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The Rally of the Tests 2010 |
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Rivivendo lo spirito e lo stile del RAC Rally 1950, attraverso le affascinanti e storiche Contee, dall’Irlanda alla Gran Bretagna, dal 14 al 20 Novembre 2010.
“Spirit and style of the era”
Dieci anni fa nell’Oxfordshire è nata l’idea di ricreare l’epoca d’oro del rallysmo Britannico negli anni ’50, con lo stile del RAC Rally of Great Britain.
Organizzato dal Classic Rally Association, con il suo infaticabile Presidente Jeremy Dickson, e a calendario FIA Regularity Rally Championship. Il ”brains” del 10° Rally of the Tests è stato Fred Bent (esperto Direttore di Gara) con Anthony Preston (mitico ideatore di Marathon). Il Rally si è srotolato sulle pittoresche strade dell’Irlanda e della Gran Bretania; attraverso le Contee più storiche e affascinanti. 15 Novembre, start a Dublino, proseguendo per: Tullow, Cashel, Gorey e ritorno a Dublin il 17 Novembre. Imbarco per la Great Britain: Anglesey, Bala, Stoke, Scheffied, York, Scarborough, Richmond e Blackpool: finish il 20 Novembre. 70 auto costruite entro il 1962 (prioritarie) con estensione fino al 1981 (Categoria separata). Tutte preparate per questo tipo di competizione, ma con lo spirito e lo stile dell’epoca. Sono ammessi diversi misuratori di distanze e il codice dell’abbigliamento, permette:la cravatta ! Questo Rally si svolge sempre in località interessanti sotto il profilo paesaggistico e sportivo. Il concetto più importante dell’Evento sono gli innumerevoli e difficili tests. Ma anche tante severe prove di regolarità. Questi tests si svolgono su circuiti e grandi spazi, anche rustici, dove sono tracciati con giravolte e ostacoli. Nelle mitiche Marathons, dell’Organizzazione, ci sono sempre alcune prove speciali di questo tipo. Abbiamo partecipato a diverse marathons e non essendo molto esperti di tests, questo è stato sempre il nostro punto debole. Ogni volta ci sembrava di affrontare un percorso, disegnato da un curvilinee impazzito, disseminato con tutte le lettere dell’alfabeto e dover correre, come pazzi, seguendo l’esatta sequenza alfabetica. Quando il machiavellico Anthony Preston disegna i circuiti, libera tutta la sua passione per i geroglifici. Se poi si affianca il rabdomantico Keith Baud: non sono sufficienti chilometri di filo di Arianna.
Evento internazionale, con equipaggi provenienti da: Belgio, Inghilterra, Olanda, Irlanda, Norvegia e Scozia (che si sono disputati la Nations Cup).
Primo giorno, Dublin to Gorey. Subito molti problemi: rotture di ammortizzatori; radiatore Volvo 142; overdrive alla Volvo di Olaf Pothoven; rottura di cambi; e questo la dice lunga sugli “smanettamenti“ nei difficili e veloci tests. Intanto la tappa l’ha vinta Dermot Carnegie/Iain Tullie (navigator : vincitore del Winter Trial 2010). 2° giorno, Gorey – Tullow. Un’altra giornata impegnativa con 8 tests (!) e 6 regularities (sarà la consuetudine del rally). Questa tappa (come tutte le altre) dimostra quanto è difficile e massacrante, per la meccanica delle auto, questo rally che ha meritato un posto nel calendario FIA European Championship. Quindi,ancora rotture: al cambio; alberi di trasmissione; alternatori; frizioni ed altre minori. |
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I provetti piloti sono veterani ed ex campioni e vogliono continuare a primeggiare. Come il mitico campione Willy Cave; che ha celebrato la sua partecipazione a tutte le 10 edizioni (e corre da sempre). Bravo Willy! (amico e compagno di tante marathons). 3° giorno: Tullow to Dublin. Il maltempo notturno ha inasprito anche la giornata, con un’altra tappa pesante. Molte riparazioni durante la notte e molte rotture durante il giorno: impegnativi i circuiti di Mondello Motor Racing e Palmerstown Estate. Paul Wignall (vincitore del 9° Rally of the Tests) con la sua inseparabile A. R. Giulietta continua la gara con ottime performance, mentre la moglie Jayne Wignall (storico e ottimo pilota, che ha primeggiato in molte marathons), su A.R. Giulia Sprint, è partita molto determinata e concluderà nei top ten con un ottimo 0:36:10 (Well done Jayne!). E Carnegie/Tullie sempre primi! 4° giorno, Dublin to Stoke on Trent. Dal porto di Dublino, traversata per UK e appena sbarcati: il rocambolesco test sul circuito di Anglesey ! Poi, non stop tests: nel North Wales, Shropshire, attraverso lo splendido Snowdonia National Park e i laghi Bala e Vyrnwy, fino a Stoke: dove vince la tappa Carneige/tullie. (incredibile!) 5° tappa, Stoke – Scarborough; passando per Sheffield e York, con prove di regolarità e tre tests molto difficili dove la Volvo 142 di Pat Neville ha rotto il cambio. Molte altre rotture e molto lavoro per Betty, Peter, Andy e Rob della magnifica assistenza Banham , avvolta in uno sciame di: broken, broken, broken… (…8 equipaggi ritirati !) Ultimo giorno, ultima tappa: Scarborough – Blackpool. Indescrivibile la tappa finale: ma intuibile dal “crescendo” delle precedenti. Indescrivibile anche l’ennesima vittoria di Dermot Carnegie/Iain Tullie; indiscutibilmente molto bravi. Tallonati da Paul Wignall/Nigel Raaburn, altrettanto eccezionali. Il grande finale del 10th Anniversary Rally of the Testes in St.John’s Square a Blackpool il 20 novembre.
Applauditissimi: 1° Dermot Carnegie/Iain Tullie su Alfa Romeo Giulietta Sprint (N°5), penalità 0:16:54 ; 2° Paul Wignall/Nigel Raeburn su Alfa Romeo Giulietta Sprint (N°1), pen. 0:22:04; 3°Howard Warren/Guy Woodcock su Porsche 911 (N°4), pen. 0:23:20.Grande festa e grande pranzo: con cibo italiano! Gustosi piatti e tanti, tanti spaghetti: excellent!
Franco Lombardi
Per info: francolombardi5@hotmail.it
Creative.point@fastwebnet.it
Foto Tony Large |
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15 000 Km, avventurosi e fantastici, dalla pampas argentina e le steppe della Patagonia, attraverso il vasto deserto nel Norte Grande del Cile, il favoloso Perù degli Inca e la Bolivia fino alla spettacolare spiaggia brasiliana di Copacabana. Rally wow isso, ràpido e espectacular!
Bart Rietbergen, con grande esperienza di competitor e ideatore straordinario di rallies, per auto storiche, è stato l’Organizzatore Magnifico di questa difficile, complicata, emozionante e fantastica grande corsa del Sudamerica. Con la collaborazione del Team: Mark Appleton, Jan Peter Nijmeijers, Colin Francis, Nicky Porter, Jan Meester, Automobile Club, Waiver & Partner e Global Pieter Smit /Rally Dakar South America Operators (molte prove sullo stesso percorso). 15000 Km, dal 21 ottobre al 21 novembre 2010. Questo è il suo 10° anniversario: dal Trial Arctic Circle (15.000 Km in 20 giorni, dove c’eravamo anche noi, con l’attuale equipaggio partecipante: Nigel e Christine Gray), al Trial de Nile, Carrera Mediterranea, KIWI Trial (New Zeland), Himalaya Trial e Winter Trial, tutti con il patrocinio FIA Historic Regularity Rallies. Partenza da Buenos Aires, capitale dell’Argentina e patria del leggendario Juan Manuel Fangio. Finish, nella famosa spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro in Brasile, dove è nata la leggenda di Ayrton Senna. 50 macchine (preparate da marathon/safari) e concorrenti da: Austria, Inghilterra, Finlandia,Germania, Irlanda, Liechtenstein, Luxembourg, Olanda, Scozia, Svizzera, USA, Italia (Franco Lombardi/Claudia Malgrati- Volvo PV544 del 1964-N°9). Tre categorie: Vintage, Trial, 4x4. Start dal monumento di Juan Manuel Fangio,un palcoscenico vivente. Una gran festa,compresi i ballerini di tango e milonga sulle strade. Buenos Aires, grande e bella città, è considerata la Parigi del Sud America. 21 ottobre: Buenos Aires-Balcarce, km 450. Balcarce: città natale di Fangio (Museo del Automovilismo Juan Manuel Fangio). Prima tappa, prime difficoltà:la navigazione, per tutto il rally, con mappe e GPS (i numeri delle strade sulle mappe non sempre corrispondevano a quelli dei cartelli stradali). Seconda tappa, Balcarce – Bahia Blanca,Km 412. Giornata scorrevole, tranne: la Porsche che ha messo gasolio e una Volvo che ha preso fuoco. Tutto risolto con l’ottima assistenza. 23 ottobre, Bahia Blanca – Puerto Madryn (Patagonia): nelle pampas deserte, Km 700. Le macchine incominciano a rompersi: la Jaguar MK2 di Wort, differenziale;la Volvo di Ringsma, radiatore. 1°Vermeulen (N°4) a pochi secondi da Grey (N°23). 24/10 Puerto Madryn, Rest Day/giorno di sosta. Tutti a vedere le balene e i pinguini sulla spiaggia; mentre i meccanici riparavano le auto. 25/10 Trelew – Esquel: scenari a mozzafiato dalle pampas alle gole in rosso,giallo,nero e azzurro; lungo i 700 km. Spettacolare il test nell’Autodromo. Esquel, sembra una città del Far West americano,dove il cavallo è il mezzo di trasporto più consueto:si vedono cavalieri gaucho dandy,vestiti con il cappello a larghe tese, foulard al collo e pantaloni “bombachas”. 26 ottobre, Esquel – Bariloche, km 400. Ottima performance di Nigel e Christine Gray (Mercedes 280) 2° a un secondo dal 1° Roland van Pelt/Peter van Egmond (Datsun). 27 ottobre, Bariloche, Rest day: nell’Hotel Ljao Ljao; il più prestigioso dell’Argentina. Frequentato spesso dalla Royal family olandese. 28/10 Bariloche – Zapala 458 Km, su sterrati polverosi e sconnessi. 29/10 Zapala - San Rafael, km 754 in località sorprendenti. Sorprendenti anche le rotture: la Volvo 144 (N°31) ammortizzatori,la Volvo 123 GT (N°32) asse posteriore. Difficile il percorso del circuito: “13 of the 33 cars a correct test”. 30 /10 San Rafael – Mendoza: la bella American La France 9000cc.(1909) ha rotto il motore (finish!). Il simpatico Leo van de Wouw noleggia un’auto: che fonderà il vetusto motore. Ne prende un’altra: perde soldi e Credit Cards. Un concorrente gli presta denaro per continuare, felicemente, da turista. Excellent! Wermeulen su Jaguar MKII (N°4) Trial: sempre 1° da 8 giorni. 31/10, da Mendoza a Villa Union 693 Km: nei paesaggi “lunari” di Ischigualasto e nel Moon Valley Park. Terra selvaggia di laghi scintillanti,vette vertiginose, ghiacciai immensi,pianure brulle e coste frastagliate. Tutte le prove su sterrati impossibili, sul tratto del Rally Londra-Mexico/Coppa del Mondo 1970. A fine tappa test sul Circuito San Juan. 1° classificato Lindner/Lindner su Mercedes 200 (N°2). 1 Novembre: Villa Union – Cafayate km 685. Fantastico l’imponente monolito El Obelisco: dalla gola di roccia rossa e le pareti che sono un’esplosione di cremisi, scarlatto, ruggine e vermiglio. Le ripide Ande: con punte oltre i 4000 m, saliscendi infiniti e le montagne come immensi castelli di sabbia. 1° Lindner. 2 Nov. 13° tappa: Cafayate – Salta, km 424. Dall’altopiano andino, dove le rupi sono di mille colori, abbiamo seguito per 900 Km, la Ruta 40, che corre su 5000 Km (quasi tutta di sterrato,a lunghi tratti infernale), dall’Argentina alla Bolivia. Scenografica la zona tra le montagne rosse e i cactus giganti dei “western” di John Wayne. La strada, sterratissima, serpeggiava in discesa lungo il versante di un canyon, passando da una sporgenza all’altra con pendii talmente a picco da dare le vertigini e panorami stupefacenti che si dipanavano per un centinaio di chilometri tra guglie, bastioni, canyon secondari e rupi punteggiate di caverne, in varie sfumature di rosa, marrone, arancione, giallo, beige e bianco. Correvamo come pazzi, e, senza freni è stato un incubo. Ad ogni curva, sul baratro senza protezioni, la Volvo s’impuntava come un mulo. Ma una nuvola di polvere, sul retrovisore, annunciava l’arrivo di altri concorrenti, veloci come bisonti. E allora, via! A capofitto in questa sempre più sorprendente e pazza Carrera Copacabana. Ogni giorno problemi meccanici per tutti:sempre i freni i più vulnerabili e sulle carrozzerie vistose ammaccature. Difficili anche i rifornimenti di benzina. L’assistenza lavorava ininterrottamente: anche lungo il percorso. Bravo Altena & Co: our Angels! Il 1° è ancora Lindner. 3 Nov. Salta – San Pedro de Atacama (Cile),Km 600. Salar de Tara (Saline), confine del Cile sul Passo di 4839m. Dopo 20 Km, un altro Passo a 4825m dove c’erano i fenicotteri rosa. Poi,in un intricato e ripido sterrato un “Passage Control” era sull’orlo di un impressionante cratere meteoritico (foto e briciole di stella per ricordo). Un impressionante incidente alla Mustang 4736 cc. (1966) N°22 Kies/Alkemade, che ha perduto il controllo ed è rotolata, per 50m, in una scarpata: abbondanti ammaccature ma, piloti illesi. San Pedro, capitale archeologica del Cile, a 2400 m, fra deserto e altopiano, collega i due rami della Cordillera.
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Siamo nel desertico Norte Grande del Cile: le rocce sono “monumenti ammonitori” ricoperti di pittogrammi e petroglifi ”le pietre sono parole”. Nell’ottocento qui si estraeva il nitrato, esportato in tutta Europa per farne fertilizzanti. Vennero costruite grandi città per ospitare la comunità operante: oggi “città fantasma”. La più grande e più bella, fu Marìa Elena,riproduzione esatta delle polverose cittadine tropicali, modello vittoriano, con ville dai vasti saloni e servitù di colore: come nel film “La mia Africa”. Le salite, impossibili da descrivere oltre i 3000 m (dove la benzina non si trova per 500 Km) e i 600 Km della tappa (di cui: 300 Km tra i 3000 e 4000 m, con punte di 4500 e 5000m di altitudine) sono stradacce di sterrato. La nostra Volvo ha perduto gli ammortizzatori posteriori, dopo 50 Km di altro sterrataccio ci siamo fermati a San Antonio de los Cobre (villaggio artificiale per ripetitori satellitari) a 4000 m. (attesa dell’assistenza e riparazione:2 ore). Questo è stato il prezzo da pagare per la straordinaria avventura. Ruud Muller ha perso il tappo dell’olio e il motore è rimasto a secco…. Il nostro motore era vivacissimo e la Volvo correva e a scalciava veloce. Superate, a fatica, le dune di sabbia e pietrisco, col parabrezza incrostato di polvere e la visuale impedita da un tramonto di un rosso accecante, incominciammo a scendere giù, sempre più giù, con la sensazione che la nostra auto stesse cadendo a pezzi. Siamo arrivati a San Pedro che era notte. Gray 1°. 4 Nov. San Pedro de Atacama: Rest day. A 2440 m, San Pedro è una città/teatro: adagiata sulla sabbia rosa (come a Dakar) con le sue casette e palazzetti in “Adobe” dello stesso colore del terreno, alberi verdi incipriati di rosa e un caleidoscopio di colori vivaci nell’abbigliamento della gente gioiosa. Meno felice la vicenda del tedesco Pit Lindner che ha perduto il passaporto. Fortunatamente: con il giorno di sosta e con l’aiuto del console olandese è volato a Santiago e all’Ambasciata tedesca ha avuto il duplicato. 16° Tappa,5 Nov. Da San Pedro de Atacama ad Arica (Cile), Km 780. La superaccessoriata Jeep Wrangler di Arnold van Dobben è rientrata in gara dopo 3 giorni di stop per riparazioni (!!!). Un paesaggio stupendo: illuminato dai raggi del sole, che filtravano da dietro le Ande, contro le rocce e gli strapiombi sul Pacifico, saturi di sfumature color ocra rossastro di questa terra bruciata dal sole. Mentre la Volvo di Aaldering ha perduto l’olio ed ha rischiato di bruciare il motore. Lunghi tratti nel nulla, poi, all’improvviso una “cuesta”: una serie di colline, con varietà di bruni, grigi e terracotta da capogiro, con le tonalità che sfumavano fino a raggiungere il bianco. Dune di sabbia color carota e lingue di sabbia giallastra fino a valle. Un’ubriacatura di ombre, di luci e di colori. A fine tappa, Arica ci ha accolti nella sua bella baia sull’Oceano Pacifico, con il sole ancora brillante. Brillante anche la compagnia dei partecipanti, in un’ottima atmosfera sportiva e culturale. Abbiamo trovato nuovi amici interessanti come il simpatico Roland Versluis: importatore europeo di GANT (sponsor ufficiale), Mick de Haas (ING Group sponsor F1) e Werner Esch (Pekin/Paris, con Franco Ciriminna). 1° Arnold, Volvo 144 (N°31). 6 Novembre: Arica – Arequipa (Perù). Lasciamo Arica e dopo 20 km, alla dogana del Perù, per un’ indescrivibile burocrazia fiscale, abbiamo atteso 6 ore (!!!). Continueremo indolenziti (siamo partiti prima dell’alba) e solo a tarda sera ci è apparsa Arequipa: la città bianca, incastonata in una delle aree più selvagge del Perù e con un traffico altrettanto “selvaggio”. Terra di vulcani, sorgenti termali, deserti ad alta quota, laghi salati (Titicaca e Cuzco). Nelle vallate brucano greggi di lama (quando attraversano la strada si fermano: sputandoci sul parabrezza). Freni out a uno start di P.S.(fortunatamente): attesa assistenza e riparazione sommaria. Freneremo sempre a motore (con ruggiti mostruosi) nelle discese da brivido su canyon senza protezioni. 1° Volvo N°31. 18° giorno: Arequipa –Chivay. Chivay, sul Canyon del Colca, che si estende per 100 Km fra i vulcani Coropuna 6613m e Ampato 6310m, ed è il più profondo del mondo. Le alte quote erano “diventate” il nostro habitat, però: dormire a 3400/3800m di altitudine, per cinque notti consecutive, non è facile. 8 Novembre, Chivay – Cuzco 510 Km. Su saliscendi da brivido, con altitudini da 3000m a 4910m. Sulle alte quote le strade attraversano centinaia di guadi su avvallamenti pericolosi, dove gli scoli dei ghiacciai corrono come fiumi impetuosi, squarciando il pavimento stradale. Nelle centinaia di Km “per carri armati” (con speciali impossibili) si sfascia tutto. Le pietre tranciano i cavi: Odometer e Halda out, abbiamo navigato annaspando sulle mappe. In una lunga prova su asfalto (con i Km sui cippi stradali e il cronometro) abbiamo fatto strait-on. 1° Ensink Mercedes N° 21. 9 Novembre, Cuzco: Visit Machu Picchu. Visita alla “Città delle nuvole”. A 2743 m, dalla valle del fiume Urubamba allo sperone roccioso, sul quale appare sospesa. L’ Intihuatana, la “pietra che intrappola il Sole” è la straordinaria opera del monolite scolpito a complessi motivi geometrici: curve e angoli, nicchie rientranti e speroni sporgenti, sormontati da un dente verticale. Serviva a calcolare equinozi e solstizi. Venivano venerati il Sole, la Luna, le Stelle, il Tuono e l’Arcobaleno. Negli osservatori i sacerdoti studiavano i movimenti delle stelle. La bandiera dell’impero Inca era nei 7 colori dell’arcobaleno e ancora oggi è il gonfalone della città di Cuzco. 10 Novembre, Cuzco, Rest Day. Cuzco, antico Impero degli Inca, città con splendidi edifici coloniali e religiosi. A Nazca, sull’ altopiano desertico ci sono le famose 10.000 linee, tracciate tra il 500 a.C. e 500 d.C. e il loro significato non ancora concluso: dalla fantastica teoria delle piste di atterraggio degli UFO al gigantesco calendario degli studiosi sacerdoti “Narca” o segni di sconosciuti Dei. Sulle alture, fino a 4300m, poco ossigeno, la Mercedes di Mick de Haas è trainata da Meeus. Mick si ferma e dopo 3 minuti, un autobus lo tampona fracassandogli il posteriore. 22° tappa, Cuzco – Puno 500 Km. Puno alt. 3830m, nelle claustrofobiche strade, mercatini con donne dai tipici abiti colorati e cappelli a bombetta: ai bordi dell’immenso lago navigabile Titicaca. Poco “navigabile” Jean Paul Haagen: ha sbagliato direzione, per 50 Km, sulle Ande (!). Puno – La Paz (Bolivia) 380 Km. La Paz (3660m), la capitale più alta del mondo, sopra un immenso canyon. Si arriva attraverso la desolata spianata di El Alto e subito toglie il respiro con i suoi edifici che scendono verso il fondo del canyon aggrappandosi ai suoi fianchi in modo spettacolare. Sullo sfondo: il monte Illimani (6402m). 1° Goodwin MGB N°28. 13/11: La Paz – Uyuni (3656m), 700 Km. Attraverso paesaggi tra i più straordinari del Sudamerica: Salor de Uyuni e Sud Lìpez sono luoghi apocalittici. Nella Cordigliera Apolomba, a 4000m, i paesaggi si alternano con scenari suggestivi e spaventosi. Le montagne si ergono dal deserto come dita ossute e separate, le creste simili a nocche finiscono in rupi alte, picchi e merlature. Nelle giungle ci sono svariati animali: dal giaguaro al serpente boa constrictor, condor e bellissimi uccelli esotici. Uyuni, adagiata nell’angolo sud-occidentale della Bolivia (harto frìo/molto freddo) un’isola nel deserto dove il vento penetra anche nell’anima. Ci scaldava la Chicha (bevanda alcolica a base di mais). 14 novembre, Uyuni (Bolivia) – Jujuy (Argentina) Km. 650. La Mustang N°22 si è fermata e i ritirati diventano 7. Ci domandiamo: sono sprovveduti?! No! Sono molto esperti di long distances. Proprio per questo: adventure and competition! E rischiano: in situazioni estreme! Noi, non siamo bravi, ma abbiamo corso per tanti anni con loro e, ci piace partecipare , e , soprattutto arrivare alla fine. Infatti:quasi ultimi, ma arrivati! (e, senza un graffio!) 15 novembre, 860 Km da Jujuy a Resistencia. Più vicini al Brasile: ma ancora problemi per i concorrenti. La solidarietà fra i corridori è aumentata, tutti si aiutano, come possono: of course! 16 novembre, Resistencia – Foz de Iguazu (Brasile) Km 650:1° Goodwin/Skellem N°28, 2° N° 31. 17 novembre, Foz de Iguazu, Rest Day. Le cascate dell’Iguaçu: un poderoso salto a forma di ferro di cavallo sul confine tra Argentina e Brasile (con altri 275 balzi d’acqua che precipitano da un fronte largo 3 Km) molto più vasto del Niagara. 18 novembre, Foz de Iguazu – Londrina: sul circuito Ayrton Senna, tutti con freni out (!). 19 novembre, Londrina- Campinas 530 Km: 1°,da 6 giorni, il N°28. 20 novembre, Campinas - Pouso Alto. I top crews: Goodwin, Gray, Lindner, Shaun e Brunet. 30° tappa: 21 novembre, Pouso Alto – Rio de Janeiro/Cidade Marvilhosa. La città di Rio è abbracciata dalle braccia aperte del Cristo, considerate la manifestazione di calore dei brasiliani. La statua del Cristo Redentore, si innalza maestosa oltre il Pan di zucchero e sulla baia Guanabara, incorniciata da montagne ricoperte di giungla. I panorami di Rio sono mozzafiato, al punto che anche i grattacieli all’orizzonte ne aumentano il fascino. Grande la spettacolarità e il fascino di Copacabana: una delle spiagge più famose nel mondo. Lungo i suoi 5 Km, diventa cuore festoso, quando milioni di carioca e turisti la invadono nella frenetica sensualità del Carnevale. L’arrivo trionfale, del nostro lunghissimo ed avventuroso raid, è stato accolto da una folla immensa con la stessa festosa allegria. Rally wow isso, ràpido e espectacular!/rally fantastico, veloce e spettacolare! Con musica e samba, sono saliti sul podio, sotto un carnevale di bandiere multicolori: 1° assoluto Shaun Arnold/Bennie Roetgerink , Volvo 144 (N° 31) Categoria Trial ; 2° Pim Brunet de Rochebrune/ Margit Seferiadis, Mercedes 280 SLC (N°38) Cat. Trial; 3° Nigel Gray/Christine Gray, Mercedes 280 SL (N° 23) Cat. Trial. Vintage: 1° Martti Kiikka/Pirkko Kiikka, Jaguar MK VII; 4x4: 1° Do Meeus/ Els Meeus-Meulemans, Toyota Landcruiser 105. La grande festa ha coinvolto i tanti spettatori amanti dello sport, della musica e dell’allegria. Lasciamo l’allegra e spettacolare Copacabana con nostalgia, e ,mentre il nostro aereo sorvola il grande Cristo dalle braccia spalancate, anche noi idealmente, le apriamo in un simbolico abbraccio di saluto e ringraziamento per la calorosa ospitalità. Copacabana, Rio: muito obrigado!
Franco Lombardi
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La Carrera Panamericana, 2010 |
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Velocissima e indiavolata corsa di 3600 km, attraverso le più belle città storiche del Messico, dal 22 al 28 ottobre.
Muy ràpida y fantastica ! Eduardo Leòn Camargo, Patron eccellente, con Victor Segura Direttore dell’Evento, Carlos Cordero Direttore di Gara, Monica Grossman P.R. Manager , Francisco Cipriàn Dir. Press e tutto il suo Staff ha organizzato, sempre più in crescendo, la XXIII° edizione della mitica “Carrera Panamericana”, con il Patrocinio della Nissan Mexicana. Fantastica e indiavolata corsa di 3600 Km, attraverso le città di: Tuxla Gutièrrez, Oaxaca, Puebla, Queretaro, Morelia, Guadalajara, Aguascalientes e Zacatecas. Questa grande corsa (originata negli anni 50 con i campioni internazionali, anche italiani, dell’epoca) non finisce mai di stupire, perché sempre fantastica e indiavolata: soprattutto per le folli velocità che si raggiungono nelle prove speciali. Nella Categoria Mayor Superior Pan Am ci sono le auto vincenti dell’epoca: Studebaker, Oldsmobile, Buick e Ford, per citare le migliori. Queste grandi vetture, preparatissime, hanno cilindrate di 6/7000 cc, e sviluppano potenze fino a 700 CV (come la Studebaker di Stig Blomqvist, campione del mondo anni ’80). Il percorso, spettacolare, si srotola su 3600 Km, di cui 600 di prove speciali, rigorosamente chiuse al traffico (con un’ esercito di: Polizia Federale, Polizia Locale, Militari e Commissari di percorso; a garanzia della Sicurezza). I più bravi, con le top cars, superano anche i 300 km/h. Nel 2003, il francese Pierre de Thoisy, 7 volte vincitore della Carrera Panamericana, venne fermato dalla Polizia mentre la sua Studebaker era lanciata a 316 Km/h, seguita dalla Ford del ’56 di Dominguez/Villela (309 Km/h). N° 120 iscritti, con nomi importanti come Pierre de Thoisy , Bill Beilharz campione 2008, Harri Rovanpera e Jo Ramirez. Eduardo Leòn Camargo ha deciso, da bravo pilota, di utilizzare l’Autòdromo de Chapas di Tuxla Gutièrrez, per la sezione di qualificazione (21 ottobre) che ha stabilito l’ordine di partenza della Panamericana 2010. Preludio altisonante, per i tanti appassionati che hanno gremito il bel circuito, godendosi lo spettacolo con le ardite performance dei corridori. 22 ottobre, Tuxla Gutièrrez, Chiapas, partenza del grande Evento: in testa Bill Beilharz. Moltissime persone, del Chapas, focose per temperamento e molto affezionate alla Panamericana, che spesso ha avuto inizio in questa città, hanno letteralmente sommerso le strade e riempito i balconi dei palazzi del centro. Partendo dal “Zòcalo de Chapas”, di fronte alla bella cattedrale di San Marco, questa tappa condurrà i bolidi a Oaxaca. |
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Questa prima tappa è una delle più difficili, dove storicamente, molti piloti si videro obbligati ad abbandonare per ragioni diverse. Da Tuxla Gutièrrez, capitale dello stato del Chapas (con il suo Grande Canyon Sumidero; la foresta tropicale con serpenti boa, puma, coccodrilli e i suoi pittoreschi indios) per arrivare dopo 548 Km a Oaxaca. L’arrivo nella bella Oaxaca, nello splendido Zòcalo, il bagno di folla è stato indescrivibile, come ogni anno. Ha vinto la tappa: il messicano Jorge Pedrero. 2° tappa, Oaxaca – Puebla. Giornata molto impegnativa soprattutto nelle prove speciali, corse ad alte velocità e con feroci combattimenti. 1° assoluto Harry Rovampera (ex campione mondiale rally moderno) navigato dal compatriota Journi Narhi, su Studebaker (N° 140). Jorge Pedrero, 4°. Terza tappa: Puebla-Querétaro. Il percorso sempre più difficile e veloce (specialmente quello delle” Mil Cumbres/ Mille Curve”).L’arrivo nella bella città di Querétaro, che è un sofisticato palcoscenico pronto per una “comedia de capa y yespada”: 1° Harri Rovampera/Journi Narhi.25 ottobre, Querétaro – Morelia: il vincitore è ancora Harri Rovampera!
(Il campione, ha trascorso una settimana per provare la sua Studebaker, su 3200 Km “messicani”: insidiosi, difficili, imprevedibili). 26 ottobre, 5° tappa: Morelia – Guadalajara 500 Km. Incredibile: 1° l’equipaggio finlandese Harry Rovampera/Jouni Narhi. I nostri amici, Doug Mockett e Angelica Fuentes su Oldsmobile: secondi assoluti. Bill Beilharz (Studebaker N° 108), nella prova speciale “Cucurucho – Tzintzuntzàn”, ha perso il controllo dell’auto con un volo di 50 m, senza gravi conseguenze: fortunatamente! E, purtroppo, altri incidenti: come sempre. 27 Ottobre, Guadalajara – Aguascalientes (Patria della Tequila!), 400 Km. Ha vinto il messicano Michel Jourdain, navigato da Miguel Angel Diez, su Studebaker (N°131). 28 ottobre, ultima tappa con l’ultima prova speciale: La Bufa, difficilissima e proverbiale. Dove si è imposto ancora Rovampera, che vince anche la tappa. Meta Final/ Gran Final a Zacatecas: vince la XXIII° Carrera Panamericana Harri Rovanpera con Jouni Narhi su Studebaker (N° 148) Turismo Mayor, penalità 4:10:25.7. Seguito da Michel Jourdain/Miguel Angel Diez su Studebaker (N° 131) Turismo Mayor, pen. 4:10:38.6; terzo Jorge Pedrero/Marco Antonio Hernàndez su Studebaker (N°10) Turismo Produzione, pen. 4:23:40.5. Gran Finale: “Una fiesta sin par”, con le musiche tipiche e balli con i costumi variopinti del Messico, è stata davvero una festa senza pari. Il Grande Rally è finito. E’ stato lungo e faticoso, ma bello e fantastico come un sogno.
Franco Lombardi
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GRANDE RALLYE DES ILES, CORSICA – SARDEGNA 2010, 10° ANNIVERSARIO
1800 Km attraverso le città storiche di Bastia, Ajaccio, Alghero, il Parco Nazionale del Gennargentu e l’affascinante Costa Smeralda dal 3 al 9 ottobre.
Très compétitif et amusant!
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Gli Organizzatori, Mr. Pierre Barré e Mr. Robert Rorife (Belgio), hanno voluto festeggiare il 10° Anniversario dei “Rallye des Iles”sulle isole dei loro primi rallies: Corse - Sardegne 2000, 2001 e 2002. FIVA Event: con 80 auto storiche, costruite entro il 1975. Nell’incrocio marittimo tra l’Europa e l’Africa, e tra l’Italia e la penisola Iberica, le due grandi isole hanno mantenuto una natura selvaggia e magnifici paesaggi. Sentieri di montagna e strade sinuose, sul bordo del mare, deserte a fine estate, sono stati il piacere della guida sotto il segno del sole e della convivialità. Questo è stato il momento migliore per il divertente e competitivo rally. I concorrenti, provenienti da: Austria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Irlanda, Malta (Caruana William: Rotary Club Gozo, humanitarian FSEG Project), Nuova Zelanda, Olanda e Svizzera ; si sono imbarcati al Porto di Toulon (F) il 3 ottobre alle 21.00, per Bastia (Corsica). Lunedi 04/10- 07h30, arrivo a Bastia/rally departure. Bastia, storica città con mirabili santuari. La vicina Saint-Florent, è la “Saint Tropez” corsa; sede vescovile dal IV al XVIII sec. Prima tappa, Bastia- Porticcio ( Ajaccio) più di 300 Km, attraverso il Col de Palmarella e il Col de la Croix (in croce ci hanno messo i tornanti elicoidali). Corsica, “Ile de Beauté”: per Antoine de Saint-Exupéry, aviatore e scrittore (Il Piccolo Principe) era ciottolo rosa posato sul Mediterraneo. Per alcuni un pugno chiuso lungo 184 Km, con l’indice che punta verso Genova, che l’ha dominata per secoli. Chiesette romaniche custodiscono la fede delle genti e torri genovesi si ostinano a fare la guardia alle coste. Molto interessante: ma, a noi (Franco Lombardi/Claudia Malgrati, N° 44 Porsche 356 SC- 1964), torna in mente la Castagniccia, nel cuore dei castagneti, una vera foresta. Un vero incubo, ricordando i rocamboleschi rallies “Corse Retro 1996 e 97” di John Brown con le lunghe tappe, anche in notturna (dove con il mitico Colin Francis, sbagliammo un minuscolo incrocio e dopo ciechi chilometri finimmo in un fienile). Corriamo attraverso il deserto delle selvagge Agriates fino alla bellissima ansa di Peraiola, prima de l’Ile-Rousse. Subito una prima insidia: in tutta la Francia (Corsica compresa) sciopero dei benzinai (!). L’Ile Rousse è collegata alla terra ferma da un molo. Rocce rosse e ocra, scavate dal mare, sono il suo piccolo universo di minerali. Guardiamo con occhio sfuggente ma stupito: Le prove speciali sono senza respiro. 48 P.S. concatenate (da 5 a 25 Km) e a 50 Km/h su tutto il percorso del rally. Transitiamo da Corte: la città dove “batte il cuore della Corsica”. A noi batte il cuore sulla tortuosa e stretta strada delle Calanche di Piana. Un vero parco di sculture minerali che fiammeggiano sopra il mare. Castelli fantasmagorici di granito rosso che si immergono nel mare di tutte le sfumature di blu. I paesini abbarbicati intorno a Calvi celano tesori nelle chiese e nei laboratori della “strada degli artigiani” (ma non ci possiamo fermare). A Porto, l’antica torre genovese, fa la guardia alla bella costa. Scendendo (sempre velocemente) nel golfo del Valinco scopriamo antichi lidi, come Propriano, con belle spiagge piene di megaliti. Acque calme e limpide, dove il profumo del mare si mescola a quello della macchia mediterranea. E qualche pioggia improvvisa ci rimescola il sangue perché dobbiamo ridurre la velocità, sempre scarsa per il traffico caotico. Arriviamo, trafelati, ad Ajaccio la capitale: sulle tracce di Napoleone. Fine tappa a Porticcio, che con le sue belle spiagge di Agosta e Ruppione è un luogo incantevole. Purtroppo un forte temporale per tutta la notte. Intanto la tappa l’ha vinta l’equipaggio Godfrey Mark/Godfrey Sue , su MGB – 1965 ( vincitore della 22° Marathon 2010). 5 ottobre, Porticcio - Bonifacio – Olbia, 300Km. Partenza in ordine di arrivo dei primi 34 concorrenti arrivati a Porticcio. Noi siamo stati della partita. Ma in realtà non era un regalo. Il traghetto da Bonifacio a Santa Teresa (Sardegna) è piccolo, quindi: per trasbordare l’intero convoglio del rally sono state necessarie due ondate. Alle 6 del mattino è partita la prima: subito con una prova di 20 Km in un percorso su saliscendi con curve inanellate all’infinito su stradine sdrucciolevoli per terriccio e fogliame ammassati dal forte nubifragio della notte; nebbia fitta a tratti. La MGB di Godfrey ha baciato il muretto di un ponticello strettissimo, noi con un dritto in una curva abbiamo pagato 30 secondi di ritardo (un’eternità). Poi, velocemente, attraverso Sartene “la più corsa delle città corse” con campanili romanici e i ponti pisani di Carbini e Spin’ a Cavallu, ammirati con un battito di ciglia, perché sono stati molto difficili i 60 Km fino al porto di Bonifacio. All’imbarco, il sole stava già illuminando le celebri falesie a picco sul mare, con le vecchie case appollaiate dentro le antiche fortificazioni. Un’ora di navigazione e siamo a Santa Teresa. Pausa pranzo e arrivo dei concorrenti, partiti più tardi, ma con il sole (!). Riordino e via sulle montagne: ci siamo inerpicati sulle alture come il “trenino verde” che collega Arbatax a Mandas (in 5 estenuanti ore); in un tragitto , tra i più scenografici dell’isola. Una serie di “boucle” nella zona di Tempio Pausania, fino ad arrivare a Olbia. Vincitore della 2° tappa, l’equipaggio: Lloyd Peter/ May Suzanne su Sumbeam Tiger, 1965. La Sardegna custodisce qualcosa di enigmatico. Dentro la cornice di spiagge da sogno e di incantevoli isolette, si nasconde un’isola dalle antiche tradizioni e dalla natura selvaggia e incontaminata. Un’affascinante testimonianza degli antichi abitanti sono i circa 7000 nuraghi, che ne punteggiano l’intero territorio. Terza tappa: Olbia – Porto San Paolo; oltre 400 Km, la giornata più lunga e faticosa. Il tempo si è rimesso al bello, ma le strade sono sempre più difficili. Ci arrampichiamo sul massiccio del Gennargentu/Parco Nazionale del Golfo di Orisei e del Gennargentu. Le salite e le discese sono “montagne russe” e le prove speciali fanno ruggire i motori e triturano i freni. I bravi e storici: Arnaud Vanderzypen/Yves Lambert (B/B) su Triumph TR6 – 1974, sono stati costretti al ritiro. Nelle zone di Nuoro, Orosei, Lula, Dorgali, Urzolei (Passo Corr’e Boi), Orgosolo , Fonni: non ci sono parole per descrivere le difficoltà. Sui tornanti che si avvitano in cielo e nelle discese che si tuffano in mare ci è venuto il “ballu de s’argia”(rito sardo contro le punture del ragno velenoso).
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A Fonni, tra le vette Bruncu Spina (1829 m) e Punta La Marmora (1834 m) c’è il Convento Francescano (XVII sec). Mentre ci attorcigliavamo sulle stradine da capre, ci è venuto in mente di farci benedire dai francescani ( magari rincuorandoci con un bicchiere di buon Canonau). Sugli alpeggi, mandrie di mucche e greggi di pecore, oziosamente, ostruivano le strade. Siamo arrivati all’ultimo traguardo senza un graffio: ma, la tappa l’ha vinta Closjans Michel/Lambert Joseph . Quarta tappa: da Porto San Paolo ad Alghero, ancora una giornata di faticosi 350 Km. Il sole caldo e brillante ci ha fatto vedere, dalle alture, la Costa Smeralda “esclusiva località balneare per ricchi”. Nel 1961, l’Aga Khan acquistò dagli agricoltori, un tratto della bella costa creando così la Costa Smeralda. Porto Cervo, bellezza mediterranea con aspetto surreale. L’architettura pseudo -marocchina frutto dell’ambizioso progetto di fondere il meglio dello stile greco, nordafricano, spagnolo e italiano in un utopico villaggio balneare. Corriamo dove le bizzarre montagne della Gallura si tuffano nelle acque verde smeraldo del mare, in spettacolari insenature. La “Spiaggia del Principe”, la preferita dell’Aga Khan, è una magnifica falce di luna di sabbia bianca, delimitata da macchia mediterranea e da acque di azzurro caraibico. Da Ramazzino, odoroso di rosmarino, e Cala di Volpe arriviamo sopra il Golfo di Cugnana con la spettacolare veduta di Porto Rotondo, costruito nel 1963. A Baia Sardinia: la Cala Battistoni è un affollato lembo di sabbia bagnato da acque azzurre. Ritorniamo all’interno della Gallura, dove i rilievi boscosi del Monte Limbara (1359 m) saranno il nostro supplizio. Infatti abbiamo affrontato, con notevole sforzo e parecchi secondi di ritardo, la famosa prova speciale Limbara (del noto Rally di Gallura). 25 Km: metà in salita verticale, con mille tornanti, e metà in discesa vorticosa e brutalmente su sterrato. Ci precedeva una veloce Jaguar XK 120 e noi faticando con la nostra Porsche, meno potente, eravamo stizziti per il ritardo accumulato: all’improvviso una nuvola di polvere bianca ci ostruisce la strada. La Jaguar ha fatto un dritto ed è finita in un fosso: illesi i piloti. La gara è continuata sulle pittoresche strade di Tempio Pausania, Oschiri, Chiaramonti, Martis, Bulzi, Sesini, Tergu, Lu Bagnu. Castelsardo ci appare, sempre di corsa, come una scenografia teatrale. L’affascinante cittadina medievale, con i murales sardi, è abbarbicata sull’alto sperone del promontorio del Golfo dell’Asinara dove il mare è blu cobalto. Porto Conte “Baia delle Ninfe” (di cui l’omonimo Rally), splendida e incontaminata; con le sue acque blu e il litorale verde disseminato di alberi di mimose ed eucalipto: ci mette sulla strada per Alghero. All’arrivo, nella graziosa caletta dell’Hotel dei Pini, la vittoria è stata dell’equipaggio Paisse Joseph/Maquet Pascale, su Porsche 911 T (1970). Ultima Tappa: Alghero – Alghero, 200 Km. Questa giornata conclusiva ci ha portati su prove, molto veloci e decisive, sulle alture di Bosa, Villanova, Monteleone e Montresa. Gran finale sulla spiaggia di Alghero dove l’arco trionfale del Rally, gremito di gente, ha accolto l’equipaggio vincitore : Closjan Michel/Lambert Joseph (B/B) su BMW 2002 TII (1972) N°68, Penalità 81.41; seguito dal 2° classificato: Paisse Joseph/Maquet Pascale (B/B) su Porsche 911 T (1970) N° 61, Pen. 90.51; 3° Libert Dirk/Tack Caroline (B/B) su Porsche 356 SC cabriolet (1964) N° 43, Pen.103.74 e tutta la carovana del Rally.
Alla sera grande buffet con musica e balli fino a notte fonda. Il 9 ottobre è stato un lungo relax nella caratteristica Alghero. Il pittoresco centro storico, racchiuso tra bastioni color miele con la cattedrale del XVI sec, i palazzi gotici spagnoli e le piazze dove si respira un’atmosfera spagnola, si parla ancora il catalano. Alghero è anche la sede del Rally del Corallo,di Giulio Pes. La Sardegna ci ha salutati con un sole caldo e brillante mentre ci avvicinavamo all’imbarco di Porto Torres: città caotica circondata da un impianto petrolchimico che contrasta con l’antica Basilica di San Savino. La lunga traversata fino a Genova ha unito tutti in calorosa amicizia con l’augurio di ritrovarci al prossimo rally: che gli organizzatori promettono ancora più spettacolare e competitivo. E noi ci auguriamo di avere la nostra Squadra Corse RIP 356.
Franco Lombardi
Francilombardi5@hotmail.it
Creative.point@fastwebnet.it
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28° Raduno Nazionale Porsche 356, 2010 |
24 - 25 - 26 Settembre 2010, a Santa Margherita Ligure e “l’Abbazia con i colori del silenzio”.
Da un’idea dell’Arch. Cristina Cattaneo e Arnaldo Garcia, che si sono adoperati con entusiasmo, per sopraluoghi, permessi e contatti vari: si è potuto comporre felicemente il 28° Raduno Nazionale Porsche 356, in questo splendido angolo di paradiso, con il patrocinio del Comune di Santa Margherita (ringraziamo il vicesindaco, Alberto Fustinoni, per il prezioso e fattivo supporto) e di Portofino.
Il Raduno, si è svolto nel cuore del Levante ligure, a Santa Margherita: con la visita alla suggestiva Abbazia medievale immersa nel verde, con i suoi “ colori silenziosi” Così l’hanno vista gli Organizzatori, una mattina di dicembre, durante la prima ricognizione scrupolosa. Venerdì, 24 settembre: dedicato all’accoglienza dei partecipanti, con omaggi e informazioni dell’evento,all’ Hotel Imperiale Palace di Santa. Una splendida villa di fine ottocento, sorta come residenza estiva della famiglia Costa, dove si è firmato il trattato di pace della prima guerra mondiale. Il pomeriggio è stato un piacevole relax nella bella cittadina di Santa Margherita. L’antico lungomare, protetto dal Castello del 1550, è stato teatro di allegre passeggiate per i porschisti. L’aperitivo di benvenuto e la cena, al tipico ristorante La Darsena, hanno dato ufficialmente inizio alla Manifestazione. Il dopo cena si è concluso sul lungomare ai Giardini a Mare, con un simpatico intrattenimento musicale. Felice momento: dove abbiamo incontrato, con piacere, vecchi amici con l’ottimo Andrea Coriani e nuovi (per chi scrive) simpatici e interessanti come Renzo Ponzanelli, Comandante Alitalia (Boeing 747 Jumbo) e molti altri. Sabato, 25 settembre: siamo entrati nel vivo del Raduno. Partenza, dall’Hotel Imperiale, per un percorso panoramico, fra mare e collina, attraverso le località di S. Lorenzo della Costa, Ruta di Camogli, S. Martino di Noceto, S. Maria del Campo e Rapallo. Nel primo tratto (su strade chiuse al traffico: con Polizia Locale, Carabinieri e Commissari per la Sicurezza), si sono svolte le “prove di precisione” dove tutti abbiamo combattuto goliardicamente: cronometro, alla mano! La partecipazione del campione Mimmo Raimondi ha valorizzato la competizione. Proseguimento per Portofino, dove il palcoscenico della Piazzetta è spettacolare e ristretto come una bomboniera, quindi: posti auto limitati! Allora, come dirimere la disputa? Con sportiva imparzialità ! Scegliendo i primi 20, dei 58 iscritti al Raduno, e, con un po’ di simpatico cameratismo, il machiavellico Ermanno Cattaneo è riuscito ad incastonare qualche 356 in più. |
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Le altre, nell’adiacente parcheggio coperto. Buffet al Ristorante “La Stella” sulla Piazzetta nell’esclusiva cornice di Portofino, dove nello sfondo brillavano le belle 356. A metà pomeriggio, la variopinta collana di 356 si è snodata sulla via del ritorno per Santa Margherita, fermandosi in bella mostra, sulla banchina S. Erasmo, per una passeggiata sul lungomare e nei caratteristici vicoli cittadini. La sera, nel lussuoso Albergo Miramare (con la sua elegante architettura del primo novecento) un’invitante aperitivo sulla bella terrazza sul mare. Poi, l’ottima cena di gala con le premiazioni. Domenica, 26 settembre: la bella escursione marittima è stata una geniale idea degli Organizzatori. Ancora la banchina di S. Erasmo: imbarco sul battello turistico, per San Fruttuoso. Attraverso la marina protetta di Portofino, che ricorda i quadri a pastello di Michele Cascella, un altro quadro della pittoresca marina con l’Abbazia, che ci ha deliziato con i suoi “colori del silenzio”. Nel primo sentito dire “L’Abbazia dai colori del silenzio” poteva apparire come una frase enigmatica. In realtà, visti dal vivo, nel loro morbido e delicato cromatismo, questi colori tra giochi di luci e di ombre, pur non essendo squillanti, sono un colpo d’occhio davvero emozionante. Con la luminosità del cielo e del mare saranno sempre silenziosi, ma sonori e concreti nella vivacità della natura. Queste bellissime immagini, a volte cartoline viventi, ce le porteremo nella mente a piacevole suggello e ricordo di questo divertente, interessante e festoso 28° Raduno Nazionale Porsche 356. Ritornati alle nostre Porsche 356, abbiamo raggiunto Villa Durazzo, fiore all’occhiello di Santa Margherita Ligure, dove nel suo incantevole giardino botanico un gradito buffet è stato il cordiale e sportivo “arrivederci” ai prossimi incontri e raduni del Registro Italiano Porsche 356 (www.registroitalianoporsche356.it).
Franco Lombardi |
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5° Raduno di auto e moto d’epoca, con manifestazione benefica per il progetto “Una speranza per l’Africa”, dal 3 al 7 settembre.
Per il 5° anno consecutivo, il Rotary Club Garbagnate - Groane, della Città di Garbagnate (Milano) ha promosso: la manifestazione benefica a favore del progetto “ Una speranza per l’Africa” contro la diffusione del virus HIV.Presso il Centro Sportivo di Garbagnate , il 5° Quattro Ruotary è stato un fantastico Evento per incontrarsi e partecipare ad un importante progetto. Coordinato dal President Loris Beretta, Vice President Paolo Ciocca, Past President Roberto Bassi, con il dinamico Segretario Alberto Barzaghi. Il “Benvenuto” di apertura è stato offerto dal Parroco di Garbagnate, Don Claudio Galimberti: dignitoso, amichevole ed autorevole, nella sua stola immacolata di alta rappresentanza, ci ha intrattenuti con un piacevole inserto di grande interesse sociale e sportivo; con un saluto
concreto, di genuina umanità. Erano presenti 25 auto d’epoca, tra le quali, magnifiche: MG A, Alfa Romeo Giulia Spyder, Porsche 356 (belle e numerose), MG Roadster, Fiat 131, Fulvia HF e Volvo 540. E, come in un film di Steve Mc Queen: uno squadrone di motociclisti, con eccellenti moto classiche, ha elettrizzato il pubblico. Una trentina di Harley Davidson, storiche, in diversi modelli ed assetti, magnificamente equipaggiate con gli accessori più ricercati dell’epoca: tutte con grinta sportiva e signorile eleganza motoristica. Il Gruppo appartiene al “Mediolanum Chapter” di Milano (www.mediolanumchapter.it) con 89 iscritti, affiliato all’HOG (Harley Owner Group), organizzazione mondiale di oltre 1 milione di associati. Le loro escursioni europee (fino a Capo Nord) sono estese (con sentito e vivo entusiasmo) alla California, Arizona (Gran Canyon), Messico e Sud America (moto in container via mare e piloti in aereo). Gli escursionisti erano presenti: parlare con loro di queste “gite” è stata un’ emozione elettrizzante. Bravi, cari colleghi escursionisti! (chi scrive è avvezzo a queste “maratone” di gioia indescrivibile : ma su quattro ruote “leggermente più comode”, in raid molto competitivi). Il divertente raduno di auto e moto d’epoca, si è esibito in una spettacolare “caccia al tesoro” (che in realtà è stato un mini rally nell’ampio e verdissimo Parco delle Groane) coinvolgendo, con sportivo entusiasmo, tutti i partecipanti. Il folto pubblico è accorso ad ammirare le divertenti (e sportive) esibizioni dei veicoli storici che si rincorrevano, in traiettorie bizzarre, per centrare l’obbiettivo nascosto. |
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Sono seguite anche prove di abilità e di precisione, cronometrate. Questo evento motoristico, non solo ha divertito i partecipanti, ma anche i tanti spettatori appassionati, che in molti si sono interessati alle moto e auto d’epoca. Infatti: molte persone si sono intrattenute con i fortunati proprietari delle belle automobili e motociclette (tutte tirate a lucido per l’occasione) con infinite domande e discussioni su questo affascinante mondo di veicoli che hanno fatto la storia della meccanica e dello sport, su due e quattro ruote. Un ulteriore approfondimento culturale, dell’automobile, è stato possibile grazie alla sportiva ed amabile disponibilità del “Museo dell’automobile Alfa Romeo di Arese”; che molto signorilmente ha spalancato le porte ai tanti visitatori e partecipanti alle giornate del 5° Quattro Ruotary 2010. La manifestazione è continuata, sapientemente infarcita da una miriade di esibizioni: balli classici, gruppo acrobatico Simpaty Rock, concorso fotografico, sfilata di moda, spettacolo di Agility Dog, Torneo di videogiochi, spettacolo hana-wa club e l’estrazione della lotteria a favore del progetto Guinea Bissau.
Dopo un ottimo pranzo “dell’amicizia” la premiazione della caccia al tesoro motoristica: dove hanno vinto tutti, nell’entusiasmo e nel piacere di stare insieme; soprattutto per la “buona azione” del PROGETTO PILOTA IN ZAMBIA. Infine: una bella passerella di colorate e scintillanti auto e moto d’epoca, come una preziosa collana intorno al blasone del Rotary.Questo simpatico e piacevole incontro ha un obbiettivo e un progetto importante: “Una speranza per l’Africa”. Un’iniziativa che si propone di identificare e curare le donne in gravidanza, malate di AIDS, ed evitare la trasmissione del virus al feto e quindi far nascere bambini sani. La manifestazione è stata organizzata dal Rotary Club-Garbagnate Groane, con la collaborazione del Rotaract Club Visconteo e del Distretto Rotaract 2040. Con il Patrocinio dei Comuni di Garbagnate e Arese.Gli Organizzatori, soddisfatti dell’ottima conclusione dell’Evento, ringraziano tutti i partecipanti e si augurano di averli ancora più numerosi al prossimo: QUATTRO RUOTARY 2011.
Franco Lombardi |
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Liburnia Classic Rally Opatija 2010 |
In un gradevole fine estate, un divertente e sportivo rally di auto d’epoca, dalla splendida Opatija attraverso le belle località del Quarnaro, in Croazia
Il Liburnia Classic Club Opatija (con l’attivo e gioioso Presidente Mr. Josip Justic) ha organizzato questo bel rally di fine estate intitolandolo alla bella Opatija, città di cui ne è la sede. Molto belle anche le auto del facoltoso Club di auto d’epoca, come sono facoltosi i fondatori e sostenitori in quanto stimati professionisti: medici, architetti e imprenditori. Tutti i membri dell’associazione, con tanta passione ed entusiasmo per questi veicoli storici, si adoperano per promuovere le bellezze naturali, culturali e gastronomiche non solo per Opatija, ma per l’intera regione litoranea e tutta la Croazia; in Europa e nel mondo. L’Evento ha preso il via dal centro della splendida città di Opatija. Opatija (Abbazia), prende il nome dalla presenza benedettina trecentesca. Oggi sul luogo c’è la chiesa di S. Giacomo (Sv. Jakov) costruita nel 1506. La bella e signorile Opatija è sdraiata sulla splendida spiaggia dell’Istria. La storica Villa Angiolina (1845) fu il primo hotel; che ospitò anche l’imperatrice austriaca Maria Anna. Fu paragonata presto a Nizza o Montecarlo. I lussuosi alberghi in stile Liberty, nei bei colori pastello, e le ville circondate da parchi e giardini dalla rigogliosa vegetazione le hanno meritato il titolo di “perla del Quarnaro”. Lo scrutineering è stato regolato, con professionalità, dal Direttore di gara Mr. Gino Boris Krivicic (esperto rallista internazionale, con la sua bella Lancia Fulvia HF, ex ufficiale di Sandro Munari); seguito da uno straordinario “Dobrodoscli/Benvenuto” nel raffinato Kukuriku Restaurant. Il proprietario Mr. Nenad Kukurin, sommelier professionista (4 volte premiato a RAI UNO) ha offerto i suoi eccellenti prodotti in una elegante scenografia. Infatti: il ristorante è situato nel cuore del borgo medievale di Kastav (XV° sec) dove troneggiano la chiesa di S. Elena /Sv. Jelena Krizarica e la Loggia (restaurate nel 1815), sull’altura alle spalle di Abbazia, con un’incantevole vista che abbraccia Fiume, Abbazia e le isole del Quarnaro (momento indimenticabile offerto dal Liburnia Club, orchestrato dal simpatico rabdomante Mr. Rajko Hlanuda, Vice Presidente). La nostra collana di belle auto storiche (Triumph TR4 Airs 1965, Fiat 500 B 1947, MG TF 1954, A.R. Giulia Spyder 1961, Mercedes 220 B 1961, Mecedes 230 SL 1965, MG B 1967, Alfa Romeo Giulia Super 1971, Porsche 911 Targa 2.4 E, Lancia Fulvia HF 1973 e molte altre) ha proseguito la sua marcia per Lovran. Lovran (Lovrana) il cui nome deriva dagli alberi di alloro diffusi nella zona, si snoda lungo il bel litorale che si congiunge con Abbazia. Poi attraverso le belle località di Kastav, Moscenica Draga (medievale, fondata dai Liburni), Volosco, Matulji, fino a Rijeka (Circuito di Grobnik). Noi abbiamo partecipato con la nostra Porsche 911 SC 3000 del 1979 e ci siamo impegnati a fondo nella nostra Categoria. Prima tappa, 29 agosto: Opatija – Opatija Km 190 (Matulij, Ucka, Moscenicka Draga, Opatija). La prova speciale più significativa: Matulji – Ucka, km 17,700 (media 42 Km/h). Questa prova è una sezione dello storico percorso della “Corsa Automobilistica Abbazia-Montemaggiore/Coppa Mussolini” del 1929. Monte Maggiore, 1396 m (Massiccio dell’UCKA). Seconda Tappa 30/08, Opatija-Rijeka. Da Opatija corriamo ,velocemente attraverso Viscovo, Sarsoni, Trnovica, e Soboli su ripide colline , con stupendi e rapidi “tuffi” sul mare blu: a volte argenteo ed altre color blu cobalto. Impegnative le prove speciali di: Sarsoni – Trnovica , Km 9,100 (media, 37 Km/h) e Soboli – Platak, Km 7,800 (media, 45 Km/h ). Ricordiamo l’altura di Platak, a 1.111m. Gran finale a Rijeka, nel bel circuito di GrobniK (memorabile per noi, ricordando il tre volte: Triest-Wien FIA rally). Rijeka/Fiume fondata dai Liburni, poi romana ed asburgica (1719): mantiene l’impronta mitteleuropea nei maestosi palazzi ottocenteschi, lungo il Korzo e la Riva della Città Vecchia (Stari Grad). Gli Illiri giunsero in Croazia dalla Pannonia e si installarono nella zona ; assumendo nomi diversi (Liburni, istri e dalmati). Ultima prova speciale: sul Circuito Grobnik, 4168 m (omologato FIA) 3 giri scegliendo, ogniuno, la propria media ideale. Questa è stata la conclusione dell’interessante Evento: Liburnia Classic Rally Opatija 2010. Serata di Gala e premiazione al gustosissimo ristorante Vila Plasa di Zaluki, con i migliori piatti locali di: scampi del Quarnaro, branzini, cernie, rombo , orate, tartufi di mare, carpaccio di S. Pietro, carpaccio di manzo, fegato d’oca con mandorle, formaggi, dolci, vini sublimi e grappe vellutate della Croazia. L’ambito trofeo è stato assegnato al simpatico e bravo pilota Roland Krizman, su Alfa Romeo Super del 1971 (ottimo meccanico e preparatore di auto d’epoca, con la sua officina di Opatija) con un fragoroso applauso di simpatia, al quale ci siamo uniti tutti in un caloroso commiato, e festoso abbraccio di amicizia. Gli Organizzatori, soddisfatti dell’ottima conclusione dell’Evento, ringraziano tutti i partecipanti e si augurano di averli ancora ai prossimi eventi di auto d’epoca (con più italiani: ospiti graditi) di gare per auto storiche e manifestazioni sportive in Croazia. Noi ringraziamo sentitamente per la simpatica e calorosa ospitalità. Hvala draghi prijatelji, dovidjenja!/ Grazie cari amici, arrivederci!
Franco LombardiPer info: Franco Lombardi
Email:francolombardi5@hotmail.it
Claudia Malgrati: creative.point@fastwebnet.it |
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VII° GOLDEN RING RALLY 2010, la Mille Miglia russa.
1500 Km, dal 10 al 13 luglio, nell’Anello d’Oro degli antichi principati, maestosi simboli della Russia eterna
VII° Golden Ring Rally, evento con regolamento FIVA che nel 2009 ha ottenuto la International Classification Type A, con stile e qualità è diventato la Mille Miglia russa. Una cinquantina di auto iscritte, tutte conformi allo stato originale e munite di FIVA Passport. Osservatore FIVA Mr. Dominick Fichiling , esperto conoscitore di auto storiche ed entusiasta partecipante ad eventi automobilistici storici. Il rally è stato organizzato dal Classic Car Club di Mosca, con il suo Presidente Mr. Boris Bazhenin esperto appassionato di auto storiche e co-fondatore del Museo della leggendaria Mille Miglia in Italia. Nadia Bazhenina, Organization PR Manager, sempre disponibile e cordiale con tutti, con il suo sorriso raggiante e amichevole. Per noi ha riservato le stanze Vip-Press nello storico Metropol (1907) capolavoro art nouveau, magnificamente restaurato. Grazie Nadia! Consegnato il passaporto alla reception, con il prezioso visto, giriamo con la kartocka gosti con il numero della camera che la dezurnaja/donna del piano ha “registrato” garantendo assistenza e attenzione (alle mance), vecchio lascito sovietico. La zavtrak/ 1°colazione è un buffet luculliano: blinçiki, vareniki, oladi, vatruski, zlaki, kotlety (tanti dolci, salsicce, uova, crepe, ravioli, formaggi, polpette, cotolette, cereali, insalate, frutta) e Kefir, cioccolata calda, caffè e tè. Il çaj/tè è la bevanda nazionale dal XVII sec, quando Michail Romanov ricevette dal Khan mongolo 65Kg di tè in cambio di 100 pelli di zibellino. I russi sono molto golosi e noi dobbiamo frenare la gola, altrimenti il fegato diventa come quello delle oche di Vladimir, negli allevamenti più grandi di Russia. Il 10 luglio, sulla Piazza Rossa di Mosca, sono schierate le leggendarie Marche dal 1920 al 1970 pronte alla partenza: Alfa Romeo, Aston Martin, Austin Healey, Corvette, Fiat, Jaguar, Lagonda, Lancia, Mercedes, Rolls Royce, Triumph e molte altre conservate nello stato originale. Gli equipaggi provenienti da: Russia, Italia, Inghilterra, USA, Olanda, Rep. Ceka e Ucraina; pronti a prendere il via per coprire i 1500 Km del percorso, in quattro giorni, con 92 prove speciali regolamentate da esperti cronometristi con sofisticate apparecchiature Digetech (Chief Time Mr.Antonio Viaro e Mr. Franco Benedetti Supporter). Ore 12.30 partiamo, con il N° 19 : già dalla Start line iniziano una serie di prove concatenate e cronometrate sul pressostato “nostra simpatia”. Ci siamo un po’ distratti con i tanti colori, tra due lunghe file di gente assiepata, applaudente e gioiosa sul grande palcoscenico dell’incantevole centro storico. Mosca, con le sue chiese colorate e i suoi palazzi antichi,costruiti nelle più raffinate architetture, è un teatro che non finisce mai di stupire. Nella Mosca di oggi l’automobile regna sovrana, grazie agli ampi viali creati nell’epoca sovietica, cancellando interi quartieri e obbligando i pedoni a percorrere i passaggi pedonali: un pedone imprudente sarebbe subito schiacciato dalla flotta anarchica delle vecchie Volga e Zigulì, oggi rimpiazzate sempre di più da Mercedes nuove fiammanti e da impressionanti SUV. Noi ci siamo adeguati subito al traffico caotico e corriamo come loro: saettando a destra e a manca in sorpassi e galoppate da brivido, ma ci divertiamo come pazzi con la Fiat 124 Sport Spyder, che Boris Bazhenin ci ha riservato. Questo comunque è il ritmo, se non si vuole restare incolonnati per ore. Per attraversare la città ci sono più di 30 Km (!). L’entusiasmo di ripercorrere le zone del Golden Ring, dopo quello del 2009, ci ripaga di tanto affanno. L’Anello d’Oro, sul quale si susseguono i principati dell’inestimabile patrimonio storico, architettonico e religioso, sono sempre un’emozione unica. Qui sono state scritte le grandi pagine di storia della Russia premoscovita. Appena lasciata Mosca, nel suo caos infernale, ci si immerge nella Russia più autentica con l’essenza della russkaja dusha/l’anima russa. Abbiamo ritrovato gli amici dell’anno scorso e ci hanno calorosamente festeggiati: per i russi i druzeskij/amici sono molto importanti. Però la gara è competizione e, giustamente, ognuno deve pensare al proprio tornaconto. Così, la battaglia è cominciata, a colpi di centesimi di secondo, nonostante i tanti baci e abbracci. Prima tappa: Moscow – Dmitrov, circa Km 220, corta ma molto impegnativa.Le 24 prove concatenate per 2 giri sul “Poligon” (circuito speciale, 4800 m, riservato ai tests per nuovi modelli di auto) è stata la performance più emozionante e complicata della giornata. Una rocambolesca corsa, in lotta con il tempo e l’affannosa ricerca del percorso esatto, in un labirinto di stradine senza segnaletica e con giravolte in ogni direzione, dove erano disseminati i tanti pressostati. Questo lungo test, ha richiesto grande impegno ed ha praticamente decretato la sorte del rally. Noi abbiamo giocato tutte le carte, ma il risultato: picche! Come nella Pikovaja dama/ la dama di picche, di Pushkin. Solo la baba jaga/ strega russa, avrebbe potuto aiutarci a fare qualche straight-on. Al finish della tappa ci accoglie una kamariskaia/danza russa: a noi ballano le gambe pensando alla classifica e la nostra spyderina si sente come la koròboçka/scatolina, personaggio della commedia di Gogol. Ha vinto la tappa il N° 22, Aliev Timur/Soloviev Dmitry, su Alfa Romeo Duetto. 11 luglio, 2° tappa: Dmitrov – Kostroma Km 460, con 19 prove speciali lungo il percorso e tests sulle piazze delle città (Taldom, Nerl, Kalyazin). L’arrivo a Rostov, nella splendida cornice del centro storico, lascia senza fiato. Improvvisamente si staglia come un miraggio, tra il cielo e il lago, il maestoso profilo bianco del Cremlino: uno dei più belli della Russia. Rostov (Velikij), la “Grande” è ricca di storia e di tesori architettonici. Proseguiamo nella regione di Dmitrov e la nostra moviola mentale continua a srotolare fotogrammi della storia russa. Il suo grande passato ha conservato quattro gioielli in pietra bianca del periodo premongolo: La Porta d’Oro, le cattedrali di S. Demetrio e Dormizione e la chiesa della Vergine di Nerl, di raro fascino.
Strade lunghe, diritte, in mezzo a bucolici boschi di betulle spruzzate d’argento e vaste pianure verdi, trapuntate di fiori come coriandoli colorati. Sempre correndo, incontriamo vivaci centri urbani, dominati dalle cupole dorate, con le guglie di antiche chiese che si stagliano all’orizzonte. A Ivanovo, nel vasto parcheggio centrale, un circuito di prove speciali, concatenate e transennate in un gigantesco anello gremito di gente. Il pubblico è esploso con festose urla di gioia: Ura! Dobro Pozalavat! Molodcy!/ Evviva! Benvenuti! Bravi! Concludiamo la tappa a Kostroma, antica capitale del lino. Chiusa agli stranieri fino al 1991 per l’importante base militare. Costruita nel 1773 dai migliori architetti pietroburghesi, divenne incantevole. Caterina II,vistando la città, rimase a bocca aperta per lo stupore. Sulla piazza centrale, tra antichi palazzi e superbi giardini, la tanta gente formava un caleidoscopio multicolore. Sullo sfondo l’immenso ponte (1 Km) sul maestoso Volga. Poco distante l’approdo delle navi fluviali. Da Mosca a San Pietroburgo sull’acqua, 1952 Km in 130 ore di navigazione sulle belle navi che solcano la Moscova, il Volga e la Neva da maggio a settembre, diventa una meravigliosa crociera. Nella frazione di Sumarokovo, l’unico allevamento russo di alci produce ottimo latte. A fine tappa il primo è stato Pankovsky/Pankovskaya, Corvette (N° 23). 12 luglio, Kostroma – Suzdal Km 470 circa. Incontriamo subito Jaroslavl, la decana delle città sul Volga; nel XVII sec. divenne la più bella. I ricchi mercanti la ricoprirono di chiese pittoresche, facendone il centro artistico dell’epoca. Sulla “Strelka”, il quartiere antico, si rimane incantati davanti alla chiesa dell’Epifania, detta “la fidanzata di Jaroslavl”. Jaroslavl il Saggio è stato il gran principe dal quale la città ha preso il nome. In alcune cittadine fervono le nuove fiorenti attività coesistendo con i segni del passato. In altre, più arcaiche, sembra che il tempo si sia fermato: i cani e i bambini giocano per le strade, non disturbati dal traffico. La gente vive in case di legno sgangherate ma graziose, con i giardini pieni di fiori; come nell’epoca della “Figlia del Capitano” di Pushkin. Ci fermiamo a Uglich, per il lunch. Uglich, sul Volga e affondata nelle vaste foreste, è la città più antica dell’Anello d’Oro e ha un fascino particolare. Questa è la Russia di Turgenev e Cechov. Continuiamo a correre con gli occhi appesi sulle cupole colorate, dorate e scintillanti nel cielo, sempre incantati, per tanto splendore tra antiche città e arcaici villaggi. Intanto non battiamo chiodo; tutti i concorrenti sono “specialisti” di queste prove su pressostato. La nostra scusa segreta è che siamo abituati alle marathons, long distances, dove è importante arrivare al Finish. Ma, allora, non potevamo restare a casa?! No! Perché il Golden Ring Rally è troppo affascinante: non si può mancare. Anche perché ci sono persone simpatiche e concorrenti interessanti, come i due Komandir Aeroflot: Comandante Konstantin Vikluk (Airbus A330) che corre, con passione, con la sua Volga Gaz 21 del 1962 (N°8) e Comandante Boris Matsievskiy (Airbus A33O) che per rilassarsi dal tanto volare ha scelto di fare il PR e assistenza per i concorrenti. Intanto il nostro “circus” è arrivato a Pereslavl-Zalesskiy per una serie di prove sulla piazza centrale, con il solito gradevole bagno di folla. Pereslavl-Zalesskiy, con i suoi monasteri tutt’ora in attività è il centro religioso della Russia. Sempre prove speciali: a Yriev – Polskiy, tre prove all’ingresso della città e tre all’uscita. Dopo 30 Km, altre 5 prove sotto un cielo infuocato: il sole cocente (36°) e l’ubriacatura dei tanti pressostati ci ha liquefatto il cervello. Poi, un improvviso e rapido temporale (tornado) ci ha annegati nella nostra spyder scoperta. A Suzdal il sole è tornato a brillare sulle cupole dorate. Le strade sono caotiche e la gente sembra impazzita per l’arrivo della spettacolare gònka/corsa. I Dobro Pazalavat/Benvenuti!!! Sono un unico grande urlo. Questa zona è famosa per i cetrioli; che si gustavano anche alla tavola degli Zar. Sulle nostre tavolate, per la cena, altro che cetrioli! Gustosissimi piatti di pesce, carne, zuppe, formaggi, frutta e tanti dolci e gustosissimi gelati. Ottimo idromele alcolico, varie birre naturali e ottimo kvas. Primo, nella classifica di tappa: Pankovsky (Corvette). Ultima tappa: Suzdal-Ostankino Moscow, circa 270 Km. Con un ampio giro ritorniamo a Yriev-Polskiy. Sulla piazza della simpatica cittadina, con tanta gente, dove spiccavano donne abbigliate in antichi costumi e giostre con sciami di bambini: c’è stata la solita catena di prove in diverse metrature e velocità, che ha entusiasmato il pubblico. Una lunga galoppata di 100 Km; su strade tortuose, ondulate, velocissime e con un traffico impossibile, ci ha portati a Sergiev Posad. La porta spirituale dell’Anello d’Oro: con il monastero di S. Sergio, simbolo del patriottismo e della spiritualità, è oggi sede del Patriarca della Russia. Il fiabesco spettacolo dagli ori e dagli azzurri stellati delle cupole , sulle possenti mura, è il tesoro inestimabile di cinque secoli di architettura russa. Ultimi 50 Km di strada a doppia corsia, velocissima, ma molto pericolosa per lo sfrecciare di potenti SUV fra tante sgangherate Lada, Volga e vetuste Zigulì, per arrivare al centro di Mosca. Gran finale alla Villa-Museum Ostankino (il palazzo rosa e bianco, costruito nel 1790 come residenza estiva del Conte Nikolai Sheremetyev, il più ricco aristocratico dell’epoca). Al Theater of Comnt Sheremetv’s Palace, Award Ceremony for crews, dove nel magnifico giardino sono saliti sul podio: 1° Aliev Timur/Soloviev Dmitry (RUS) su Alfa Romeo Duetto del 1968 (N° 22) con 2,112 pen. 2° Lepetukhina Anna/Titova Tatiana (RUS) su Austin Healey 3000 del 1962 con 3,570 pen. 3° Pankovsky Andrey/Pankovsky Evgeny (RUS) su Lagonda LG45 del 1936 con5,104pen.L’Anello d’Oro, ricco di arte e storia, magia e mistero, sta cercando il suo equilibrio tra XII e XXI secolo. Mosca città dei primati: è la più costosa del mondo, ha la più elevata concentrazione di miliardari, il traffico automobilistico e pedonale è un caos apocalittico e questo autentico calderone di vitalità e creatività ospiterà presto l’edificio più mastodontico del pianeta. Boris e Nadia Bazhenin hanno saputo amalgamare questi due mondi con un mix, di cultura, arte e sport, che ha stregato tutti i partecipanti di questo fantasticeskij/fantastico rally e allora: Golden Ring Rally 2011, snòva/ancora!
Franco LombardiPer info:Franco Lombardifrancolombardi5@hotmail.itClaudia MalgratiCreative.point@fatwebnet.it
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22° Classic Marathon 2010 |
Sulle orme dei Catari, nelle cime aguzze dei Pirenei; correndo sulle tracce dei rallies più famosi, con i campioni dell’automobilismo storico: c’eravamo anche noi
Dal 12 al 18 giugno, partendo da Beaune attraverso Valence, Millau, Carcassonne e St. Lary Soulan, sulle vette dei Pirenei, fino al mare di Biarritz; dopo 2500 Km difficili e molto competitivi. L’Evento è a calendario FIA Historic Regularity Rallies European Championship. Jeremy Dickson, con lunga esperienza e con il suo staff collaudato in 26 anni di Marathons, ha voluto ritornare sui Pirenei dopo la sua Marathon del 2003. Con rinnovato “inasprito” percorso e rinvigorito entusiasmo ha formato un bouquet di campioni dell’automobilismo storico. Willy Cave, Colin Francis, Paul Wignall, Jayne Wignall, Frank Fennell, Lisa Lankes e molti altri, con anni di esperienza, sempre verdissimi e agguerriti, sono la dimostrazione più concreta. Willy Cave, leggendario campione di rally, nella 2° guerra mondiale è stato pilota nella RAF; Colin Francis OBE, è stato campione del mondo di rally negli anni 60/70; Lisa Lankes, veterana di Marathon, Carrera Panamericana, Himalaya, Pekin-Paris. La gara si è svolta sul percorso che comprende parte dei rallies Liege-Rome-Liege, Montecarlo, ed è considerato l’itinerario rallistico più bello del mondo. Sulle orme dei Catari (setta religiosa che criticava la corruzione del Clero e per questo perseguitati) che si rifugiavano in castelli inaccessibili e villaggi arroccati in cima alle alture dei Pirenei. Con un occhio alla strada e uno ai castelli e villaggi fiabeschi, la mente ci riporta alla storia. Ma, la voce del navigatore, avvolto nelle carte geografiche e con le mani intrecciate nei cronometri, ci riporta alla realtà quando ci accorgiamo del ritardo accumulato sul percorso. Diavolo di un Anthony Preston, ideatore storico, dei percorsi, di tante folli Marathons; sempre con Keith Baud Rabdomante e Cerimoniere di Rotta. E’ vero che annaspiamo e imprechiamo: ma chi ce l’ha fatto fare?! Però, anche se la nostra classifica è vergognosa, siamo orgogliosi (dopo 20 anni di gare) di poter partecipare a competizioni sempre più selettive e con tanti campioni, che ormai sono diventati amici: anche perché da noi non hanno nulla da temere. Di sicuro, ci guadagnamo noi, con i loro preziosi consigli: grazie Willy, grazie Colin! Il giorno 12 giugno siamo arrivati a Beaune, direttamente da Milano, a un’ora dalla chiusura dello Scrutineering. Sul piazzale, due concorrenti in panne dopo il trasferimento. Una MGB ha rotto la frizione e una Lotus Cortina ha dovuto cambiare il radiatore. Tutto riparato, in tempo, per le verifiche tecniche. Bravi, Peter e Bettyann Banham & Co: meccanici storici delle Marathon e Pekin- Paris. Nel pomeriggio, visita alla Antica Cantina Joseph Drouhin, Beaune 1880. Mr. Jean-Pierre Cropsal, PR Director della Drouhin e Presidente del “Grand Cru Classic”Autostoriche di Beaune, ci ha guidati nei sotterranei del Palazzo del Parlamento della Borgogna (IX° sec) in visita alla collezione storica di bottiglie Drouhin, offrendoci Chably e Bourgogne superlativi. La cena, nella “Sala del Re” all’Hotel-Dieu (fondato nel 1443 da Nicolas Rolin, Cancelliere del Duca di Borgogna) che diventò lo storico Hospices of the Poor. 13 giugno, 1° tappa: Beaune-Valence, Km 430. Start festoso e lasciamo l’incantevole Città di Beaune. La prima giornata è stata intensa, con tante prove speciali e variazioni di medie su strade impossibili. Nel bel Circuit de Bresse, due giri di velocità , con giravolte tra birilli e getti d’acqua, hanno elettrizzato tutti i concorrenti. Questo è stato il primo dei 6 tests, di velocità, lungo il percorso. Gli inglesi adorano questi tests (il loro “Rally of the Tests” è a calendario FIA). Dal Grand Colombier, 1531 m, alla Valle del Rodano; poi sul Massif de la Chartreuse e giù verso Chambéry, Grenoble, l’impegnativo Col de Rousset e la regione intorno a Port-en-Royan, con la sua produzione di 10.000 tonnellate di noci. Non abbiamo contato le noci: ma le migliaia di metri delle infinite prove, di “regolarità”. Ha vinto la tappa Mark Godfrey/Sue Godfrey su MGB (N° 17); 4° Paul Wignall/Ian Tullie (vincitore Winter Trial 2010) su A. R. Giulietta Sprint; Colin Francis 8°; Willy Cave 39°. Valence-Millau, Km 430 (tutte le tappe sono oltre i 400 Km). A Valence vediamo di sguincio la magnifica Cathédral St. Apollinaire, del 1095. Corriamo intorno al Rodano, sul percorso più impegnativo dello storico rally francese dell’Ardèche - Cévenne e le spettacolari Gorges du Tarn, del Monte-Carlo Rally, denominato: Monte drama. L’Ardèche è simile al Far West americano. Intorno al Gerbier de Jonc 1551m e Mont Mézenc 1753 m: solo pioggia e nebbia. Problemi meccanici e mancanza di benzina affliggono tutti. Alastair Caldwell (ex Team Manager Mc Laren F1) con la sua bella Alfa Romeo 6C 2500 SS è rimasto a secco, accumulando tanto ritardo che finirà per ritirarsi. Noi, al precedente rifornimento, abbiamo saturato il serbatoio e l’indicatore è out, così l’ansia è: benzina! Nessun distributore alpino, quindi: mettiamo mani alla tanica nascosta tra i vestiti (stracci: qui non si bada alla moda). Maggiori problemi per le “regolarità” calcolate a 50 Km/h, su strade strettissime in strapiombi da brivido, senza protezioni e lunghe fino a 30 Km. Abbiamo preso fino a 30 sec. di ritardo e nei C.O. alcuni hanno pagato anche 5 minuti, quindi: regolarità?!
Corriamo sulle orme dei Catari nel Minervois , dove d’estate le colline sono bruciate dal sole, ma al nostro passaggio c’è solo pioggia e fango. Nella confluenza dei fiumi Cesse e Briant, oggi gonfi di acque brune e turbolenti c’è la “candela”, una torre ottagonale che è tutto ciò che resta del castello medievale dove nel 1210 vennero bruciati vivi 140 Catari. Questo è il nostro rally; ma le parole, per raccontarlo, non bastano. Come non bastano a descrivere il Viaduc de Millau (2,5 Km) prodigio ingegneristico, dove il pilastro più alto è di 340 m (più su della Tour Eiffel) e secondo il progettista Norman Forester, transitando sul viadotto: si ha la sensazione di “volare in automobile”. Noi, purtroppo, ci giriamo intorno e da sotto. 15 giugno, terza tappa: Millau - Carcassonne. Dopo Millau, attraverso la vallata del Tarn, una serie di test su strade strettissime, con medie di 50 km/h, impossibili, sui Monts de Lacaune e Monts de Espinouse. Attraverso la regione della Linguadoca arriviamo alla Corbières Region or “Cathar Country”. I castelli delle Corbières, i cui nomi , Montségur, Quéribus, Peyrepertuse sono legati al destino dei Catari. La tappa finisce nella città medievale di Carcassonne. Ancora macchine a secco di benzina. Anche il test sullo sterrato del Chàteau de Lastours ha torturato le auto e a fine tappa il primo è stato Paul Wignall/Ian Tullie; Colin Francis 18° e Willy Cave 36° (cosa gli sarà successo?!). Il cielo è grigio d’acqua, facciamo una rapida visita alla Cittadella di Carcassonne; un borgo medievale perfettamente restaurato. Nel “Chateau”, che è una fortezza nella fortezza; trovarono rifugio i Catari , durante i conflitti religiosi del 1209. Terminata la passeggiata, la bella Basilique St. Nazaire, ci augura la buonanotte. 16 Giugno, Carcassonne – St. Lary Soulan. Un’altra lunga giornata, 479 Km: tante prove di regolarità e controlli orari molto tirati. Da Carcassonne, scendiamo nella Valle del Couiza, poi, ci arrampichiamo sui colli di Mijanes e riscendiamo nelle Gorges de l’ Aude (Rally of the Gorges). Le strade sono sempre con traffico aperto e la pioggia continua le ha rese molto scivolose. Così, per stare nei tempi, si rischia di sbattere. Infatti: la Volvo N° 34 frantuma il faro sinistro, il N° 2 rompe il parafango destro e una collisione, incredibile, blocca due concorrenti incolonnati. La Porsche 911,N° 48, si sposta in retromarcia e sfascia l’anteriore della Porsche 911, N° 29. La N° 48 si ritira dalla gara e la N° 29 prosegue, con un’abbondante incerottatura. Ricordiamo il Col D’Aubisque 1709m, con precipizi, senza protezioni, su centinaia di metri di vuoto e stradine , su saliscendi ripidi e tortuosi, larghe quanto le ruote dell’auto. Inoltre mandrie di mucche, pecore e ciclisti sono la nevralgia continua. Siamo sulle cime del Tour de France e i tanti ciclisti in allenamento, sotto la pioggia e la nebbia, disturbano le nostre prove. Sul Col de Pailhères 2001 m, c’è neve ai bordi della strada e la pioggia, mista a neve la rende viscida offuscando la visibilità. Fatichiamo a concentrarci sui tempi delle prove, perché la strada è variabile e senza segnaletica.Sbagliando un’ incrocio, minuscolo, si possono percorre decine di chilometri senza ritorno: sono sentieri di montagna. Meglio proseguire; saltando un fine prova e cercare ( affannosamente sulle carte) una strada alternativa per il prossimo Time Control. Se una stradina o un ponticello sono interrotti per frana o smottamento: senza, l’impossibile GPS a bordo, meglio raccomandarsi con mani giunte e occhi rivolti al cielo. I fiumi sono oltre l’argine e le campagne prossime all’allagamento. Continuiamo a correre, confidando nella buona sorte. Intanto, con un tempo da lupi, affrontiamo le prove sul Circuit de Lavalanet (!): inutile pensare alla classifica. A tarda sera l’Overall Results: 1° MGB N° 17; 2° Paul Wignall/ Jaan Tullie; Colin Francis 16°: Willy Cave 34°. Le montagne dei Pirenei sono un vero confine che attraversa la Francia. La popolazione, formata da immigrati spagnoli e fuggiaschi, è tenace e la circolazione poco gentile. Questa zona è l’ultimo lembo selvaggio nell’Europa del Sud, habitat ideale per specie animali rare. Abbiamo visto, stormi di falchi giganteschi, roteare in cielo e appollaiati ai bordi delle stradine, con occhi guizzanti e feroci, sotto la pioggia battente. 17 giugno, 5° tappa: St. Lary Soulan - Biarritz. Ci siamo arrampicati sul Col du Tourmalet, con regularity tests e Time Controls veramente difficili; con le insidie abituali e la tortura della benzina. Un concorrente è rimasto senza a metà prova (!!!). Continua lo slalom tra le mucche, che invadono le stradine su tornati da montagne russe: dove il “bravo” Direttore di Gara ha inserito prove e controlli orario. Molti concorrenti hanno baciato le rocce: più o meno appassionatamente (!!!). A St-Jean-Pied-de-Port, antica capitale della Bassa Navarra, incontriamo i pellegrini del Camino de Santiago de Compostela. In tutto il Medioevo questa città-fortezza fu punto d’incontro dei pellegrini. Quando si avvistava un gruppo, i paesani suonavano le campane, per indicare la via e loro rispondevano cantando. Ne abbiamo visti molti, infagottati sotto la pioggia, e al passaggio delle nostre auto rumorose e strombazzanti ci hanno risposto con urla e gestacci. Certamente, avevano ragione loro; ma il nostro materialismo nel voler primeggiare ci ha resi ciechi e sordi ad ogni misticismo. Intanto Paul Wignall è in panne. Gli è saltato il termostato e il radiatore è diventato un vulcano. Voliamo, con il motore un po’ tossicchiante, verso la bella e aristocratica Biarritz, sdraiata sulla grande spiaggia atlantica. A fine tappa l’imprendibile MGB N° 17 è ancora in testa (nonostante i problemi meccanici, che Peter e Betty hanno risolto, al volo); Paul Wignall 25°. Ultima tappa, relativamente corta, ma molto difficile e complicata (classico dei fine Marathon). Biarritz – Biarritz, 6° tappa, 18 Giugno. 5 regularities “Ups and Downs” ; tutto il percorso in saliscendi, da un colle all’altro. Solite stradine, solita pioggia e nebbia. Percorso velocissimo: tutte le prove a 50 Km/h (!!!), impossibili, su traffico aperto e con precipizi da brivido. David e Ros Spurling, su Morgan, sono usciti di strada e la ruota anteriore destra è volata a 10 m sul precipizio. La Giulia Super A.R. N° 45 è finita in una scarpata e accasciandosi ha deformato il telaio. La N° 51 Reliant Schimitar ha sbattuto ed è stata trainata; stessa sorte per la N° 12 e La N° 50. L’insidia del giorno: un passaggio nascosto in un pertugio tra casette sul percorso del rally. Controllo segreto di passaggio: penalità 2’ 30’’ (!!!). Colin Francis l’ha mancato e la sua allieva Malgrati l’ha centrato: Well done! Questi nastri di strade, srotolati sugli ondulati precipizi sull’Atlantico, senza guardrail, sarebbero stati spettacolari con il sole; che avrebbe fatto risaltare i colori del mare. In risalto sono rimasti solo gli errori di tutti. Final Result at Biarritz Finish, 18 Giugno: 1° Mark Godfrey/Sue Godfrey-MGB (N°17), penalità 0:05:11; 2° Howard Warren/Matt Warren – Porsche 911 (N°19) pen. 0:05:30; 3° Andrew Mallagh/Sarah Mallagh- Porsche 914/6 (N°49) pen. 0:05:59; 4° Jayne Wignall/Kevin Savage – Sumbeam Tiger (N° 21) pen. 0:06:29; 5° Frank Fennell/John Bayliss – Alfa Romeo Giulia Super (N° 25) pen. 0:06:46; 16° C. Greive/ Colin Francis – Porsche 911 (N°54) pen. 0:12:14; 19° Paul Wignall/Ian Tullie – Alfa Romeo Giulia Sprint (N°6) pen. 0:13:33; 30°Franco Lombardi/Claudia Malgrati – Alfa Romeo Giulia GTV 2000 (N° 46) pen. 0:23:48; 31° Grant/Willy Cave- BMW 2000 Ti (N° 39) pen.0:25:03; 34° Lisa Lankes/Alexandra Gertsch – Austin Healey 3000 (N°14) pen. 0:36:26. Iscritti 54 concorrenti; arrivati 36. 36° Bill Littleboy/Gavin Gill – Jaguar E Type (N° 50) pen. 3:53:32. Abbiamo voluto trascrivere la classifica, come nota, per il combattimento della straordinaria 22° Marathon 2010. Nel trasferimento per Milano, mentre attraversavamo i vigneti della Cote de Provence, finalmente è apparso il sole: e a Aix en Provence abbiamo ritrovato i colori di Cezanne. Purtroppo è stato solo un miraggio: pioggia e vento forte ci hanno seguiti fino a casa. Siamo arrivati senza un graffio e con una piccola coppa, 3° di Classe, che per noi è un “grande trofeo”. Felici del risultato, già pensiamo alla prossima Marathon. Maybe: Greece – London? Perhaps!
Franco Lombardi |
5° Chihuahua Express 2010 |
Fantastico Rally:: dalle Montagne Rocciose degli Apaches, alle steppe di Ojinaga , presidio USA , sul Rio Bravo. Muy ràpido, como correcaminos!
Una grande performance, questo 5°Rally Chihuahua Express 2010; che si è corso su strade fantastiche, con gente appassionata, molto amichevole e con vedute e tempo molto gradevoli. Abbiamo trovato i campioni Doug Mockett con Angelica Fuentes in piena forma, sempre con il loro sorriso smagliante, da eterni ragazzacci e tanti altri piloti festosi. Però ci sono mancati i nostri amici: Stig Blomqvist e Ana Goni (vincitori della Panamericana 2009). Ci è mancato il sorriso di Stig, che parla tacendo, e l’abbraccio affettuoso di Ana a suggello di lunga amicizia. E ci è mancato il rombo della loro potente Studebaker, argento. Manuel “Chacho” Medina, Organizzatore magnifico, con grande professionalità e competenza (campione di rallies e già Direttore Operativo della Carrera Panamericana) ha portato questo Rally ad alto livello mondiale. Muy ràpido, como correcaminos (il velocissimo volatile “Bip-Bip” dei cartoni animati) che da il nome al Club, automobilistico sportivo, Association Correcaminos, fondato da Chacho Medina stesso. Direttore di Gara Mr. Carlos Cordero (già Direttore alla Panamericana 2009), Coordinatore Generale Mrs. Katia Ramirez. Per la Siguridad/Sicurezza: 127 Pattuglie di Polizia Federale, Vialidad e Locale, che con Commissari di percorso, Medici, Ambulanze e personale di servizio formavano un esercito di circa 400 uomini, impegnati per ogni giorno di gara. Tre differenti Categorie: Modern, Classic, Brackett and Tour. 60 partecipanti da diverse nazioni di due continenti. Tre giorni: dal 19 al 21 marzo, per 1670 Km di percorso con 561 Km di speed stages/prove di velocità; dalle montagne rocciose degli Apaches, alle steppe di Ojinaga, presidio USA, sul Rio Bravo. Tutti i giorni da Chihuahua (Hotel Soberano ) e ritorno allo stesso Hotel. L’auto, riservataci dal Servizio Press, ci ha permesso di raggiungere ogni pertugio della gara: grazie Chacho! Chihuahua: simpatica città, scelta per la posizione strategica del rally (vertice delle tre giornate dell’Evento) e di grande importanza storica per il Messico. Nel centro storico, di fronte alla chiesa spagnola, un gigantesco monumento di bronzo a Geronimo (storico Capo degli indiani Apaches) ricorda il buon rapporto con la popolazione dell’epoca. A fianco un altro monumento importante per Benito Juarez, primo Presidente dello Stato di Chihuahua. Chihuahua ha forti legami con la rivoluzione messicana. Pancho Villa operava nella campagna circostante e una volta s’impadronì della città facendo camuffare i suoi uomini da contadini che andavano al mercato. La partenza del rally,nel “Zòcalo, piazza centrale” sotto il gigantesco monumento di Francisco Pancho Villa, è stata una grande scenografia Hollyvoodiana. Chihuahua ha dato molto a Hollyvood. Nel 1914 il famoso regista Raoul Walsh firmò un contratto di 25.000 dollari con Pancho Villa; per filmarlo con i suoi guerriglieri, durante le imboscate e le incursioni vere. Anthony Quinn: nacque qui nel 1915. John Wayne girò qui, gran parte dei suoi film western. Marlon Brando ricevette l’Oscar per il film “Viva Zapata”, girato in questa zona, e la sua statua troneggia nel Parco Palomar di Chihuahua. E per l’altrettanto “famoso” cagnolino Chihuahua, c’è una bella statua, con gli occhioni neri, nel Museo Municipale. Questo rally è considerato come prova per la Carrera Panamericana. Belle e potenti, le auto moderne e storiche, con migliaia di cavalli scalpitanti. Piloti pronti a confrontarsi con impegno: perché si rincontreranno, a ottobre, nella grande Panamericana. La lunga collana variopinta di macchine da gara, pronta a partire, è avvolta dalla musica altisonante dei potenti motori, senza sordine musicali. In controcanto: nella piazza, gremita di gente, c’erano anche i “mariachi” con violini, trombe e chitarre. Suonano e cantano, sempre allegramente, le loro melodie “ranceras”. Quando chiediamo: por qué, siempre mucha alegrìa? Rispondono: “tambien de dolor se canta cuando llorar no se puede” (anche quando il dolore è troppo profondo per sgorgare con le lacrime, si esala un canto). Li troveremo, con le compagnie di danza “Ballet folklòrico” in tutte la piazze delle grandi città, dove, per loro ogni avvenimento sociale è motivo di allegria e canto. E, questo Chihuahua EXPRESS Rally è un grande evento per tutti. Il rombo dei motori, pronti al via, si alza nel cielo terso, propagandosi nelle vallate intorno, dove tra pochi minuti le sciabolate dei bolidi in corsa, fenderanno l’aria delle lunghissime strade messicane.
Prima Tappa, 19 marzo: Chihuahua - Madera-Chihuahua, Km 591. Start: ore 9.00, al centro della città. Subito dopo la partenza: una giovane studente, a bordo di una piccola Mazda, impatta la Ferrari Juan Carlos Hernandez, causandole una vistosa ammaccatura e un po’ di confusione nel traffico già caotico. Al primo Km della prima prova di velocità, lunga 40 Km: il primo incidente mortale. La Renault Clio 2.0, per un errore, esce da una curva pericolosa ad alta velocità e finisce, fracassandosi, contro l’auto in sosta di uno spettatore. Muore, sul colpo, il navigatore e il pilota, gravemente ferito, viene trasportato in elicottero all’ospedale. Il pilota Jean Phillip Mercier, 39 anni, di Monterrey (Mx) e il navigatore Carlos Garcia, 42 anni, di Chihuahua (Mx) erano al loro primo rally e la sera precedente avevano festeggiato, allegramente, il loro debutto. Il rally non viene sospeso e si continua a correre nella direzione di El Paso (Texsas). El Paso/Il Passo: un passaggio che il conquistador, Cabeza de Vaca, aveva utilizzato nella sua avventura verso il Nord del continente. E, svoltando nella direzione di Madera, il “conquistador del titulo primero” del rally ce l’ha messa tutta la grinta (specialmente nelle prove, all’inverso, del ritorno) per arrivare a Chihuahua in testa. Questo è stato l’equipaggio: Rodrigo Gonzàles – Rodolfo Gonzàles (Mx) su Maserati Trofeo (moderna), che manterrà il primo posto fino alla conclusione della gara. Al passaggio in mezzo a città e villaggi: l’arcobaleno, dei tanti murales, fa ricordare le antiche pitture murali, più delicate, di Teotihuacan, la citta degli Dei. Nelle vetrine brillano ori e argenti del Messico. Lucenti ossidiane in verde dorato, blu e nero; tanto amate dagli Aztechi, che ne ricavavano: armi, vasi, splendide maschere e sculture. Sulle montagne nella zona di Madera (dove c’è “El Salto, la cascata di 35m) tutti i concorrenti si danno battaglia nelle tortuose strade con saliscendi impegnativi e le mille curve elicoidali. In un tornante, la Cobra 8 di Jeorge Seman è uscita di strada, con una giravolta, ed è rimasta in bilico sulla scarpata (rimorchiata e riparata, nella notte, ritornerà in gara l’indomani). Le Studebaker Champion Pan Am Class (7000 cc e 600/700 Hp), dei belgi Marc Devis (N° 250) e Stephan Mayers (N°40, ex di Pierre de Thoisy; il sette volte vincitore della Panamericana) sono razzi: con l’inconfondibile rombo aggressivo e armonioso. Ma, anche la potente Oldmobile (Pan Am) di Doug Mockett e Angelica Fuentes (campioni di Carrera Panamericana e vincitori del Chihuahua EXPRESS Rally 2007) si fa sentire: sempre più insidiosa. Alla fine della prima tappa, molti volti raggianti per l’ottima competizione, nonostante il velo triste che serpeggia nel cuore di tutti per il brutto incidente, sul quale molti si interrogano perplessi: destino?.... L’amico Stefano Garibaldi, Tecnical Industrial Manager della Eurotranciatura International SpA di Milano, in visita allo stabilimento di Queretaro (MX): è volato da noi (con spirito sportivo) per incontrarci al Chihuahua Rally 2010. Grazie Stefano! Ricordiamo con piacere anche Queretaro, la città con la sua architettura scenografica; dove abbiamo vissuto importanti fine tappa della prestigiosa “Carrera Panamericana” nel suo spettacolare e competitivo autodromo (con le straordinarie performances di Stig Blomqvist), disegnato dall’Arch. Manuel “Chacho” Medina. Seconda tappa: Chihuahua – Divisadero – Chihuahua, Km 611. Alla partenza: 1° R. Gonzàles/ R. Gonzàles su Maserati Trofeo (moderna), penalità 01:07:41,5, 2° Marc Devis – Christofer A. Voegilin D. su Studebaker, penalità 01:09:05,8; 3° Stephan Mayers – Mauricio Pimentel su Studebaker, penalità 01:09:37,8. Questa è stata la tappa più lunga e più difficile. Ma il paesaggio, fin sulle montagne rocciose degli Apaches, è stato splendido e interessante; come le città e località storiche attraversate. Il percorso su strade asfaltate, molto curate, è stato spettacolare e molto competitivo ma, ha messo a dura prova uomini e macchine. Le prove speciali, sono state faticose e molto selettive. Incontriamo subito la città di Cuauhtémoc, che prende il nome dal Fundadores Aztecas del Messico Antico (anno 1519). Nella zona ci sono anche le famose cascate Basaseachi; che con 311 m, sono un salto singolo più alto del Nord America. Passiamo San Juanito, pittoresco villaggio a colori vivaci, come i vestiti delle sue donne indios, e arriviamo al CREEL. Creel (dal nome del costruttore della prima ferrovia messicana) è una cittadina importante lungo la linea Chihuahua Express – Los Mochis. C’è un po’ un’aria western e ci si aspetta di vedere, all’ingresso della città, l’avviso tradizionale: Creel, il becchino, la forca e il cimitero. “Desperados e altri coyote passate oltre” oggi si vive soprattutto di turismo: a 2340 m di altitudine, lo spettacolo è stupendo. Da Creel, il treno raggiunge il punto più alto, Los Ojitos e il Lazo: dove i binari compiono un giro di 360° . Verso Divisadero, la strada del Rally, segue quasi l’itinerario del treno: tra gole da urlo, ricoperte di fitta vegetazione subtropicale. Bellissimi e molto colorati i mercatini indios: dove le donne, nei loro costumi tradizionali, intrecciano magnifici cesti, ricamano e infilano collane multicolori. Il treno EXPRESS Chihuahua al Pacifico, spettacolare ed entusiasmante (in particolare la discesa attraverso le gole del Barranca del Cobre) fino alla costa, viene osannato come uno dei migliori percorsi, in treno, al mondo. La maggior parte del rally ha le stesse caratteristiche ed emozioni; in più le molte difficoltà per primeggiare, in un agonismo unico (!!!). Nella località di Divisadero c’è il Barranca del Cobre, uno dei canyon più spettacolari di tutto il continente americano: è di 500 m più profondo del Gran Canyon del Colorado e quattro volte più esteso; ed è uno dei molti della regione Tarahumara (un altro molto spettacolare, con sul fondo il fiume color smeraldo, è il Peguis e si trova sul tragitto del rally verso Ojinaga). Noi, lo guardiamo con gli occhi di sghimbescio, perché la strada che percorriamo corre sui bordi del canyon. I concorrenti, più competitivi, corrono come pazzi e le frenate, sulle gole profonde, fischiano facendo fumare le gomme: sbirceranno anche loro il Barranca?! Intanto la,splendida, Porsche 911 RSR di Enrique Nava (in quinta posizione) è andata a sbattere contro la roccia (!!!).
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Siamo nella terra dei Tarahumara, dove corre anche il treno Chihuahua EXPRESS per 630 Km.
Dal treno prende il nome il nostro rally perché anche l’itinerario più spettacolare e competitivo è in questa area. Quest’anno a maggio, su queste montagne si disputerà una competizione,mondiale, di atletica denominata: Chihuahua, sede de la Copa del Mundo de marcha 2010. Avvenimento sportivo, orgoglio del Messico, che vedrà entrare nella Sierra Tarahumara le seguenti squadre: Italia, Giappone, Spagna, Russia e Slovacchia.Intanto le macchine, della gara, si arrampicano sulle salite che si avvitano nel cielo, per tuffarsi poi nelle discese a precipizio. E proprio qui i competitors più “temerari” fanno precipitare le classifiche a quelli meno “arditi”. Questa è stata la giornata più stressante e, purtroppo, si è conclusa tragicamente. Il secondo incidente, mortale, è avvenuto alla fine della seconda tappa; nel trasferimento finale sull’autostrada per Chihuahua (velocità max 105 Km/h). Gli ultimi chilometri, sono rettilinei lunghissimi . Gli avvallamenti, con sensibili dislivelli, possono far “decollare” le auto in transito, ad alta velocità. Così è accaduto per la Porsche 911 Carrera GT2 di Gerardo Arevalo con Luis de la Brena e per la Corvette di Herberto Garcia con Hernàn Solana (fratello di Moisés Solana, pilota F1), tutte due iscritte nella Categoria TOUR. Le due auto, correndo a velocità folle, si sono tamponate e sono volate in una carambola che ha ridotto le vetture in due grossi gomitoli di metallo. Gli occupanti della Corvette sono morti e quelli della Porsche feriti gravi. Anche per questo terribile incidente, si può parlare di fatalità?! …. Il Regolamento, per la sezione TOUR, prevede la velocità massima di 75 Km/h per l’intero percorso dell’Evento, con partenze intervallate da tempi imposti, per la sicurezza. Il Rally si è fermato qui e il tragico bilancio è il seguente: un pilota e due navigatori morti; due piloti e un navigatore feriti gravi. Gli Organizzatori hanno cancellato immediatamente l’attività dell’Evento, compresa la cerimonia della premiazione, nel rispetto della dolorosa circostanza.Correndo all’aeroporto, per il nostro lungo viaggio di ritorno a casa; ci torna in mente il nostro incontro con i “mariachi” e le loro parole:”anche quando il dolore è troppo profondo per sgorgare con le lacrime, si esala un canto”. Il nostro canto triste, è una preghiera per le anime che sono volate in cielo; nel ricordo e nel dolore che ci unisce tutti nella solidarietà sportiva.
Franco LombardiPer informazioni e partecipazioni:www.chihuahuaexpress.comFranco Lombardifrancolombardi5@hotmail.itClaudia Malgrati
creative.point@fastwebnet.it |
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THE WINTER TRIAL 2010, il grande rally d’inverno, 2500 Km dal 24 al 29 Gennaio 2010, sulle vette innevate dell’Austria, Czech Republic e Slovenija.
Vince, questa marathon al limite dell’impossibile, una Porsche 356!
112 concorrenti, per questo prestigioso rally sotto il patrocinio della FIA, sono partiti da Sankt Wolfgang (Salzburg, Austria) il 24 gennaio, per ritornare dopo 2500Km, nella stessa area, il 29 gennaio. La gara, organizzata dall’olandese Bart Rietbergen: quasi interamente sotto la “Dutch flag” ha avuto anche dei personaggi significativi, di altre nazioni. Infatti tra i concorrenti spiccavano i nomi, inglesi e irlandesi, di noti rallisti come: Jayne Wignall, Kevin Savage e Frank Fennell. Mentre tra gli organizzatori, brillavano quelli inglesi di: Bill Price, Colin Francis, Keith Baud e Mark Appleton; veterani, ideatori, di storiche Marathons (al limite dell’impossibile). Bart Riertbergen, Organizzatore e Direttore Operativo dell’Evento, con grande esperienza da eccellente rallista (siamo stati compagni di tante gare e partecipanti al suo primo, ed unico, straordinario Trial Arctic Circle 2000) continua, molto sportivamente, con i suoi grandi Raids, come i famosi: Trial of the Nile, La Carrera Mediterranea e il prossimo “Carrera Copacabana 2010”. I tanti cavalli, dei motori ruggenti della competizione, hanno galoppato per chilometri dalle pianure casalinghe per arrivare alle alture imbiancate dalla neve dell’Austria, Czech Republic e Slovenija. Da Sankt Wolfang, Austria: ha preso il via il 10° Winter Trial, domenica 24 gennaio. Il freddo polare, di quest’anno, ha bloccato tutta l’Europa in una morsa di ghiaccio. Sull’alpe Austriaca ha marmorizzato le strade, levigandole come le sue abetaie, scolpite nell’alabastro. Il convoglio quasi interamente olandese, con qualche inglese e irlandese; non abituato a neve e ghiaccio, è rimasto basito, nonostante lo spirito sportivo. 112 equipaggi pronti allo start: solo la Volvo di Arie van Erkel e Jacques Arends si rifiuta di partire. Preoccupazione per il ghiaccio? Paura?! Il ghiaccio: non era, ancora, preoccupante e non ha presentato molti problemi. Inoltre la prima prova speciale iniziava solo più in basso: sul circuito ghiacciato di Altenmarkt. Frank Fennell, con il N° 1, è stato il primo a girare, con la sua Volvo 142 e con entusiasmo sportivo ha realizzato un ottimo tempo, concludendo la giornata tra i primi classificati. Il Team migliore, nel difficile test, è stato: Michael e Nico Koel su Alfa Romeo Giulia Super (1969). Nella pausa-pranzo Ian Tullie, co-driver di Gijs van Lennep, chiude la porta della Porsche, dimenticando le chiavi all’interno. Incomincia la frenetica ricerca e aumenta il nervosismo; perché si avvicina l’ora della partenza. Solo dopo, interminabili, venti minuti si ricrea la buona atmosfera all’interno della loro macchina. Panico anche per la Porsche, di Hank Melse, pronta a partire. Anche lui: non trova le chiavi dell’auto! Cerca, affannosamente, intorno al ristorante e arriva trafelato, con 10 minuti di ritardo alla prova speciale: eterni, per le penalità. Il freddo ha obbligato, tutti, a rintanarsi durante le soste, nel caldo delle baite. Sorseggiando bevande magari troppo “calde” che oltre a scaldare il cuore assopivano un po’ la mente. Così: tra alti e bassi della prima tappa, dopo tanti chilometri, si è arrivati a Ljubljana. 25, gennaio, seconda tappa: Ljubljana – Ljubljana. Sei prove di regolarità e due tests in programma, su strade bianche di neve. “Comunque non così terribili da dover spingere o rimorchiare le auto dei competitors”. Così recitava un comunicato stampa. Infatti: il primo a rompere è stato Hans Buurman su Healey, soccorso da una Saab che si è fermata e ha tirato Hans e la Healey fuori dalla neve. Hans si è sciolto in mille ringraziamenti: ovviamente! Poi, Hans Buurman riesce a far ripartire la Healey e dopo un chilometro ritrova la Saab piantata nella neve. La rimorchia a sua volta, cementando così una solida amicizia. Bizzarria della sorte? O, forza della disperazione? Bisogna trovarsi in certe situazioni per capire. (chi scrive, si è trovato in panne nella neve della Lapponia: nell’Artic Circle Rally del 2000 e la disperazione di allora è sempre viva nel ricordo). Anche John Abel della Lagonda si è trovato in un punto morto; perché si è rotto il piantone dello sterzo e non ha potuto proseguire. Rimpiangendo la sua storica Fiat “World Champion Karting”. Peter Koense (con la sua anteguerra) ha sbattuto, violentemente, contro un mucchio di neve gelata. La macchina è andata fuori uso perché le valvole sono finite sui pistoni. L’appassionato rallista, in Slovenija, ha cercato i pezzi di ricambio, purtroppo senza successo, e ha dovuto abbandonare. Un’altra “pre war car”, la Alvis di Bill Ainscough, ha avuto un guasto e ha fatto un dritto uscendo di strada. Il pilota ha riparato con assistenza di fortuna, poi, ha fatto una deviazione di 40 Km, che gli è costata il massimo delle penalità, ma ha potuto restare, felicemente, in gara. Durante la giornata il Direttore di gara, Bart Rietbergen, ha fatto un annuncio speciale elogiando il simpatico equipaggio francese. Jean Pierre Pacombe e moglie, sulla vetusta Renault Dauphine (amorosamente conservata), erano al loro primo Winter Trial, molto differente dai rallies di loro conoscenza. Ma con molto garbo e delicatezza, per la loro macchinina, sono passati simpaticamente dall’asfalto alla neve, entusiasti e senza problemi: complimenti! A fine tappa, per i migliori Teams, gli errori sono stati veramente pochi. Nella Club Class ha vinto la coppia olandese Willem e Ellen Vermeuleu. Nella Trial Class, padre e figlio, Habert (Austria) vincono la seconda tappa. Non è stata una giornata facile ma il sorriso sulle facce dei corridori, ha dimostrato l’apprezzamento per la competizione. 26 gennaio, terza tappa: Ljubljana - Maribor. Giornata faticosa per la lunghezza: con i suoi quasi 500 Km del percorso (più i 100 Km della prova in notturna) e per la “difficile navigazione”. Sulla carta non presentava nessun problema. In realtà, la navigazione effettuata dagli equipaggi, ha portato nuovi e inaspettati problemi. La Porsche 911 di Richard Schmetz si è bloccata in strada e nessuno ha potuto aiutarla. Finalmente: un trattore sloveno ha trainato la macchina in albergo, dove è stata riparata e Richard ha continuato il Rally. Anche la Sumbeam Tiger di Drexel Gillespie si è piantata nella neve e non si è trovato nessun aiuto disponibile, neanche per una piccola spinta. Ronald van Pelt ha sofferto per un problema al cambio; fortunatamente ha trovato un ricambio da un amico e dopo una lunga e laboriosa riparazione ha potuto continuare l’Evento: fuori classifica. La giornata è continuata in notturna, con i suoi 100 Km sulla neve, dove gli equipaggi, trascinati dalla nuova esperienza, hanno lottato per primeggiare: l’uno sul’altro. Purtroppo, Harm Lamberigts si è fermato con la sua Escort e così pure Cock Goedegebuur/Willem Uitenbroek. Due contendenti perduti nella chance dei top 5 del finish. Così avanza il Team Frank Fennell/Kevin Savage, che punta alla vittoria. Nella Trial Class il primo è stato John Temmink/Bart den Hartog, 27 secondi di vantaggio su Peter Naaktgeboren/Jan Berkhof. Terzo classificato Gijs van Lennep/ Ian Tullie (…quello che aveva dimenticato le chiavi chiudendo la Porsche!).27 gennaio, Maribor – Krems: il giorno più lungo del rally. Più di 600 Km, attraverso lo scenario più bello che si possa immaginare. Dritto, oltre le Alpi: neve fresca, cielo blu e molto sole. Quadro giusto per il “Winter” paese delle meraviglie. Intanto: i danni alle sospensioni anteriori di Harm Lambrigts sono irreparabili, così Harm e Artur devono abbandonare. Stesso problema per la Jaguar di Bert Ziengs e Alfred de Vries. Stretta nelle grinfie di guai su guai, la macchina è stata affidata ad un trasportatore e i ragazzi sono ritornati a casa in aereo. Il programma del giorno è continuato con prove di regolarità: tutt’altro che tranquille! Mentre l’ultimo test si è svolto sul famoso: rallycross circuit di Melk. Totalmente ghiacciato e coperto con 20 cm di neve fresca: dove i concorrenti hanno “arato” da soli la pista. Xavier Maassen ha dimostrato, qui, la grande differenza di abilità di guida trasmessa da padre in figlio. Il vincitore della tappa è stato l’equipaggio Hank Melse/Bert Meulenbeld seguito da Gijs van Lennep/Ian Tullie. Nella Club Category ha vinto Jan e Coen Hagedoom, seguito da Willem e Ellen Vermeulen che distanzia Nico e Michael Koel. 28 gennaio, Krems – Linz. Neve, neve,neve. Tutto il percorso, della giornata, è stato coperto da un magnifico manto di neve. Questa tappa è stata, forse, la più dura dei 10 Winter Trial. La navigazione è stata quasi impossibile.Il forte vento, sollevando la neve, cancellava le traiettorie e in certi punti formava delle dune di neve, impossibili da valicare. Molti concorrenti non si sono fermati alla pausa – pranzo, perché i ritardi accumulati continuavano a compromettere i tempi delle prove. Solo pochi hanno avuto scarse penalità. Mentre qualcuno è stato costretto a cercare aiuto, da un caritatevole trattore, per farsi tirare fuori dall’alto manto di neve. In queste circostanze la gara ha assunto un aspetto bizzarro: progrediva soltanto chi riusciva a farsi trainare più in fretta. Al circuito di rallycross, coperto da 50 cm di neve, solo pochi temerari sono riusciti a superare la prova, in qualche modo, basandosi sui piloni circostanti come riferimento del percorso da seguire. Ammirevoli: Eliot Dale, vestito da alpinista, sulla Bentley scoperta e Miriam Wolters - Ernst de Jager con la piccola Trimph TR 3 senza tetto e senza riscaldamento; alla temperatura esterna di meno 15. Questi sono stati gli eroi della giornata. Nella lunga prova in notturna SvatnyJan – Linz: i disastrosi errori di navigazione, per mancanza di visibilità e intemperie infernali hanno moltiplicato il numero degli eroi. In effetti: tutti i concorrenti che sono arrivati in fondo al rally (solo 60,nelle due Classi), possono considerarsi degli eroi. 29 gennaio, ultima tappa: Linz – Sankt Wolfgang. La neve, ghiacciata, dell’ultima notte ha reso molto scivoloso il percorso. Gli equipaggi hanno montato le catene. Hans Buuman ha modificato il muso della Healey su un muro di neve e Chris e Kees Zeegers hanno sprofondando la Renault nella neve. Non è un segreto che alla fine del Winter Trial ci sia qualche simpatica giravolta: e quest’anno non è stata un’eccezione. La prova di regolarità finale, consisteva nel percorre due giri in un circuito, coperto di neve gelata. Purtroppo le auto, scivolando e perdendo il controllo, si intrecciavano come pattinatori danzanti e finivano per esibirsi in curiose perfomance. Alcuni drivers moltiplicavano il numero dei giri e altri correvano zigzagando in senso contrario, come in un divertente luna park. Il gran finale sarà ricordato tra spassose ilarità e fastidiose penalità. La Overall results finale ha così classificato: vincitore della Trial Class, Lennep/ Tullie, Porsche 356 sc (N° 28), total penality 1:04:02. Secondo, Fennell/Savage, Volvo 142 (N° 1), total penality: 1:05:02. Terzo, Naaktgeboren/Berkhof, Ford RS 2000 (N° 16), total penality: 1:20:14. Per la cronaca: 6° classificato (con onore) Jayne Wignall/ Rushforth, Alfa Romeo Giulietta Berlina Ti (N° 7), total penality: 2:07:17. Nella Club Class: 1°Vermeulen/Vermeulen, BMW 1802 (N° 61), total penality: 1:19:20. 2° Perridon/Verhoeff, Alfa Romeo Giulia Sprint (N° 68), total penality:1:34:12. Terzo:Kerkhoff /Hermans, Saab 96 (N° 38), total penality: 1:36:11. Così si è concluso il 10° WINTER TRIAL 2010: spettacolare, emozionante, difficile, faticoso, fantastico e unico grande rally d’inverno.
Franco Lombardi
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