  Gray 1°. 4 Nov. San Pedro de Atacama: Rest day. A 2440 m, San Pedro è una città/teatro: adagiata sulla sabbia rosa (come a Dakar) con le sue casette e palazzetti in “Adobe” dello stesso colore del terreno, alberi verdi incipriati di rosa e un caleidoscopio di colori vivaci nell’abbigliamento della gente gioiosa.  Meno felice la vicenda del tedesco Pit Lindner che ha perduto il passaporto.  Fortunatamente: con il giorno di sosta e con l’aiuto del console olandese è volato a Santiago e all’Ambasciata tedesca ha avuto il duplicato.   16° Tappa,5 Nov.  Da San Pedro de Atacama ad Arica (Cile), Km 780.  La superaccessoriata Jeep Wrangler di Arnold van Dobben è rientrata in gara dopo 3 giorni di stop per riparazioni (!!!). Un paesaggio stupendo: illuminato dai raggi del sole, che filtravano da dietro le Ande, contro le rocce e gli strapiombi sul Pacifico, saturi di sfumature color ocra rossastro di questa terra bruciata dal sole.  Mentre la Volvo di Aaldering ha perduto l’olio ed ha rischiato di bruciare il motore.  Lunghi tratti nel nulla, poi, all’improvviso una “cuesta”: una serie di colline, con varietà di bruni, grigi e terracotta da capogiro, con le tonalità che sfumavano fino a raggiungere il bianco. Dune di sabbia color carota e lingue di sabbia giallastra fino a valle.  Un’ubriacatura di ombre, di luci e di colori.  A fine tappa, Arica ci ha accolti nella sua bella baia sull’Oceano Pacifico, con il sole ancora brillante.  Brillante anche la compagnia dei partecipanti, in un’ottima atmosfera sportiva e culturale.    Abbiamo trovato nuovi amici interessanti come il simpatico Roland Versluis: importatore europeo di GANT (sponsor ufficiale), Mick de Haas (ING Group sponsor F1) e Werner Esch (Pekin/Paris, con Franco Ciriminna).  1° Arnold, Volvo 144 (N°31).  6 Novembre: Arica – Arequipa (Perù).   Lasciamo Arica e dopo 20 km, alla dogana del Perù, per un’ indescrivibile burocrazia fiscale, abbiamo atteso 6 ore (!!!).   Continueremo indolenziti (siamo partiti prima dell’alba) e solo a tarda sera ci è apparsa Arequipa: la città bianca, incastonata in una delle aree più selvagge del Perù e con un traffico altrettanto “selvaggio”.   Terra di vulcani, sorgenti termali, deserti ad alta quota, laghi salati (Titicaca e Cuzco). Nelle vallate brucano greggi di lama (quando attraversano la strada si fermano: sputandoci sul parabrezza).  Freni out a uno start di P.S.(fortunatamente): attesa assistenza e riparazione sommaria.  Freneremo sempre a motore (con ruggiti mostruosi) nelle discese da brivido su canyon senza protezioni. 1° Volvo N°31. 18° giorno: Arequipa –Chivay.   Chivay, sul Canyon del Colca, che si estende per 100 Km fra i vulcani Coropuna 6613m e Ampato 6310m, ed è il più profondo del mondo. Le alte quote erano “diventate” il nostro habitat, però: dormire a 3400/3800m di altitudine, per cinque notti consecutive, non è facile.     8 Novembre, Chivay – Cuzco  510 Km.    Su saliscendi da brivido, con altitudini da 3000m a 4910m.  Sulle alte quote le strade attraversano centinaia di guadi su avvallamenti pericolosi, dove gli scoli dei ghiacciai corrono come fiumi impetuosi, squarciando il pavimento stradale. Nelle centinaia di Km “per carri armati” (con speciali impossibili) si sfascia tutto. Le pietre tranciano i cavi: Odometer e Halda out, abbiamo navigato annaspando sulle mappe.  In una lunga prova su asfalto (con i Km sui cippi stradali e il cronometro) abbiamo fatto strait-on.  1° Ensink Mercedes N° 21.  9 Novembre, Cuzco: Visit Machu Picchu. Visita alla “Città delle nuvole”. A 2743 m, dalla valle del fiume Urubamba  allo sperone roccioso, sul quale appare sospesa. L’ Intihuatana, la “pietra che intrappola il Sole” è la straordinaria opera del monolite scolpito a complessi motivi geometrici: curve e angoli, nicchie rientranti e speroni sporgenti, sormontati da un dente verticale. Serviva a calcolare equinozi e solstizi.  Venivano venerati il Sole, la Luna, le Stelle, il Tuono e l’Arcobaleno. Negli osservatori i sacerdoti studiavano i movimenti delle stelle.  La bandiera dell’impero Inca era nei 7 colori dell’arcobaleno e ancora oggi è  il gonfalone della città di Cuzco.  10 Novembre, Cuzco, Rest Day.  Cuzco, antico Impero degli Inca, città con splendidi edifici coloniali e religiosi.    A Nazca, sull’ altopiano desertico ci sono le famose 10.000 linee, tracciate tra il 500 a.C. e 500 d.C. e il loro significato non ancora concluso: dalla fantastica teoria delle piste di atterraggio degli UFO al gigantesco calendario degli studiosi sacerdoti “Narca” o segni di sconosciuti Dei.   Sulle alture, fino a 4300m, poco ossigeno, la Mercedes di Mick de Haas è trainata da Meeus.  Mick si ferma e dopo 3 minuti, un autobus lo tampona fracassandogli il posteriore.   22° tappa, Cuzco – Puno 500 Km.  Puno alt. 3830m, nelle claustrofobiche strade, mercatini con donne dai tipici abiti colorati e cappelli a bombetta: ai bordi dell’immenso lago navigabile Titicaca.  Poco “navigabile” Jean Paul Haagen: ha sbagliato direzione, per 50 Km, sulle Ande (!).  Puno – La Paz (Bolivia) 380 Km.  La Paz (3660m), la capitale più alta del mondo, sopra un immenso canyon.  Si arriva attraverso la desolata spianata di El Alto e subito toglie il respiro con i suoi edifici che scendono verso il fondo del canyon aggrappandosi ai suoi fianchi in modo spettacolare.  Sullo sfondo: il monte Illimani (6402m). 1° Goodwin MGB N°28.  13/11: La Paz – Uyuni (3656m), 700 Km.  Attraverso paesaggi tra i più straordinari del Sudamerica: Salor de Uyuni e Sud Lìpez sono luoghi apocalittici.  Nella Cordigliera Apolomba, a 4000m, i paesaggi si alternano con scenari suggestivi e spaventosi.  Le montagne si ergono dal deserto come dita ossute e separate, le creste simili a nocche finiscono in rupi alte, picchi e merlature.  Nelle giungle ci sono svariati animali: dal giaguaro al serpente boa constrictor, condor e bellissimi uccelli esotici.  Uyuni, adagiata nell’angolo sud-occidentale della Bolivia (harto frìo/molto freddo) un’isola nel deserto dove il vento penetra anche nell’anima.  Ci scaldava la Chicha (bevanda alcolica a base di mais). 14 novembre, Uyuni (Bolivia) – Jujuy (Argentina) Km. 650.  La Mustang N°22 si è fermata e i ritirati diventano 7.  Ci domandiamo: sono sprovveduti?!  No! Sono molto esperti di long distances.  Proprio per questo: adventure and competition!  E rischiano: in situazioni estreme! Noi, non siamo bravi, ma abbiamo corso per tanti anni con loro e, ci piace partecipare , e , soprattutto arrivare alla fine.   Infatti:quasi ultimi, ma arrivati!  (e, senza un graffio!)    15 novembre, 860 Km da Jujuy a Resistencia. Più vicini al Brasile: ma ancora problemi per i concorrenti.  La solidarietà fra i corridori è aumentata, tutti si aiutano, come possono: of course! 16 novembre, Resistencia – Foz de Iguazu (Brasile) Km 650:1° Goodwin/Skellem N°28, 2° N° 31.  17 novembre, Foz de Iguazu, Rest Day.  Le cascate dell’Iguaçu: un poderoso salto a forma di ferro di cavallo sul confine tra Argentina e Brasile (con altri 275 balzi d’acqua che precipitano da un fronte largo 3 Km) molto più vasto del Niagara.   18 novembre, Foz de Iguazu – Londrina: sul circuito Ayrton Senna, tutti con freni out (!).  19 novembre, Londrina-   Campinas 530 Km: 1°,da 6 giorni, il N°28.  20 novembre, Campinas - Pouso Alto. I top crews: Goodwin, Gray, Lindner, Shaun e Brunet.      30° tappa: 21 novembre, Pouso Alto – Rio de Janeiro/Cidade Marvilhosa.    La città di Rio è abbracciata dalle braccia aperte del Cristo, considerate la manifestazione di calore dei brasiliani.   La statua del Cristo Redentore, si innalza maestosa oltre il Pan di zucchero e sulla baia Guanabara,  incorniciata da montagne ricoperte di giungla.   I panorami di Rio sono mozzafiato, al punto che anche i grattacieli all’orizzonte ne aumentano il fascino.  Grande la spettacolarità e il fascino di Copacabana: una delle spiagge più famose nel mondo.  Lungo i suoi 5 Km, diventa cuore festoso, quando milioni di carioca e turisti la invadono nella frenetica sensualità del  Carnevale.     L’arrivo trionfale, del nostro lunghissimo ed avventuroso raid, è stato accolto da una folla immensa con la stessa festosa allegria. Rally wow isso, ràpido e espectacular!/rally fantastico, veloce e spettacolare!       Con musica e samba, sono saliti sul podio, sotto un carnevale di bandiere multicolori: 1° assoluto  Shaun Arnold/Bennie Roetgerink , Volvo 144 (N° 31) Categoria Trial ; 2° Pim Brunet de Rochebrune/ Margit Seferiadis, Mercedes 280 SLC (N°38) Cat. Trial; 3° Nigel Gray/Christine Gray, Mercedes 280 SL (N° 23) Cat. Trial.   Vintage: 1° Martti Kiikka/Pirkko Kiikka, Jaguar MK VII;  4x4: 1° Do Meeus/ Els Meeus-Meulemans, Toyota Landcruiser 105.           La grande festa ha coinvolto i tanti spettatori amanti dello sport, della musica e dell’allegria. Lasciamo l’allegra e spettacolare Copacabana con nostalgia, e ,mentre il nostro aereo sorvola il grande Cristo dalle braccia spalancate, anche noi idealmente, le apriamo in un simbolico abbraccio di saluto e ringraziamento per la calorosa ospitalità.   Copacabana, Rio: muito obrigado!

Franco Lombardi

Per info:Francolombardi5@hotmail.it

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Rallye Des Iles , 2010

 
Gli Organizzatori, Mr. Pierre Barré e Mr. Robert Rorife (Belgio), hanno voluto festeggiare il 10° Anniversario dei “Rallye des Iles”sulle isole dei loro primi rallies: Corse - Sardegne 2000, 2001 e 2002.    FIVA Event: con 80 auto storiche, costruite entro il 1975.     Nell’incrocio marittimo tra l’Europa e l’Africa, e tra l’Italia e la penisola Iberica, le due grandi isole hanno mantenuto una natura selvaggia e magnifici paesaggi.     Sentieri di montagna e strade sinuose, sul bordo del mare, deserte a fine estate, sono stati il piacere della guida sotto il segno del sole e della convivialità.       Questo è stato il momento migliore per il divertente e competitivo rally.   I  concorrenti, provenienti da:   Austria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Irlanda, Malta (Caruana William: Rotary Club Gozo, humanitarian FSEG Project), Nuova Zelanda, Olanda e Svizzera ; si sono imbarcati al Porto di Toulon (F) il 3 ottobre alle 21.00, per Bastia (Corsica).     Lunedi 04/10- 07h30, arrivo a Bastia/rally departure.   Bastia, storica città con mirabili santuari.    La vicina Saint-Florent, è la “Saint Tropez” corsa; sede vescovile dal IV al XVIII sec.   Prima tappa, Bastia- Porticcio ( Ajaccio) più di 300 Km, attraverso il Col de Palmarella e il Col de la Croix (in croce ci hanno messo i tornanti elicoidali).   Corsica, “Ile de Beauté”:   per Antoine de Saint-Exupéry, aviatore e scrittore (Il Piccolo Principe) era ciottolo rosa posato sul Mediterraneo.   Per alcuni un pugno chiuso lungo 184 Km, con l’indice che punta verso Genova, che l’ha dominata per secoli.   Chiesette romaniche custodiscono la fede delle genti e torri genovesi si ostinano a fare la guardia alle coste.   Molto interessante: ma, a noi (Franco Lombardi/Claudia Malgrati, N° 44 Porsche 356 SC- 1964), torna in mente la Castagniccia, nel cuore dei castagneti, una vera foresta.   Un vero incubo, ricordando i rocamboleschi rallies “Corse Retro 1996 e 97” di John Brown con le lunghe tappe, anche in notturna (dove con il mitico Colin Francis, sbagliammo un minuscolo incrocio e dopo ciechi chilometri finimmo in un fienile).    Corriamo attraverso il deserto delle selvagge Agriates fino alla bellissima ansa di Peraiola, prima de l’Ile-Rousse.    Subito una prima insidia: in tutta la Francia (Corsica compresa) sciopero dei benzinai (!).   L’Ile Rousse è collegata alla terra ferma da un molo.    Rocce rosse e ocra, scavate dal mare, sono il suo piccolo universo di minerali.     Guardiamo con occhio sfuggente ma stupito:  Le prove speciali sono senza respiro.   48 P.S. concatenate  (da 5 a 25 Km) e a 50 Km/h su  tutto il percorso del rally.    Transitiamo da Corte: la città dove “batte il cuore della Corsica”.    A noi batte il cuore sulla tortuosa e stretta strada delle Calanche di Piana.     Un vero parco di sculture minerali che fiammeggiano sopra il mare.     Castelli fantasmagorici di granito rosso che si immergono nel mare di tutte le sfumature di blu.   I paesini abbarbicati intorno a Calvi celano tesori nelle chiese e nei laboratori della “strada degli artigiani” (ma non ci possiamo fermare).  A Porto, l’antica torre genovese, fa la guardia alla bella costa.    Scendendo (sempre velocemente) nel golfo del Valinco scopriamo antichi lidi, come Propriano, con belle spiagge piene di megaliti.    Acque calme e limpide,  dove il profumo del mare si mescola a quello della macchia mediterranea.    E qualche pioggia improvvisa ci rimescola il sangue perché dobbiamo ridurre la velocità, sempre scarsa per il traffico caotico.     Arriviamo, trafelati, ad Ajaccio la capitale: sulle tracce di Napoleone.   Fine tappa a Porticcio, che con le sue belle spiagge di Agosta e Ruppione è un luogo incantevole.  Purtroppo un forte temporale per tutta la notte.  Intanto la tappa l’ha vinta  l’equipaggio Godfrey Mark/Godfrey Sue , su MGB – 1965 ( vincitore della 22° Marathon 2010).   5 ottobre, Porticcio - Bonifacio – Olbia, 300Km.   Partenza in ordine di arrivo dei primi 34 concorrenti arrivati  a Porticcio.    Noi siamo stati della partita.   Ma in realtà non era un regalo.   Il traghetto da Bonifacio a Santa Teresa (Sardegna) è piccolo, quindi: per trasbordare l’intero convoglio del rally sono state necessarie due ondate.   Alle 6 del mattino è partita la prima: subito con una prova di 20 Km in un percorso su saliscendi con curve inanellate all’infinito su stradine sdrucciolevoli per  terriccio e fogliame ammassati dal forte nubifragio della notte; nebbia fitta a tratti.   La MGB di Godfrey ha baciato il muretto di un ponticello strettissimo, noi con un dritto in una curva  abbiamo pagato 30 secondi di ritardo (un’eternità).   Poi, velocemente, attraverso Sartene “la più corsa delle città corse” con campanili romanici e i ponti pisani di Carbini e Spin’ a Cavallu, ammirati con un battito di ciglia, perché sono stati molto difficili i 60 Km fino al porto di Bonifacio.    All’imbarco, il sole stava già illuminando le celebri falesie a picco sul mare, con le vecchie case appollaiate dentro le antiche fortificazioni.    Un’ora di navigazione e siamo a Santa Teresa.  Pausa pranzo e arrivo dei concorrenti, partiti più tardi, ma con il sole (!).   Riordino e via sulle montagne: ci siamo inerpicati sulle alture come il “trenino verde” che collega Arbatax a Mandas (in 5 estenuanti ore); in un tragitto , tra i più scenografici dell’isola.   Una serie di “boucle” nella zona di Tempio Pausania, fino ad arrivare a Olbia.  Vincitore della 2° tappa, l’equipaggio:  Lloyd Peter/ May Suzanne su Sumbeam Tiger, 1965.      La Sardegna custodisce qualcosa di enigmatico.    Dentro la cornice di spiagge da sogno e di incantevoli isolette, si nasconde un’isola dalle antiche tradizioni e dalla natura selvaggia e incontaminata.    Un’affascinante testimonianza degli antichi abitanti sono i circa 7000 nuraghi, che ne punteggiano l’intero territorio.     Terza tappa: Olbia – Porto San Paolo; oltre 400 Km, la giornata più lunga e faticosa.     Il tempo si è rimesso al bello, ma le strade sono sempre più difficili.   Ci arrampichiamo sul massiccio del Gennargentu/Parco Nazionale del Golfo di Orisei e del Gennargentu.    Le salite e le discese sono “montagne russe” e le prove speciali fanno ruggire i motori e triturano i freni.   I bravi e storici: Arnaud Vanderzypen/Yves Lambert (B/B) su Triumph TR6 – 1974, sono stati costretti al ritiro.   Nelle zone di Nuoro, Orosei, Lula, Dorgali, Urzolei (Passo Corr’e Boi), Orgosolo , Fonni: non ci sono parole per descrivere le difficoltà.   Sui tornanti che si avvitano in cielo e nelle discese che si tuffano in mare ci è venuto il “ballu de s’argia”(rito sardo contro le punture del ragno velenoso).   
   
 

Da un’idea dell’Arch. Cristina Cattaneo e Arnaldo Garcia, che si sono adoperati con entusiasmo, per sopraluoghi, permessi e contatti vari: si è potuto comporre felicemente il  28° Raduno Nazionale Porsche 356, in questo splendido angolo di paradiso, con il patrocinio del Comune di Santa Margherita (ringraziamo il vicesindaco, Alberto Fustinoni, per il prezioso e fattivo supporto) e di Portofino.

Il Raduno, si è svolto nel cuore del Levante ligure, a Santa Margherita: con la visita alla suggestiva Abbazia medievale immersa nel verde, con i suoi “ colori silenziosi”    Così l’hanno vista gli Organizzatori, una mattina di dicembre, durante la prima ricognizione scrupolosa.    Venerdì, 24 settembre: dedicato all’accoglienza dei partecipanti, con omaggi e informazioni dell’evento,all’ Hotel Imperiale Palace di Santa.    Una splendida villa di fine ottocento, sorta come residenza estiva della famiglia Costa, dove si è firmato il trattato di pace della prima guerra mondiale.     Il pomeriggio è stato un piacevole relax nella bella cittadina di Santa Margherita.     L’antico lungomare, protetto dal Castello del 1550, è stato teatro di allegre passeggiate per i porschisti.     L’aperitivo di benvenuto e la cena, al tipico ristorante La Darsena, hanno dato ufficialmente inizio alla Manifestazione.        Il dopo cena si è concluso sul lungomare ai Giardini a Mare, con un simpatico intrattenimento musicale.  Felice momento: dove abbiamo incontrato, con piacere, vecchi amici con l’ottimo Andrea Coriani e nuovi (per chi scrive) simpatici e interessanti come Renzo Ponzanelli, Comandante Alitalia (Boeing 747 Jumbo) e molti altri.   Sabato, 25 settembre: siamo entrati nel vivo del Raduno.  Partenza, dall’Hotel Imperiale, per un percorso panoramico, fra mare e collina, attraverso le località  di S. Lorenzo della Costa, Ruta di Camogli, S. Martino di Noceto, S. Maria del Campo e Rapallo.   Nel primo tratto (su strade chiuse al traffico: con Polizia Locale, Carabinieri e Commissari per la Sicurezza), si sono svolte le “prove di precisione” dove tutti  abbiamo combattuto goliardicamente: cronometro, alla mano!   La partecipazione del campione Mimmo Raimondi ha valorizzato la competizione.  Proseguimento per Portofino, dove il palcoscenico della Piazzetta è spettacolare e ristretto come  una bomboniera, quindi: posti auto limitati!    Allora, come dirimere la disputa?    Con sportiva imparzialità !    Scegliendo i primi 20, dei 58 iscritti al Raduno, e, con un po’ di simpatico cameratismo, il machiavellico Ermanno Cattaneo è riuscito ad incastonare qualche 356 in più.  

Le altre, nell’adiacente parcheggio coperto.   Buffet al Ristorante “La Stella” sulla Piazzetta nell’esclusiva cornice di Portofino, dove nello sfondo brillavano le belle 356.     A metà pomeriggio, la variopinta collana di 356 si è snodata sulla via del ritorno per Santa Margherita, fermandosi in bella mostra, sulla banchina S. Erasmo, per una passeggiata sul lungomare e nei caratteristici vicoli cittadini.    La sera, nel lussuoso Albergo Miramare (con la sua elegante architettura del primo novecento) un’invitante aperitivo sulla bella terrazza sul mare.   Poi, l’ottima cena di gala con le premiazioni.    Domenica, 26 settembre: la bella escursione  marittima è stata una geniale idea degli Organizzatori.  Ancora la banchina di S. Erasmo: imbarco  sul battello turistico, per San Fruttuoso.    Attraverso la marina protetta di Portofino, che ricorda i quadri a pastello di Michele Cascella, un altro quadro della pittoresca marina con l’Abbazia, che ci ha deliziato con i suoi “colori del silenzio”.    Nel primo sentito dire “L’Abbazia dai colori del silenzio” poteva apparire come una frase enigmatica.     In realtà, visti dal vivo, nel loro morbido e delicato cromatismo, questi colori  tra giochi di luci e di ombre, pur non essendo squillanti, sono un colpo d’occhio  davvero emozionante.    Con la luminosità del cielo e del mare saranno sempre silenziosi, ma sonori e concreti nella vivacità della natura.   Queste bellissime immagini, a volte cartoline viventi, ce le porteremo nella mente a piacevole suggello e ricordo di questo divertente, interessante e festoso 28° Raduno Nazionale Porsche 356.    Ritornati alle nostre Porsche 356, abbiamo raggiunto Villa Durazzo, fiore all’occhiello di Santa Margherita Ligure, dove nel suo incantevole giardino botanico un gradito buffet è stato il cordiale e sportivo “arrivederci” ai prossimi incontri e raduni del Registro Italiano Porsche 356 (www.registroitalianoporsche356.it).

 

Sono seguite anche prove di abilità e di precisione, cronometrate.    Questo evento motoristico, non solo ha divertito i partecipanti, ma anche i tanti spettatori appassionati, che in molti si sono interessati alle moto e auto d’epoca.   Infatti: molte persone si sono intrattenute con i fortunati proprietari delle belle automobili e motociclette  (tutte tirate a lucido per l’occasione) con infinite domande e discussioni su questo affascinante mondo di veicoli che hanno fatto la storia della meccanica e dello sport, su due e quattro ruote.   Un ulteriore approfondimento culturale, dell’automobile, è stato possibile grazie alla sportiva ed amabile disponibilità del “Museo dell’automobile Alfa Romeo di Arese”; che molto signorilmente ha spalancato le porte ai tanti visitatori e partecipanti alle giornate del 5° Quattro Ruotary 2010.     La manifestazione è continuata, sapientemente infarcita da una miriade di esibizioni: balli classici, gruppo acrobatico Simpaty Rock, concorso fotografico, sfilata di moda, spettacolo di Agility Dog, Torneo di videogiochi, spettacolo hana-wa club e l’estrazione della lotteria a favore del progetto Guinea Bissau.

Dopo un ottimo pranzo “dell’amicizia” la premiazione della caccia al tesoro motoristica: dove hanno vinto tutti, nell’entusiasmo e nel piacere di stare insieme; soprattutto per la “buona azione”  del PROGETTO PILOTA IN ZAMBIA.    Infine: una bella passerella di colorate e scintillanti auto e moto d’epoca, come una preziosa collana intorno al blasone del Rotary.

Questo simpatico e piacevole incontro ha un obbiettivo e un progetto importante: “Una speranza per l’Africa”.     Un’iniziativa che si propone di identificare e curare le donne in gravidanza, malate di AIDS, ed evitare la trasmissione del virus al feto e quindi far nascere bambini sani.     La manifestazione è stata organizzata dal Rotary Club-Garbagnate Groane, con la collaborazione del Rotaract Club Visconteo e del Distretto Rotaract 2040. Con il Patrocinio dei Comuni di Garbagnate e Arese.

Gli Organizzatori, soddisfatti dell’ottima conclusione dell’Evento, ringraziano tutti i partecipanti e si augurano di averli ancora più numerosi al prossimo: QUATTRO RUOTARY 2011.

Franco Lombardi

 
Claudia Malgrati: creative.point@fastwebnet.it
 

 

 

Sulle orme dei Catari, nelle cime aguzze dei Pirenei; correndo sulle tracce dei rallies più famosi, con i campioni dell’automobilismo storico: c’eravamo anche noi

 Dal 12 al 18 giugno, partendo da Beaune attraverso Valence, Millau, Carcassonne e St. Lary Soulan, sulle vette dei Pirenei, fino al mare di Biarritz; dopo 2500 Km difficili e molto competitivi.      L’Evento è a calendario FIA Historic Regularity Rallies European  Championship.     Jeremy Dickson, con lunga esperienza e con il suo staff collaudato in 26 anni di Marathons, ha voluto ritornare sui Pirenei dopo la sua Marathon del 2003.     Con rinnovato “inasprito” percorso e rinvigorito entusiasmo ha formato un bouquet di campioni dell’automobilismo storico.    Willy Cave, Colin Francis, Paul  Wignall, Jayne Wignall, Frank Fennell, Lisa Lankes e molti altri, con anni di esperienza, sempre verdissimi e agguerriti, sono la dimostrazione più concreta.     Willy Cave, leggendario campione di rally, nella 2° guerra mondiale è stato pilota nella RAF; Colin Francis OBE, è stato campione del mondo di rally negli anni 60/70; Lisa Lankes, veterana di Marathon, Carrera Panamericana, Himalaya, Pekin-Paris.    La gara si è svolta sul percorso che comprende  parte dei rallies Liege-Rome-Liege, Montecarlo, ed è considerato l’itinerario rallistico più bello del mondo.    Sulle orme dei Catari (setta religiosa che criticava la corruzione del Clero e per questo perseguitati) che si rifugiavano in castelli inaccessibili e villaggi arroccati in cima alle alture dei Pirenei.      Con un occhio alla strada e uno ai castelli e villaggi fiabeschi, la mente ci riporta alla storia.         Ma, la voce del navigatore, avvolto nelle carte geografiche e con le mani intrecciate nei cronometri, ci riporta alla realtà quando ci accorgiamo del ritardo accumulato sul percorso.      Diavolo  di un Anthony Preston, ideatore storico, dei percorsi, di tante folli Marathons; sempre con Keith Baud Rabdomante e Cerimoniere di Rotta.    E’ vero che annaspiamo e imprechiamo: ma chi ce l’ha fatto fare?!      Però, anche se la nostra classifica è vergognosa, siamo orgogliosi (dopo 20 anni di gare) di poter partecipare a competizioni sempre più selettive e con tanti campioni, che ormai sono diventati amici: anche perché da noi non hanno nulla da temere.     Di sicuro, ci guadagnamo noi,  con i loro preziosi consigli: grazie Willy, grazie Colin!     Il giorno 12 giugno  siamo arrivati a Beaune, direttamente da Milano, a un’ora dalla chiusura dello Scrutineering.     Sul piazzale, due concorrenti in panne dopo il trasferimento.     Una MGB ha rotto la frizione e una Lotus Cortina ha dovuto cambiare il radiatore.    Tutto riparato, in tempo, per le verifiche tecniche.    Bravi, Peter e Bettyann Banham & Co: meccanici storici delle Marathon e Pekin- Paris.     Nel pomeriggio, visita alla Antica Cantina Joseph Drouhin, Beaune 1880.     Mr. Jean-Pierre Cropsal, PR Director della Drouhin e Presidente del “Grand Cru Classic”Autostoriche di Beaune, ci ha guidati nei sotterranei del Palazzo del Parlamento della Borgogna (IX° sec) in visita alla collezione storica di bottiglie Drouhin, offrendoci Chably e Bourgogne superlativi.    La cena, nella “Sala del Re”  all’Hotel-Dieu (fondato nel 1443 da Nicolas Rolin, Cancelliere del Duca di Borgogna) che diventò lo storico Hospices of the Poor.     13 giugno, 1° tappa: Beaune-Valence, Km 430.    Start festoso e lasciamo l’incantevole Città di Beaune.      La prima giornata è stata intensa, con tante prove speciali e variazioni di medie su strade impossibili.    Nel bel Circuit de Bresse, due giri di velocità , con giravolte  tra birilli e getti d’acqua, hanno elettrizzato tutti i concorrenti.  Questo è stato il primo dei 6 tests, di velocità, lungo il percorso.    Gli inglesi adorano questi tests (il loro “Rally of the Tests” è a calendario FIA).    Dal  Grand Colombier, 1531 m, alla Valle del Rodano; poi sul Massif de la Chartreuse e giù verso Chambéry, Grenoble, l’impegnativo Col de Rousset e la regione intorno a Port-en-Royan, con la sua produzione di 10.000 tonnellate di noci.   Non abbiamo contato le noci: ma le migliaia di metri delle infinite prove, di “regolarità”.   Ha vinto la tappa Mark Godfrey/Sue Godfrey su MGB (N° 17); 4° Paul Wignall/Ian Tullie (vincitore Winter Trial 2010) su A. R. Giulietta Sprint; Colin Francis 8°; Willy Cave 39°.     Valence-Millau, Km 430  (tutte le tappe sono oltre i 400 Km).      A Valence vediamo di sguincio la magnifica Cathédral St. Apollinaire, del 1095.   Corriamo intorno al Rodano, sul percorso più impegnativo  dello storico rally francese dell’Ardèche - Cévenne e le spettacolari Gorges du Tarn, del Monte-Carlo  Rally, denominato: Monte drama.     L’Ardèche è simile al Far West americano.     Intorno al Gerbier de Jonc 1551m e Mont Mézenc 1753 m: solo pioggia e nebbia.     Problemi meccanici e mancanza di benzina affliggono tutti.     Alastair Caldwell (ex Team Manager Mc Laren F1) con la sua bella Alfa Romeo 6C 2500 SS è rimasto a secco, accumulando tanto ritardo che finirà per ritirarsi.    Noi, al precedente rifornimento, abbiamo saturato il serbatoio e l’indicatore è out, così l’ansia è: benzina!     Nessun distributore alpino, quindi: mettiamo mani alla tanica nascosta tra i vestiti (stracci: qui non si bada alla moda).      Maggiori problemi per le “regolarità” calcolate a 50 Km/h, su strade strettissime in strapiombi da brivido, senza protezioni e lunghe fino a 30 Km.    Abbiamo preso fino a 30 sec. di ritardo e nei C.O. alcuni hanno pagato anche 5 minuti, quindi: regolarità?!    

Corriamo sulle orme dei Catari nel Minervois , dove d’estate le colline sono bruciate dal sole, ma al nostro passaggio c’è solo pioggia e fango.    Nella confluenza dei fiumi Cesse e Briant, oggi gonfi di acque brune e turbolenti c’è la “candela”, una torre ottagonale che è tutto ciò che resta del castello medievale dove nel 1210 vennero bruciati vivi 140 Catari.     Questo è il nostro rally; ma le parole, per raccontarlo, non bastano.   Come non bastano a descrivere il Viaduc de Millau (2,5 Km) prodigio ingegneristico, dove il pilastro più alto è di 340 m (più su della Tour Eiffel) e secondo il progettista Norman Forester, transitando sul viadotto:  si ha la sensazione di “volare in automobile”.     Noi, purtroppo, ci giriamo intorno e da sotto.      15 giugno, terza tappa: Millau - Carcassonne.      Dopo Millau, attraverso la vallata del Tarn, una serie di test su strade strettissime, con medie di 50 km/h, impossibili, sui  Monts de Lacaune e Monts de Espinouse.         Attraverso la regione della Linguadoca arriviamo alla Corbières Region or “Cathar Country”.      I castelli delle Corbières, i cui nomi , Montségur, Quéribus, Peyrepertuse sono legati al destino dei Catari.    La tappa finisce nella città medievale di Carcassonne.      Ancora macchine a secco di benzina.      Anche il test sullo sterrato del Chàteau de Lastours ha torturato le auto e a fine tappa il primo è stato Paul Wignall/Ian Tullie; Colin Francis 18° e Willy Cave 36°  (cosa gli sarà successo?!).     Il cielo è grigio d’acqua, facciamo una rapida visita alla Cittadella di Carcassonne; un borgo medievale perfettamente restaurato.    Nel “Chateau”, che è una fortezza nella fortezza; trovarono rifugio i Catari , durante i conflitti religiosi del 1209.     Terminata la passeggiata, la bella Basilique St. Nazaire, ci augura la buonanotte.     16 Giugno, Carcassonne – St. Lary Soulan.     Un’altra lunga giornata, 479 Km: tante prove di regolarità e controlli orari molto tirati.      Da Carcassonne, scendiamo nella Valle del Couiza, poi, ci arrampichiamo sui colli  di Mijanes e riscendiamo nelle Gorges de l’ Aude (Rally of the Gorges).     Le strade sono  sempre con traffico aperto e la pioggia continua  le ha rese molto scivolose.    Così, per stare nei tempi, si rischia di sbattere.     Infatti: la Volvo N° 34 frantuma il faro sinistro, il N° 2 rompe il parafango destro e una collisione, incredibile, blocca due concorrenti incolonnati.      La Porsche 911,N° 48, si sposta in retromarcia e sfascia l’anteriore della Porsche 911, N° 29.        La N° 48 si ritira dalla gara e la N° 29 prosegue, con un’abbondante incerottatura.     Ricordiamo il Col D’Aubisque 1709m, con precipizi, senza protezioni, su centinaia di metri di vuoto e stradine , su saliscendi ripidi e tortuosi, larghe quanto le ruote dell’auto.    Inoltre mandrie di mucche, pecore e ciclisti sono la nevralgia continua.     Siamo sulle cime del Tour de France e i tanti ciclisti in allenamento, sotto la pioggia e la nebbia, disturbano le nostre prove.     Sul Col de Pailhères 2001 m, c’è neve ai bordi della strada e la pioggia, mista a neve la rende viscida offuscando la visibilità.      Fatichiamo a concentrarci sui tempi delle prove, perché la strada è variabile e senza segnaletica.Sbagliando un’ incrocio,  minuscolo, si possono percorre decine di chilometri senza ritorno: sono sentieri di montagna.    Meglio proseguire; saltando un fine prova e cercare ( affannosamente sulle carte) una strada alternativa per il prossimo Time Control.     Se una stradina o un ponticello sono interrotti per frana o smottamento: senza, l’impossibile GPS a bordo, meglio raccomandarsi con mani giunte e occhi rivolti al cielo.     I fiumi sono oltre l’argine e le campagne prossime all’allagamento.   Continuiamo a correre, confidando nella buona sorte.     Intanto, con un tempo da lupi, affrontiamo le prove sul Circuit de Lavalanet (!): inutile pensare alla classifica.       A tarda sera  l’Overall Results:  1° MGB N° 17; 2° Paul Wignall/ Jaan Tullie;  Colin Francis 16°: Willy Cave 34°.     Le montagne dei Pirenei sono un vero confine che attraversa la Francia.     La popolazione, formata da immigrati spagnoli e fuggiaschi, è tenace e la circolazione  poco gentile.     Questa zona è l’ultimo lembo selvaggio nell’Europa del Sud, habitat ideale per specie animali rare.   Abbiamo visto, stormi di falchi giganteschi,  roteare in cielo e appollaiati ai bordi delle stradine, con occhi guizzanti e feroci, sotto la pioggia battente.       17 giugno, 5° tappa: St. Lary Soulan - Biarritz.    Ci siamo arrampicati sul Col du Tourmalet, con regularity tests e Time Controls  veramente difficili; con le insidie abituali e la tortura della benzina.    Un concorrente è rimasto senza a metà prova (!!!).    Continua lo slalom tra le mucche, che invadono le stradine su tornati da montagne russe: dove il “bravo” Direttore di Gara ha inserito prove e controlli orario.       Molti concorrenti hanno baciato le rocce: più o meno appassionatamente (!!!).       A St-Jean-Pied-de-Port, antica capitale della Bassa Navarra, incontriamo i pellegrini del Camino de Santiago de Compostela.     In tutto il Medioevo questa città-fortezza fu punto d’incontro dei pellegrini.     Quando si avvistava un gruppo, i paesani suonavano le campane, per indicare la via e loro rispondevano cantando.     Ne abbiamo visti molti, infagottati sotto la pioggia, e al passaggio delle nostre auto rumorose e strombazzanti ci hanno risposto con urla e gestacci.     Certamente, avevano ragione loro; ma il nostro materialismo nel voler primeggiare ci ha resi ciechi e sordi ad ogni misticismo.     Intanto Paul Wignall è in panne.      Gli è saltato il termostato e il radiatore è diventato un vulcano.       Voliamo, con il motore un po’ tossicchiante, verso la bella e aristocratica Biarritz, sdraiata sulla grande spiaggia atlantica.       A fine tappa l’imprendibile MGB N° 17 è ancora in testa (nonostante i problemi meccanici, che Peter e Betty hanno risolto, al volo); Paul Wignall  25°.    Ultima tappa, relativamente corta, ma molto difficile e complicata (classico dei fine Marathon).  Biarritz – Biarritz, 6° tappa, 18 Giugno.     5 regularities “Ups and Downs” ; tutto il percorso in saliscendi,  da un colle all’altro.    Solite stradine, solita pioggia e nebbia.     Percorso velocissimo: tutte le prove a 50 Km/h (!!!), impossibili, su traffico aperto e con precipizi da brivido.   David e Ros Spurling, su Morgan, sono usciti di strada e la ruota anteriore destra è volata a 10 m sul precipizio.     La Giulia Super A.R.  N° 45 è finita in una scarpata e accasciandosi ha deformato il telaio.    La N° 51 Reliant Schimitar ha sbattuto ed è stata trainata; stessa sorte per la N° 12 e La N° 50.           L’insidia del giorno: un passaggio nascosto in un pertugio tra casette sul percorso del rally.         Controllo segreto di passaggio: penalità 2’ 30’’ (!!!).      Colin Francis l’ha mancato e la sua allieva Malgrati l’ha centrato: Well done!   Questi nastri di strade, srotolati sugli ondulati precipizi sull’Atlantico, senza guardrail, sarebbero stati spettacolari con il sole; che avrebbe fatto risaltare i colori del mare.    In risalto sono rimasti solo gli errori di tutti.     Final Result at Biarritz Finish, 18 Giugno: 1° Mark Godfrey/Sue Godfrey-MGB (N°17), penalità 0:05:11;   2° Howard Warren/Matt Warren – Porsche 911 (N°19) pen. 0:05:30; 3° Andrew Mallagh/Sarah Mallagh- Porsche 914/6 (N°49) pen. 0:05:59; 4° Jayne Wignall/Kevin Savage – Sumbeam Tiger (N° 21) pen. 0:06:29;       5° Frank Fennell/John Bayliss – Alfa Romeo Giulia Super (N° 25) pen. 0:06:46;  16° C. Greive/ Colin Francis – Porsche 911 (N°54) pen. 0:12:14;    19° Paul Wignall/Ian Tullie – Alfa Romeo Giulia Sprint (N°6) pen. 0:13:33;        30°Franco Lombardi/Claudia Malgrati – Alfa Romeo Giulia GTV 2000 (N° 46) pen. 0:23:48;    31° Grant/Willy Cave- BMW 2000 Ti (N° 39) pen.0:25:03;    34° Lisa Lankes/Alexandra Gertsch – Austin Healey 3000 (N°14) pen. 0:36:26.      Iscritti 54 concorrenti; arrivati 36.      36° Bill Littleboy/Gavin Gill – Jaguar E Type  (N° 50) pen. 3:53:32.                Abbiamo voluto trascrivere la classifica, come nota, per il combattimento della straordinaria 22° Marathon 2010.       Nel trasferimento per Milano, mentre attraversavamo i vigneti della Cote de Provence, finalmente è apparso il sole: e a Aix en Provence abbiamo ritrovato i colori di Cezanne.       Purtroppo è stato solo un miraggio: pioggia e vento forte ci hanno seguiti fino a casa.      Siamo arrivati senza un graffio e con una piccola coppa, 3° di Classe, che per noi è un “grande trofeo”.       Felici del risultato, già pensiamo alla prossima Marathon.      Maybe: Greece – London?    Perhaps! 

Franco Lombardi

Una  grande performance, questo 5°Rally Chihuahua Express 2010; che si è corso su strade fantastiche, con gente appassionata, molto amichevole e con vedute e tempo molto gradevoli.    Abbiamo trovato i campioni Doug Mockett con Angelica Fuentes in piena forma, sempre con il loro sorriso smagliante, da eterni ragazzacci e tanti altri piloti festosi.   Però ci sono mancati  i nostri  amici: Stig Blomqvist e Ana Goni (vincitori della Panamericana 2009).   Ci è mancato il sorriso di Stig, che  parla tacendo, e l’abbraccio affettuoso di Ana a suggello di lunga amicizia.     E ci è mancato il rombo della loro potente Studebaker,  argento.              Manuel “Chacho” Medina, Organizzatore magnifico, con grande professionalità e competenza (campione  di rallies e già Direttore Operativo della Carrera Panamericana) ha portato questo Rally ad alto livello mondiale.   Muy ràpido, como correcaminos (il velocissimo volatile “Bip-Bip” dei cartoni animati) che da il nome  al Club,  automobilistico sportivo, Association Correcaminos, fondato da Chacho Medina stesso.  Direttore di Gara Mr. Carlos  Cordero (già Direttore alla Panamericana 2009), Coordinatore Generale Mrs. Katia Ramirez.    Per la Siguridad/Sicurezza: 127 Pattuglie di Polizia Federale, Vialidad e Locale, che con Commissari di percorso, Medici, Ambulanze e personale di servizio formavano un esercito di circa 400 uomini, impegnati per ogni giorno di gara.   Tre differenti Categorie: Modern, Classic, Brackett and Tour.     60 partecipanti da diverse nazioni di due  continenti.       Tre giorni: dal 19 al 21 marzo, per 1670 Km di percorso con 561 Km di speed stages/prove di velocità; dalle montagne rocciose degli Apaches, alle steppe di Ojinaga, presidio USA, sul Rio Bravo.   Tutti i giorni da Chihuahua (Hotel Soberano ) e ritorno allo stesso Hotel.   L’auto, riservataci dal Servizio Press, ci ha permesso di raggiungere ogni pertugio della gara: grazie Chacho!    Chihuahua: simpatica città, scelta per la posizione strategica del rally (vertice delle tre giornate dell’Evento)  e di grande importanza storica per il Messico.     Nel centro storico, di fronte alla chiesa spagnola, un gigantesco monumento di bronzo a Geronimo (storico Capo degli indiani Apaches) ricorda il buon rapporto con la popolazione dell’epoca.    A fianco un altro monumento importante per Benito Juarez, primo Presidente dello Stato di Chihuahua. Chihuahua ha forti legami con la rivoluzione messicana.   Pancho Villa operava nella campagna circostante e una volta s’impadronì della città facendo camuffare i suoi uomini da contadini che andavano al mercato.   La partenza del rally,nel “Zòcalo, piazza centrale” sotto il gigantesco monumento di Francisco Pancho Villa, è stata una grande scenografia Hollyvoodiana.     Chihuahua ha dato molto a Hollyvood.    Nel 1914 il famoso regista Raoul Walsh firmò un contratto di 25.000 dollari con Pancho Villa; per filmarlo  con i suoi guerriglieri, durante le imboscate e le incursioni vere.          Anthony Quinn: nacque qui nel 1915.   John Wayne girò qui, gran parte dei suoi film western.        Marlon Brando ricevette l’Oscar per il film “Viva Zapata”, girato in questa zona, e la sua statua troneggia nel Parco Palomar di Chihuahua.         E per l’altrettanto “famoso” cagnolino Chihuahua, c’è una bella statua, con gli occhioni neri, nel Museo Municipale.    Questo rally è considerato come prova per la Carrera Panamericana.  Belle e potenti, le auto  moderne e storiche, con migliaia di cavalli scalpitanti.    Piloti pronti a confrontarsi con impegno: perché si rincontreranno, a ottobre, nella grande Panamericana.        La lunga collana variopinta di macchine da gara, pronta a partire, è avvolta dalla musica altisonante  dei potenti motori, senza sordine musicali.   In controcanto: nella piazza, gremita di gente, c’erano anche i “mariachi” con violini, trombe e chitarre.    Suonano e cantano, sempre allegramente, le loro melodie “ranceras”.    Quando chiediamo: por qué, siempre mucha alegrìa?   Rispondono: “tambien de dolor se canta cuando llorar no se puede” (anche quando il dolore è troppo profondo per sgorgare con le lacrime, si esala un canto).      Li troveremo, con le compagnie di danza “Ballet folklòrico” in tutte la piazze delle grandi città, dove, per loro ogni avvenimento sociale è motivo di allegria e canto.                E, questo Chihuahua EXPRESS Rally è un grande evento per tutti.   Il rombo dei motori, pronti al via, si alza   nel cielo terso, propagandosi nelle vallate intorno, dove tra pochi minuti le sciabolate      dei   bolidi in corsa, fenderanno l’aria delle lunghissime strade messicane.

Prima Tappa, 19 marzo: Chihuahua - Madera-Chihuahua, Km 591.      Start: ore 9.00, al centro della città.    Subito dopo la partenza: una giovane studente, a bordo di una piccola Mazda, impatta la Ferrari Juan Carlos Hernandez, causandole una vistosa ammaccatura e un po’ di confusione nel traffico già caotico.       Al primo Km della prima prova di velocità, lunga 40 Km: il primo incidente mortale.    La Renault  Clio 2.0, per un errore, esce da una curva pericolosa ad alta velocità e finisce, fracassandosi, contro l’auto in sosta di uno spettatore.  Muore, sul colpo, il navigatore e il pilota, gravemente ferito, viene trasportato in elicottero all’ospedale.     Il pilota Jean Phillip Mercier, 39 anni, di Monterrey (Mx) e il navigatore Carlos Garcia, 42 anni,  di Chihuahua (Mx) erano al loro primo rally e la sera precedente avevano festeggiato, allegramente, il loro debutto.    Il rally non viene sospeso e si continua a correre nella direzione di El Paso (Texsas).    El Paso/Il Passo: un passaggio che il conquistador, Cabeza de Vaca, aveva utilizzato nella sua avventura verso il Nord del continente.     E, svoltando nella direzione di Madera, il “conquistador del titulo primero” del rally ce l’ha messa tutta la grinta (specialmente nelle prove, all’inverso, del ritorno) per arrivare a Chihuahua in testa.    Questo è stato l’equipaggio: Rodrigo Gonzàles – Rodolfo Gonzàles (Mx) su Maserati Trofeo (moderna), che manterrà il primo posto fino alla conclusione della gara.     Al passaggio in mezzo a città e villaggi: l’arcobaleno, dei tanti murales, fa ricordare le antiche pitture murali, più delicate, di Teotihuacan, la citta degli Dei.   Nelle vetrine brillano ori e argenti del Messico.   Lucenti ossidiane in verde dorato, blu e nero; tanto amate dagli Aztechi, che ne ricavavano: armi, vasi, splendide maschere e sculture.      Sulle montagne nella zona di Madera (dove c’è “El Salto, la cascata di 35m) tutti i concorrenti si danno battaglia nelle tortuose strade con saliscendi impegnativi e le mille curve elicoidali.     In un tornante, la Cobra 8 di Jeorge Seman è uscita di strada, con una giravolta, ed è rimasta in bilico sulla scarpata (rimorchiata e riparata, nella notte, ritornerà in gara l’indomani).      Le Studebaker  Champion  Pan Am Class (7000 cc e 600/700 Hp), dei belgi Marc Devis (N° 250) e Stephan Mayers (N°40, ex di Pierre de Thoisy; il sette volte vincitore della Panamericana) sono razzi: con l’inconfondibile rombo aggressivo e armonioso.     Ma, anche la potente Oldmobile (Pan Am) di Doug Mockett e Angelica Fuentes (campioni di Carrera Panamericana e vincitori del Chihuahua EXPRESS Rally 2007) si fa sentire: sempre più insidiosa.     Alla fine della prima tappa, molti volti raggianti per l’ottima competizione, nonostante il velo triste che serpeggia nel cuore di tutti per il brutto incidente, sul quale molti si interrogano perplessi: destino?.... L’amico Stefano Garibaldi, Tecnical Industrial Manager della Eurotranciatura International SpA di Milano, in visita allo stabilimento di Queretaro (MX): è volato da noi (con spirito sportivo) per incontrarci al Chihuahua Rally 2010.   Grazie Stefano!      Ricordiamo con piacere anche  Queretaro, la città con la sua architettura scenografica; dove abbiamo vissuto importanti fine tappa della prestigiosa “Carrera Panamericana” nel suo spettacolare e competitivo autodromo (con le straordinarie performances di Stig Blomqvist), disegnato dall’Arch. Manuel “Chacho” Medina.      Seconda tappa: Chihuahua – Divisadero – Chihuahua, Km 611.       Alla partenza: 1° R. Gonzàles/ R. Gonzàles  su Maserati Trofeo (moderna), penalità 01:07:41,5, 2° Marc Devis – Christofer A. Voegilin D. su Studebaker, penalità 01:09:05,8; 3° Stephan Mayers – Mauricio Pimentel su Studebaker, penalità 01:09:37,8.      Questa è stata la tappa più lunga e più difficile.       Ma il paesaggio, fin sulle montagne rocciose degli Apaches, è stato splendido e interessante; come le città e località storiche attraversate.       Il percorso su strade asfaltate, molto curate, è stato spettacolare e molto competitivo ma, ha messo a dura prova uomini e macchine.    Le prove speciali, sono state faticose e molto selettive.     Incontriamo subito la città di Cuauhtémoc, che prende il nome dal Fundadores Aztecas  del Messico Antico (anno 1519).      Nella zona ci sono anche le famose cascate Basaseachi; che con 311 m, sono un salto singolo più alto del Nord America.     Passiamo San Juanito, pittoresco villaggio a colori vivaci, come i vestiti delle sue donne indios, e arriviamo al CREEL.      Creel (dal nome del costruttore della prima ferrovia messicana) è una cittadina importante lungo la linea Chihuahua Express – Los Mochis.    C’è un po’ un’aria western e ci si aspetta di vedere, all’ingresso della città, l’avviso tradizionale: Creel, il becchino, la forca e il cimitero. “Desperados e altri coyote passate oltre” oggi si vive soprattutto di turismo: a 2340 m di altitudine, lo spettacolo è stupendo.       Da Creel, il treno raggiunge il punto più alto, Los Ojitos e il Lazo: dove i binari compiono un giro di 360° .     Verso Divisadero, la strada del Rally, segue quasi l’itinerario del treno: tra gole da urlo, ricoperte di fitta vegetazione subtropicale.      Bellissimi e molto colorati i mercatini indios: dove le donne, nei loro costumi tradizionali, intrecciano  magnifici cesti, ricamano e infilano collane  multicolori.     Il treno EXPRESS Chihuahua al Pacifico, spettacolare ed entusiasmante  (in particolare la discesa attraverso le gole del Barranca del Cobre) fino alla costa, viene osannato come uno dei migliori percorsi, in treno, al mondo.      La maggior parte del rally ha le stesse caratteristiche ed emozioni; in più le molte difficoltà per primeggiare, in un agonismo unico (!!!).      Nella località di Divisadero c’è il Barranca del Cobre, uno dei canyon più spettacolari di tutto il continente americano: è di 500 m più profondo del Gran Canyon del Colorado e quattro volte più esteso; ed è uno dei molti della regione Tarahumara (un altro molto spettacolare, con sul fondo il fiume color smeraldo, è il Peguis e si trova sul tragitto del rally verso Ojinaga).      Noi, lo guardiamo con gli occhi di sghimbescio, perché la strada che percorriamo corre sui bordi del canyon.   I concorrenti, più competitivi, corrono come pazzi e le frenate, sulle gole profonde, fischiano facendo fumare le gomme: sbirceranno anche loro il Barranca?!     Intanto la,splendida, Porsche 911 RSR di Enrique Nava (in quinta posizione) è andata a sbattere contro la roccia (!!!).

Siamo nella terra dei Tarahumara, dove corre anche il treno Chihuahua EXPRESS per 630 Km.

Dal treno prende il nome il nostro rally perché anche l’itinerario più spettacolare e competitivo è in questa area.     Quest’anno a maggio, su queste montagne si disputerà una competizione,mondiale, di atletica denominata: Chihuahua, sede de la Copa del Mundo de marcha 2010.   Avvenimento sportivo, orgoglio del Messico, che vedrà entrare nella Sierra Tarahumara le seguenti squadre: Italia, Giappone, Spagna, Russia e Slovacchia.

Intanto le macchine, della gara, si arrampicano sulle salite che si avvitano nel cielo, per tuffarsi poi nelle discese a precipizio.     E proprio qui i competitors più “temerari” fanno precipitare le classifiche a quelli meno “arditi”.      Questa è stata la giornata più stressante e, purtroppo, si è conclusa tragicamente.       Il secondo incidente, mortale, è avvenuto alla fine della seconda tappa; nel trasferimento finale sull’autostrada per Chihuahua  (velocità max 105 Km/h).   Gli ultimi chilometri, sono rettilinei lunghissimi . Gli avvallamenti, con sensibili dislivelli, possono far “decollare” le auto in transito, ad alta velocità.      Così è accaduto per la Porsche 911 Carrera GT2 di Gerardo Arevalo con Luis de la Brena e per la Corvette di Herberto Garcia con Hernàn Solana (fratello di Moisés Solana, pilota F1), tutte due iscritte nella Categoria TOUR.       Le due auto, correndo a velocità folle, si sono tamponate e sono volate in una carambola che ha ridotto le vetture in due grossi gomitoli di metallo.   Gli occupanti della Corvette sono morti e quelli della Porsche feriti gravi.      Anche per questo terribile incidente, si può parlare di fatalità?! ….     Il Regolamento, per la sezione TOUR, prevede la velocità massima di 75 Km/h per l’intero percorso dell’Evento, con  partenze intervallate da tempi imposti, per la sicurezza.        Il Rally si è fermato qui  e il tragico bilancio è il seguente: un pilota e due navigatori morti; due piloti e un navigatore feriti gravi.     Gli Organizzatori hanno cancellato immediatamente l’attività dell’Evento, compresa la cerimonia della premiazione, nel rispetto della dolorosa circostanza.

Correndo all’aeroporto, per il nostro lungo viaggio di ritorno a casa; ci torna in mente il nostro incontro con i “mariachi” e le loro parole:”anche quando il dolore è troppo profondo per sgorgare con le lacrime, si esala un canto”.      

Il nostro canto triste, è una preghiera per le anime che sono volate in cielo; nel ricordo e nel dolore che ci unisce tutti nella solidarietà sportiva.

Franco Lombardi

Per informazioni e partecipazioni:

www.chihuahuaexpress.com

Franco Lombardi

francolombardi5@hotmail.it

Claudia Malgrati

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