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Album Ricordi

Reportages e immagini dai raduni degli anni : 2008/2009/2010

2008: • 10th Winter Marathon Budapest Bamako Coppa della Favera • 20th Classic Marathon Madeira Wien-Trieste Portugal Classic Rally Carrera Panamericana Bergamo gran prix

2009: • Chihuahua Rally Express Futa Point Challenge 1° Grand Prix Città di Arezzo 8° Acropolis hystoric rally The Golden ring rally 7° Triest-Wien La Carrera Panamericana Tartufo in Monferrato

2010: • Winter Trial 5° Chihuahua express 22th Classic Marathon Golden Ring rally Liburnia Classic Rally   5th Quattro Ruotary   28th Raduno Nazionale Rally des Iles Carrera Panamericana Carrera Copacabana Rally of the Tests

 

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The Rally of the Tests 2010
 
     

Rivivendo lo spirito e lo stile del RAC Rally 1950, attraverso le affascinanti e storiche Contee, dall’Irlanda alla Gran Bretagna, dal 14 al 20 Novembre 2010.

“Spirit and style of the era”

Dieci anni fa nell’Oxfordshire è nata l’idea di ricreare l’epoca d’oro del rallysmo Britannico negli anni ’50, con lo stile del RAC Rally of Great Britain.

Organizzato dal Classic Rally Association, con il suo infaticabile Presidente Jeremy Dickson, e a calendario FIA Regularity Rally Championship.  Il ”brains” del 10° Rally of the Tests è stato Fred Bent (esperto Direttore di Gara) con Anthony Preston (mitico ideatore di Marathon).   Il Rally si è srotolato sulle pittoresche strade dell’Irlanda e della Gran Bretania; attraverso le Contee più storiche e affascinanti.   15 Novembre, start a Dublino, proseguendo per: Tullow, Cashel, Gorey e ritorno a Dublin il 17 Novembre.    Imbarco per la Great Britain: Anglesey, Bala, Stoke, Scheffied, York, Scarborough, Richmond e Blackpool: finish il 20 Novembre.    70 auto costruite entro il 1962 (prioritarie) con estensione fino al 1981 (Categoria separata).   Tutte preparate  per questo tipo di competizione, ma con lo spirito e lo stile dell’epoca.   Sono ammessi diversi misuratori di distanze e il codice dell’abbigliamento, permette:la cravatta !     Questo Rally si svolge sempre in località interessanti sotto il profilo paesaggistico e sportivo.   Il concetto più importante dell’Evento sono gli innumerevoli e difficili tests.  Ma anche tante severe prove di regolarità.    Questi tests si svolgono su circuiti e grandi spazi, anche rustici, dove sono tracciati con giravolte e ostacoli.  Nelle mitiche Marathons, dell’Organizzazione, ci sono sempre alcune prove speciali di questo tipo.   Abbiamo partecipato a diverse marathons e non essendo molto esperti di tests, questo è stato sempre il nostro punto debole.    Ogni volta ci sembrava di affrontare un percorso, disegnato da un curvilinee impazzito, disseminato con tutte le lettere dell’alfabeto e dover correre, come pazzi, seguendo l’esatta sequenza alfabetica.    Quando il machiavellico Anthony Preston disegna i circuiti, libera tutta la sua passione per i geroglifici.    Se poi si affianca il rabdomantico Keith Baud: non sono sufficienti chilometri di filo di Arianna.

Evento internazionale, con equipaggi provenienti da: Belgio, Inghilterra,  Olanda, Irlanda, Norvegia e Scozia (che si sono disputati la Nations Cup).

Primo giorno, Dublin to Gorey.   Subito molti problemi: rotture di ammortizzatori; radiatore Volvo 142; overdrive alla Volvo di Olaf Pothoven; rottura di cambi; e questo la dice lunga sugli “smanettamenti“ nei difficili e veloci tests.   Intanto la tappa l’ha vinta Dermot Carnegie/Iain Tullie (navigator : vincitore del Winter Trial 2010).  2° giorno, Gorey – Tullow.    Un’altra giornata impegnativa con 8 tests (!) e 6 regularities  (sarà la consuetudine del rally).    Questa tappa (come tutte le altre) dimostra quanto è difficile e massacrante, per la meccanica delle auto, questo rally che ha meritato un posto nel calendario FIA European Championship.    Quindi,ancora rotture: al cambio; alberi di trasmissione; alternatori; frizioni ed altre minori.

I provetti piloti sono veterani ed ex campioni e vogliono continuare a primeggiare.    Come il mitico campione Willy Cave; che ha celebrato la sua partecipazione a tutte le 10 edizioni (e corre da sempre).   Bravo Willy! (amico e compagno di tante marathons).    3° giorno:  Tullow to Dublin.   Il maltempo notturno ha inasprito anche la giornata, con un’altra tappa pesante.   Molte riparazioni durante la notte e molte rotture durante il giorno: impegnativi i circuiti di Mondello Motor Racing e Palmerstown Estate.    Paul Wignall (vincitore del 9° Rally of the Tests) con la sua inseparabile A. R. Giulietta continua la gara con ottime performance, mentre la moglie Jayne Wignall (storico e ottimo pilota, che ha primeggiato in molte marathons), su A.R. Giulia Sprint, è partita molto determinata e concluderà nei top ten con un ottimo 0:36:10 (Well done Jayne!).  E Carnegie/Tullie sempre primi!       4° giorno, Dublin to Stoke on Trent.    Dal porto di Dublino, traversata per UK e appena sbarcati: il rocambolesco test sul circuito di Anglesey !    Poi, non stop tests: nel North Wales, Shropshire, attraverso lo splendido Snowdonia National Park e i laghi Bala e Vyrnwy, fino a Stoke: dove vince la tappa Carneige/tullie. (incredibile!)    5° tappa, Stoke – Scarborough; passando per Sheffield e York, con prove di regolarità e tre tests molto difficili dove la Volvo 142 di Pat Neville ha rotto il cambio.   Molte altre rotture e molto lavoro per Betty, Peter, Andy e Rob della magnifica assistenza Banham , avvolta in uno sciame di: broken, broken, broken…  (…8 equipaggi ritirati !)        Ultimo giorno, ultima tappa: Scarborough – Blackpool.   Indescrivibile la tappa finale: ma intuibile dal “crescendo” delle precedenti.  Indescrivibile anche l’ennesima vittoria di Dermot Carnegie/Iain Tullie; indiscutibilmente molto bravi.  Tallonati da Paul Wignall/Nigel Raaburn, altrettanto eccezionali.    Il grande finale del 10th Anniversary Rally of the Testes in St.John’s Square a Blackpool il 20 novembre.   

Applauditissimi:  1° Dermot Carnegie/Iain Tullie su Alfa Romeo Giulietta Sprint (N°5), penalità 0:16:54 ; 2° Paul Wignall/Nigel Raeburn su Alfa Romeo Giulietta Sprint (N°1), pen. 0:22:04; 3°Howard Warren/Guy Woodcock su Porsche 911 (N°4), pen. 0:23:20.Grande festa e grande pranzo: con cibo italiano!   Gustosi piatti e tanti, tanti spaghetti: excellent! 

Franco Lombardi 

Per info: francolombardi5@hotmail.it

Creative.point@fastwebnet.it

Foto Tony Large

     
 
Carrera Copacabana, 2010
 
     

15 000 Km, avventurosi e fantastici, dalla pampas argentina e le steppe della Patagonia, attraverso il vasto deserto nel Norte Grande del Cile, il favoloso Perù degli Inca e la Bolivia fino alla spettacolare spiaggia brasiliana di Copacabana. Rally wow isso, ràpido e espectacular! 

Bart Rietbergen, con grande esperienza di competitor e ideatore straordinario di rallies, per auto storiche, è stato l’Organizzatore Magnifico di questa difficile, complicata, emozionante e fantastica grande corsa del Sudamerica.  Con la collaborazione del Team: Mark Appleton, Jan Peter Nijmeijers, Colin Francis, Nicky Porter, Jan Meester, Automobile Club, Waiver & Partner e Global Pieter Smit /Rally Dakar South America Operators (molte prove sullo stesso percorso).  15000 Km, dal 21 ottobre al 21 novembre 2010.    Questo è il suo 10° anniversario: dal Trial Arctic Circle  (15.000 Km in 20 giorni, dove c’eravamo anche noi, con l’attuale equipaggio partecipante: Nigel e Christine Gray), al Trial de Nile, Carrera Mediterranea, KIWI Trial (New Zeland), Himalaya Trial e Winter Trial, tutti con il patrocinio FIA Historic Regularity Rallies.   Partenza da Buenos Aires, capitale dell’Argentina e patria del leggendario Juan Manuel Fangio.   Finish, nella famosa spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro in Brasile, dove è nata la leggenda di Ayrton Senna.  50 macchine (preparate da marathon/safari) e concorrenti da: Austria, Inghilterra, Finlandia,Germania, Irlanda, Liechtenstein, Luxembourg, Olanda, Scozia, Svizzera, USA, Italia (Franco Lombardi/Claudia Malgrati- Volvo PV544 del 1964-N°9).  Tre categorie: Vintage, Trial, 4x4. Start dal monumento di Juan Manuel Fangio,un palcoscenico vivente. Una gran festa,compresi i ballerini di tango e milonga sulle strade.   Buenos Aires, grande e bella città, è considerata la Parigi del Sud America.   21 ottobre: Buenos Aires-Balcarce, km 450.   Balcarce: città natale di Fangio (Museo del Automovilismo Juan Manuel Fangio).  Prima tappa, prime difficoltà:la navigazione, per tutto il rally, con mappe e GPS (i numeri delle strade sulle mappe non sempre corrispondevano a quelli dei cartelli stradali).  Seconda tappa, Balcarce – Bahia Blanca,Km 412.  Giornata scorrevole, tranne: la Porsche che ha messo gasolio e una Volvo che ha preso fuoco.  Tutto risolto con l’ottima assistenza. 23 ottobre, Bahia Blanca – Puerto Madryn (Patagonia): nelle pampas deserte, Km 700.  Le macchine incominciano a rompersi: la Jaguar MK2 di Wort, differenziale;la Volvo di Ringsma, radiatore. 1°Vermeulen (N°4) a pochi secondi da Grey (N°23). 24/10 Puerto Madryn, Rest Day/giorno di sosta. Tutti a vedere le balene e i pinguini sulla spiaggia; mentre i meccanici riparavano le auto.   25/10 Trelew – Esquel: scenari a mozzafiato dalle pampas alle gole in rosso,giallo,nero e azzurro; lungo i 700 km. Spettacolare il test nell’Autodromo.     Esquel, sembra una città del Far West americano,dove il cavallo è il mezzo di trasporto più consueto:si vedono cavalieri gaucho dandy,vestiti con il cappello a larghe tese, foulard al collo e pantaloni “bombachas”.     26 ottobre, Esquel – Bariloche, km 400.  Ottima performance di Nigel e Christine Gray (Mercedes 280) 2° a un secondo dal 1° Roland van Pelt/Peter van Egmond (Datsun).  27 ottobre, Bariloche, Rest day: nell’Hotel Ljao Ljao; il più prestigioso dell’Argentina.  Frequentato spesso dalla Royal family olandese.  28/10 Bariloche – Zapala 458 Km, su sterrati polverosi e sconnessi.  29/10 Zapala - San Rafael, km 754 in località sorprendenti.  Sorprendenti anche le rotture: la Volvo 144 (N°31) ammortizzatori,la Volvo 123 GT (N°32) asse posteriore.  Difficile il percorso del circuito: “13 of the 33 cars a correct test”.    30 /10  San Rafael – Mendoza:   la bella American La France 9000cc.(1909) ha rotto il motore (finish!). Il simpatico Leo van de Wouw noleggia un’auto: che fonderà il vetusto motore.  Ne prende un’altra: perde soldi e Credit Cards.  Un concorrente gli presta denaro per continuare, felicemente, da turista.  Excellent!  Wermeulen su Jaguar MKII (N°4) Trial: sempre 1° da 8 giorni.  31/10, da Mendoza a Villa Union 693 Km: nei paesaggi “lunari” di Ischigualasto e nel Moon Valley Park.      Terra selvaggia di laghi scintillanti,vette vertiginose, ghiacciai immensi,pianure brulle e coste frastagliate.  Tutte le prove su sterrati impossibili, sul tratto del Rally Londra-Mexico/Coppa del Mondo 1970.  A fine tappa test sul Circuito San Juan.  1° classificato Lindner/Lindner su Mercedes 200 (N°2).   1 Novembre: Villa Union – Cafayate km 685. Fantastico l’imponente monolito El Obelisco: dalla  gola di roccia rossa e le pareti che sono un’esplosione di cremisi, scarlatto, ruggine e vermiglio. Le ripide Ande: con punte oltre i 4000 m,  saliscendi infiniti e le montagne come immensi castelli di sabbia. 1° Lindner.  2 Nov. 13° tappa: Cafayate – Salta, km 424. Dall’altopiano andino, dove le rupi sono di mille colori, abbiamo seguito per 900 Km, la Ruta 40, che corre su 5000 Km (quasi tutta di sterrato,a lunghi tratti infernale), dall’Argentina alla Bolivia.  Scenografica la zona tra le montagne rosse e i cactus giganti dei “western” di John Wayne.  La strada, sterratissima, serpeggiava in discesa lungo il versante di un canyon, passando da una sporgenza all’altra con pendii talmente a picco da dare le vertigini e panorami stupefacenti che si dipanavano per un centinaio di chilometri tra guglie, bastioni, canyon secondari e rupi punteggiate di caverne, in varie sfumature di rosa, marrone, arancione, giallo, beige e bianco.   Correvamo  come pazzi, e, senza freni è stato un incubo.   Ad ogni curva, sul baratro senza protezioni, la Volvo s’impuntava come un mulo. Ma una nuvola di polvere, sul retrovisore, annunciava l’arrivo di altri concorrenti, veloci come bisonti. E allora, via! A capofitto in questa sempre più sorprendente e pazza Carrera Copacabana. Ogni giorno problemi meccanici per tutti:sempre i freni i più vulnerabili e sulle carrozzerie vistose ammaccature. Difficili anche i rifornimenti di benzina.  L’assistenza lavorava ininterrottamente: anche lungo il percorso.  Bravo Altena & Co: our Angels! Il 1° è ancora Lindner.   3 Nov. Salta – San Pedro de Atacama (Cile),Km 600.  Salar de Tara (Saline), confine del Cile sul Passo di 4839m.  Dopo 20 Km, un altro Passo a 4825m dove c’erano i fenicotteri rosa.  Poi,in un intricato e ripido sterrato un “Passage Control” era sull’orlo di un impressionante cratere meteoritico (foto e briciole di stella per ricordo). Un impressionante incidente  alla Mustang 4736 cc. (1966) N°22 Kies/Alkemade, che ha perduto il controllo ed è rotolata, per 50m, in una scarpata: abbondanti ammaccature ma, piloti illesi. San Pedro, capitale archeologica del Cile, a 2400 m, fra deserto e altopiano, collega i due rami della Cordillera.  

 

Siamo nel desertico Norte Grande del Cile: le rocce sono “monumenti  ammonitori” ricoperti di pittogrammi e petroglifi ”le pietre sono parole”. Nell’ottocento qui si estraeva il nitrato, esportato in tutta Europa per farne fertilizzanti.  Vennero costruite grandi città per ospitare la comunità operante: oggi “città fantasma”.  La più grande e più bella, fu Marìa Elena,riproduzione esatta delle polverose cittadine tropicali, modello vittoriano,  con ville dai vasti saloni e  servitù di colore: come nel film “La mia Africa”.   Le salite, impossibili da descrivere oltre i 3000 m (dove la benzina non si trova per 500 Km) e i 600 Km della tappa (di cui: 300 Km tra i 3000 e 4000 m, con punte di 4500 e 5000m di altitudine) sono stradacce di sterrato.  La nostra Volvo ha perduto gli ammortizzatori posteriori, dopo 50 Km di altro sterrataccio ci siamo fermati a San Antonio de los Cobre (villaggio artificiale per ripetitori satellitari) a 4000 m. (attesa dell’assistenza e riparazione:2 ore).  Questo è stato il prezzo da pagare per la straordinaria avventura.   Ruud Muller ha perso il tappo dell’olio e il motore è rimasto a secco….  Il nostro motore era vivacissimo e la Volvo  correva e a scalciava veloce.  Superate, a fatica, le dune di sabbia e pietrisco, col parabrezza incrostato di polvere e la visuale impedita da un tramonto di un rosso accecante, incominciammo a scendere giù, sempre più giù, con la sensazione che la nostra auto stesse cadendo a pezzi.   Siamo arrivati a San Pedro che era notte.  Gray 1°. 4 Nov. San Pedro de Atacama: Rest day. A 2440 m, San Pedro è una città/teatro: adagiata sulla sabbia rosa (come a Dakar) con le sue casette e palazzetti in “Adobe” dello stesso colore del terreno, alberi verdi incipriati di rosa e un caleidoscopio di colori vivaci nell’abbigliamento della gente gioiosa.  Meno felice la vicenda del tedesco Pit Lindner che ha perduto il passaporto.  Fortunatamente: con il giorno di sosta e con l’aiuto del console olandese è volato a Santiago e all’Ambasciata tedesca ha avuto il duplicato.   16° Tappa,5 Nov.  Da San Pedro de Atacama ad Arica (Cile), Km 780.  La superaccessoriata Jeep Wrangler di Arnold van Dobben è rientrata in gara dopo 3 giorni di stop per riparazioni (!!!). Un paesaggio stupendo: illuminato dai raggi del sole, che filtravano da dietro le Ande, contro le rocce e gli strapiombi sul Pacifico, saturi di sfumature color ocra rossastro di questa terra bruciata dal sole.  Mentre la Volvo di Aaldering ha perduto l’olio ed ha rischiato di bruciare il motore.  Lunghi tratti nel nulla, poi, all’improvviso una “cuesta”: una serie di colline, con varietà di bruni, grigi e terracotta da capogiro, con le tonalità che sfumavano fino a raggiungere il bianco. Dune di sabbia color carota e lingue di sabbia giallastra fino a valle.  Un’ubriacatura di ombre, di luci e di colori.  A fine tappa, Arica ci ha accolti nella sua bella baia sull’Oceano Pacifico, con il sole ancora brillante.  Brillante anche la compagnia dei partecipanti, in un’ottima atmosfera sportiva e culturale.    Abbiamo trovato nuovi amici interessanti come il simpatico Roland Versluis: importatore europeo di GANT (sponsor ufficiale), Mick de Haas (ING Group sponsor F1) e Werner Esch (Pekin/Paris, con Franco Ciriminna).  1° Arnold, Volvo 144 (N°31).  6 Novembre: Arica – Arequipa (Perù).   Lasciamo Arica e dopo 20 km, alla dogana del Perù, per un’ indescrivibile burocrazia fiscale, abbiamo atteso 6 ore (!!!).   Continueremo indolenziti (siamo partiti prima dell’alba) e solo a tarda sera ci è apparsa Arequipa: la città bianca, incastonata in una delle aree più selvagge del Perù e con un traffico altrettanto “selvaggio”.   Terra di vulcani, sorgenti termali, deserti ad alta quota, laghi salati (Titicaca e Cuzco). Nelle vallate brucano greggi di lama (quando attraversano la strada si fermano: sputandoci sul parabrezza).  Freni out a uno start di P.S.(fortunatamente): attesa assistenza e riparazione sommaria.  Freneremo sempre a motore (con ruggiti mostruosi) nelle discese da brivido su canyon senza protezioni. 1° Volvo N°31. 18° giorno: Arequipa –Chivay.   Chivay, sul Canyon del Colca, che si estende per 100 Km fra i vulcani Coropuna 6613m e Ampato 6310m, ed è il più profondo del mondo. Le alte quote erano “diventate” il nostro habitat, però: dormire a 3400/3800m di altitudine, per cinque notti consecutive, non è facile.     8 Novembre, Chivay – Cuzco  510 Km.    Su saliscendi da brivido, con altitudini da 3000m a 4910m.  Sulle alte quote le strade attraversano centinaia di guadi su avvallamenti pericolosi, dove gli scoli dei ghiacciai corrono come fiumi impetuosi, squarciando il pavimento stradale. Nelle centinaia di Km “per carri armati” (con speciali impossibili) si sfascia tutto. Le pietre tranciano i cavi: Odometer e Halda out, abbiamo navigato annaspando sulle mappe.  In una lunga prova su asfalto (con i Km sui cippi stradali e il cronometro) abbiamo fatto strait-on.  1° Ensink Mercedes N° 21.  9 Novembre, Cuzco: Visit Machu Picchu. Visita alla “Città delle nuvole”. A 2743 m, dalla valle del fiume Urubamba  allo sperone roccioso, sul quale appare sospesa. L’ Intihuatana, la “pietra che intrappola il Sole” è la straordinaria opera del monolite scolpito a complessi motivi geometrici: curve e angoli, nicchie rientranti e speroni sporgenti, sormontati da un dente verticale. Serviva a calcolare equinozi e solstizi.  Venivano venerati il Sole, la Luna, le Stelle, il Tuono e l’Arcobaleno. Negli osservatori i sacerdoti studiavano i movimenti delle stelle.  La bandiera dell’impero Inca era nei 7 colori dell’arcobaleno e ancora oggi è  il gonfalone della città di Cuzco.  10 Novembre, Cuzco, Rest Day.  Cuzco, antico Impero degli Inca, città con splendidi edifici coloniali e religiosi.    A Nazca, sull’ altopiano desertico ci sono le famose 10.000 linee, tracciate tra il 500 a.C. e 500 d.C. e il loro significato non ancora concluso: dalla fantastica teoria delle piste di atterraggio degli UFO al gigantesco calendario degli studiosi sacerdoti “Narca” o segni di sconosciuti Dei.   Sulle alture, fino a 4300m, poco ossigeno, la Mercedes di Mick de Haas è trainata da Meeus.  Mick si ferma e dopo 3 minuti, un autobus lo tampona fracassandogli il posteriore.   22° tappa, Cuzco – Puno 500 Km.  Puno alt. 3830m, nelle claustrofobiche strade, mercatini con donne dai tipici abiti colorati e cappelli a bombetta: ai bordi dell’immenso lago navigabile Titicaca.  Poco “navigabile” Jean Paul Haagen: ha sbagliato direzione, per 50 Km, sulle Ande (!).  Puno – La Paz (Bolivia) 380 Km.  La Paz (3660m), la capitale più alta del mondo, sopra un immenso canyon.  Si arriva attraverso la desolata spianata di El Alto e subito toglie il respiro con i suoi edifici che scendono verso il fondo del canyon aggrappandosi ai suoi fianchi in modo spettacolare.  Sullo sfondo: il monte Illimani (6402m). 1° Goodwin MGB N°28.  13/11: La Paz – Uyuni (3656m), 700 Km.  Attraverso paesaggi tra i più straordinari del Sudamerica: Salor de Uyuni e Sud Lìpez sono luoghi apocalittici.  Nella Cordigliera Apolomba, a 4000m, i paesaggi si alternano con scenari suggestivi e spaventosi.  Le montagne si ergono dal deserto come dita ossute e separate, le creste simili a nocche finiscono in rupi alte, picchi e merlature.  Nelle giungle ci sono svariati animali: dal giaguaro al serpente boa constrictor, condor e bellissimi uccelli esotici.  Uyuni, adagiata nell’angolo sud-occidentale della Bolivia (harto frìo/molto freddo) un’isola nel deserto dove il vento penetra anche nell’anima.  Ci scaldava la Chicha (bevanda alcolica a base di mais). 14 novembre, Uyuni (Bolivia) – Jujuy (Argentina) Km. 650.  La Mustang N°22 si è fermata e i ritirati diventano 7.  Ci domandiamo: sono sprovveduti?!  No! Sono molto esperti di long distances.  Proprio per questo: adventure and competition!  E rischiano: in situazioni estreme! Noi, non siamo bravi, ma abbiamo corso per tanti anni con loro e, ci piace partecipare , e , soprattutto arrivare alla fine.   Infatti:quasi ultimi, ma arrivati!  (e, senza un graffio!)    15 novembre, 860 Km da Jujuy a Resistencia. Più vicini al Brasile: ma ancora problemi per i concorrenti.  La solidarietà fra i corridori è aumentata, tutti si aiutano, come possono: of course! 16 novembre, Resistencia – Foz de Iguazu (Brasile) Km 650:1° Goodwin/Skellem N°28, 2° N° 31.  17 novembre, Foz de Iguazu, Rest Day.  Le cascate dell’Iguaçu: un poderoso salto a forma di ferro di cavallo sul confine tra Argentina e Brasile (con altri 275 balzi d’acqua che precipitano da un fronte largo 3 Km) molto più vasto del Niagara.   18 novembre, Foz de Iguazu – Londrina: sul circuito Ayrton Senna, tutti con freni out (!).  19 novembre, Londrina-   Campinas 530 Km: 1°,da 6 giorni, il N°28.  20 novembre, Campinas - Pouso Alto. I top crews: Goodwin, Gray, Lindner, Shaun e Brunet.      30° tappa: 21 novembre, Pouso Alto – Rio de Janeiro/Cidade Marvilhosa.    La città di Rio è abbracciata dalle braccia aperte del Cristo, considerate la manifestazione di calore dei brasiliani.   La statua del Cristo Redentore, si innalza maestosa oltre il Pan di zucchero e sulla baia Guanabara,  incorniciata da montagne ricoperte di giungla.   I panorami di Rio sono mozzafiato, al punto che anche i grattacieli all’orizzonte ne aumentano il fascino.  Grande la spettacolarità e il fascino di Copacabana: una delle spiagge più famose nel mondo.  Lungo i suoi 5 Km, diventa cuore festoso, quando milioni di carioca e turisti la invadono nella frenetica sensualità del  Carnevale.     L’arrivo trionfale, del nostro lunghissimo ed avventuroso raid, è stato accolto da una folla immensa con la stessa festosa allegria. Rally wow isso, ràpido e espectacular!/rally fantastico, veloce e spettacolare!       Con musica e samba, sono saliti sul podio, sotto un carnevale di bandiere multicolori: 1° assoluto  Shaun Arnold/Bennie Roetgerink , Volvo 144 (N° 31) Categoria Trial ; 2° Pim Brunet de Rochebrune/ Margit Seferiadis, Mercedes 280 SLC (N°38) Cat. Trial; 3° Nigel Gray/Christine Gray, Mercedes 280 SL (N° 23) Cat. Trial.   Vintage: 1° Martti Kiikka/Pirkko Kiikka, Jaguar MK VII;  4x4: 1° Do Meeus/ Els Meeus-Meulemans, Toyota Landcruiser 105.           La grande festa ha coinvolto i tanti spettatori amanti dello sport, della musica e dell’allegria. Lasciamo l’allegra e spettacolare Copacabana con nostalgia, e ,mentre il nostro aereo sorvola il grande Cristo dalle braccia spalancate, anche noi idealmente, le apriamo in un simbolico abbraccio di saluto e ringraziamento per la calorosa ospitalità.   Copacabana, Rio: muito obrigado!

Franco Lombardi

Per info:Francolombardi5@hotmail.it

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La Carrera Panamericana, 2010
 
     

Velocissima e indiavolata corsa di 3600 km, attraverso le più belle città storiche del Messico, dal 22 al 28 ottobre.

Muy ràpida y fantastica ! Eduardo Leòn Camargo, Patron eccellente, con Victor Segura  Direttore dell’Evento, Carlos Cordero Direttore di Gara, Monica Grossman P.R. Manager , Francisco Cipriàn Dir. Press e tutto il suo Staff ha organizzato, sempre più in crescendo, la XXIII° edizione della mitica “Carrera Panamericana”, con il Patrocinio della Nissan Mexicana.    Fantastica e indiavolata corsa di 3600 Km, attraverso le città di: Tuxla Gutièrrez, Oaxaca, Puebla, Queretaro, Morelia, Guadalajara, Aguascalientes e Zacatecas.    Questa grande corsa (originata negli anni 50 con i campioni internazionali, anche italiani, dell’epoca) non finisce mai di stupire, perché sempre fantastica e indiavolata: soprattutto per le folli velocità che si raggiungono nelle prove speciali.   Nella Categoria Mayor Superior Pan Am ci sono le auto vincenti dell’epoca: Studebaker, Oldsmobile, Buick e Ford, per citare le migliori.   Queste grandi vetture, preparatissime, hanno cilindrate di 6/7000 cc, e sviluppano potenze fino a 700 CV (come la Studebaker di Stig Blomqvist, campione del mondo anni ’80).    Il percorso, spettacolare, si srotola su 3600 Km, di cui 600 di prove speciali, rigorosamente chiuse al traffico (con un’ esercito di: Polizia Federale, Polizia Locale, Militari e Commissari di percorso; a garanzia della Sicurezza).  I più bravi, con le top cars, superano anche i 300 km/h.    Nel 2003, il francese Pierre de Thoisy, 7 volte vincitore della Carrera Panamericana, venne fermato dalla Polizia mentre la sua Studebaker era lanciata a 316 Km/h, seguita dalla Ford del ’56 di Dominguez/Villela (309 Km/h).   N° 120 iscritti, con nomi importanti come Pierre de Thoisy , Bill Beilharz campione 2008, Harri Rovanpera e Jo Ramirez.    Eduardo Leòn Camargo ha deciso, da bravo pilota, di utilizzare l’Autòdromo de Chapas di Tuxla Gutièrrez, per la sezione di qualificazione (21 ottobre) che ha stabilito l’ordine di partenza della Panamericana 2010.   Preludio altisonante, per i tanti appassionati che hanno gremito il bel circuito, godendosi lo spettacolo con le ardite performance dei corridori.    22 ottobre, Tuxla Gutièrrez, Chiapas, partenza del grande Evento: in testa Bill Beilharz.   Moltissime persone, del Chapas, focose per temperamento e molto affezionate alla Panamericana, che spesso ha avuto inizio in questa città,  hanno letteralmente sommerso le strade e riempito i balconi dei palazzi del centro.  Partendo dal “Zòcalo de Chapas”, di fronte alla bella cattedrale di San Marco, questa tappa condurrà i bolidi a Oaxaca.    

Questa prima tappa è una delle più difficili, dove storicamente, molti piloti si videro obbligati ad abbandonare per ragioni diverse.  Da Tuxla Gutièrrez, capitale dello stato del Chapas (con il suo Grande Canyon Sumidero; la foresta tropicale con serpenti boa, puma, coccodrilli e i suoi pittoreschi indios) per arrivare dopo 548 Km a Oaxaca. L’arrivo nella bella Oaxaca, nello splendido Zòcalo, il bagno di folla è stato indescrivibile, come ogni anno.   Ha vinto la tappa: il messicano Jorge Pedrero.    2° tappa, Oaxaca – Puebla.    Giornata molto impegnativa soprattutto nelle prove speciali, corse ad alte velocità e con feroci combattimenti.     1° assoluto  Harry Rovampera (ex campione mondiale rally moderno) navigato dal compatriota Journi Narhi, su Studebaker (N° 140).    Jorge Pedrero, 4°.    Terza tappa: Puebla-Querétaro.  Il percorso sempre più difficile e veloce (specialmente quello delle” Mil Cumbres/ Mille Curve”).L’arrivo nella bella città di Querétaro, che è un sofisticato palcoscenico pronto per una “comedia de capa y yespada”: 1° Harri Rovampera/Journi Narhi.25 ottobre, Querétaro – Morelia: il vincitore è ancora Harri Rovampera!

(Il campione, ha trascorso una settimana per provare  la sua Studebaker, su 3200 Km “messicani”: insidiosi, difficili, imprevedibili).    26 ottobre, 5° tappa: Morelia – Guadalajara 500 Km.  Incredibile: 1° l’equipaggio finlandese Harry Rovampera/Jouni Narhi.  I nostri amici, Doug Mockett e Angelica Fuentes su Oldsmobile: secondi assoluti.   Bill Beilharz (Studebaker N° 108), nella prova speciale  “Cucurucho  – Tzintzuntzàn”, ha perso il controllo dell’auto con un volo di 50 m, senza gravi conseguenze: fortunatamente!    E, purtroppo, altri incidenti: come sempre.   27 Ottobre, Guadalajara – Aguascalientes (Patria della Tequila!), 400 Km.  Ha vinto il messicano Michel Jourdain, navigato  da  Miguel Angel Diez, su Studebaker (N°131).  28 ottobre, ultima tappa  con l’ultima prova speciale: La Bufa, difficilissima e proverbiale.  Dove si è imposto ancora Rovampera, che vince anche la tappa.  Meta Final/ Gran Final a Zacatecas: vince la XXIII° Carrera Panamericana Harri Rovanpera con Jouni Narhi su Studebaker  (N° 148) Turismo Mayor, penalità 4:10:25.7.  Seguito da Michel Jourdain/Miguel Angel Diez su Studebaker (N° 131) Turismo Mayor, pen. 4:10:38.6; terzo Jorge Pedrero/Marco Antonio Hernàndez su Studebaker (N°10)  Turismo Produzione, pen. 4:23:40.5.   Gran Finale: “Una fiesta sin par”, con le musiche tipiche e balli con i costumi variopinti del Messico, è stata davvero una festa senza pari.   Il Grande Rally è finito.   E’ stato lungo e faticoso, ma bello  e fantastico come un sogno.

Franco Lombardi

Per info:Francolombardi5@hotmail.it

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Rallye Des Iles , 2010

 

GRANDE RALLYE DES ILES, CORSICA – SARDEGNA  2010, 10° ANNIVERSARIO

1800 Km attraverso le città storiche di Bastia, Ajaccio, Alghero, il Parco Nazionale del Gennargentu e l’affascinante Costa Smeralda dal 3 al 9 ottobre.

Très compétitif et amusant!

 

Gli Organizzatori, Mr. Pierre Barré e Mr. Robert Rorife (Belgio), hanno voluto festeggiare il 10° Anniversario dei “Rallye des Iles”sulle isole dei loro primi rallies: Corse - Sardegne 2000, 2001 e 2002.    FIVA Event: con 80 auto storiche, costruite entro il 1975.     Nell’incrocio marittimo tra l’Europa e l’Africa, e tra l’Italia e la penisola Iberica, le due grandi isole hanno mantenuto una natura selvaggia e magnifici paesaggi.     Sentieri di montagna e strade sinuose, sul bordo del mare, deserte a fine estate, sono stati il piacere della guida sotto il segno del sole e della convivialità.       Questo è stato il momento migliore per il divertente e competitivo rally.   I  concorrenti, provenienti da:   Austria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Irlanda, Malta (Caruana William: Rotary Club Gozo, humanitarian FSEG Project), Nuova Zelanda, Olanda e Svizzera ; si sono imbarcati al Porto di Toulon (F) il 3 ottobre alle 21.00, per Bastia (Corsica).     Lunedi 04/10- 07h30, arrivo a Bastia/rally departure.   Bastia, storica città con mirabili santuari.    La vicina Saint-Florent, è la “Saint Tropez” corsa; sede vescovile dal IV al XVIII sec.   Prima tappa, Bastia- Porticcio ( Ajaccio) più di 300 Km, attraverso il Col de Palmarella e il Col de la Croix (in croce ci hanno messo i tornanti elicoidali).   Corsica, “Ile de Beauté”:   per Antoine de Saint-Exupéry, aviatore e scrittore (Il Piccolo Principe) era ciottolo rosa posato sul Mediterraneo.   Per alcuni un pugno chiuso lungo 184 Km, con l’indice che punta verso Genova, che l’ha dominata per secoli.   Chiesette romaniche custodiscono la fede delle genti e torri genovesi si ostinano a fare la guardia alle coste.   Molto interessante: ma, a noi (Franco Lombardi/Claudia Malgrati, N° 44 Porsche 356 SC- 1964), torna in mente la Castagniccia, nel cuore dei castagneti, una vera foresta.   Un vero incubo, ricordando i rocamboleschi rallies “Corse Retro 1996 e 97” di John Brown con le lunghe tappe, anche in notturna (dove con il mitico Colin Francis, sbagliammo un minuscolo incrocio e dopo ciechi chilometri finimmo in un fienile).    Corriamo attraverso il deserto delle selvagge Agriates fino alla bellissima ansa di Peraiola, prima de l’Ile-Rousse.    Subito una prima insidia: in tutta la Francia (Corsica compresa) sciopero dei benzinai (!).   L’Ile Rousse è collegata alla terra ferma da un molo.    Rocce rosse e ocra, scavate dal mare, sono il suo piccolo universo di minerali.     Guardiamo con occhio sfuggente ma stupito:  Le prove speciali sono senza respiro.   48 P.S. concatenate  (da 5 a 25 Km) e a 50 Km/h su  tutto il percorso del rally.    Transitiamo da Corte: la città dove “batte il cuore della Corsica”.    A noi batte il cuore sulla tortuosa e stretta strada delle Calanche di Piana.     Un vero parco di sculture minerali che fiammeggiano sopra il mare.     Castelli fantasmagorici di granito rosso che si immergono nel mare di tutte le sfumature di blu.   I paesini abbarbicati intorno a Calvi celano tesori nelle chiese e nei laboratori della “strada degli artigiani” (ma non ci possiamo fermare).  A Porto, l’antica torre genovese, fa la guardia alla bella costa.    Scendendo (sempre velocemente) nel golfo del Valinco scopriamo antichi lidi, come Propriano, con belle spiagge piene di megaliti.    Acque calme e limpide,  dove il profumo del mare si mescola a quello della macchia mediterranea.    E qualche pioggia improvvisa ci rimescola il sangue perché dobbiamo ridurre la velocità, sempre scarsa per il traffico caotico.     Arriviamo, trafelati, ad Ajaccio la capitale: sulle tracce di Napoleone.   Fine tappa a Porticcio, che con le sue belle spiagge di Agosta e Ruppione è un luogo incantevole.  Purtroppo un forte temporale per tutta la notte.  Intanto la tappa l’ha vinta  l’equipaggio Godfrey Mark/Godfrey Sue , su MGB – 1965 ( vincitore della 22° Marathon 2010).   5 ottobre, Porticcio - Bonifacio – Olbia, 300Km.   Partenza in ordine di arrivo dei primi 34 concorrenti arrivati  a Porticcio.    Noi siamo stati della partita.   Ma in realtà non era un regalo.   Il traghetto da Bonifacio a Santa Teresa (Sardegna) è piccolo, quindi: per trasbordare l’intero convoglio del rally sono state necessarie due ondate.   Alle 6 del mattino è partita la prima: subito con una prova di 20 Km in un percorso su saliscendi con curve inanellate all’infinito su stradine sdrucciolevoli per  terriccio e fogliame ammassati dal forte nubifragio della notte; nebbia fitta a tratti.   La MGB di Godfrey ha baciato il muretto di un ponticello strettissimo, noi con un dritto in una curva  abbiamo pagato 30 secondi di ritardo (un’eternità).   Poi, velocemente, attraverso Sartene “la più corsa delle città corse” con campanili romanici e i ponti pisani di Carbini e Spin’ a Cavallu, ammirati con un battito di ciglia, perché sono stati molto difficili i 60 Km fino al porto di Bonifacio.    All’imbarco, il sole stava già illuminando le celebri falesie a picco sul mare, con le vecchie case appollaiate dentro le antiche fortificazioni.    Un’ora di navigazione e siamo a Santa Teresa.  Pausa pranzo e arrivo dei concorrenti, partiti più tardi, ma con il sole (!).   Riordino e via sulle montagne: ci siamo inerpicati sulle alture come il “trenino verde” che collega Arbatax a Mandas (in 5 estenuanti ore); in un tragitto , tra i più scenografici dell’isola.   Una serie di “boucle” nella zona di Tempio Pausania, fino ad arrivare a Olbia.  Vincitore della 2° tappa, l’equipaggio:  Lloyd Peter/ May Suzanne su Sumbeam Tiger, 1965.      La Sardegna custodisce qualcosa di enigmatico.    Dentro la cornice di spiagge da sogno e di incantevoli isolette, si nasconde un’isola dalle antiche tradizioni e dalla natura selvaggia e incontaminata.    Un’affascinante testimonianza degli antichi abitanti sono i circa 7000 nuraghi, che ne punteggiano l’intero territorio.     Terza tappa: Olbia – Porto San Paolo; oltre 400 Km, la giornata più lunga e faticosa.     Il tempo si è rimesso al bello, ma le strade sono sempre più difficili.   Ci arrampichiamo sul massiccio del Gennargentu/Parco Nazionale del Golfo di Orisei e del Gennargentu.    Le salite e le discese sono “montagne russe” e le prove speciali fanno ruggire i motori e triturano i freni.   I bravi e storici: Arnaud Vanderzypen/Yves Lambert (B/B) su Triumph TR6 – 1974, sono stati costretti al ritiro.   Nelle zone di Nuoro, Orosei, Lula, Dorgali, Urzolei (Passo Corr’e Boi), Orgosolo , Fonni: non ci sono parole per descrivere le difficoltà.   Sui tornanti che si avvitano in cielo e nelle discese che si tuffano in mare ci è venuto il “ballu de s’argia”(rito sardo contro le punture del ragno velenoso).

   

A Fonni, tra le vette Bruncu Spina (1829 m) e Punta La Marmora (1834 m) c’è il Convento Francescano (XVII sec).    Mentre ci attorcigliavamo sulle stradine da capre, ci è venuto in mente  di farci benedire dai francescani ( magari rincuorandoci con un bicchiere di buon Canonau).    Sugli alpeggi, mandrie di mucche e greggi di pecore, oziosamente, ostruivano le  strade.    Siamo arrivati all’ultimo traguardo  senza un graffio: ma, la tappa l’ha vinta Closjans Michel/Lambert Joseph .  Quarta tappa: da Porto San Paolo  ad Alghero, ancora una giornata di faticosi 350 Km.    Il sole caldo e brillante ci ha fatto vedere, dalle alture, la Costa Smeralda “esclusiva località balneare per ricchi”.   Nel 1961, l’Aga Khan  acquistò  dagli  agricoltori, un tratto della bella costa creando così la Costa Smeralda.   Porto Cervo, bellezza mediterranea con aspetto surreale.    L’architettura pseudo -marocchina frutto dell’ambizioso progetto di fondere il meglio dello stile greco, nordafricano, spagnolo e italiano in un utopico villaggio balneare.     Corriamo dove le bizzarre montagne della Gallura si tuffano nelle acque verde smeraldo del mare, in spettacolari insenature.    La “Spiaggia del Principe”, la preferita dell’Aga Khan, è una magnifica falce di luna di sabbia bianca, delimitata da macchia mediterranea e da acque di azzurro caraibico.     Da Ramazzino, odoroso di rosmarino, e Cala di Volpe arriviamo sopra il Golfo di Cugnana con la spettacolare veduta di Porto Rotondo, costruito nel 1963.   A Baia Sardinia: la Cala Battistoni è un affollato lembo di sabbia bagnato da acque  azzurre.    Ritorniamo all’interno della Gallura, dove i rilievi boscosi del Monte Limbara (1359 m) saranno il nostro supplizio.    Infatti abbiamo affrontato, con notevole sforzo e parecchi secondi di ritardo, la famosa prova speciale Limbara (del noto Rally di Gallura).    25 Km: metà in salita verticale, con mille tornanti, e metà in discesa vorticosa e brutalmente su sterrato.   Ci precedeva una veloce Jaguar XK 120 e noi faticando con la nostra Porsche, meno potente, eravamo stizziti per il ritardo accumulato: all’improvviso una nuvola di polvere bianca ci ostruisce la strada.   La Jaguar  ha fatto un dritto ed è finita in un fosso: illesi i piloti.     La gara è continuata sulle pittoresche strade di Tempio Pausania, Oschiri, Chiaramonti, Martis, Bulzi, Sesini, Tergu, Lu Bagnu.   Castelsardo ci appare, sempre di corsa, come una scenografia teatrale.  L’affascinante cittadina medievale, con i murales sardi, è abbarbicata sull’alto sperone del promontorio del Golfo dell’Asinara dove il mare è blu cobalto.   Porto Conte “Baia delle Ninfe” (di cui l’omonimo Rally), splendida e incontaminata; con le sue acque blu e il litorale verde disseminato di alberi di mimose ed eucalipto: ci mette sulla strada per Alghero.   All’arrivo, nella graziosa caletta dell’Hotel dei Pini, la vittoria è stata dell’equipaggio Paisse Joseph/Maquet Pascale, su Porsche 911 T (1970).    Ultima Tappa: Alghero – Alghero, 200 Km.   Questa giornata conclusiva ci ha portati su prove, molto veloci e decisive, sulle alture di Bosa, Villanova, Monteleone e Montresa.    Gran finale sulla spiaggia di Alghero dove l’arco trionfale del Rally, gremito di gente, ha accolto l’equipaggio vincitore : Closjan Michel/Lambert Joseph  (B/B) su BMW 2002 TII (1972) N°68, Penalità 81.41;  seguito dal 2° classificato:  Paisse Joseph/Maquet Pascale (B/B) su Porsche 911 T (1970) N° 61, Pen. 90.51;  3° Libert Dirk/Tack Caroline (B/B) su Porsche 356 SC cabriolet (1964) N° 43, Pen.103.74 e tutta la carovana del Rally.

Alla sera grande buffet con musica e balli fino a notte fonda.   Il 9 ottobre è stato un lungo relax nella caratteristica Alghero.    Il pittoresco centro storico, racchiuso tra bastioni color miele con la cattedrale del XVI sec, i palazzi gotici spagnoli e le piazze dove si respira un’atmosfera spagnola, si parla ancora il catalano.   Alghero è anche la sede del Rally del Corallo,di Giulio Pes.    La Sardegna ci ha salutati con un sole caldo e brillante mentre ci avvicinavamo all’imbarco di Porto Torres: città caotica circondata da un impianto petrolchimico che contrasta con l’antica Basilica di San Savino.    La lunga traversata fino a Genova ha unito tutti in calorosa amicizia  con l’augurio di ritrovarci al prossimo rally: che gli organizzatori promettono ancora più spettacolare e competitivo.   E noi ci auguriamo di avere la nostra Squadra Corse RIP 356.

Franco Lombardi

Francilombardi5@hotmail.it

Creative.point@fastwebnet.it

 
28° Raduno Nazionale Porsche 356, 2010

24 - 25 - 26 Settembre 2010, a Santa Margherita Ligure e “l’Abbazia con i colori del silenzio”.

Da un’idea dell’Arch. Cristina Cattaneo e Arnaldo Garcia, che si sono adoperati con entusiasmo, per sopraluoghi, permessi e contatti vari: si è potuto comporre felicemente il  28° Raduno Nazionale Porsche 356, in questo splendido angolo di paradiso, con il patrocinio del Comune di Santa Margherita (ringraziamo il vicesindaco, Alberto Fustinoni, per il prezioso e fattivo supporto) e di Portofino.

Il Raduno, si è svolto nel cuore del Levante ligure, a Santa Margherita: con la visita alla suggestiva Abbazia medievale immersa nel verde, con i suoi “ colori silenziosi”    Così l’hanno vista gli Organizzatori, una mattina di dicembre, durante la prima ricognizione scrupolosa.    Venerdì, 24 settembre: dedicato all’accoglienza dei partecipanti, con omaggi e informazioni dell’evento,all’ Hotel Imperiale Palace di Santa.    Una splendida villa di fine ottocento, sorta come residenza estiva della famiglia Costa, dove si è firmato il trattato di pace della prima guerra mondiale.     Il pomeriggio è stato un piacevole relax nella bella cittadina di Santa Margherita.     L’antico lungomare, protetto dal Castello del 1550, è stato teatro di allegre passeggiate per i porschisti.     L’aperitivo di benvenuto e la cena, al tipico ristorante La Darsena, hanno dato ufficialmente inizio alla Manifestazione.        Il dopo cena si è concluso sul lungomare ai Giardini a Mare, con un simpatico intrattenimento musicale.  Felice momento: dove abbiamo incontrato, con piacere, vecchi amici con l’ottimo Andrea Coriani e nuovi (per chi scrive) simpatici e interessanti come Renzo Ponzanelli, Comandante Alitalia (Boeing 747 Jumbo) e molti altri.   Sabato, 25 settembre: siamo entrati nel vivo del Raduno.  Partenza, dall’Hotel Imperiale, per un percorso panoramico, fra mare e collina, attraverso le località  di S. Lorenzo della Costa, Ruta di Camogli, S. Martino di Noceto, S. Maria del Campo e Rapallo.   Nel primo tratto (su strade chiuse al traffico: con Polizia Locale, Carabinieri e Commissari per la Sicurezza), si sono svolte le “prove di precisione” dove tutti  abbiamo combattuto goliardicamente: cronometro, alla mano!   La partecipazione del campione Mimmo Raimondi ha valorizzato la competizione.  Proseguimento per Portofino, dove il palcoscenico della Piazzetta è spettacolare e ristretto come  una bomboniera, quindi: posti auto limitati!    Allora, come dirimere la disputa?    Con sportiva imparzialità !    Scegliendo i primi 20, dei 58 iscritti al Raduno, e, con un po’ di simpatico cameratismo, il machiavellico Ermanno Cattaneo è riuscito ad incastonare qualche 356 in più.  

Le altre, nell’adiacente parcheggio coperto.   Buffet al Ristorante “La Stella” sulla Piazzetta nell’esclusiva cornice di Portofino, dove nello sfondo brillavano le belle 356.     A metà pomeriggio, la variopinta collana di 356 si è snodata sulla via del ritorno per Santa Margherita, fermandosi in bella mostra, sulla banchina S. Erasmo, per una passeggiata sul lungomare e nei caratteristici vicoli cittadini.    La sera, nel lussuoso Albergo Miramare (con la sua elegante architettura del primo novecento) un’invitante aperitivo sulla bella terrazza sul mare.   Poi, l’ottima cena di gala con le premiazioni.    Domenica, 26 settembre: la bella escursione  marittima è stata una geniale idea degli Organizzatori.  Ancora la banchina di S. Erasmo: imbarco  sul battello turistico, per San Fruttuoso.    Attraverso la marina protetta di Portofino, che ricorda i quadri a pastello di Michele Cascella, un altro quadro della pittoresca marina con l’Abbazia, che ci ha deliziato con i suoi “colori del silenzio”.    Nel primo sentito dire “L’Abbazia dai colori del silenzio” poteva apparire come una frase enigmatica.     In realtà, visti dal vivo, nel loro morbido e delicato cromatismo, questi colori  tra giochi di luci e di ombre, pur non essendo squillanti, sono un colpo d’occhio  davvero emozionante.    Con la luminosità del cielo e del mare saranno sempre silenziosi, ma sonori e concreti nella vivacità della natura.   Queste bellissime immagini, a volte cartoline viventi, ce le porteremo nella mente a piacevole suggello e ricordo di questo divertente, interessante e festoso 28° Raduno Nazionale Porsche 356.    Ritornati alle nostre Porsche 356, abbiamo raggiunto Villa Durazzo, fiore all’occhiello di Santa Margherita Ligure, dove nel suo incantevole giardino botanico un gradito buffet è stato il cordiale e sportivo “arrivederci” ai prossimi incontri e raduni del Registro Italiano Porsche 356 (www.registroitalianoporsche356.it).

Franco Lombardi

 
5° Quattro Ruotary 2010

5° Raduno di auto e moto d’epoca, con manifestazione benefica per il progetto “Una speranza per l’Africa”, dal 3 al 7 settembre.

Per il 5° anno consecutivo, il Rotary Club Garbagnate - Groane, della Città di Garbagnate (Milano) ha promosso: la manifestazione benefica a favore del progetto “ Una speranza per l’Africa” contro la diffusione del virus HIV.Presso il Centro Sportivo di Garbagnate , il 5° Quattro Ruotary è stato un fantastico Evento per incontrarsi e partecipare ad un importante progetto. Coordinato dal  President  Loris Beretta, Vice President Paolo Ciocca, Past  President  Roberto Bassi, con il dinamico Segretario Alberto Barzaghi.     Il “Benvenuto” di apertura è stato offerto dal Parroco di Garbagnate, Don Claudio Galimberti: dignitoso, amichevole ed autorevole, nella sua stola immacolata di alta rappresentanza, ci ha intrattenuti con un piacevole inserto di grande interesse sociale e sportivo; con un saluto

concreto, di genuina umanità.     Erano presenti 25 auto d’epoca, tra le quali, magnifiche: MG A, Alfa Romeo Giulia Spyder, Porsche 356 (belle e numerose), MG Roadster, Fiat 131, Fulvia HF e Volvo 540.   E, come in un film di Steve Mc Queen: uno squadrone  di motociclisti, con eccellenti moto classiche, ha elettrizzato il pubblico.     Una trentina di Harley Davidson, storiche, in diversi modelli ed assetti,  magnificamente equipaggiate con gli accessori più ricercati dell’epoca: tutte con grinta sportiva e signorile eleganza motoristica.     Il Gruppo  appartiene al “Mediolanum Chapter” di Milano (www.mediolanumchapter.it) con 89 iscritti, affiliato all’HOG (Harley Owner Group), organizzazione mondiale di oltre 1 milione di associati.     Le loro escursioni europee (fino a Capo Nord) sono estese (con sentito e vivo entusiasmo) alla California, Arizona (Gran Canyon), Messico e Sud America (moto in container via mare e piloti in aereo).    Gli escursionisti erano presenti: parlare con loro di queste  “gite” è stata un’ emozione elettrizzante.    Bravi, cari colleghi escursionisti! (chi scrive è avvezzo a queste “maratone” di gioia indescrivibile : ma su quattro ruote “leggermente più comode”, in raid molto competitivi).   Il divertente raduno di auto e moto d’epoca, si è esibito in una spettacolare “caccia al tesoro” (che in realtà è stato un mini rally nell’ampio e verdissimo  Parco delle Groane) coinvolgendo, con sportivo entusiasmo, tutti i partecipanti.    Il folto pubblico è accorso ad ammirare le divertenti (e sportive) esibizioni dei veicoli storici che si rincorrevano, in traiettorie bizzarre, per centrare l’obbiettivo nascosto.  

Sono seguite anche prove di abilità e di precisione, cronometrate.    Questo evento motoristico, non solo ha divertito i partecipanti, ma anche i tanti spettatori appassionati, che in molti si sono interessati alle moto e auto d’epoca.   Infatti: molte persone si sono intrattenute con i fortunati proprietari delle belle automobili e motociclette  (tutte tirate a lucido per l’occasione) con infinite domande e discussioni su questo affascinante mondo di veicoli che hanno fatto la storia della meccanica e dello sport, su due e quattro ruote.   Un ulteriore approfondimento culturale, dell’automobile, è stato possibile grazie alla sportiva ed amabile disponibilità del “Museo dell’automobile Alfa Romeo di Arese”; che molto signorilmente ha spalancato le porte ai tanti visitatori e partecipanti alle giornate del 5° Quattro Ruotary 2010.     La manifestazione è continuata, sapientemente infarcita da una miriade di esibizioni: balli classici, gruppo acrobatico Simpaty Rock, concorso fotografico, sfilata di moda, spettacolo di Agility Dog, Torneo di videogiochi, spettacolo hana-wa club e l’estrazione della lotteria a favore del progetto Guinea Bissau.

Dopo un ottimo pranzo “dell’amicizia” la premiazione della caccia al tesoro motoristica: dove hanno vinto tutti, nell’entusiasmo e nel piacere di stare insieme; soprattutto per la “buona azione”  del PROGETTO PILOTA IN ZAMBIA.    Infine: una bella passerella di colorate e scintillanti auto e moto d’epoca, come una preziosa collana intorno al blasone del Rotary.Questo simpatico e piacevole incontro ha un obbiettivo e un progetto importante: “Una speranza per l’Africa”.     Un’iniziativa che si propone di identificare e curare le donne in gravidanza, malate di AIDS, ed evitare la trasmissione del virus al feto e quindi far nascere bambini sani.     La manifestazione è stata organizzata dal Rotary Club-Garbagnate Groane, con la collaborazione del Rotaract Club Visconteo e del Distretto Rotaract 2040. Con il Patrocinio dei Comuni di Garbagnate e Arese.Gli Organizzatori, soddisfatti dell’ottima conclusione dell’Evento, ringraziano tutti i partecipanti e si augurano di averli ancora più numerosi al prossimo: QUATTRO RUOTARY 2011.

Franco Lombardi

 
Liburnia Classic Rally Opatija  2010

In un gradevole fine estate, un divertente e sportivo rally di auto d’epoca, dalla splendida Opatija attraverso le belle località del Quarnaro, in Croazia

Il Liburnia Classic Club Opatija (con l’attivo e gioioso Presidente Mr. Josip Justic) ha organizzato questo bel rally di fine estate intitolandolo alla bella Opatija, città di cui ne è la sede.    Molto belle anche le auto del facoltoso Club di auto d’epoca, come sono facoltosi i fondatori e sostenitori in quanto stimati professionisti: medici, architetti e imprenditori.     Tutti i membri dell’associazione, con tanta passione ed entusiasmo per questi veicoli storici, si adoperano per promuovere le bellezze naturali, culturali e gastronomiche non solo per Opatija, ma per l’intera regione litoranea e tutta la Croazia; in Europa e nel mondo.    L’Evento ha preso il via dal centro della splendida città di Opatija.    Opatija (Abbazia), prende il nome dalla presenza benedettina trecentesca.   Oggi sul luogo c’è la chiesa di S. Giacomo (Sv. Jakov) costruita nel 1506.    La bella e signorile Opatija è sdraiata sulla splendida spiaggia dell’Istria.    La storica Villa Angiolina (1845) fu il primo hotel; che ospitò anche l’imperatrice austriaca Maria Anna.    Fu paragonata presto a Nizza o Montecarlo.     I lussuosi alberghi in stile Liberty, nei bei colori pastello, e le ville circondate da parchi e giardini dalla rigogliosa vegetazione le hanno meritato il titolo di “perla del Quarnaro”.     Lo scrutineering è stato regolato, con professionalità, dal Direttore di gara Mr. Gino Boris Krivicic (esperto rallista internazionale, con la sua bella Lancia Fulvia HF, ex ufficiale di Sandro Munari); seguito da uno straordinario “Dobrodoscli/Benvenuto” nel raffinato Kukuriku Restaurant.    Il proprietario  Mr. Nenad Kukurin, sommelier professionista (4 volte premiato a RAI UNO) ha offerto i suoi eccellenti prodotti in una elegante scenografia.    Infatti: il ristorante è situato nel cuore del borgo medievale di Kastav (XV° sec) dove troneggiano la chiesa di S. Elena /Sv. Jelena Krizarica e la Loggia (restaurate nel 1815), sull’altura alle spalle di Abbazia, con un’incantevole vista che abbraccia Fiume, Abbazia e le isole del Quarnaro (momento indimenticabile offerto dal Liburnia Club, orchestrato dal simpatico rabdomante Mr. Rajko Hlanuda, Vice Presidente).    La nostra collana di belle auto storiche (Triumph TR4 Airs 1965, Fiat 500 B 1947, MG TF 1954, A.R. Giulia Spyder 1961, Mercedes 220 B 1961,  Mecedes 230 SL 1965, MG B 1967, Alfa Romeo Giulia Super 1971, Porsche 911 Targa 2.4 E, Lancia Fulvia HF 1973 e molte altre) ha proseguito la sua marcia per Lovran.      Lovran (Lovrana) il cui nome deriva dagli alberi di alloro diffusi nella zona, si snoda lungo il bel litorale che si congiunge con Abbazia.      Poi attraverso le belle località di Kastav, Moscenica Draga (medievale, fondata dai Liburni), Volosco, Matulji, fino a Rijeka (Circuito di Grobnik).    Noi abbiamo partecipato con la nostra Porsche 911 SC 3000 del 1979 e ci siamo impegnati a fondo nella nostra Categoria.    Prima tappa, 29 agosto: Opatija – Opatija Km 190 (Matulij, Ucka, Moscenicka Draga, Opatija).     La prova speciale più significativa: Matulji – Ucka, km 17,700 (media 42 Km/h).     Questa prova è una sezione dello storico percorso della “Corsa Automobilistica Abbazia-Montemaggiore/Coppa Mussolini” del 1929.    Monte Maggiore, 1396 m (Massiccio dell’UCKA).  Seconda Tappa 30/08,  Opatija-Rijeka.    Da Opatija corriamo ,velocemente attraverso Viscovo, Sarsoni, Trnovica, e Soboli su  ripide colline , con stupendi e rapidi “tuffi” sul mare blu: a volte argenteo ed altre color blu cobalto.    Impegnative le prove speciali di: Sarsoni – Trnovica , Km 9,100 (media, 37 Km/h) e Soboli – Platak,  Km 7,800 (media, 45 Km/h ).  Ricordiamo  l’altura di Platak, a 1.111m.      Gran finale a Rijeka, nel bel circuito di GrobniK  (memorabile per noi, ricordando il tre volte: Triest-Wien FIA rally).   Rijeka/Fiume  fondata dai Liburni, poi romana ed asburgica (1719): mantiene l’impronta mitteleuropea nei maestosi palazzi ottocenteschi, lungo il Korzo e la Riva della Città Vecchia (Stari Grad).     Gli Illiri giunsero in Croazia dalla Pannonia e si installarono nella zona ; assumendo nomi diversi (Liburni, istri e dalmati).    Ultima prova speciale:  sul Circuito Grobnik, 4168 m (omologato FIA) 3 giri scegliendo, ogniuno, la propria media ideale.    Questa è stata la conclusione dell’interessante Evento: Liburnia Classic Rally Opatija 2010.    Serata di Gala e premiazione al gustosissimo ristorante Vila Plasa di Zaluki, con i migliori piatti locali di: scampi del Quarnaro, branzini, cernie, rombo , orate, tartufi di mare, carpaccio di S. Pietro, carpaccio di manzo, fegato d’oca con mandorle, formaggi, dolci, vini sublimi e grappe vellutate della Croazia.     L’ambito trofeo è stato assegnato al simpatico e bravo pilota Roland Krizman, su Alfa Romeo Super del 1971 (ottimo meccanico e preparatore di auto d’epoca, con la sua officina di Opatija) con un fragoroso applauso di simpatia, al quale ci siamo uniti tutti in un caloroso commiato, e festoso abbraccio di amicizia.     Gli Organizzatori, soddisfatti dell’ottima conclusione dell’Evento, ringraziano tutti i partecipanti e si augurano di averli ancora ai prossimi eventi di auto d’epoca (con più italiani: ospiti graditi) di gare per auto storiche e manifestazioni sportive in Croazia.      Noi ringraziamo sentitamente per la simpatica e calorosa ospitalità.      Hvala draghi prijatelji, dovidjenja!/ Grazie cari amici, arrivederci!

Franco LombardiPer info: Franco Lombardi

Email:francolombardi5@hotmail.it

Claudia Malgrati: creative.point@fastwebnet.it
 
Golden Ring Rally  2010

 

VII° GOLDEN RING RALLY 2010, la Mille Miglia russa.

1500  Km, dal 10 al 13 luglio, nell’Anello d’Oro degli antichi principati, maestosi simboli della Russia eterna

VII° Golden Ring Rally, evento con regolamento FIVA che nel 2009 ha ottenuto la International Classification Type A, con stile e qualità è diventato la Mille Miglia russa.     Una cinquantina di auto iscritte, tutte conformi allo stato originale e munite di FIVA Passport.     Osservatore FIVA Mr. Dominick Fichiling , esperto conoscitore di auto storiche ed entusiasta partecipante ad eventi automobilistici storici.     Il rally è stato organizzato dal Classic Car Club di Mosca, con il suo Presidente Mr. Boris Bazhenin esperto appassionato di auto storiche e co-fondatore del Museo della leggendaria Mille Miglia in Italia.    Nadia Bazhenina, Organization PR Manager, sempre disponibile e cordiale con tutti, con il suo sorriso raggiante e amichevole.     Per noi ha riservato le stanze Vip-Press nello storico Metropol (1907) capolavoro art nouveau, magnificamente restaurato.   Grazie Nadia!    Consegnato il passaporto alla reception, con il prezioso visto, giriamo con la kartocka gosti con il numero della camera che la dezurnaja/donna del piano ha “registrato” garantendo assistenza e attenzione (alle mance), vecchio lascito sovietico.     La zavtrak/ 1°colazione è un buffet luculliano: blinçiki, vareniki, oladi, vatruski, zlaki, kotlety (tanti dolci, salsicce, uova, crepe, ravioli, formaggi, polpette, cotolette, cereali, insalate, frutta) e Kefir, cioccolata calda, caffè e tè.  Il çaj/tè è la bevanda nazionale dal XVII sec, quando Michail Romanov ricevette dal Khan mongolo 65Kg di tè in cambio di 100 pelli di zibellino.    I russi sono molto golosi e noi dobbiamo frenare la gola, altrimenti il fegato diventa come quello delle oche di Vladimir, negli allevamenti più grandi di Russia.          Il 10 luglio, sulla Piazza Rossa di Mosca, sono schierate le leggendarie Marche dal 1920 al 1970 pronte alla partenza: Alfa Romeo, Aston Martin, Austin Healey, Corvette, Fiat, Jaguar, Lagonda, Lancia, Mercedes, Rolls Royce, Triumph e molte altre conservate nello stato originale.     Gli equipaggi provenienti da: Russia, Italia, Inghilterra, USA, Olanda, Rep. Ceka e Ucraina;  pronti a prendere il via per coprire i 1500  Km del percorso, in quattro giorni, con 92 prove speciali regolamentate da esperti cronometristi con sofisticate apparecchiature Digetech (Chief Time  Mr.Antonio Viaro e Mr. Franco Benedetti Supporter).   Ore 12.30 partiamo, con il N° 19 : già dalla Start line iniziano una serie di prove concatenate e cronometrate sul pressostato “nostra simpatia”.     Ci siamo un po’ distratti con i tanti colori, tra due lunghe file di gente assiepata, applaudente e gioiosa sul grande palcoscenico dell’incantevole centro storico.        Mosca, con le sue chiese colorate e i suoi palazzi antichi,costruiti nelle più raffinate architetture, è un teatro che non finisce mai di stupire.     Nella Mosca di oggi l’automobile regna sovrana, grazie agli ampi viali creati nell’epoca sovietica, cancellando interi quartieri e obbligando i pedoni a percorrere i passaggi pedonali: un pedone imprudente sarebbe subito schiacciato dalla flotta anarchica delle vecchie Volga e Zigulì, oggi rimpiazzate sempre di più da Mercedes nuove fiammanti e da impressionanti SUV.     Noi ci siamo adeguati subito al traffico caotico e corriamo come loro: saettando a destra e a  manca in sorpassi e galoppate da brivido, ma ci divertiamo come pazzi con la Fiat 124 Sport Spyder, che Boris  Bazhenin ci ha riservato.     Questo comunque è il ritmo, se non si vuole restare incolonnati per ore.    Per attraversare la città ci sono più di 30 Km (!).   L’entusiasmo di ripercorrere le zone del Golden Ring, dopo quello del 2009, ci ripaga di tanto affanno.         L’Anello d’Oro, sul quale si susseguono i principati dell’inestimabile patrimonio storico, architettonico e religioso, sono sempre un’emozione unica.     Qui sono state scritte le grandi pagine di storia della Russia premoscovita.    Appena lasciata Mosca, nel suo caos infernale, ci si immerge nella Russia più autentica con l’essenza della russkaja dusha/l’anima russa.     Abbiamo ritrovato gli amici dell’anno scorso e ci hanno calorosamente festeggiati: per i russi i druzeskij/amici sono molto importanti.    Però la gara è competizione e, giustamente, ognuno deve pensare al proprio tornaconto.     Così, la battaglia è cominciata, a colpi di centesimi di secondo, nonostante i tanti baci e abbracci.   Prima tappa: Moscow – Dmitrov, circa Km 220, corta ma molto impegnativa.Le 24 prove concatenate per 2 giri sul “Poligon” (circuito speciale, 4800 m, riservato ai tests per nuovi modelli di auto) è stata la performance più emozionante e complicata della giornata.    Una rocambolesca corsa, in lotta con il tempo e l’affannosa ricerca del percorso esatto, in un labirinto di stradine senza segnaletica e con giravolte in ogni direzione, dove erano disseminati i tanti pressostati.    Questo lungo test, ha richiesto grande impegno ed ha praticamente decretato la sorte del rally.     Noi abbiamo giocato tutte le carte, ma il risultato: picche!    Come nella Pikovaja dama/ la dama di picche, di Pushkin.     Solo la baba jaga/ strega russa, avrebbe potuto aiutarci a fare qualche straight-on.      Al finish della tappa ci accoglie una kamariskaia/danza  russa: a noi ballano le gambe pensando alla classifica e la nostra spyderina si sente come la koròboçka/scatolina, personaggio della commedia di Gogol.    Ha vinto la tappa  il N° 22, Aliev Timur/Soloviev Dmitry, su Alfa Romeo Duetto.   11 luglio, 2° tappa: Dmitrov – Kostroma Km 460, con 19 prove speciali lungo il percorso e tests sulle piazze delle città (Taldom, Nerl, Kalyazin).    L’arrivo a Rostov, nella splendida cornice del centro storico, lascia senza fiato.     Improvvisamente si staglia come un miraggio, tra il cielo e il lago, il maestoso profilo bianco del Cremlino: uno dei più belli della Russia.   Rostov (Velikij), la “Grande” è ricca di storia e di tesori architettonici.       Proseguiamo  nella regione di Dmitrov e la nostra moviola mentale continua a srotolare fotogrammi della storia russa. Il suo grande passato ha conservato quattro gioielli in pietra bianca del periodo premongolo: La Porta d’Oro, le cattedrali di S. Demetrio e Dormizione e la chiesa della Vergine di Nerl,  di raro fascino.    

 
 

Strade lunghe, diritte, in mezzo a bucolici boschi di betulle spruzzate d’argento e vaste pianure verdi, trapuntate di fiori come coriandoli colorati.    Sempre correndo, incontriamo vivaci centri urbani, dominati dalle cupole dorate, con le guglie di antiche chiese che si stagliano all’orizzonte.    A Ivanovo, nel vasto parcheggio  centrale, un circuito di prove speciali, concatenate e transennate in un gigantesco anello gremito di gente.     Il pubblico è esploso con festose urla di gioia: Ura! Dobro Pozalavat!  Molodcy!/ Evviva!  Benvenuti! Bravi!     Concludiamo  la tappa a Kostroma, antica capitale del lino.     Chiusa agli stranieri fino al 1991 per l’importante base militare.     Costruita nel 1773 dai migliori architetti pietroburghesi, divenne incantevole.      Caterina II,vistando la città, rimase a bocca aperta per lo stupore.     Sulla piazza centrale, tra antichi palazzi e superbi giardini, la tanta gente formava un caleidoscopio multicolore.       Sullo sfondo l’immenso ponte (1 Km) sul maestoso Volga.     Poco distante l’approdo delle navi fluviali.     Da Mosca a San Pietroburgo sull’acqua, 1952 Km in 130 ore di navigazione sulle belle navi che solcano la Moscova, il Volga e la Neva da maggio a settembre, diventa una meravigliosa crociera.  Nella frazione di Sumarokovo, l’unico allevamento russo di alci produce ottimo latte.    A fine tappa il primo è stato Pankovsky/Pankovskaya, Corvette (N° 23).    12 luglio, Kostroma – Suzdal Km 470 circa.      Incontriamo subito Jaroslavl, la decana delle città sul Volga; nel XVII sec. divenne la più bella.   I ricchi mercanti la ricoprirono di chiese pittoresche, facendone il centro artistico dell’epoca.     Sulla “Strelka”, il quartiere antico, si rimane incantati davanti alla chiesa dell’Epifania, detta “la fidanzata di Jaroslavl”.     Jaroslavl il Saggio è stato il gran principe dal quale la città ha preso il nome.       In alcune cittadine fervono le nuove fiorenti attività coesistendo con i segni del passato.    In altre, più arcaiche, sembra che il tempo si sia fermato: i cani e i bambini giocano per le strade, non disturbati dal traffico.    La gente vive in case di legno sgangherate ma graziose, con i giardini pieni di fiori; come nell’epoca della “Figlia del Capitano” di Pushkin.     Ci fermiamo a Uglich, per il lunch.   Uglich, sul Volga e affondata nelle vaste foreste, è la città più antica dell’Anello d’Oro e ha un fascino particolare.    Questa è la Russia di Turgenev e Cechov.      Continuiamo a correre con gli occhi appesi sulle cupole colorate, dorate e scintillanti nel cielo, sempre incantati, per tanto splendore tra antiche città e arcaici villaggi.    Intanto non battiamo chiodo; tutti i concorrenti sono “specialisti” di queste prove su pressostato.    La nostra scusa segreta è che siamo abituati alle marathons, long distances, dove è importante arrivare al Finish.    Ma, allora, non potevamo restare a casa?!    No!  Perché il Golden Ring Rally è troppo affascinante: non si può mancare.     Anche perché ci sono persone simpatiche  e concorrenti interessanti, come i due Komandir Aeroflot: Comandante Konstantin Vikluk (Airbus A330) che corre, con passione, con la sua Volga Gaz 21 del 1962 (N°8) e Comandante Boris Matsievskiy (Airbus A33O) che per rilassarsi dal tanto volare ha scelto di fare il PR e assistenza per i concorrenti.     Intanto il nostro “circus” è arrivato a Pereslavl-Zalesskiy per una serie di prove sulla piazza centrale, con il solito gradevole bagno di folla.   Pereslavl-Zalesskiy, con i suoi monasteri tutt’ora in attività è il  centro religioso della Russia.   Sempre prove speciali: a Yriev – Polskiy, tre prove all’ingresso della città e tre all’uscita.    Dopo 30 Km, altre 5 prove sotto un cielo infuocato: il sole cocente (36°) e l’ubriacatura dei tanti pressostati ci ha liquefatto il cervello.     Poi, un improvviso e rapido temporale (tornado) ci ha annegati nella nostra spyder scoperta.     A Suzdal il sole è tornato a brillare sulle cupole dorate.       Le strade sono caotiche e la gente sembra impazzita per l’arrivo della spettacolare gònka/corsa.    I Dobro Pazalavat/Benvenuti!!!   Sono un unico grande urlo.    Questa zona è famosa per i cetrioli; che si gustavano anche alla tavola degli Zar.    Sulle nostre tavolate, per la cena, altro che cetrioli!   Gustosissimi piatti di pesce, carne, zuppe, formaggi, frutta e tanti dolci e gustosissimi gelati.    Ottimo idromele alcolico, varie birre naturali e ottimo kvas.    Primo, nella classifica di tappa: Pankovsky  (Corvette).      Ultima tappa: Suzdal-Ostankino  Moscow, circa 270 Km.     Con un ampio giro ritorniamo a Yriev-Polskiy.     Sulla piazza della simpatica cittadina,  con tanta gente,  dove spiccavano  donne abbigliate in antichi costumi e giostre con sciami di bambini: c’è stata la solita catena di prove in diverse metrature e velocità, che ha entusiasmato il pubblico.      Una lunga galoppata di 100 Km; su strade tortuose, ondulate, velocissime e con un traffico impossibile, ci ha portati a Sergiev Posad.     La porta spirituale dell’Anello d’Oro:  con il monastero di S. Sergio, simbolo del patriottismo e della spiritualità, è oggi sede del Patriarca della Russia.         Il fiabesco spettacolo dagli ori e dagli azzurri stellati delle cupole , sulle possenti mura, è il tesoro inestimabile di cinque secoli di architettura russa.    Ultimi 50 Km di strada a doppia corsia, velocissima, ma molto pericolosa per lo sfrecciare di potenti SUV fra tante sgangherate Lada, Volga e vetuste Zigulì, per arrivare al centro di Mosca.    Gran finale alla Villa-Museum Ostankino (il palazzo rosa e bianco, costruito nel 1790  come residenza estiva del Conte Nikolai Sheremetyev, il più ricco aristocratico dell’epoca).      Al Theater of Comnt Sheremetv’s Palace, Award Ceremony for crews, dove nel magnifico giardino sono saliti sul podio: 1° Aliev Timur/Soloviev Dmitry (RUS) su Alfa Romeo Duetto del 1968 (N° 22) con 2,112 pen.  2° Lepetukhina Anna/Titova Tatiana (RUS) su Austin Healey 3000 del 1962 con 3,570 pen.                                                       3° Pankovsky Andrey/Pankovsky Evgeny (RUS) su Lagonda LG45 del 1936 con5,104pen.L’Anello d’Oro, ricco di arte e storia, magia e mistero, sta cercando il suo equilibrio tra XII e XXI secolo.     Mosca città dei primati: è la più costosa del mondo, ha la più elevata concentrazione di miliardari, il traffico automobilistico e pedonale è un caos apocalittico e questo autentico calderone di vitalità e creatività ospiterà presto l’edificio più mastodontico del pianeta.     Boris e Nadia Bazhenin hanno saputo amalgamare questi due mondi con un mix, di cultura, arte e sport, che ha stregato tutti i partecipanti di questo fantasticeskij/fantastico rally e allora: Golden Ring Rally 2011, snòva/ancora!

Franco LombardiPer info:Franco Lombardifrancolombardi5@hotmail.itClaudia MalgratiCreative.point@fatwebnet.it

 

22° Classic Marathon  2010

Sulle orme dei Catari, nelle cime aguzze dei Pirenei; correndo sulle tracce dei rallies più famosi, con i campioni dell’automobilismo storico: c’eravamo anche noi

 Dal 12 al 18 giugno, partendo da Beaune attraverso Valence, Millau, Carcassonne e St. Lary Soulan, sulle vette dei Pirenei, fino al mare di Biarritz; dopo 2500 Km difficili e molto competitivi.      L’Evento è a calendario FIA Historic Regularity Rallies European  Championship.     Jeremy Dickson, con lunga esperienza e con il suo staff collaudato in 26 anni di Marathons, ha voluto ritornare sui Pirenei dopo la sua Marathon del 2003.     Con rinnovato “inasprito” percorso e rinvigorito entusiasmo ha formato un bouquet di campioni dell’automobilismo storico.    Willy Cave, Colin Francis, Paul  Wignall, Jayne Wignall, Frank Fennell, Lisa Lankes e molti altri, con anni di esperienza, sempre verdissimi e agguerriti, sono la dimostrazione più concreta.     Willy Cave, leggendario campione di rally, nella 2° guerra mondiale è stato pilota nella RAF; Colin Francis OBE, è stato campione del mondo di rally negli anni 60/70; Lisa Lankes, veterana di Marathon, Carrera Panamericana, Himalaya, Pekin-Paris.    La gara si è svolta sul percorso che comprende  parte dei rallies Liege-Rome-Liege, Montecarlo, ed è considerato l’itinerario rallistico più bello del mondo.    Sulle orme dei Catari (setta religiosa che criticava la corruzione del Clero e per questo perseguitati) che si rifugiavano in castelli inaccessibili e villaggi arroccati in cima alle alture dei Pirenei.      Con un occhio alla strada e uno ai castelli e villaggi fiabeschi, la mente ci riporta alla storia.         Ma, la voce del navigatore, avvolto nelle carte geografiche e con le mani intrecciate nei cronometri, ci riporta alla realtà quando ci accorgiamo del ritardo accumulato sul percorso.      Diavolo  di un Anthony Preston, ideatore storico, dei percorsi, di tante folli Marathons; sempre con Keith Baud Rabdomante e Cerimoniere di Rotta.    E’ vero che annaspiamo e imprechiamo: ma chi ce l’ha fatto fare?!      Però, anche se la nostra classifica è vergognosa, siamo orgogliosi (dopo 20 anni di gare) di poter partecipare a competizioni sempre più selettive e con tanti campioni, che ormai sono diventati amici: anche perché da noi non hanno nulla da temere.     Di sicuro, ci guadagnamo noi,  con i loro preziosi consigli: grazie Willy, grazie Colin!     Il giorno 12 giugno  siamo arrivati a Beaune, direttamente da Milano, a un’ora dalla chiusura dello Scrutineering.     Sul piazzale, due concorrenti in panne dopo il trasferimento.     Una MGB ha rotto la frizione e una Lotus Cortina ha dovuto cambiare il radiatore.    Tutto riparato, in tempo, per le verifiche tecniche.    Bravi, Peter e Bettyann Banham & Co: meccanici storici delle Marathon e Pekin- Paris.     Nel pomeriggio, visita alla Antica Cantina Joseph Drouhin, Beaune 1880.     Mr. Jean-Pierre Cropsal, PR Director della Drouhin e Presidente del “Grand Cru Classic”Autostoriche di Beaune, ci ha guidati nei sotterranei del Palazzo del Parlamento della Borgogna (IX° sec) in visita alla collezione storica di bottiglie Drouhin, offrendoci Chably e Bourgogne superlativi.    La cena, nella “Sala del Re”  all’Hotel-Dieu (fondato nel 1443 da Nicolas Rolin, Cancelliere del Duca di Borgogna) che diventò lo storico Hospices of the Poor.     13 giugno, 1° tappa: Beaune-Valence, Km 430.    Start festoso e lasciamo l’incantevole Città di Beaune.      La prima giornata è stata intensa, con tante prove speciali e variazioni di medie su strade impossibili.    Nel bel Circuit de Bresse, due giri di velocità , con giravolte  tra birilli e getti d’acqua, hanno elettrizzato tutti i concorrenti.  Questo è stato il primo dei 6 tests, di velocità, lungo il percorso.    Gli inglesi adorano questi tests (il loro “Rally of the Tests” è a calendario FIA).    Dal  Grand Colombier, 1531 m, alla Valle del Rodano; poi sul Massif de la Chartreuse e giù verso Chambéry, Grenoble, l’impegnativo Col de Rousset e la regione intorno a Port-en-Royan, con la sua produzione di 10.000 tonnellate di noci.   Non abbiamo contato le noci: ma le migliaia di metri delle infinite prove, di “regolarità”.   Ha vinto la tappa Mark Godfrey/Sue Godfrey su MGB (N° 17); 4° Paul Wignall/Ian Tullie (vincitore Winter Trial 2010) su A. R. Giulietta Sprint; Colin Francis 8°; Willy Cave 39°.     Valence-Millau, Km 430  (tutte le tappe sono oltre i 400 Km).      A Valence vediamo di sguincio la magnifica Cathédral St. Apollinaire, del 1095.   Corriamo intorno al Rodano, sul percorso più impegnativo  dello storico rally francese dell’Ardèche - Cévenne e le spettacolari Gorges du Tarn, del Monte-Carlo  Rally, denominato: Monte drama.     L’Ardèche è simile al Far West americano.     Intorno al Gerbier de Jonc 1551m e Mont Mézenc 1753 m: solo pioggia e nebbia.     Problemi meccanici e mancanza di benzina affliggono tutti.     Alastair Caldwell (ex Team Manager Mc Laren F1) con la sua bella Alfa Romeo 6C 2500 SS è rimasto a secco, accumulando tanto ritardo che finirà per ritirarsi.    Noi, al precedente rifornimento, abbiamo saturato il serbatoio e l’indicatore è out, così l’ansia è: benzina!     Nessun distributore alpino, quindi: mettiamo mani alla tanica nascosta tra i vestiti (stracci: qui non si bada alla moda).      Maggiori problemi per le “regolarità” calcolate a 50 Km/h, su strade strettissime in strapiombi da brivido, senza protezioni e lunghe fino a 30 Km.    Abbiamo preso fino a 30 sec. di ritardo e nei C.O. alcuni hanno pagato anche 5 minuti, quindi: regolarità?!    

       
 
 
 
 

Corriamo sulle orme dei Catari nel Minervois , dove d’estate le colline sono bruciate dal sole, ma al nostro passaggio c’è solo pioggia e fango.    Nella confluenza dei fiumi Cesse e Briant, oggi gonfi di acque brune e turbolenti c’è la “candela”, una torre ottagonale che è tutto ciò che resta del castello medievale dove nel 1210 vennero bruciati vivi 140 Catari.     Questo è il nostro rally; ma le parole, per raccontarlo, non bastano.   Come non bastano a descrivere il Viaduc de Millau (2,5 Km) prodigio ingegneristico, dove il pilastro più alto è di 340 m (più su della Tour Eiffel) e secondo il progettista Norman Forester, transitando sul viadotto:  si ha la sensazione di “volare in automobile”.     Noi, purtroppo, ci giriamo intorno e da sotto.      15 giugno, terza tappa: Millau - Carcassonne.      Dopo Millau, attraverso la vallata del Tarn, una serie di test su strade strettissime, con medie di 50 km/h, impossibili, sui  Monts de Lacaune e Monts de Espinouse.         Attraverso la regione della Linguadoca arriviamo alla Corbières Region or “Cathar Country”.      I castelli delle Corbières, i cui nomi , Montségur, Quéribus, Peyrepertuse sono legati al destino dei Catari.    La tappa finisce nella città medievale di Carcassonne.      Ancora macchine a secco di benzina.      Anche il test sullo sterrato del Chàteau de Lastours ha torturato le auto e a fine tappa il primo è stato Paul Wignall/Ian Tullie; Colin Francis 18° e Willy Cave 36°  (cosa gli sarà successo?!).     Il cielo è grigio d’acqua, facciamo una rapida visita alla Cittadella di Carcassonne; un borgo medievale perfettamente restaurato.    Nel “Chateau”, che è una fortezza nella fortezza; trovarono rifugio i Catari , durante i conflitti religiosi del 1209.     Terminata la passeggiata, la bella Basilique St. Nazaire, ci augura la buonanotte.     16 Giugno, Carcassonne – St. Lary Soulan.     Un’altra lunga giornata, 479 Km: tante prove di regolarità e controlli orari molto tirati.      Da Carcassonne, scendiamo nella Valle del Couiza, poi, ci arrampichiamo sui colli  di Mijanes e riscendiamo nelle Gorges de l’ Aude (Rally of the Gorges).     Le strade sono  sempre con traffico aperto e la pioggia continua  le ha rese molto scivolose.    Così, per stare nei tempi, si rischia di sbattere.     Infatti: la Volvo N° 34 frantuma il faro sinistro, il N° 2 rompe il parafango destro e una collisione, incredibile, blocca due concorrenti incolonnati.      La Porsche 911,N° 48, si sposta in retromarcia e sfascia l’anteriore della Porsche 911, N° 29.        La N° 48 si ritira dalla gara e la N° 29 prosegue, con un’abbondante incerottatura.     Ricordiamo il Col D’Aubisque 1709m, con precipizi, senza protezioni, su centinaia di metri di vuoto e stradine , su saliscendi ripidi e tortuosi, larghe quanto le ruote dell’auto.    Inoltre mandrie di mucche, pecore e ciclisti sono la nevralgia continua.     Siamo sulle cime del Tour de France e i tanti ciclisti in allenamento, sotto la pioggia e la nebbia, disturbano le nostre prove.     Sul Col de Pailhères 2001 m, c’è neve ai bordi della strada e la pioggia, mista a neve la rende viscida offuscando la visibilità.      Fatichiamo a concentrarci sui tempi delle prove, perché la strada è variabile e senza segnaletica.Sbagliando un’ incrocio,  minuscolo, si possono percorre decine di chilometri senza ritorno: sono sentieri di montagna.    Meglio proseguire; saltando un fine prova e cercare ( affannosamente sulle carte) una strada alternativa per il prossimo Time Control.     Se una stradina o un ponticello sono interrotti per frana o smottamento: senza, l’impossibile GPS a bordo, meglio raccomandarsi con mani giunte e occhi rivolti al cielo.     I fiumi sono oltre l’argine e le campagne prossime all’allagamento.   Continuiamo a correre, confidando nella buona sorte.     Intanto, con un tempo da lupi, affrontiamo le prove sul Circuit de Lavalanet (!): inutile pensare alla classifica.       A tarda sera  l’Overall Results:  1° MGB N° 17; 2° Paul Wignall/ Jaan Tullie;  Colin Francis 16°: Willy Cave 34°.     Le montagne dei Pirenei sono un vero confine che attraversa la Francia.     La popolazione, formata da immigrati spagnoli e fuggiaschi, è tenace e la circolazione  poco gentile.     Questa zona è l’ultimo lembo selvaggio nell’Europa del Sud, habitat ideale per specie animali rare.   Abbiamo visto, stormi di falchi giganteschi,  roteare in cielo e appollaiati ai bordi delle stradine, con occhi guizzanti e feroci, sotto la pioggia battente.       17 giugno, 5° tappa: St. Lary Soulan - Biarritz.    Ci siamo arrampicati sul Col du Tourmalet, con regularity tests e Time Controls  veramente difficili; con le insidie abituali e la tortura della benzina.    Un concorrente è rimasto senza a metà prova (!!!).    Continua lo slalom tra le mucche, che invadono le stradine su tornati da montagne russe: dove il “bravo” Direttore di Gara ha inserito prove e controlli orario.       Molti concorrenti hanno baciato le rocce: più o meno appassionatamente (!!!).       A St-Jean-Pied-de-Port, antica capitale della Bassa Navarra, incontriamo i pellegrini del Camino de Santiago de Compostela.     In tutto il Medioevo questa città-fortezza fu punto d’incontro dei pellegrini.     Quando si avvistava un gruppo, i paesani suonavano le campane, per indicare la via e loro rispondevano cantando.     Ne abbiamo visti molti, infagottati sotto la pioggia, e al passaggio delle nostre auto rumorose e strombazzanti ci hanno risposto con urla e gestacci.     Certamente, avevano ragione loro; ma il nostro materialismo nel voler primeggiare ci ha resi ciechi e sordi ad ogni misticismo.     Intanto Paul Wignall è in panne.      Gli è saltato il termostato e il radiatore è diventato un vulcano.       Voliamo, con il motore un po’ tossicchiante, verso la bella e aristocratica Biarritz, sdraiata sulla grande spiaggia atlantica.       A fine tappa l’imprendibile MGB N° 17 è ancora in testa (nonostante i problemi meccanici, che Peter e Betty hanno risolto, al volo); Paul Wignall  25°.    Ultima tappa, relativamente corta, ma molto difficile e complicata (classico dei fine Marathon).  Biarritz – Biarritz, 6° tappa, 18 Giugno.     5 regularities “Ups and Downs” ; tutto il percorso in saliscendi,  da un colle all’altro.    Solite stradine, solita pioggia e nebbia.     Percorso velocissimo: tutte le prove a 50 Km/h (!!!), impossibili, su traffico aperto e con precipizi da brivido.   David e Ros Spurling, su Morgan, sono usciti di strada e la ruota anteriore destra è volata a 10 m sul precipizio.     La Giulia Super A.R.  N° 45 è finita in una scarpata e accasciandosi ha deformato il telaio.    La N° 51 Reliant Schimitar ha sbattuto ed è stata trainata; stessa sorte per la N° 12 e La N° 50.           L’insidia del giorno: un passaggio nascosto in un pertugio tra casette sul percorso del rally.         Controllo segreto di passaggio: penalità 2’ 30’’ (!!!).      Colin Francis l’ha mancato e la sua allieva Malgrati l’ha centrato: Well done!   Questi nastri di strade, srotolati sugli ondulati precipizi sull’Atlantico, senza guardrail, sarebbero stati spettacolari con il sole; che avrebbe fatto risaltare i colori del mare.    In risalto sono rimasti solo gli errori di tutti.     Final Result at Biarritz Finish, 18 Giugno: 1° Mark Godfrey/Sue Godfrey-MGB (N°17), penalità 0:05:11;   2° Howard Warren/Matt Warren – Porsche 911 (N°19) pen. 0:05:30; 3° Andrew Mallagh/Sarah Mallagh- Porsche 914/6 (N°49) pen. 0:05:59; 4° Jayne Wignall/Kevin Savage – Sumbeam Tiger (N° 21) pen. 0:06:29;       5° Frank Fennell/John Bayliss – Alfa Romeo Giulia Super (N° 25) pen. 0:06:46;  16° C. Greive/ Colin Francis – Porsche 911 (N°54) pen. 0:12:14;    19° Paul Wignall/Ian Tullie – Alfa Romeo Giulia Sprint (N°6) pen. 0:13:33;        30°Franco Lombardi/Claudia Malgrati – Alfa Romeo Giulia GTV 2000 (N° 46) pen. 0:23:48;    31° Grant/Willy Cave- BMW 2000 Ti (N° 39) pen.0:25:03;    34° Lisa Lankes/Alexandra Gertsch – Austin Healey 3000 (N°14) pen. 0:36:26.      Iscritti 54 concorrenti; arrivati 36.      36° Bill Littleboy/Gavin Gill – Jaguar E Type  (N° 50) pen. 3:53:32.                Abbiamo voluto trascrivere la classifica, come nota, per il combattimento della straordinaria 22° Marathon 2010.       Nel trasferimento per Milano, mentre attraversavamo i vigneti della Cote de Provence, finalmente è apparso il sole: e a Aix en Provence abbiamo ritrovato i colori di Cezanne.       Purtroppo è stato solo un miraggio: pioggia e vento forte ci hanno seguiti fino a casa.      Siamo arrivati senza un graffio e con una piccola coppa, 3° di Classe, che per noi è un “grande trofeo”.       Felici del risultato, già pensiamo alla prossima Marathon.      Maybe: Greece – London?    Perhaps! 

Franco Lombardi

 5° Chihuahua  Express  2010 

Fantastico Rally::  dalle Montagne Rocciose degli Apaches, alle steppe di Ojinaga , presidio USA , sul Rio Bravo. Muy ràpido, como correcaminos!

Una  grande performance, questo 5°Rally Chihuahua Express 2010; che si è corso su strade fantastiche, con gente appassionata, molto amichevole e con vedute e tempo molto gradevoli.    Abbiamo trovato i campioni Doug Mockett con Angelica Fuentes in piena forma, sempre con il loro sorriso smagliante, da eterni ragazzacci e tanti altri piloti festosi.   Però ci sono mancati  i nostri  amici: Stig Blomqvist e Ana Goni (vincitori della Panamericana 2009).   Ci è mancato il sorriso di Stig, che  parla tacendo, e l’abbraccio affettuoso di Ana a suggello di lunga amicizia.     E ci è mancato il rombo della loro potente Studebaker,  argento.              Manuel “Chacho” Medina, Organizzatore magnifico, con grande professionalità e competenza (campione  di rallies e già Direttore Operativo della Carrera Panamericana) ha portato questo Rally ad alto livello mondiale.   Muy ràpido, como correcaminos (il velocissimo volatile “Bip-Bip” dei cartoni animati) che da il nome  al Club,  automobilistico sportivo, Association Correcaminos, fondato da Chacho Medina stesso.  Direttore di Gara Mr. Carlos  Cordero (già Direttore alla Panamericana 2009), Coordinatore Generale Mrs. Katia Ramirez.    Per la Siguridad/Sicurezza: 127 Pattuglie di Polizia Federale, Vialidad e Locale, che con Commissari di percorso, Medici, Ambulanze e personale di servizio formavano un esercito di circa 400 uomini, impegnati per ogni giorno di gara.   Tre differenti Categorie: Modern, Classic, Brackett and Tour.     60 partecipanti da diverse nazioni di due  continenti.       Tre giorni: dal 19 al 21 marzo, per 1670 Km di percorso con 561 Km di speed stages/prove di velocità; dalle montagne rocciose degli Apaches, alle steppe di Ojinaga, presidio USA, sul Rio Bravo.   Tutti i giorni da Chihuahua (Hotel Soberano ) e ritorno allo stesso Hotel.   L’auto, riservataci dal Servizio Press, ci ha permesso di raggiungere ogni pertugio della gara: grazie Chacho!    Chihuahua: simpatica città, scelta per la posizione strategica del rally (vertice delle tre giornate dell’Evento)  e di grande importanza storica per il Messico.     Nel centro storico, di fronte alla chiesa spagnola, un gigantesco monumento di bronzo a Geronimo (storico Capo degli indiani Apaches) ricorda il buon rapporto con la popolazione dell’epoca.    A fianco un altro monumento importante per Benito Juarez, primo Presidente dello Stato di Chihuahua. Chihuahua ha forti legami con la rivoluzione messicana.   Pancho Villa operava nella campagna circostante e una volta s’impadronì della città facendo camuffare i suoi uomini da contadini che andavano al mercato.   La partenza del rally,nel “Zòcalo, piazza centrale” sotto il gigantesco monumento di Francisco Pancho Villa, è stata una grande scenografia Hollyvoodiana.     Chihuahua ha dato molto a Hollyvood.    Nel 1914 il famoso regista Raoul Walsh firmò un contratto di 25.000 dollari con Pancho Villa; per filmarlo  con i suoi guerriglieri, durante le imboscate e le incursioni vere.          Anthony Quinn: nacque qui nel 1915.   John Wayne girò qui, gran parte dei suoi film western.        Marlon Brando ricevette l’Oscar per il film “Viva Zapata”, girato in questa zona, e la sua statua troneggia nel Parco Palomar di Chihuahua.         E per l’altrettanto “famoso” cagnolino Chihuahua, c’è una bella statua, con gli occhioni neri, nel Museo Municipale.    Questo rally è considerato come prova per la Carrera Panamericana.  Belle e potenti, le auto  moderne e storiche, con migliaia di cavalli scalpitanti.    Piloti pronti a confrontarsi con impegno: perché si rincontreranno, a ottobre, nella grande Panamericana.        La lunga collana variopinta di macchine da gara, pronta a partire, è avvolta dalla musica altisonante  dei potenti motori, senza sordine musicali.   In controcanto: nella piazza, gremita di gente, c’erano anche i “mariachi” con violini, trombe e chitarre.    Suonano e cantano, sempre allegramente, le loro melodie “ranceras”.    Quando chiediamo: por qué, siempre mucha alegrìa?   Rispondono: “tambien de dolor se canta cuando llorar no se puede” (anche quando il dolore è troppo profondo per sgorgare con le lacrime, si esala un canto).      Li troveremo, con le compagnie di danza “Ballet folklòrico” in tutte la piazze delle grandi città, dove, per loro ogni avvenimento sociale è motivo di allegria e canto.                E, questo Chihuahua EXPRESS Rally è un grande evento per tutti.   Il rombo dei motori, pronti al via, si alza   nel cielo terso, propagandosi nelle vallate intorno, dove tra pochi minuti le sciabolate      dei   bolidi in corsa, fenderanno l’aria delle lunghissime strade messicane.

Prima Tappa, 19 marzo: Chihuahua - Madera-Chihuahua, Km 591.      Start: ore 9.00, al centro della città.    Subito dopo la partenza: una giovane studente, a bordo di una piccola Mazda, impatta la Ferrari Juan Carlos Hernandez, causandole una vistosa ammaccatura e un po’ di confusione nel traffico già caotico.       Al primo Km della prima prova di velocità, lunga 40 Km: il primo incidente mortale.    La Renault  Clio 2.0, per un errore, esce da una curva pericolosa ad alta velocità e finisce, fracassandosi, contro l’auto in sosta di uno spettatore.  Muore, sul colpo, il navigatore e il pilota, gravemente ferito, viene trasportato in elicottero all’ospedale.     Il pilota Jean Phillip Mercier, 39 anni, di Monterrey (Mx) e il navigatore Carlos Garcia, 42 anni,  di Chihuahua (Mx) erano al loro primo rally e la sera precedente avevano festeggiato, allegramente, il loro debutto.    Il rally non viene sospeso e si continua a correre nella direzione di El Paso (Texsas).    El Paso/Il Passo: un passaggio che il conquistador, Cabeza de Vaca, aveva utilizzato nella sua avventura verso il Nord del continente.     E, svoltando nella direzione di Madera, il “conquistador del titulo primero” del rally ce l’ha messa tutta la grinta (specialmente nelle prove, all’inverso, del ritorno) per arrivare a Chihuahua in testa.    Questo è stato l’equipaggio: Rodrigo Gonzàles – Rodolfo Gonzàles (Mx) su Maserati Trofeo (moderna), che manterrà il primo posto fino alla conclusione della gara.     Al passaggio in mezzo a città e villaggi: l’arcobaleno, dei tanti murales, fa ricordare le antiche pitture murali, più delicate, di Teotihuacan, la citta degli Dei.   Nelle vetrine brillano ori e argenti del Messico.   Lucenti ossidiane in verde dorato, blu e nero; tanto amate dagli Aztechi, che ne ricavavano: armi, vasi, splendide maschere e sculture.      Sulle montagne nella zona di Madera (dove c’è “El Salto, la cascata di 35m) tutti i concorrenti si danno battaglia nelle tortuose strade con saliscendi impegnativi e le mille curve elicoidali.     In un tornante, la Cobra 8 di Jeorge Seman è uscita di strada, con una giravolta, ed è rimasta in bilico sulla scarpata (rimorchiata e riparata, nella notte, ritornerà in gara l’indomani).      Le Studebaker  Champion  Pan Am Class (7000 cc e 600/700 Hp), dei belgi Marc Devis (N° 250) e Stephan Mayers (N°40, ex di Pierre de Thoisy; il sette volte vincitore della Panamericana) sono razzi: con l’inconfondibile rombo aggressivo e armonioso.     Ma, anche la potente Oldmobile (Pan Am) di Doug Mockett e Angelica Fuentes (campioni di Carrera Panamericana e vincitori del Chihuahua EXPRESS Rally 2007) si fa sentire: sempre più insidiosa.     Alla fine della prima tappa, molti volti raggianti per l’ottima competizione, nonostante il velo triste che serpeggia nel cuore di tutti per il brutto incidente, sul quale molti si interrogano perplessi: destino?.... L’amico Stefano Garibaldi, Tecnical Industrial Manager della Eurotranciatura International SpA di Milano, in visita allo stabilimento di Queretaro (MX): è volato da noi (con spirito sportivo) per incontrarci al Chihuahua Rally 2010.   Grazie Stefano!      Ricordiamo con piacere anche  Queretaro, la città con la sua architettura scenografica; dove abbiamo vissuto importanti fine tappa della prestigiosa “Carrera Panamericana” nel suo spettacolare e competitivo autodromo (con le straordinarie performances di Stig Blomqvist), disegnato dall’Arch. Manuel “Chacho” Medina.      Seconda tappa: Chihuahua – Divisadero – Chihuahua, Km 611.       Alla partenza: 1° R. Gonzàles/ R. Gonzàles  su Maserati Trofeo (moderna), penalità 01:07:41,5, 2° Marc Devis – Christofer A. Voegilin D. su Studebaker, penalità 01:09:05,8; 3° Stephan Mayers – Mauricio Pimentel su Studebaker, penalità 01:09:37,8.      Questa è stata la tappa più lunga e più difficile.       Ma il paesaggio, fin sulle montagne rocciose degli Apaches, è stato splendido e interessante; come le città e località storiche attraversate.       Il percorso su strade asfaltate, molto curate, è stato spettacolare e molto competitivo ma, ha messo a dura prova uomini e macchine.    Le prove speciali, sono state faticose e molto selettive.     Incontriamo subito la città di Cuauhtémoc, che prende il nome dal Fundadores Aztecas  del Messico Antico (anno 1519).      Nella zona ci sono anche le famose cascate Basaseachi; che con 311 m, sono un salto singolo più alto del Nord America.     Passiamo San Juanito, pittoresco villaggio a colori vivaci, come i vestiti delle sue donne indios, e arriviamo al CREEL.      Creel (dal nome del costruttore della prima ferrovia messicana) è una cittadina importante lungo la linea Chihuahua Express – Los Mochis.    C’è un po’ un’aria western e ci si aspetta di vedere, all’ingresso della città, l’avviso tradizionale: Creel, il becchino, la forca e il cimitero. “Desperados e altri coyote passate oltre” oggi si vive soprattutto di turismo: a 2340 m di altitudine, lo spettacolo è stupendo.       Da Creel, il treno raggiunge il punto più alto, Los Ojitos e il Lazo: dove i binari compiono un giro di 360° .     Verso Divisadero, la strada del Rally, segue quasi l’itinerario del treno: tra gole da urlo, ricoperte di fitta vegetazione subtropicale.      Bellissimi e molto colorati i mercatini indios: dove le donne, nei loro costumi tradizionali, intrecciano  magnifici cesti, ricamano e infilano collane  multicolori.     Il treno EXPRESS Chihuahua al Pacifico, spettacolare ed entusiasmante  (in particolare la discesa attraverso le gole del Barranca del Cobre) fino alla costa, viene osannato come uno dei migliori percorsi, in treno, al mondo.      La maggior parte del rally ha le stesse caratteristiche ed emozioni; in più le molte difficoltà per primeggiare, in un agonismo unico (!!!).      Nella località di Divisadero c’è il Barranca del Cobre, uno dei canyon più spettacolari di tutto il continente americano: è di 500 m più profondo del Gran Canyon del Colorado e quattro volte più esteso; ed è uno dei molti della regione Tarahumara (un altro molto spettacolare, con sul fondo il fiume color smeraldo, è il Peguis e si trova sul tragitto del rally verso Ojinaga).      Noi, lo guardiamo con gli occhi di sghimbescio, perché la strada che percorriamo corre sui bordi del canyon.   I concorrenti, più competitivi, corrono come pazzi e le frenate, sulle gole profonde, fischiano facendo fumare le gomme: sbirceranno anche loro il Barranca?!     Intanto la,splendida, Porsche 911 RSR di Enrique Nava (in quinta posizione) è andata a sbattere contro la roccia (!!!).

  

Siamo nella terra dei Tarahumara, dove corre anche il treno Chihuahua EXPRESS per 630 Km.

Dal treno prende il nome il nostro rally perché anche l’itinerario più spettacolare e competitivo è in questa area.     Quest’anno a maggio, su queste montagne si disputerà una competizione,mondiale, di atletica denominata: Chihuahua, sede de la Copa del Mundo de marcha 2010.   Avvenimento sportivo, orgoglio del Messico, che vedrà entrare nella Sierra Tarahumara le seguenti squadre: Italia, Giappone, Spagna, Russia e Slovacchia.Intanto le macchine, della gara, si arrampicano sulle salite che si avvitano nel cielo, per tuffarsi poi nelle discese a precipizio.     E proprio qui i competitors più “temerari” fanno precipitare le classifiche a quelli meno “arditi”.      Questa è stata la giornata più stressante e, purtroppo, si è conclusa tragicamente.       Il secondo incidente, mortale, è avvenuto alla fine della seconda tappa; nel trasferimento finale sull’autostrada per Chihuahua  (velocità max 105 Km/h).   Gli ultimi chilometri, sono rettilinei lunghissimi . Gli avvallamenti, con sensibili dislivelli, possono far “decollare” le auto in transito, ad alta velocità.      Così è accaduto per la Porsche 911 Carrera GT2 di Gerardo Arevalo con Luis de la Brena e per la Corvette di Herberto Garcia con Hernàn Solana (fratello di Moisés Solana, pilota F1), tutte due iscritte nella Categoria TOUR.       Le due auto, correndo a velocità folle, si sono tamponate e sono volate in una carambola che ha ridotto le vetture in due grossi gomitoli di metallo.   Gli occupanti della Corvette sono morti e quelli della Porsche feriti gravi.      Anche per questo terribile incidente, si può parlare di fatalità?! ….     Il Regolamento, per la sezione TOUR, prevede la velocità massima di 75 Km/h per l’intero percorso dell’Evento, con  partenze intervallate da tempi imposti, per la sicurezza.        Il Rally si è fermato qui  e il tragico bilancio è il seguente: un pilota e due navigatori morti; due piloti e un navigatore feriti gravi.     Gli Organizzatori hanno cancellato immediatamente l’attività dell’Evento, compresa la cerimonia della premiazione, nel rispetto della dolorosa circostanza.Correndo all’aeroporto, per il nostro lungo viaggio di ritorno a casa; ci torna in mente il nostro incontro con i “mariachi” e le loro parole:”anche quando il dolore è troppo profondo per sgorgare con le lacrime, si esala un canto”.       Il nostro canto triste, è una preghiera per le anime che sono volate in cielo; nel ricordo e nel dolore che ci unisce tutti nella solidarietà sportiva.

Franco LombardiPer informazioni e partecipazioni:www.chihuahuaexpress.comFranco Lombardifrancolombardi5@hotmail.itClaudia Malgrati

creative.point@fastwebnet.it

 
Winter Trial 2010

THE WINTER TRIAL 2010, il  grande rally d’inverno, 2500  Km dal 24 al 29 Gennaio 2010, sulle vette innevate dell’Austria, Czech Republic e Slovenija.

Vince, questa marathon al limite dell’impossibile, una Porsche 356!

112 concorrenti, per questo prestigioso rally sotto il patrocinio della FIA, sono partiti da Sankt Wolfgang  (Salzburg, Austria) il 24 gennaio, per ritornare dopo 2500Km, nella stessa area, il 29 gennaio.    La gara, organizzata dall’olandese Bart Rietbergen: quasi interamente sotto la “Dutch flag” ha avuto anche dei personaggi  significativi, di altre nazioni.   Infatti tra i concorrenti spiccavano i nomi, inglesi e irlandesi, di noti rallisti come: Jayne Wignall, Kevin Savage e Frank Fennell.      Mentre tra gli organizzatori, brillavano quelli inglesi di:  Bill Price, Colin Francis, Keith Baud e Mark Appleton; veterani, ideatori, di storiche Marathons (al limite dell’impossibile).   Bart Riertbergen, Organizzatore e Direttore Operativo dell’Evento, con grande esperienza da eccellente rallista (siamo stati compagni di tante gare e partecipanti al suo primo, ed unico, straordinario Trial Arctic Circle 2000) continua, molto sportivamente, con i suoi grandi Raids, come i famosi:  Trial of the Nile, La Carrera Mediterranea e il prossimo “Carrera Copacabana 2010”.   I tanti cavalli, dei motori ruggenti della competizione, hanno galoppato per chilometri dalle pianure casalinghe per arrivare alle alture imbiancate dalla neve dell’Austria, Czech Republic e Slovenija.      Da Sankt Wolfang, Austria: ha preso il via il 10° Winter Trial, domenica 24 gennaio.    Il freddo polare, di quest’anno, ha bloccato tutta l’Europa in una morsa di ghiaccio.    Sull’alpe Austriaca ha marmorizzato le strade, levigandole come le sue abetaie, scolpite nell’alabastro.    Il convoglio quasi interamente olandese, con qualche inglese e irlandese; non abituato a neve e ghiaccio, è rimasto basito, nonostante lo spirito sportivo.    112 equipaggi pronti allo start: solo la Volvo di Arie van Erkel e Jacques Arends si rifiuta di partire.   Preoccupazione per il ghiaccio?   Paura?!       Il ghiaccio: non era, ancora, preoccupante e non ha presentato molti problemi.     Inoltre la prima prova speciale iniziava solo più in basso: sul circuito ghiacciato di Altenmarkt.    Frank Fennell, con il N° 1, è stato il primo a girare, con la sua Volvo 142 e con entusiasmo sportivo ha realizzato un ottimo tempo, concludendo la giornata tra i primi classificati.   Il Team migliore, nel difficile test, è stato: Michael e Nico Koel su Alfa Romeo Giulia Super (1969).      Nella pausa-pranzo Ian Tullie, co-driver di Gijs van Lennep, chiude la porta della Porsche, dimenticando le chiavi all’interno.   Incomincia la frenetica ricerca e aumenta il nervosismo; perché si avvicina l’ora della partenza.      Solo dopo, interminabili, venti minuti si ricrea la buona atmosfera all’interno della loro macchina.    Panico anche per la Porsche,  di Hank Melse, pronta a partire.   Anche lui: non trova le chiavi dell’auto!  Cerca, affannosamente, intorno al ristorante e arriva trafelato, con 10 minuti di ritardo alla prova speciale:  eterni, per le penalità.    Il freddo ha obbligato, tutti, a rintanarsi durante le soste, nel caldo delle baite.   Sorseggiando bevande magari troppo “calde” che oltre a scaldare il cuore assopivano un po’ la mente.      Così: tra alti e bassi della prima tappa, dopo tanti chilometri, si è arrivati a Ljubljana.    25, gennaio, seconda tappa: Ljubljana – Ljubljana.    Sei prove di regolarità e due tests in programma, su strade bianche di neve.    “Comunque non così terribili da dover spingere o rimorchiare le auto dei competitors”.    Così recitava un comunicato stampa.   Infatti: il primo a rompere è stato Hans Buurman su Healey, soccorso da una Saab che si è fermata e ha tirato Hans e la Healey fuori dalla neve.    Hans si è sciolto in mille ringraziamenti: ovviamente!     Poi, Hans Buurman riesce a far ripartire la Healey e dopo un chilometro ritrova la Saab piantata nella neve.   La rimorchia a sua volta, cementando così una solida amicizia.     Bizzarria della sorte?   O, forza della disperazione?     Bisogna trovarsi in certe situazioni per capire.    (chi scrive, si è trovato in panne nella neve della Lapponia: nell’Artic Circle Rally del 2000 e la disperazione di allora è sempre viva nel ricordo).     Anche John Abel della Lagonda si è trovato in un punto morto; perché si è rotto il piantone dello sterzo e non ha potuto proseguire.     Rimpiangendo la sua storica Fiat “World Champion Karting”.    Peter Koense (con la sua anteguerra) ha sbattuto, violentemente, contro un mucchio di neve gelata.    La macchina è andata fuori uso perché le valvole sono finite sui pistoni.     L’appassionato rallista, in Slovenija, ha cercato i pezzi di ricambio, purtroppo senza successo, e ha dovuto abbandonare.    Un’altra “pre war car”, la Alvis di Bill Ainscough, ha avuto un guasto e ha fatto un dritto uscendo di strada.     Il pilota ha riparato con assistenza di fortuna, poi, ha fatto una deviazione di 40 Km, che gli è costata il massimo delle penalità, ma ha potuto restare, felicemente, in gara.      Durante la giornata il Direttore di gara,  Bart Rietbergen, ha fatto un annuncio speciale elogiando il simpatico equipaggio francese.    Jean Pierre Pacombe e moglie, sulla vetusta Renault Dauphine (amorosamente conservata), erano al loro primo Winter Trial, molto differente dai rallies di loro conoscenza.     Ma con  molto garbo e delicatezza, per la loro macchinina, sono passati simpaticamente dall’asfalto alla neve, entusiasti e senza problemi: complimenti!      A fine tappa, per i migliori Teams, gli errori sono stati veramente pochi.     Nella Club Class ha vinto la coppia olandese Willem e Ellen Vermeuleu.     Nella Trial  Class, padre e figlio, Habert (Austria) vincono la seconda tappa.     Non è stata una giornata facile ma il sorriso sulle facce dei corridori, ha dimostrato l’apprezzamento per la competizione.       26 gennaio, terza tappa: Ljubljana - Maribor.   Giornata faticosa per la lunghezza: con i suoi quasi 500 Km del percorso (più i 100 Km della prova in notturna) e per la “difficile navigazione”.     Sulla carta non presentava nessun problema.    In realtà, la navigazione effettuata dagli equipaggi, ha portato nuovi e inaspettati problemi.    La Porsche 911 di Richard Schmetz si è bloccata in strada e nessuno ha potuto aiutarla.   Finalmente: un trattore sloveno ha trainato la macchina in albergo, dove è stata riparata e Richard ha continuato il Rally.      Anche la Sumbeam Tiger di Drexel Gillespie si è piantata nella neve e non si è trovato nessun aiuto disponibile, neanche per una piccola spinta.     Ronald van Pelt ha sofferto per un problema al cambio; fortunatamente ha trovato un ricambio da un amico e dopo una lunga e laboriosa riparazione ha potuto continuare l’Evento: fuori classifica.      La giornata è continuata in notturna, con i suoi 100 Km sulla neve, dove  gli equipaggi,  trascinati dalla nuova esperienza, hanno lottato per primeggiare: l’uno sul’altro.    Purtroppo, Harm  Lamberigts si è fermato con la sua Escort e così pure Cock Goedegebuur/Willem Uitenbroek.   Due contendenti perduti nella chance dei top 5 del finish.  Così avanza il Team Frank Fennell/Kevin Savage, che punta alla vittoria.   Nella Trial Class il primo è stato John Temmink/Bart den Hartog, 27 secondi di vantaggio su Peter Naaktgeboren/Jan Berkhof.  Terzo classificato Gijs van Lennep/ Ian Tullie (…quello che aveva dimenticato le chiavi chiudendo la Porsche!).27 gennaio, Maribor – Krems: il giorno più lungo del rally.    Più di 600 Km, attraverso lo scenario più bello che si possa immaginare.  Dritto, oltre le Alpi: neve fresca, cielo blu e molto sole.  Quadro giusto per il “Winter” paese delle meraviglie.    Intanto: i danni alle sospensioni anteriori di Harm Lambrigts sono irreparabili, così Harm e Artur devono abbandonare.  Stesso problema per la Jaguar di Bert Ziengs e Alfred de Vries.    Stretta nelle grinfie di guai su guai, la macchina è stata affidata ad un trasportatore e i ragazzi sono ritornati a casa in aereo.       Il programma del giorno è continuato con prove di regolarità: tutt’altro che tranquille!    Mentre l’ultimo test si è svolto sul famoso: rallycross  circuit di Melk.   Totalmente ghiacciato e coperto con 20 cm di neve fresca: dove i concorrenti hanno “arato” da soli la pista.    Xavier Maassen ha dimostrato, qui, la grande differenza di abilità di guida trasmessa da padre in figlio.     Il vincitore della tappa è stato l’equipaggio Hank Melse/Bert Meulenbeld seguito da Gijs van Lennep/Ian Tullie. Nella Club Category ha vinto Jan e Coen Hagedoom, seguito da Willem e Ellen Vermeulen che distanzia Nico e Michael Koel.    28 gennaio, Krems – Linz.   Neve, neve,neve.  Tutto il percorso, della giornata, è stato coperto da un magnifico manto di neve.   Questa tappa è stata, forse, la più dura dei 10 Winter Trial.  La navigazione è stata quasi impossibile.Il forte vento, sollevando la neve, cancellava le traiettorie e in certi punti formava delle dune di neve, impossibili da valicare. Molti concorrenti non si sono fermati alla pausa – pranzo, perché i ritardi accumulati continuavano a compromettere i tempi delle prove.   Solo pochi hanno avuto scarse penalità.   Mentre qualcuno è stato costretto a cercare aiuto, da un caritatevole trattore, per farsi tirare fuori dall’alto manto di neve.   In queste circostanze la gara ha assunto un aspetto bizzarro: progrediva soltanto chi riusciva a farsi trainare più in fretta.   Al circuito di rallycross, coperto da 50 cm di neve, solo pochi temerari sono riusciti a superare la prova, in qualche modo, basandosi sui piloni circostanti come riferimento del percorso da seguire.     Ammirevoli: Eliot Dale, vestito da alpinista, sulla Bentley scoperta e Miriam Wolters - Ernst de Jager con la piccola Trimph TR 3 senza tetto e senza riscaldamento; alla temperatura esterna di meno 15.    Questi sono stati gli eroi della giornata.   Nella lunga prova in notturna SvatnyJan – Linz: i disastrosi errori di navigazione, per mancanza di visibilità e intemperie infernali hanno moltiplicato il numero degli eroi.   In effetti: tutti i concorrenti che sono arrivati in fondo al rally (solo 60,nelle due Classi), possono considerarsi degli eroi.   29 gennaio, ultima tappa: Linz – Sankt Wolfgang.    La neve, ghiacciata, dell’ultima notte ha reso molto scivoloso il percorso.     Gli equipaggi hanno montato le catene.    Hans Buuman ha modificato il muso della Healey su un muro di neve e Chris e Kees Zeegers hanno sprofondando la Renault nella neve.    Non è un segreto che alla fine del Winter Trial ci sia qualche simpatica giravolta: e quest’anno non è stata un’eccezione.    La prova di regolarità finale, consisteva nel percorre due giri in un circuito,  coperto di neve gelata.   Purtroppo le auto, scivolando e perdendo il controllo, si intrecciavano come pattinatori danzanti e finivano per esibirsi in curiose perfomance.  Alcuni drivers  moltiplicavano il numero dei giri e altri correvano zigzagando in senso contrario, come in un divertente luna park.   Il gran finale sarà ricordato tra spassose ilarità e fastidiose penalità.      La Overall results finale ha così classificato: vincitore della Trial Class, Lennep/ Tullie, Porsche 356 sc (N° 28), total penality 1:04:02.   Secondo, Fennell/Savage, Volvo 142 (N° 1), total penality: 1:05:02.   Terzo, Naaktgeboren/Berkhof, Ford RS 2000 (N° 16), total  penality: 1:20:14.    Per la cronaca: 6° classificato (con onore) Jayne  Wignall/ Rushforth, Alfa Romeo Giulietta Berlina Ti  (N° 7), total penality: 2:07:17.   Nella Club Class: 1°Vermeulen/Vermeulen, BMW 1802 (N°  61), total penality: 1:19:20.     2° Perridon/Verhoeff, Alfa Romeo Giulia Sprint (N° 68), total penality:1:34:12.       Terzo:Kerkhoff /Hermans, Saab 96 (N° 38), total penality: 1:36:11. Così si è concluso il 10° WINTER TRIAL 2010:  spettacolare, emozionante, difficile, faticoso, fantastico e unico grande  rally d’inverno.

Franco Lombardi

 

Tartufo in Monferrato 2009

Ogni anno si ripete, come un rituale regale, l’incontro del Registro Italiano Porsche 356 a Moncalvo, nel Monferrato, in coincidenza con la Fiera nazionale dell’altrettanto regale tubero che è il tartufo.

Ci piace ripetere la parola “regale” perché Moncalvo ci riporta sempre alla fiaba Regale e Reale del Re Vittorio Emanuele II, che correva periodicamente, nel lontano 800, su questo colle per incontrare la sua Bella Rosin.E come allora, quando il famoso corteo della carrozza Reale correva felice sulle stradine che si arrampicano fino a Moncalvo, anche oggi la sfilata  delleNostre belle Porsche 356 si arrampica festosa fino alla piazza centrale  della storica e graziosa cittadina. Tutte le 356, che hanno partecipato al Raduno del Tartufo in Monferrato (Domenica 18 Ottobre 2009) si sono schierate in bella mostra, nella piazza principale di Moncalvo nel Monferrato, sotto l’occhio felice e attento del mitico Ermanno Cattaneo, organizzatore dell’Evento.Mitico, perché da molti anni è un fattivo sostenitore e promotore del Registro e da sempre mette a disposizione, con passione, la sua professionale esperienza tecnica per le Porsche 356.34 belle Porsche 356, colorate, lucide e brillanti, sotto un sole ancora dorato di questo ottobre che allunga l’estate, ancora fortunatamente per il Nord Italia. Un centinaio di persone, tra equipaggi delle 356 e ospiti aggiunti. Molti amici, tra i quali ricordiamo i sempre presenti e sempre festosi: Renzo Cordera “Maestro del Caffè” e Dario Bernardi, sempre solare ed elegante come i suoi “Impianti”e il nostro caro Marco Marinello, compagno di tante marathons rallistiche in giro per il mondo.Tutti, felicemente, abbiamo goduto della bella Fiera del Tartufo a Moncalvo.Sulla grande piazza della città, gremita di gente, si sono posizionati i banchi dei  produttori e commercianti con i prodotti più genuini delle Langhe del Monferrato. Montagne di salumi e formaggi tipici, croccanti grissini lunghi un metro, pane di straordinaria qualità e fattura, dolci e frutta di golose qualità e naturalmente il prelibato e costosissimo Signor Tartufo.Poi, con i tanti assaggi, il vino monferrino ha stregato tutti e, tutti ci siamo caricati di sacche con queste leccornie, caricando le nostre 356.L’epilogo del Raduno Porsche 356, alla Fiera del Tartufo 2009 a Moncalvo, si è avuto al Ristorante Centrale di Moncalvo. Abbondanti libagioni, tanta allegria e soprattutto tanto fervore per le amate Porsche 356, che ha contagiato anche i nuovi amici (che in molti hanno espresso il desiderio di avere uno di questi giocattoli….chissà. Noi ne saremmo felici).Ermanno si sposta tra i tavoli zigzagando allegramente come i pistoni delle nostre 356. Volteggiando le mani come tra valvole e bielle, con cordiali gesti di sentita amicizia per tutti. Noi lo guardiamo con ammirata attenzione e incontrando quegli occhi da monello ci fermiamo su quelle mani che saettano nell’aria e pensiamo a quanto hanno contribuito a far correre, per migliaia di chilometri la nostra 356, in 20 anni di gare, dall’Artico al Sahara.        Poi, all’improvviso, un suo annuncio (tipico, della sua personalitàeclettica e genuina).  Brevemente: il nostro Ermanno nazionale, abbraccia e bacia la Dott.ssa  Angela Strona, Presidente della Fiera del Tartufo di Moncalvo, premiandola con una bella Targa con l’emblema del Registro Italiano Porsche 356. Tra lo scroscio di applausi, tanto meritati, si notavano i volti sorridenti e compiaciuti dei Past Presidents  Alberto Testa e Carlo Bordogna con l’Ing. Antonio Tissi della Porsche Italia.Ermanno Cattaneo con Alessandro Giolito (per tanti anni Segretario del Registro) hanno a cuore il Registro Italiano Porsche 356 e per questo, ogni anno, vogliono rinnovare il loro affettuoso abbraccio a tutti gli amici delle Porsche 356.        E, a conclusione della bella festa, alzando i calici di buon vino, ringraziano tutti i graditi ospiti con un rinnovato invito per il prossimo “Tartufo in Monferrato” del 2010.

Franco LombardiClaudia Malgrati

       
       

 

LA CARRERA PANAMERICANA 2009

Dalla paradisiaca Huatulco, sulla costa dell’Oceano Pacifico, attraverso le più belle città del Messico, fino a Nuevo Laredo.     3700 indiavolati chilometri di folle velocità.

 MAS RAPIDA, MAS CALIENTE, MAS HERMOSA! Stig Blomqvist vincitore assoluto!

Grande performance e grande trionfo per l’equipaggio Stig Blomqvist (Svezia) e Ana Goni Boracco (Venezuela) su Studebaker, vincitori della Carrera Panamericana 2009. Nel 1947, il Messico era orgoglioso di poter avere una grande strada per unire via terra tutto il Continente Americano.     L’inaugurazione della prima Carrera Panamericana, dopo 14 anni di lavoro, meritava una grande festa di velocità con 3346 Km di percorso.  138 corridori (59 statunitensi, 57 messicani, 16 sudamericani e 6 francesi)  si lanciarono nella grande avventura programmata dal 5 al 10 maggio 1950.     Il Governo del Presidente Miguel Alemàn stanziò una cifra per contribuire alle spese per dar vita alla Carrera Panamericana e in cinque anni, dal 1950 al 1954, si convertì in leggenda.          La spietata ma seducente Panamericana  già dal 1951 faceva parte del calendario FIA e offriva una borsa di 200.000 pesos (del dopoguerra) ai vincitori.        Ferrari, Oldsmobile, Cadillac, Alfa Romeo, Mercedes e Maserati con i piloti a cinque stelle come Piero Taruffi, Alberto Ascari, Luigi Chinetti; Luigi Villoresi, Umberto Maglioli, Felice Bonetto e Juan Manuel Fangio diedero alla Panamericana una maestosa bellezza che conservò addormentata per più di trent’anni.Nel 1988 Eduardo Leòn la svegliò dandole vivacità e forma, così oggi è la gara per auto storiche più famosa del mondo.       Senza trascurare l’originale, Eduardo Leòn, con  competenza gli diede un senso moderno, con prove speciali veloci e un  percorso perfettamente disegnato da vero rally.      La voce corse rapidissima e subito arrivarono i piloti di F1 come Phillippe  Alliot, Clay Regazzoni e Guy Edward, musicisti famosi come i Pink Floyd David Gilmour  e Nick Mason, Mark Knoofler dei Dire Straits, e industriali come Sam Walton (WalMart) e Bill Shanahan (Colgate).         Poi, si incomincia a scrivere un’altra storia, quella di: Guillermo Rojas, Carlos Anaya, Pierre de Thoisy, Phillipe Lemoine, Doug Mockett, Juan Carlos Sarmiento, Bill Beilharz e Stig Blomqvist.     Le Categorie 2009: Turismo Mayor, Turismo de Producciòn, Històrica A, Històrica A Plus, Històrica B, Històrica C, Sport Mayor, Sport Menor, Original Panamericana.Arranca/Partenza della XXII° Carrera Panamericana dalla paradisiaca Huatulco, nello Stato Federale di Oaxaca.          Nel 1650 Huatulco, sulla costa del Pacifico, era un insieme di insenature ricoperte di fitta boscaglia, dove i feroci pirati spagnoli si rifugiavano tra le mangrovie.          Con l’arrivo di Hernàn Cortés, la costa frastagliata si trasformò: con buone piantagioni e farms.   Successivamente, in villaggi di pescatori.    Nel 1983 il Governo del Messico, dopo il successo di Cancun, sviluppò queste 9 pittoresche baie con splendidi complessi alberghieri, su 35 Km di spiagge e Resorts, circondati da rigogliosa vegetazione e piante acquatiche, che ricordano l’atmosfera della vicina Puerto Escondido.   

 
 
 

   

Sempre Grande il Patron dell’Evento  Mr. Eduardo Leòn Camargo con Mr. Victor Segura Direttore Operativo, Mrs. Monica Grossman PR Manager, Mr. Carlos Cordero Direttore di gara e Mr.Francisco Ciprian Direttore Prensa/Press hanno dato vita, con grande passione, alla XXII° maratona automobilistica più pazza e più bella del mondo.             3700 indiavolati chilometri di folle velocità (di cui 600 di prove speciali al miglior tempo), in un itinerario spettacolare: Huatulco, Oaxaca, Ciudad de México, Querétaro, San Luis Potosi, Guadalajara, Zacatecas, Nuevo Laredo.     Noi siamo arrivati a Huatulco il giorno dello scrutineering e abbiamo potuto incontrare subito tutti gli amici dell’anno scorso e in particolare i corridori, tra i quali i più stretti come: Stig Blomqvist e navigatore (Ana Goni, nostra amica da tanti anni), Doug Mockett e Angelica Fuentes .        Ma non possiamo trascurare il nostro amico tedesco  Bernd Langewiesche  (detto cotoletta, per la sua potentissima Porsche  911 RS 3000 dipinta di rosa con lo schema di macelleria).     Per ultimo, ma primo assoluto in amicizia, il nostro carissimo Ing. Noè X. Sepulveda M. Delegato Speciale dello Stato di Nuevo Laredo per la Panamericana e Director Operativo di Radio Formula e Stereo 91 XNOE-FM (appoggio PR Panamericana).       Dopo le verifiche, una prova speciale di 7 Km ha stabilito l’ordine di partenza del Rally, lasciando in strada la bella  Oldsmobile N° 421, semidistrutta e quattro ritiri.     Huatulco, 23 ottobre: Banderazo/Start in Santa Cruz alle ore 9, con arrivo a Oaxaca dopo 400Km.      Doug Mockett è il primo a partire, seguito dal lungo serpentone dei 110 concorrenti che scivola veloce sulle tortuose vie della città, bordate da lunghe file di gente, in mezzo alla  fiorita vegetazione subtropicale.       Uno spettacolo incantevole.      Come incantevoli sono le belle Studebaker, Oldsmobile, Buich e altre storiche signore della Panamericana con i vivaci colori del Messico e potenti, con le loro cilindrate di 7000 cc. e 600/700 Hp.     Lungo le strade per Oaxaca, in mezzo a piste di sabbia fine e polverosa ci sono i villaggi tranquilli dove i cortesi abitanti della costa (con i gringos che svernano e i pensionati diventano residenti) hanno un loro motto: hay màs tiempo qué vida.

Infatti il tempo non gli manca e apprendiamo quel fatalismo che ci fa promettere “ci rivedremo” anche  se non importa quando e quien sabe.        Ma la tappa è stata senza respiro e all’arrivo a Oaxaca il vincitore è stato Stig Blomqvist, mentre altri cinque equipaggi si sono ritirati e altri avevano vistose ammaccature e lavoro notturno per le assistenze.La festa di Oaxaca è stata grande, come sempre, in questa città vivace con tanti appassionati di motori.      Ma per i meccanici c’è stato poco tempo per la buona cerveca che scorreva a fiumi.       I meccanici lavorano durante la notte, senza dormire, per ottenere i risultati migliori. Lo sanno i corridori che sono in perfetta armonia, ma la gente lo ignora,  così rimangono eroi anonimi di questa avventura.        La Prensa/Press ci ha riservato una macchina per tutta la durata del Rally.       Con la placca ben in vista e il pass appeso al collo abbiamo potuto entrare nel percorso delle prove e fermarci nei punti più strategici (lo dimostrano le nostre foto sugli spettacolari incidenti).          Ringraziamo L’Arch. Luis A. de la Brena che ci è stato amico simpatico e guida preziosa durante tutta la Panamericana.      Luis de la Brena, pilota provetto di rallies, è Director Tecnico y Securidad – Comìsion Nacional de Rallyes  Mexico A.C.  (Lo vedremo, attento ispettore, nelle verifiche tecniche di fine gara).

Oaxaca – Mexico City 600 Km.         Lo statunitense Doug Mockett ha avuto problemi meccanici ed è arrivato, faticando, a fine tappa classificandosi al terzo posto. 

 
 
 

La festa Panamericana, iniziata a Oaxaca è continuata con una parata a Tehuacàn, Puebla, città che da sempre vive festosa il contingente della Carrera.       Fa caldo, ancora come a Huatulco, e apprendiamo che nel transito dell’Istmo di Tenuantepec (lato Oceano Pacifico) qualche pilota si è sentito male, per colpi di calore, in quanto la temperatura dell’abitacolo a raggiunto i 56° e quella esterna 40°.        Ci fermiamo, a prendere aria, in un punto con vista su curve sinuose e incontriamo Ramon de Izaurieta, campione nazionale di rallies anni 70 (che con la famiglia segue il genero in gara) e ci promette di trovarci un’agile vettura per partecipare alla Carrera del prossimo anno e noi ringraziando raccomandiamo: Porsche 356 o Alfa Romeo GT!

All’arrivo a Mexico, D.F. nel grande Centro Finanziario di Santa Fe, siamo stati accolti da una pioggia torrenziale, che durante la notte si è trasformata in diluvio causando danni lungo le strade.       E un brindisi ha bagnato la Policia Federal, Preventiva, Division Caminos che ha ricevuto un premio speciale per il lavoro svolto al seguito della Panamericana.La terza tappa da Mexico City a Querètaro, la città teatro, per il magnifico restauro dei palazzi antichi e cattedrali del centro storico.      I concorrenti sono sempre più agguerriti e sulla Sierra Gorda la battaglia è stata senza quartiere.       Le strade sono belle, lunghe, tortuose e ondulate.       La vegetazione è da giardino botanico ma, all’interno si nascondono animali pericolosi come i tanti serpenti e scorpioni.       Un fotografo del Chiapas ci ha raccontato che nelle foreste del suo paese ci sono i puma e molti serpenti, anche boa, e da loro è abitudine comune dopo una sosta con l’auto, aprire il cofano motore perché un serpente potrebbe averne seguito il calore.      In cielo volteggiano sempre i falchi.        E sulle alte montagne si possono vedere le aquile  e i condor sempre in agguato.Ci fermiamo in un Barbacoa, rustico ristorante tipicamente messicano (gremito di gente di tutte le razze) e il nostro amico Luis de la Brena ci fa assaggiare il barbacoa (miscela di carni cotte a macero, tra fogli di Nopale, per 13 ore) specialità messicana (?!).     Tutto intorno: indios venditori di pelli e sciami di bambini venditori di chiclets, gomma da masticare.      La gomma fu scoperta nel 1860 dalla comunità Lacadones nella Selva La Cadona, poi lavorata dagli spagnoli e in seguito commercializzata in tutto il mondo dagli americani.       Arriviamo, nel pomeriggio con il sole ancora alto, al bell’Autodromo di Querètaro e incontriamo l’Arch. Chacho Medina, Presidente Organizzatore dello spettacolare Chihuahua Express Rally.      Chacho Medina, campione di automobilismo, guarda con competente ammirazione le esibizioni dei piloti che volteggiano, zigzagando, sulle ardite chicanes del circuito e con molta attenzione ne segue le traiettorie, anche perché il tracciato l’ha disegnato lui.        Stig Blomqvist (N° 110) dopo una spettacolare performance, dove ha inanellato giri velocissimi tutti uguali è stato il vincitore della tappa, seguito dall’altrettanto bravo Doug Mockett (N° 133) e Karl Scheible su Volvo (N° 121).        26 ottobre, quarta tappa: Querètaro – San Luis Potosì.La gara continua, sempre più rabbiosa, più veloce, più folle.     Gli incidenti si moltiplicano, alcuni molto seri come la bella Corvette (N° 374) che è uscita di strada, con un volo di 40 m, fracassandosi trai massi del sottostante ruscello.     Fortunatamente  tutti senza gravi danni alle persone.     Anche i ritiri si intensificano e alla fine solo 75 concorrenti taglieranno il traguardo finale a Nuevo Laredo.       A San Luis Potosì tutto scintilla e come ai tempi delle miniere d’oro e d’argento nei negozi della città brillano i gioielli, finemente lavorati in questi preziosi metalli.    Pensiamo a Real de Catorce, arrampicata a quasi 3000 metri con il tunnel Ogario (2300 m) dove ai lati si aprono decine di gallerie che nel 1800 portavano ai filoni d’argento.        Oggi è una città fantasma e rimane solo un cartello che merita: “Bienvenidos, No se preocupe màs, Le tengo una hermosa Suite con Jacuzzi y Habitaciòn con todos los servicios privados, como en su casa. TV, balcòn, garage. Soy amigo del turista, pruebe mi hospitalidad”.  In tutte le città e nei paesi grandi cartelli con vistose scritte di “Bienvenidos” ci salutano, mentre sulle strade si vedono auto con curiose frasi, anche religiose, dipinte sulle carrozzerie.      Sul monumentale paraurti di una vetusta Cadillac leggiamo VIVE Y DEJA VIVIR, vivi e lascia vivere: una vecchia storia.

 

27 ottobre, quinta tappa: San Luis Potosì – Guadalajara, attraverso Aguascalientes, arriviamo alla simpatica cittadina di Tequila, dove nella distilleria Tequila Cuervo è stata offerta la cena

Messicana con ottimi vini della Casa e, naturalmente tanta Tequila in allegria.      E in tanta festosità abbiamo fatto amicizia con Juan Luis Calderòn (fratello di Felipe Calderòn, Presidente del Messico) che ha corso con una bella Alfa Romeo Giulia Sprint (N° 155), con Andrea Galletti,Direzione Commerciale Ferrari (F1) Modena e Emilio Azcarraga, Televisia 1°TV privata Mèxico.       28 ottobre, Guadalajara – Zacatecas.     Ancora una giornata impegnativa, soprattutto perché anche le auto sono affaticate, nonostante le cure dei bravi meccanici.      Si corre sempre velocemente e lo straordinario paesaggio fugge veloce.     All’orizzonte  appare la Pena del Vernal , il dolmen più alto del mondo, zona di avvistamento dei platillos voladors/dischi volanti (?!).        Attraversiamo velocemente  steppe e tundre con cactus di ogni foggia e colore.     In uno dei tanti posti di blocco militari (postazioni fisse con soldati armati) il sergente ci chiede per quale squadra teniamo, per loro un italiano è sempre un tifoso di calcio.    Poi , sorridenti, ci augurano “Buen  Viaje y Suerte” e ripartiamo.      Arriviamo all’aristocratica Zacatecas, città della foresta di pietra.        La Plaza de Armas: lunghissima, arginata da un sobrio Palacio de Gobierno ingentilito da un profilo di tetto ondulato quasi veneziano regge in equilibrio piccole anfore.     Le auto sfilano tra lunghissime file di gente applaudente, che sommerge letteralmente il convoglio, ed è già notte.        All’alba del 29 ottobre, ultima tappa, alzataccia per tutti, perché da Zacatecas a Nuevo Laredo sono più di 700 Km.     Il sole sta sorgendo.   Un disco rosso fuoco, con una sciabolata di luce, segna una linea retta sulla terra, ancora nera dalla notte che sta per finire: è il Tropico del Cancro, spettacolo emozionante.   Strade difficili e impegnative come la prova molto selettiva della famosa “La Bufa”.      Un’altra prova molto complicata, sull’autostrada per Nuevo Laredo, praticamente a traffico aperto.     Chilometri di macchine e camion fermi, ma la prova su questo tratto è storica come la stessa strada che si chiama appunto Panamericana.    Altre prove difficili e pericolose, con incidenti, nella zona di Santillo, in mezzo alla tundra dove ci sono serpenti a sonagli e scorpioni velenosi.    Ci sono anche coyotes e i velocissimi correcaminos (il Bip-Bip di Disney).     Si arriva a Nuevo Laredo sull’autostrada Panamericana che costeggia il Rio Bravo, borderline americano.       Stig Blomqvist ha vinto alla grande, con grande professionalità e capacità.Stig Blomqvist, campione mondiale di rallyes 1984 che ha corso per Ford, Audi, Saab e Talbot, è una persona simpatica e gentile, tipica del vero campione.       La grande festa di Nuevo Laredo ha coinvolto tutta la cittadinanza, da sempre testimone orgogliosa della Carrera, che si conclude in questa città Panamericana per eccellenza.      E noi, con l’abbraccio degli amici Stig Blomqvist, Ana Goni, Jo Ramirez, Luis de la Brena, Noè Sepulveda e tanti altri, lasciamo Nuevo Laredo con emozione e simpatia.     Gracias amigos, à la proxima Carrera Panamerica, con mucho gusto.     Como Mèxico no hay dos. Salud!

Franco LombardiPer informazioni:Franco Lombardi, francolombardi5@hotmail.it

Claudia Malgrati, creative.point@fastwebnet.it

 
7° TRIEST WIEN 2009

1000 Km a tutto gas, attraverso Croazia, Slovenija e Austria, partendo dall’affascinante Opatija fino alla romantica Vienna.

1000 Km a tutto gas, dall’ affascinante  Opatija (Croazia) sdraiata sul mare del Quarnaro, attraverso le montagne dell’Austria fino al centro della romantica città di Vienna.        Dal 26 al 30 Agosto, per il 7° Triest-Wien Classic Rally 2009 – FIA Event, organizzato da Mr. Heinz Swoboda (www.wientriest.at) in collaborazione con Mr. Thomas Keller (OCC-Events Partner OCC Oldie Car Cover).             Ogni anno il Rally cambia il senso di marcia: quest’anno invece della bella Piazza Unità d’Italia di Trieste e stata scelta Opatija.        La ragione è stata per la prima prova speciale della FIA Race Class nel circuito di Rijeka il 26 Agosto.      Rijeka (Fiume), che ospita il bel Grobnik Automotodrom, è una città molto interessante.        Fondata dai Liburni e conquistata dai Celti, divenne città romana con il nome di Tarsatica.       Nei secoli passò di mano più volte, poi passò a far parte dei possedimenti degli Asburgo e si inserì nell’Impero Austro-Ungarico e progredì con cantieri navali e industrie.        Rijeka è il principale porto della Croazia, con un’importante rete ferroviaria e stradale.        Due Classi: Historic FIA Race Class e Historic Regularity Class.         Tutte due con lo stesso itinerario.        La FIA Race Class con 11 prove speciali su strade chiuse al traffico e 4 sui circuiti di Rijeka/Grobnik e Logatec.     La Regularity: 22 prove su strade aperte e 15 Controlli Orario.       Il 26 Agosto a Rijeka, il sole galleggiava in ogni particella del cielo come se fosse sciolto e colasse…sui tetti rossi della città vecchia e sulla costola chiara della cinta muraria, mentre sul circuito di Grobnik colava il sudore dei piloti, infagottati in tute  e caschi e i motori ruggivano lasciando fiamme di fuoco, nello spasimo della prima speciale valevole per le qualifiche.         Intanto, nella bella ed affascinante Opatija, si svolgevano le verifiche tecno/amministrative per la Historic Regularity Class e i piloti, incuranti del sole torrido, si rilassavano negli eleganti bar sulla baia, davanti a boccali di buona pivo/birra croata.      Opatija (Abbazia), prende il nome dalla prima comunità della trecentesca Abbazia Benedettina.        Nel 1845 fu costruita la Villa Angiolina di Abbazia, immersa nello splendido parco, primo hotel che ospitò l’Imperatrice austriaca Maria Anna seguita poi da altri dignitari di Corte.      Il centro diventò un rinomato luogo di villeggiatura paragonabile a Nizza o Montecarlo.       L’Imperatore Francesco Giuseppe fece costruire una villa che frequentò tutto l’anno per il clima mite.     Un forte impulso si ebbe poi con la ferrovia che collegava Fiume con l’Austria.       Ville e Alberghi lussuosi, in stile liberty, con parchi e giardini che meritano ancora oggi il titolo di “perla del Quarnaro”.       27 Agosto, Opatija: è una giornata limpida, laccata.    Le cose sembrano finte.       Una copia lucente del reale.     Le isole, in lontananza, sono letteralmente posate sull’acqua, come ninfee.

Sono le 9 del mattino, la carovana lascia la città di corsa per trovarsi puntuale allo Start della prima tappa a Illirska Bistrica (Slovenija) che si concluderà a Portschach (Austria) dopo 280 Km.

 
 

Il Rally è iniziato: tutti corrono, agitati e felici, preoccupati per la strada e per i tempi, ma ansiosi di primeggiare.         Noi siamo ultimi, in coda con il nostro numero 60 che chiude il convoglio della lista dei concorrenti.       Partiremo sempre ultimi, perché sempre in ordine di numero (un po’ noioso, ma alla fine saremo premiati).      Incominciano le prove speciali con le solite variazioni di speed, ma le medie sono alte e nelle stradine tortuose della Slovenija sono divertenti.         Corriamo velocemente nelle campagne verdi ed alberate, tra villaggi e cittadine pittoresche.          A Cerknica, che prende il nome dell’ omonimo lago, c’è il castello di Sneznik, monumento nazionale.      E nella zona ci sono grotte spettacolari come Postumia e Pivka Jama, una voragine di 65m (Abisso del Pinca) sul cui fondo spumeggia il fiume che proviene dalle grotte di Postumia.        Sulle stradine arrampicate sulle vette del percorso di gara spumeggia l’acqua nei radiatori delle auto e anche i corridori spumeggiano per  le “sudate” prove speciali.       Incontriamo Kranj, quarta città della Slovenija per l’importante industrializzazione.         Con la sua strategica posizione su una terrazza rocciosa alla confluenza dei fiumi Kokra e Sava, che hanno formato una penisola naturalmente difendibile.          Kranj è anche da ricordare per la srategica strada, ripida e tortuosa, che ha messo a dura prova la difesa delle posizioni ottenute, con fatica, nella classifica generale del momento.        Un rapido stop per rifocillarci e per sbirciare le classifiche parziali, in real/time, e via di corsa.        Le strade sono sempre strette e tortuose, sulle colline della Carinzia ricamate dai vitigni.      Si allargano un po’ verso le cittadine come Seeberg, Zell-Pfarre e Ferlach, che attraversiamo frettolosamente, al di sopra dei limiti di velocità imposti, fino all’ultimo controllo orario (sempre tirati) di fine tappa a Portschach.       Portschach è una penisola sulla riva del  Worthersee, con alberghi e belle ville nascoste nel verde.     Ci fermiamo nel grande e moderno albergo della vicina Klagenfurt, graziosa cittadina della Carinzia, e ci ristoriamo con gulash  e buon vino locale.         La Carinzia faceva parte delle tribù slave fino dall’800 d.C. poi divenne parte dell’Austria nel 1335.       La tappa della Regularity è stata vinta da Menden/Schmidt su Porsche 356 Roadster del 1960 e noi (con la nostra Porsche 356 SC del 1964) siamo ottavi.              Seconda tappa Portschach – Stegersbach, Km 320:  la più lunga e tortuosa, su salite e discese da brivido  (15%)  con molte diversioni e deviazioni.      Lasciamo i laghi dei dintorni di St. Kanzian circondati di foreste che creano un bucolico e rilassante ambiente e iniziamo a salire sulle dolci colline della Stiria, dove i vigneti tessono merletti trapuntati da succosi grappoli d’oro e rubino e il vino è nettare di Bacco.

In testa abbiamo  il sapore del vino ma negli occhi ci sono le insidie della strada e il tormento delle prove speciali.         Le prove sono ben organizzate e cronometrate, con fotocellule, dai bravi cronometristi del “Timing” di Zagabria.       I controlli orari regolati da grandi e precisi display  luminosi, che a volte erano start di tests mentre le altre prove erano a self start con posizioni ben definite sul road book.      Nelle stradine, sfilacciate in saliscendi veloci e tortuosi, le preoccupazioni sono state per i giganteschi trattori che trainavano, spesso, infernali macchine agricole.     Incrociandoli si perdevano lunghissimi minuti che per recuperali  (per stare nei tempi imposti dai C.O.) bisognava correre a tutto gas, pur rispettando sempre la sicurezza (e noi, correndo come pazzi, a fine tappa siamo saliti al 5° posto).       Le alte montagne, con salite arrampicate sul cielo e  discese a precipizio nei burroni, senza protezioni ai bordi delle strade spesso sconnesse, hanno inasprito la corsa penalizzando fortemente i meno temerari.        Comunque bello il paesaggio e pittoreschi i villaggi, lindi e colorati con balconi colmi di vivaci gerani e aiuole variopinte.         Bella anche la gara, perché quest’anno l’Organizzazione ha migliorato notevolmente il percorso, la logistica e il sistema di rilevamento dei tempi velocizzando le partenze e i controlli orari, con ottimi marshal.

 

Finite le montagne, finite le stradine, dopo l’ultimo C.O. a 50 Km da Vienna,  tutti i concorrenti hanno avuto licenza di correre velocemente sull’Autobahn  nach  Wien  e  sui Ringstrasse della città, fino alla Rathaus Platz   per la passerella finale;  dove tra due ali di folla applaudente sono stati premiati i migliori.         Nella Regularity Class vince il Rally l’equipaggio N° 44 – Mike Menden/Christian Schmidt (D/D) su Porsche 356 Roadster del 1960 con 1446 penalità (1° di Classe E).   Secondo: N° 43, Josef Panis/Franz Oberger (A/A) su Lancia Flaminia Zagato del 1959 con 2351 penalità (2° di Classe E).       Terzo: N° 41, Paul Lehner/Marion Lehner (A/A) su Lagonda T2 del 1930 con 4515 penalità (1° di Classe D) .     Quarto: N° 60, Franco Lombardi/Claudia Malgrati (I/I) su Porsche 356 SC del 1964 con 7637 penalità (1° di Classe F).  

Nella  molto combattuta Race Class, ha vinto l’equipaggio N° 1 Zumtobel Armin/ Tina Maria Monego (A/A) su Porsche 906 con 1:39:55.5 penalità.   Secondo: N° 4,  Langewiesche Bernd/Olaf Heupel (D/D) su Porsche 911 3.0 RS con 1:44:11.3 penalità.      Terzo: N° 13, Putz Michael/Christoph Kraus (A/A) su BMW 2002 TI con 1:45:01.1 penalità.Molto sportivi i proprietari della Linn High Therm GmbH (www.linn.de) , storico sponsor dell’Evento, che hanno partecipato come competitors: Mr. Linn Horst su Ferrari 308 GTB (8° Race Class), Miss Diana Linn su Renault  Alpine A110 (1° Klasse G, Regularity Class).Alla  conclusione del Rally si sommano le difficoltà e le fatiche patite ma, ogni concorrente  ha sentito l’armonia tra lo sport e la natura, caratterizzata da una componente sociale importante, come in un piacevole viaggio turistico.       Un viaggio in Austria è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.    Tutta da gustare, toccare, sentire e vedere con occhi stupiti e curiosi.     Il profumo dell’erba nei pascoli sui monti, l’aroma del caffè al mattino, con la deliziosa Sacher Torte, il gusto vivace del vino nuovo accompagnato da uno stuzzicante assaggio di salumi e la sensibilità avvolgente di un walzer di Strauss o l’armonia perfetta di un’opera di Mozart.

Franco Lombardi

 

THE GOLDEN RING RALLY 2009

VI° Rally dell’Anello d’Oro, milletrecento velocissimi chilometri, nella Russia delle antiche capitali, dal 10 al 14 luglio 2009. Il poetico nome di Anello d’Oro disegna un interessante circuito a nord-est di Mosca.

In queste fertili terre della Russia Centrale, bagnate dal Volga, dal Klyazama e dalla Moscova si susseguono una serie di antichi principati dall’inestimabile patrimonio storico, architettonico e religioso della storia della Russia premoscovita.          Da Sergiev Posad, capitale spirituale dell’ortodossia russa, ai monasteri di Pereslavl-Zalesskiy, dall’imponente Cremlino di Rostov la Grande a Yaroslavl, la più antica città del Volga, Kastroma, culla dei Romanov, a Vladimir, rivale di Kiev e di Suzdal, scintillanti cupole a cipolla si stagliano contro il cielo, quali maestosi simboli della Russia eterna.        Arriviamo a Mosca a tarda sera e dopo la sistemazione nello storico Hotel Metropol, completamente restaurato e riportato nello splendore del suo magnifico liberty, è subito notte.           Siamo a due passi dalla Krasnaja Ploscad/Piazza Rossa (anticamente chiamata la Bella), trascuriamo la cena quasi frugale e corriamo su questo palcoscenico sapientemente illuminato, dove ci hanno seguito furbescamente, anche i concorrenti delle altre nazioni presenti.          La vista è a mozzafiato: i nostri occhi girano come trottole, nella vastità di questa piazza unica al mondo.         La chiesa di S.Basilio, illuminata a giorno, risplende con i vivaci colori pastello,l’antico colossale GUM oggi paradiso dello shopping è trapuntato da milioni di lampadine, il Cremlino lucente sotto i riflettori, con le grandi stelle rosse sulle guglie più alte, è la quinta più importante di questo straordinario teatro all’aria aperta sotto il cielo stellato.        Spente le luci, il mattino seguente ci ha svegliati una pioggia battente che ha trasformato il pre-gara in una giornata uggiosa e bagnata, così tipica di Mosca.11 Luglio, Scrutineering e Start nella Piazza Rossa.          Come per incanto e come un dobro pozalavat/benvenuto la giornata si è aperta con un sole brillante nel cielo azzurro, illuminando tutti i vivaci colori di questo immenso quadro naturale moscovita.        Sotto il gigantesco grappolo di mongolfiere di S. Basilio si sono schierate tutte le belle auto della gara, sommerse da un formicaio di gente con occhi sfavillanti sui tanti preziosi giocattoli. Sullo sfondo occhieggia la Moscova dove un lento “Bateau Mousse”, come una cometa, lascia una lunga e spumeggiante scia bianca.          Altre pennellate di romantico colore sono le ragazze abbigliate con costumi “belle-epoque” che seguiranno il rally, in allegria, su di una storica jeep militare guidata da un giovane “Chauffeur” vestito da Gagarin,l’astronauta.        Cinquanta auto, di sicuro valore storico,  concorrenti provenienti da: Francia, Italia, Inghilterra, Repubblica Ceka, Svizzera,USA e Russia.         L’Organizzatore dell’Evento, a calendario FIVA, è stato il Classic Cars Club di Mosca con il suo fondatore Mr. Boris Bazhenin (laureato i Fisica ed esperto di sistemi satellitari) che ha disegnato il percorso e diretto la gara con sportiva e sicura professionalità.        Infatti la sicurezza è stata garantita dai tanti marshall lungo le strade, dalle auto di servizio, dall’assistenza medica e assistenza meccanica.         Un solo incidente, senza danni alle persone, per la bella macchina dei piloti della Rep. Ceka che ha perduto una ruota (…a gallettoni).

       

Mrs. Nadia Bazhenina (Avvocato) si è prodigata, simpaticamente in tutte le lingue, per assistere i concorrenti in ogni momento.      Grazie Nadia!          FIVA Steward, Ing. Valentin Zbynovsky di Bratislava, molto preparato e vero gentleman.         Mr. Antonio Viaro (figlio del mitico Luciano) è stato il Direttore del Coordinamento Cronometristi e Overall Result.         (Ringraziamo Maria Zonova /Account Manager –Maslov pr Moscow/ che, con il suo ottimo italiano e sempre sorridente, ci ha aiutati con preziose informazioni).          Noi, equipaggio Franco Lombardi/Claudia Malgrati N° 34, abbiamo corso con una Fiat 124 Sport Spyder (1970), nera, rabbiosa, veloce, targata Mosca e purtroppo senza strumenti per misurare le distanze e contachilometri out fin dall’inizio.        Un PR Manager,  d’eccezione: Mr. Boris Matsievskiy, Captain Aeroflot/Airbus A 321, di Mosca.      E anche un competitor d’eccezione: Mr. Konstantin Vyklyuk, Captain Aeroflot/Airbus A330, di Mosca su Volga Gaz 21 (N°18), che ha partecipato alla Mille Miglia e alla Milano-Sanremo.       Ore dodici START: dalla Piazza Rossa, sotto le mura del Cremlino prende il via il VI° Golden Ring Rally 2009, per 1300 velocissimi chilometri.          Già sotto l’arco della pedana inizia una serie di prove di precisione cronometrate al centesimo di secondo.          Usciti dalla prova intravediamo lo storico quartiere Arbat, l’equivalente moscovita del Saint-Germain-des-Prés parigino.        Oggi è popolare e aristocratico insieme e ha conservato un po’ di fascino antico nonostante un’urbanistica un po’ infelice.           Gli occhi fanno una strisciata anche sulle dorate cipolle del Cremlino, pensando al Palazzo dell’Armeria di Stato e alla Piazza del Maneggio, che sono le espressioni architettoniche storiche di Mosca.          E’ sabato, Mosca si sta svuotando per il week-end e i grandi viali sono intasati da un traffico caotico e nervoso.          L’attraversamento della città (tanti chilometri), con bizzose e tante prove speciali, sparpagliate ai bordi del grande traffico, sono il primo assaggio della competizione.          Finalmente siamo fuori da Mosca: la bucolica campagna verde è ricamata da miriadi di fiori estivi e attraverso boschi di alte betulle si intravedono le mitiche isbe, dai colori pastello e con le finestre finemente intarsiate.         Le strade sono belle, strette, ondulate, tortuose e lunghissime.        Le cipolle colorate, delle tante chiese sul percorso, sono gemme preziose sul grande tappeto verde smeraldo della natura, nella vastità di questi campi, coltivati ad ortaggi, fino all’infinito.         A Istra New Jerusalim monastry la sosta per il lunch.          Il grande monastero, con gli abituali colori sfavillanti, è stato preso d’assalto dai concorrenti armati di apparecchi fotografici e cineprese.        Riordino e via per le campagne dove le prove infinite erano: a medie concatenate variabili fino a 75K/h, prove su presostati in varie distanze di diverse centinaia di metri, lungo strade e villaggi gremiti di gente fino a Dimitrov.        La tappa si è conclusa al Park Yahroma, un grande e moderno albergo nella grande pianura.      Qualche vettura ha avuto problemi meccanici, molte altre ne avranno nei giorni seguenti  e molti si ritireranno prima della fine.

La nostra 124 spyder ha resistito, sempre scoperta sotto il sole per tutta la gara, sempre velocissima nonostante i controlli chilometrici a occhio.          La seconda tappa è cominciata: il sole è splendido, il contachilometri è fermo ma il motore canta felice e noi siamo al 6° posto assoluto.        Nel Dimitrov Poligon, circuito naturale rigorosamente chiuso al traffico e riservato ai Crash-Tests per automobili, si sono svolte le tante prove concatenate.          Un labirinto di curve e controcurve infarcito con difficili prove speciali, alcune da ripetere nello stesso senso, ma senza segnalazioni, che hanno creato un carosello pazzo di auto in corsa in tutte le direzioni….disorientate!

       
 

Conclusione della tappa nella splendida, antica, città di Uglich.         Ogni giorno tanti Km, tante prove e tante ore sulla strada, non sempre facile da percorrere perché molte erano le insidie.        Traffico intenso nelle città, traffico rurale con grossi mezzi agricoli poco gentili e strade spesso dissestate (!!!) con lavori in corso, senza fine.         Ma i paesaggi incantevoli, costellati di spettacolari monasteri hanno ripagato per tanta fatica.         Un esempio è Rostov la Grande, che lascia senza fiato, con il bianco Cremlino, tra cielo e lago, uno dei più belli della Russia.        I tetti e le cupole sono ricoperti di scaglie di pioppo argentate e i comignoli con le banderuole di rame cesellato.       Nonostante, come la fiabesca Novogorod, sia detta la grande per importanza storica, oggi è come la Bella Addormentata, sopita all’ombra dei suoi tesori architettonici.         Così Vladimir, del suo grandioso passato ha conservato quattro gioielli dell’architettura in pietra bianca del periodo premongolo.       La Porta d’Oro, la Cattedrale della Dormizione e quelle di S.Demetrio, la chiesa della Vergine sul Nere, sono di raro fascino.        Il meteo è stato amico e il sole ha favorito lo svolgimento della gara, impegnativa e faticosa.         L’attraversamento delle città storiche e le soste presso i fiabeschi monasteri sono stati il nutrimento per il cervello.          Come i tanti e diversi piatti tipici delle varie regioni annaffiati dal buon Kvas, bevanda di segale e orzo, nutriente e digestivo, sono stati il sostentamento del corpo e dello spirito.         Uglich, partenza della terza tappa con sosta nella bella città di Yaroslavl per uno “Special Trials” .            Yaroslavl: centro artistico della vecchia Russia, nel 2010 festeggerà il millenario della fondazione.          Nel XVII sec i suoi ricchi mercati fecero erigere numerose chiese nei colori del Sud.        In ogni strada c’è la testimonianza di questo glorioso passato, sullo sfondo del maestoso Volga.         A Kostroma, antica capitale del lino, sosta per il pranzo, oggi centro amministrativo, la città si sviluppa lungo le due sponde del Volga alla confluenza con il Kostroma.         Mantiene ancora il fascino della città mercantile.     Si dice che Caterina II, in visita alla città, abbia lasciato cadere il ventaglio nella piazza centrale, decidendone così il futuro aspetto.

Special Trials a Ivanovo (questi intrecci di prove speciali sono spettacolari, nelle piazze gremite di gente,  ma se non si è concentrati fioccano le penalità) e arrivo nella stupenda Suzdal.         La città-museo di Suzdal è indubbiamente la perla dell’Anello d’Oro.       Non si può che rimanere incantati di fronte alla miriade di cupole e campanili, armoniosamente disposti su tutto il territorio.        Il profilo  dei muri smerlati dei cinque monasteri e le graziose isbe colorate dai curatissimi giardini, danno a questo parco a cielo aperto, il fascino di una Russia ancora medievale.          14 luglio, start della quarta tappa “bucolica” con “Special Trials” a Yuriev-Polsky e lunch a Pereslavl-Zalisskiy.        Importante centro religioso della vecchia Russia, oggi capitale della regione di Jaroslavl, Pereslavl-Zalesskiy ospita quattro monasteri di nuovo in attività.         Cittadina dal fascino antico, che ha come scenario il parco naturale del Lago Plesceevo.               La corsa continua, ancora più infuocata per le ultime prove decisive.         Ma una sosta (improvvisa e non segnalata dal road book) a Sergiev-Posad, lascia tutti a bocca aperta per la meravigliosa vista sul maestoso monastero.           Sergiev Posad, è a un’ora da Mosca e merita una sosta obbligata.       La cittadina non è un antico principato ma i russi ne hanno fatto la porta spirituale dell’Anello d’Oro, dato il posto d’onore che il monastero della Trinità di S.Sergio, simbolo del patriottismo e della spiritualità,  occupa nel loro cuore.         Uno spettacolo fiabesco è offerto ai nostri occhi dagli ori e dagli azzurri stellati delle cupole.         E come in una fiaba, emozionati e onorati abbiamo parlato direttamente con il Patriarca (in piedi di fronte all’ alta figura in nero con l’alto cilindro  sopra due occhi di ghiaccio e una folta barba grigia) sulla sommità della grande piazza.          La foto, rubata furbescamente da un amico, rimarrà appesa nel nostro salotto.       Reverenziali, salutiamo il Patriarca, che ci fa uno strano augurio propiziatorio e saltiamo in macchina felici per aver ricevuto una benedizione speciale.       Mancano una cinquantina di chilometri alle porte di Mosca e corriamo come pazzi, come tutti, felici per l’arrivo finale ma anche preoccupati per l’ultimo controllo orario, capriccioso, in centro città.       I trenta chilometri (cronometrati!), di traffico babelico, per l’attraversamento di Mosca sono la follia sportiva di questo rally.L’arrivo al centro di Mosca, nel magnifico Parco della Villa-museo Ostankino, è stato un bagno di folla con un’esplosione di felicità tipicamente russa.        Anche il vincitore del VI° Golden Ring Rally, Mr. Alberto Bordogna con il figlio Luca , su Fiat 600 del 1962 ,è esploso felice,  in una simpatica esortazione  per altri italiani , a partecipare a questo fantastico rally.     Il cocktail, la premiazione e la cena, semplice ma raffinata (con tanto vino “costoso”) hanno fermentato la gioia e concluso con i tanti abbracci e baci…alla russa.       Odlicno/Bellissimo finale, che sarà difficile dimenticare.          Lasciata la forsennata occidentalizzazione di Mosca, multiforme capitale, mentre stiamo volando verso casa, ricordiamo il ciglio di ogni strada del Golden Ring Rally.      Le isbe colorate con le finestre merlettate, seminascoste tra le betulle e la babuska/nonna che culla il bambino.      Dove la vita scorre ancora come all’inizio del 900, in totale armonia con la natura.       E’ un’altra Russia, più autentica, la Russia dei racconti di Cechov e Turgenev, quella che si è offerta al nostro sguardo, lasciando intravedere l’essenza stessa dell’anima russa, la russkay dusa.      Grazie Boris Bazhenin, per averci portato in un mondo fiabesco che ricorderemo per lungo tempo. 

Franco Lombardi Per informazioni: www. Goldenringrally.comPer l’Italia:  Franco Lombardi, francolombardi5@hotmail.it 

                  Claudia Malgrati,   creative.point@fastwebnet.it

 
8° ACROPOLIS HISTORIC RALLY, FIA EUROPEAN CHAMPIONSHIP 2009

Grande Rally, grande partecipazione, grande competizione, sulle strade della cultura e civiltà della Grecia millenaria.

134  Concorrenti, in una collana di auto scintillanti, hanno paralizzato le vie del centro storico di Atene sfilando, fino al colle dell’Acropoli, la sera del 7 Maggio.      I colori del tramonto, hanno acceso il grande palcoscenico del Partenone, in uno scenario magico e suggestivo.        Come suggestiva e magica è stata l’atmosfera dell’Acropolis Rally sempre più febbrile e competitivo.    Febbrile perché fa parte del Campionato Europeo FIA Autostoriche e competitivo perché sempre più concorrenti italiani, di grande esperienza, partecipano e primeggiano (Marco Bianchini/Emanuele Baldaccini primi assoluti,  Sporting, 2007/2008 e poi: Marco Calegari primo assoluto, Regularity,  2007, Parisi/D’Angelo, Polli Andrea primi di classe, Sporting). L’Organizzatore dell’Evento è  l’Automobile and Touring Club of Greece (ELPA), con il suo inossidabile Presidente Mr. Vassilis DESPOTOPOULOS, coadiuvato dallo sportivissimo Vice presidente Mr. Theodoro Voukidis, con  Mr. George DRAKAKIS (Presidente Commissione Organizzativa), Mr. George PAVLOPOULOS Direttore di Gara (Sporting/Regularuty).      Con il Ministero del Turismo, autorevole sostenitore e sponsor primario.     Poi, Ms. Matina Vaitsi P.R. Manager (Secretary of the Meeting), con il suo italiano fluente, sempre disponibile e sorridente per tutti.     Grazie Matina!   134 auto costruite entro il 1981: 56 equipaggi nella categoria Sporting e 78 per la Regularity category, provenienti da Cyprus, Austria, Italia, Monaco, Francia, Polonia, Finlandia e Grecia.  1230 Km, per lo Sporting Rally con 22 prove speciali di velocità (rigorosamente chiuse al traffico) di cui: 16 su asfalto e 6 di sterrato “molto impegnativo”.      1200 km di gara, su asfalto, con 37 Run Tests per la Regularity category.  Venerdì, 8 Maggio: START dall’imponente Athens Olympic Stadium, costruito nel 2004 per le Olimpiadi.         Ore otto: parte la Sporting seguita dalla Regularity.    Il traffico di Atene è sempre molto caotico. Uscire dalla città è un dramma e il prossimo Controllo Orario è inesorabile.         Incolonnati in file interminabili, di auto strombazzanti e sciami di motocicli, pensiamo a quando Atene nel 1834 sostituì Nàuplia, nel ruolo di capitale della Grecia Moderna, contava poco più di 4000 abitanti e oggi è un formicaio di quasi 4 milioni. Intanto il cronometro corre e noi siamo fermi. E’ l’ora di punta e sulle strade ci sono tutti i mezzi di locomozione e pochissima disciplina.           Così, zigzagando pericolosamente come loro, ci siamo districati arrivando in tempo al C.O.I concorrenti incolonnati, sulla stradina di una verde collina, stanno per prendere il via per la prima prova speciale (noi corriamo nella Regularity Category, e raccontiamo il percorso del nostro rally ma, precisiamo, che tutte le nostre prove speciali, su asfalto, sono le stesse della Sporting). Partiti! Il rally è iniziato. Corriamo in mezzo a boschi con varie gradazioni di verdi brillanti, sotto il sole luminoso e caldo (finalmente è tornato il bello dopo i violenti temporali su Atene, al nostro arrivo il 6 Maggio per la verifiche).Già la prima prova mette agitazione, perché ci sono molti cambiamenti di medie e le stradine sono tortuose, sulle colline del Parco Nazionale Parnitha. Ci impegniamo per inserirci nel sistema della competizione e all’apparire delle prime classifiche scopriamo che siamo primi assoluti. Ci gasiamo così tanto che nelle altre prove faremo un po’ di errori (!!).  Alla conclusione della tappa si è piazzato bene Marco Calegari con un ottimo secondo assoluto. Tutti i concorrenti sono arrivati a Kamena Vourla un po’ trafelati dopo 370 Km, con 9 prove speciali infarcite da cambi di media concatenati e rilevamenti nascosti, monitorati dal trasponder che l’Organizzazione ci ha fissato a bordo.Qualche macchina ha incominciato a fare i capricci e presto inizieranno i ritiri.  Nella categoria Sporting i concorrenti si sono scatenati perché tutte le prove erano su asfalto, così: massima velocità!  La tappa è stata vinta da Apostolou/ Maragos su Porsche 911 RS con 1:04:26.0 penalità. Tutta la carovana si è sparpagliata nei giardini del piacevole Resort Galini di Kamena Vourla, simpatica cittadina adagiata sul Golfo Maliakos (di fronte alle Isole strogili e Lihadonisia). Dove ci fermeremo per due notti consecutive.

Secondo Omero, Kamena Vourla e Kenourio furono costruite nella zona dell’antica città di Thronio, vicino al letto del fiume Boagrio e sotto la Montagna Knimis, con le sue sorgenti di acque calde. Con la bellezza del luogo, i divertimenti e le sorgenti termali Kamena Vourla è di forte attrazione per turisti di tutte le età e per tutto l’anno. Molti alberghi, tanti gustosi ristoranti (pesce fresco) pittoresche taberne/trattorie lungo la spiaggia, numerosi caffè e pasticcerie.

 
 

Seconda tappa, 9 Maggio. Il sole si alza sopra la terra, le ombre si allungano sulla sabbia, le auto si sono fermate davanti al mare. Nel cielo azzurrissimo non ci sono uccelli, né nuvole.      C’è il sole. Ma la luce del mattino si agita un po’, come se non fosse del tutto sicura. Anche i piloti e i navigatori si agitano, per i risultati dell’ultima classifica.  Discussioni animate: tra chi vuole fare meglio e chi spera di mantenere l’ottimo risultato ottenuto. Anche quelli che si trovano tra i primi non sono sicuri, perché la gara continua a riservare insidie e sorprese.       Si accendono i motori e il rombo diventa una fanfara festosa.  Il sorriso della passione illumina il viso dei corridori e tutti sono pronti a partire, felici di essere qua.        Le auto partono in ordine di classifica del giorno prima e percorreranno 385 Km per ritornare, per la seconda notte, a Kamena  Vourla.  Dopo pochi chilometri da Kamena si comincia a salire, su strade asfaltate e molto pittoresche, nelle zone famose per le sorgenti calde fin dall’antichità. Come è famoso il vicino Passo delle Termopili, dove nel 480 a. C. l’esercito di Leonida Re di Sparta lottò, contro i persiani, fino alla morte. Poco distante si incontra Mendhenìtsa

Sul fianco del Monte Kallidhròmo, sormontato dal bel castello di Bodonìtsa. Costruito nel 1205 da una congrega di Parma, passato poi ai veneziani fino al 1410 quando gli ottomani lo espugnarono. Si attraverseranno altri luoghi e città di grande interesse storico e turistico  come “Plastira Lake”, “to Chani tis Gravis” etc. Le strade sono orlate da miriadi di fiori in tutti i colori e sui saliscendi si srotolano come stelle filanti, alternando boschi di abeti come in Austria, a montagne quasi glabre  con fitta boscaglia mediterranea macchiata da grandi chiazze gialle di fiori carnosi, grossi come carciofi. Ma non ci si può distrarre, perché prove speciali e controlli orari non permettono tregua e le tappe durano 10/12 ore.     Si corre continuamente  su percorsi curvilinei, dove le performance di regolarità diventano difficili incontrando anche mandrie di mucche a spasso sulla strada e grossi trattori, sgangherati e non sempre gentili, che moltiplicano le difficoltà. A metà giornata, piacevole sosta, sul bel lago artificiale di Neochori, con la diga per la centrale idroelettrica.  I greci dicono che qui i pastori di montagna sono diventati pescatori, ma nel ristorante della sosta servono soprattutto arrosto di agnello. L’attrazione maggiore sono le classifiche intermedie appese alle vetrate della trattoria dove i cronometristi strimpellano sui PC e la stampante sforna gioie e dolori.  Marco Calegari  è passato al 4° posto, che manterrà fino alla fine. Lombardi/Malgrati 15° e Cicuttini/Castellano 16°.Ci arrampichiamo ancora sulle alture intorno a Kamena, dove occhieggia sempre la cima del Monte Parnaso, pennellata col bianco dei suoi ghiacciai. Scenario particolare a precipizio sull’azzurro del Golfo Evoikos con le coste frastagliate a picco sul mare.E a picco sulle classifiche sono finiti i tanti competitor che hanno dovuto abbandonare la corsa. A fine gara i ritiri sanno 19 per la Regularity e 14 per la Sporting  (!!!).

Al traguardo di Kamena Vourla il primo della Regularity è stato l’equipaggio Stavro/Hristodoulou e nella Sporting è ancora in testa Apostolou/Maragos. La mattina dell’ultima tappa abbiamo lasciato Kamena Vourla (già a 28 gradi) e dopo un’arrampicata vertiginosa su strade elicoidali, orlate da fitti cespugli  di ginestre in giallo vivace e brillante, siamo arrivati sulla cima del Monte Parnaso. Un paesaggio lunare, dove sulle fiancate dei ripidi tornanti c’erano 2 metri di neve congelata, sotto un cielo azzurro e un sole accecante. Emozionante anche la discesa, sul gomitolo di belle strade che si srotola velocissimo fino a valle. Ma ancora più emozionanti, e preoccupanti, le prove speciali, con difficili alternanze di medie lungo il complicato itinerario.        I piloti hanno lottato per ore di guida faticosa, ma anche i navigatori, sempre con la testa sul Road Book e gli occhi che saltellano tra i cronometri e la strada, che non si può assolutamente sbagliare, ovviamente!.  Fino ad Atene si è corso su e giù per montagne e colline con paesaggi bucolici trapuntati da tante chiesette, dai vivaci colori  pastello, che brillavano in mezzo a campagne verdi e i tanti fiori erano tavolozze da impressionisti dove spiccavano i rossi vermiglio delle distese di papaveri.

   
       
 

Il finale dell’ultima tappa si è concluso con una pericolata corsa, di tutti i concorrenti, che senza rispettare semafori, precedenze, sensi vietati e tutta la marea di veicoli, sui 10 Km dell’attraversamento di Atene, fino all’ultimo tiratissimo C.O. sulla collina dell’Acropolis.

Arrivo trionfale sulla piazza dell’Acropolis sotto il Partenone illuminato a festa da un sole ancora alto e brillante, tra due lunghe ali colorate di folla che con urla festose si spellava le mani in scroscianti applausi. Per i greci l’Evento dell’Acropolis Rally è sempre motivo di orgoglio e tradizione sportiva. Vince il Rally nella categoria Sporting l’equipaggioVelanis/Velanis su Ford Escort RS 1600 con 3:14:19.2 penalità. Buono il 3° di Classe dei veterani Antonio Parisi/Giuseppe D’Angelo su Porsche 911 S e il 2° di Classe per Pierangelo Rossi/Luca Beltrame su Porsche RSR (1977).  Nella regolarità ha vinto Stavro/Hristodoulou su Ford Escort (1976) con 37,8 penalità. Ottimo 4° assoluto e 3° di Classe per Marco Maria Calegari/Armelle Le Marchand su Porsche 2.4 911 T del 1972  con 54,9 penalità. Meritato 12° assoluto e 3° di Classe per Amedeo Cicuttini/Lia Castellano su Alfa Romeo Giulia TI 1600 del 1970, penalità 129,5 (fedelissimi di Auto d’Epoca, hanno letto tutti i nostri articoli e si sono invogliati a partecipare all’Acropolis Rally 2009, bravi!). Noi, equipaggio Franco Lombardi/Claudia Malgrati su Alfa Romeo 2000 GTV (1972) 15° assoluto, 141,0 penalità; felici dell’abbraccio del Presidente dell’ELPA, di Christos Apostolidis, George Drakakis, Matina Vaitsi e tutti gli amici di 8 anni di presenze a questo Rally.  La cerimonia della premiazione, alla presenza delle Autorità Municipali e Sportive, si è tenuta sulla Philopappou Hill (nell’antichità dedicata alle Muse e luogo di raccoglimento degli antichi filosofi).Sulla sommità della collina, concorrenti e organizzatori sono intorno allo spiazzo dove brillano i trofei, con il podio, sotto i vessilli d’onore. E’ stato un momento toccante, vissuto nello scenario di splendide vedute, che si aprono sull’Acropolis, su Atene e sulla Piana dell’Attica, fino al Golfo Saranico. Tanti premi, tanti applausi e tanta festa gioiosa di sportiva amicizia.      Abbiamo lasciato Atene con nostalgia e con l’abbraccio dei tanti amici abituali e dei nuovi, che ogni anno si aggiungono a questo spettacolare evento, nella mitica Grecia.       Efcharistò agapiti fili, efcharistò paramithenia Athina/Grazie cari amici, grazie favolosa Atene.

Franco Lombardi

 

1° Grand Prix Città di Arezzo 30-31 Maggio 2009

Concorso dinamico di conservazione e restauro per auto storiche sportive e da competizione

Gli entusiasti organizzatori ci dicono: per tanti anni abbiamo inseguito il sogno fantastico di poter vedere le più belle auto da corsa storiche percorrere le vie della città di Arezzo e con l’attuale Amministrazione Comunale questo sogno è diventato realtà.

Anche il Presidente, del Club il Saracino di Arezzo che ha dato vita all’Evento, Attilio Fantini, ha sognato per una vita questo circuito cittadino.           Attilio Fantini, pilota e campione automobilistico, con gli organizzatori di questa prima edizione sono sempre quei “ragazzi” che trent’anni fa inventarono la prima Transappenninica e poi la Coppa degli Appennini.         Il 1° GRAND PRIX CITTA’ DI AREZZO,a calendario ASI, si è svolto il 30 e 31 maggio.    Il percorso è stato allestito in centro città, con tribune in zona di partenza per permettere agli appassionati spettatori di godere del momento più esaltante di ogni batteria in gara.       122 auto, suddivise in batterie, che dovranno compiere un numero di giri, del circuito, pari a 1500 metri.      Le auto sulla griglia di partenza sono state abbinate per anzianità, caratteristiche tecniche e prestazioni.       Aprivano le performance,ottimi piloti  apripista  con auto eccezionali.       Ricordiamo, con piacere, il bravo pilota Luca Donateo (31 anni, disabile che con il suo motto “vivo la vita” ha fondato una scuola per piloti disabili: WWW.ASRL.INFO) sulla sua bella Ford Formula.      Chiudeva le batterie di tutte le categorie, il “Club Lampeggianteblu”  composto dalle pattuglie  della Polizia Squadra Volante e dei Carabinieri.         Con le loro Alfa Romeo Giulia “mitiche grigioverdi” d’epoca e con le A.R. Alfetta azzurre (Polizia di Stato) e A.R. Alfetta nere dei Carabinieri, gli equipaggi, in divisa storica,si sono dati goliardicamente battaglia sgommando con sciabolate di lampeggianti blu e sirene d’epoca, che laceravano  l’aria con gli stessi brividi di allora.          Un carosello di auto: dalle Anteguerra, Bugatti Tipo 30 del 1927 di Bonizzoli Alberto alla Fiat Siata Sport del 1938 di Pagliarello Giovanni.       Barchette degli anni ‘50/60 come Alfa Romeo 6C 2500 SS, Cisitalia, Fiat Ermini, Ferrari, Maserati.   Turismo e Gran turismo degli anni ’70.      Formula anni 50/70, Stanguellini, March, BRABHAM.     Sport anni 60/70,Alfa Romeo 33, Abarth, Porsche Carrera 906.     GTS:  911 SRS, Ford GTD 40, Osella, BMW, Ferrari, Alpine.    E ancora: un elenco interminabile  di marche e modelli di auto da sogno che hanno elettrizzato il folto pubblico, assiepato lungo il circuito, ad occhi sgranati.

Nedo Checchi, rallysta, speaker instancabile e professionale, ha informato ininterrottamente il pubblico sullo svolgimento dell’Evento con dettagliate spiegazioni su auto e piloti.

La città di Arezzo non ha bisogno di essere raccontata perché è un teatro etrusco vivente.Con i suoi palazzi antichi che brillano di storia come brillanti sono i magnifici bassorilievi, in ceramica multicolore dei Della Robbia, incastonati sulle loro facciate.         Belle le piazze, le strade e i Borghi medioevali.      Belli i parchi e i giardini fioriti, in mezzo ai quali si è srotolato lo spettacolare circuito cittadino, appositamente studiato con professionale abilità e con assoluta sicurezza, garantita dai Commissari di Vigilanza dell’Organizzazione e forze dell’ordine.         Sono state create scicanes artificiali per rallentare la velocità dei potenti bolidi dando così la possibilità, al fitto pubblico, di ammirare, fotografare e filmare la straordinaria passerella di auto sportive e da corsa storiche di rara bellezza e auto antiche con esemplari unici al mondo come la Formula Mantissa 850 del 1959, costruita da  Emanuele Caporali e pilotata da lui durante la performance di questo Evento.Abbiamo incontrato con gioia, tanti amici di questo mondo fantastico dei motori: Maurizio Tabucchi con la Stanguellini formula Junior del 1959; Giovanni Pagliarello (Presidente Sottocommissione Sportiva CSAI) organizzatore di gare di velocità in salita, dove partecipa come concorrente e primeggia con la sua mitica Fiat Siata Sport del 1938; Vittorio Mascari (Mascaleros) con la sua splendida Porsche 906 Sport del 1966 e Paolo Morigi ( grande pilota di spericolate Marathons in giro per il mondo) “ambasciatore romagnolo in terra svizzera” che ha partecipato con la magnifica rossa Ferrari 365 GTB4 Gr.4 DAYTONA, della sua collezione di 30 superlative Ferrari.

     

Grande spettacolo questo Grand Prix Città di Arezzo e grande entusiasmo di tanto pubblico accorso con interesse da tutta la Toscana, in particolare, e da più lontano.

Rivedendo questi splendidi paesaggi della Toscana con le dolci colline, in fiore, di questa primavera (nonostante qualche improvviso temporale) ci tornano in mente i rallies della Coppa degli Appennini ( organizzati dal Club del Saracino di Arezzo) quando nei primi anni ’90 partecipavamo con sportivo entusiasmo con l’allora Averna Racing Team, capitanato da Gianni Pagliarello, con la sua Alfa Romeo 1900 Primavera e noi con la nostra fedele Porsche 356 SC che ci ha accompagnati, ancora molto vivace e rombante, a questo riuscitissimo 1°GRAND PRIX CITTA’ DI AREZZO 2009.Stiamo per lasciare con nostalgia Arezzo, sulle contrade occhieggiano gli stendardi della pittoresca e medioevale Giostra del Saracino.        Sui viali alberati dei grandi parchi verdi è rimasta l’eco dei motori ruggenti dell’ appena conclusa Giostra del Gran Prix, l’aria è profumata dai fiori di tiglio e dove c’è una tovaglia si possono gustare le saporite pietanze toscane innaffiate dai vini generosi di questa terra genuina e fiera.L’Amministrazione Comunale ha compreso bene l’enorme ritorno d’immagine a livello sportivo e turistico che un evento può rappresentare per tutta la città.        Infatti: alberghi e ristoranti pieni, tanta gente allegra e anche tante auto in festosa fanfara che straripavano dalle strade della città.              Grazie amici del Club il Saracino (anche a nome del Registro Italiano Porsche 356, per il quale abbiamo portato i colori) per averci riservato un PASS d’onore per le due magnifiche giornate motoristiche del Grand Prix Città di Arezzo.Grazie Presidente Attilio Fantini, grazie Città di Arezzo!

Franco LombardiClaudia malgrati

RIP 356

 
       
 

Futa Point Challenge 5 Aprile 2009

       
Foto: Alfredo Mazzacurati  
   

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Chihuahua Rally Express Mexico 27-29 Marzo 2009

Rally a tutto gas, nel cuore del Messico, correndo per 1700 velocissimi Km sui monti      acuminati della Sierra Tarahumara, dove anche il famoso treno “Chihuahua EXPRESS” corre a precipizio sul grande Canyon del Cobre.  

MUY PICANTE !!! Arrivare in Messico è “leggermente” laborioso, voli e dogane sono un po’ faticosi (nella lunga sosta di transito a Mexico City abbiamo visto, di corsa, alcuni murales e quadri di Diego e Frida Rivera; artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella Storia del Messico), ma all’arrivo l’accoglienza è sempre calorosa.        Chacho Medina (Organizzatore del Chihuahua Express Rally)  ci ha accolti all’aeroporto di Chihuahua a notte fonda, con  un abbraccio festoso e con il suo allegro: Bienvenidos amigos “Auto d’Epoca”.         Chacho Medina (già Direttore Generale della “Carrera Panamericana” e Dir. Gen. di 15 Rallies Int. MX Acapulco, Steward Meeting Mexican F1 Grand Prix, Coordinator Rebaque F1 Team, Pilota vincitore Classe Historic C alla Panamericana 1999) è il Patron dell’Evento, che fa parte del “Silver State Classic Challenger International” e accoglie auto moderne e storiche nelle categorie: Velocidad, Regularidades & Tour.             1700 Km, di cui: 540 Km di velocità per le Modernas e Clàsicos (Categoria Panamericana).           Con grande spirito sportivo e massimo rispetto per la Sicuridad, Sicurezza!     Chihuahua, Capitale del più grande Stato del Messico con 750.000 ab/alt. 850 mt. (Capitale del Messico dal 1864 al 1866) è una città tranquilla, non ancora invasa dal turismo di massa.          Con edifici coloniali, ben restaurati, vanta alcuni bellissimi parchi e piazze, ottimi ristoranti e diverse interessanti attrattive culturali.       Ma, dal 26 al 29 marzo 2009, la grande attrattiva è stata la Chihuahua Express che ha calamitato rallisti dal nome altisonante come Stig Blomqvist (campione mondiale rally 1988  e ancora oggi campione Historic Rally nel mondo; “La Carrera Panamericana” compresa) ed ha elettrizzato il grande pubblico messicano, molto sportivo, lungo tutto il percorso.           Una cinquantina di iscritti provenienti da : Europa, USA, Canada, Messico.          Nella giornata del 26 marzo, dopo lo Scrutineering, all’Autodromo La Cantera di Chihuahua si sono svolte le prove ufficiali valevoli per l’ordine di partenza del Rally.        Stig Blomqvist,  ha guadagnato la pole position.        27 marzo, start a Chihuahua: una Disneyland di auto da sogno (bellissima la Maserati Coupè, moderna e preparatissima, di Rodrigo Gonzàlez/Nanàn Solana) tante caras felices, tante facce felici, tanti colori e un turbinio fantastico nella testa;  mentre gli occhi diventano mani.Un lungo fischio, in lontananza, annuncia la partenza del famoso treno “Chihuahua EXPRESS Los Mochis” per il lungo viaggio fino al Pacifico, attraverso le vette vertiginose del Barranca del Cobre, nel più grande ottovolante naturale del mondo.          Anche il nostro convoglio è all’ARRANCA/PARTENZA,  per  un’ altro lungo viaggio che si correrà in parallelo, a velocità pazzesche, sulle stesse cime acuminate che accoltellano il cielo.                Il logo del Rally si ispira, anche, al “Chihuahua al Pacifico” che corre tranquillo, con la sua lunga collana di vagoni colorati, sulle vette della Sierra Tarahumara .    Ma i concorrenti corrono tutt’altro che tranquilli perché le prove “super” speciali, sono al miglior tempo.       E, la Chihuahua Express, si vince con il piedone e con il cervello.       Pertanto: securidad, sicurezza!        Bastano pochi secondi, per impastarsi su di una roccia e terminare la gara.

Purtroppo, qualcuno ci cascherà: fortunatamente senza gravi danni.         Prima tappa: Chihuahua – Madera – Chihuahua  Km 593,80 con 8 prove speciali (di cui 2 di 40 Km) per un totale di Km 162,80.

       
       
 

Partenza dal centro storico di Chihuahua, sotto il gigantesco monumento di Pancho Villa a cavallo.               Sulla pedana il primo equipaggio è Stig Blomsqvist /Ana Goni (Swe/Ven) su Studebaker (7000 cc/600 HP) accolto da festosi  applausi.      Partiti!      Il rombo del potente motore lacera l’aria del primo mattino.          Continua la sfilata delle auto con il ruggito di migliaia di decibel e continuano le urla degli appassionati, sotto il sole brillante che pennella i bei palazzi intorno alla maestosa cattedrale barocca nello  “ Zocàlo” giardino centrale con i caratteristici “gazebo” costruiti in ghisa, a fine ottocento, per ospitare cori di cantori.           Questa prima giornata ha scatenato i competitors, che si sono dati battaglia senza risparmiare le auto.     Sei equipaggi non sono arrivati a fine tappa per guasti meccanici.          Anche Stig Blomsqvist non ha terminato per rottura del radiatore.           Nella notte le solerti assistenze rimetteranno in gara i concorrenti in panne, che continueranno con abbondanti penalità.

La tappa è stata vinta da Gabriel Pérez/Horacio Chousal (Mex/Mex) N°122 su Studebaker Classe Pan Am con 01:09:24 penalità, seguiti da Doug Mockett/Angelica Fuentes (USA/Mex) N° 133 su Oldsmobile Classe Pan Am con 01: 09: 49 penalità e da Marc Devis/Josè Luis Caparros (B/E) N° 370 su Studebaker Classe Pan Am con 01:12:09 penalità.          Con l’auto che ci ha riservato il Servizio Prensa/Press, possiamo seguire tutto il rally sulla scia dei concorrenti, infilandoci dappertutto con il nostro road-book di 210 pagine (!).       Idealmente, sentiamo anche le voci dei navigatori, in lingue diverse, che vibrano nelle cuffie dei piloti ripetendo il loro rosario: Go! Vai! Diritto, de frente, per 700 mt, DS piena, SX piena, Right 2!! In crest, DX 4 !!!!, SX 3 !!!, crest with left 2 !!, Right 3 !!!, with bridge with jump, long right 5 !!!!!, left 4 !!!! bridge (2).                (Sui lunghi rettilinei le auto, Classe Pan Am sfiorano o passano i 300 Km/h).         Siamo entrati in tutte le prove speciali: correndo negli intervalli (di pochi minuti) che separano le batterie di 10 auto in prova di alta velocità.          Il rally è stato improntato sulla velocità, quindi molto competitivo, ma anche molto pericoloso.        L’Organizzazione ha ingaggiato 22 pattuglie della Polizia Federale  (potenti Dodge da 600 CV) e 78 della Polizia Locale.               Seconda tappa, 28 marzo: Chihuahua – Divisadero – Chihuahua 612 Km, con 12 prove speciali per un totale di 171,44 Km, attraverso un paesaggio montagnoso di straordinaria bellezza.       Sculture della natura, in granito variegato, con macchie di verdi conifere subtropicali.       Strade strette, asfaltate, ondulate e curvilinee come stelle filanti nel vento.         E più del vento (sempre forte) filano le auto sul percorso levigato e velocissimo.      I piloti corrono felici, ma qualcuno ha baciato la roccia e qualche altro è uscito di strada, fortunatamente senza troppi danni.          Spettacolare l’arrivo a Divisadero (2550 mt) sulla voragine, immensa, del Barranca del Cobre (con le miniere di cobre/rame), dove il sole del tramonto lo dipinge con il colore del rame, dandogli il nome.       Sul piazzale affacciato sul vuoto, gruppi di donne indios nei loro costumi vivaci, intrecciano cesti e collane  multicolori come negli affreschi di Diego Rivera.              Anche le auto, sfrecciando tra roccia e boscaglia, tracciano  arcobaleni con i colori delle carrozzerie sfuggenti.        Mentre i motori sputano le valvole, su questo grande ottovolante della natura.         Sul Canyon Sierra Lodge si organizzano gite da brivido sui “sedili da suicidio” degli autobus che corrono su queste montagne russe naturali.

 
 
 

Anche noi corriamo con il cuore in gola, perché anche la nostra strada sale, ripidamente, in cielo tra le nuvole e scende, vertiginosamente, in fondo ai canyon tra la vegetazione rigogliosa e i fiori tropicali.        E, incuranti del peligro, pericolo, ci gustiamo inconsciamente questo spettacolo unico al mondo.       La gara continua la sua corsa, sempre in crescendo e sin temor por el riesgo, senza timore per il rischio.        

Al centro di un paese, gremito di folla, le auto della prova speciale stavano partendo e l’urlo delle sirene ha squarciato l’aria.    Un’ambulanza correva e la gente urlava: bambino, child, nignooo!!!       Scioccati, tutti abbiamo pensato al peggio: stava solo nascendo un bambino.      Auguri al neonato e felicità alla mamma.           Da Divisadero a Chihuahua stesso percorso all’inverso che ha squinternato le prove speciali; corse poche ore prima.La classifica ha così registrato: 1° Ricardo Trivino/Marco Hernandez (Mex/Mex) N° 66 Mitsubishi 2400 Turbo, penalità: 01:13:41, 2° Gabriel Pérez/Horacio Chousal (Mex/Mex) N° 122 Studebaker, Pan Am, penalità: 01:14:07 e 3° Doug Mocket/Angela Fuentes (USA/Mex) N°133 Oldsmobile, Pan Am, penalità: 01:16:12.                         29 Marzo, ultima tappa: Chihuahua – Ojinaga – Chihuahua Km 497 con 9 prove speciali per 177 Km( 2 di 41 Km) su strade velocissime, lunghissimi rettilinei ondulati, curve e controcurve (DX 4 L !!!!,SX 3 C!!!, DX 4 L!!!!) infinite  su saliscendi (con scarse protezioni) da brivido.Il percorso, fantastico: desertico e a volte lunare con sfondi di montagne colorate con pastelli viola, grigio, rosa e merlettate nel cielo azzurro.              Ancora una volta uno straordinario ottovolante fino al presidio USA (Texas).             Le prove speciali hanno triturato freni, usurato valvole, bollito i radiatori e sollecitato allo spasimo tutta la meccanica.          Ci sono state alcune uscite di strada, ma senza gravi danni.       E come nelle tappe precedenti una sola sosta di mezzora, per qualche rabbocco di olio o acqua e un panino frettoloso, con gli occhi sgranati sullo spettacolare Canyon  del Peguis con il suo fiume verde smeraldo in fondo all’abisso.        Il logo, EXPRESS, conferma che questa corsa si vince solo in velocità, impegnando mezzi e uomini fino allo sfinimento.          I veterani della Panamericana dicono: questa Chihuahua EXPRESS è più corta, ma molto difficile e impegnativa.       Da Ojinaga, inversione di marcia, per il ritorno a Chihuahua.          Così, le prove, che nella prima parte erano discese a precipizio, si sono trasformate in salite infinite.        La META/ARRIVO, finale, del Rally è stata sull’autodromo di Chihuahua dove i concorrenti sono entrati, immediatamente, distanziati da 1 minuto e correndo come pazzi per sette giri nell’ingarbugliato circuito di 1500 metri.     Stig Blomqvist si è esibito in una performance di alta classe, zigzagando velocissimo tra i testacoda dei meno bravi (sulle scie d’olio dei motori esausti) con sorpassi da urlo.

       
       
 

Nel magnifico palazzo,in stile coloniale, del Governo dello Stato di Chihuahua, si è tenuta la cerimonia della premiazione.      Ha vinto, questo indiavolato rally, l’equipaggio: Gabriel Pérez/Horacio Chousal (Mex/Mex) N° 122 Studebaker, Pan Am, penalità: 04:47:40, secondo assoluto Doug Mockett/Angelica Fuentes (USA/Mex) N°133 Oldsmobile, Pan Am,

penalità: 04:50:02 e terzo Ricardo Vega/Rodrìgo Gonzàlez (Mex/Mex) N° 31 Maserati, 2’400+, penalità: 05:00:24.     (al traguardo finale: solo 33 classificati)  Tutti hanno avuto un gradito riconoscimento e molti applausi.       Anche noi (unica Press europea) abbiamo ricevuto una medaglia “Congratulation of  Attendance”  e un applauso, con sbandieramento delle tante Riviste che abbiamo regalato (dopo la Panamericana e i nostri articoli, ci conoscono tutti).Un’altra gradita sorpresa ce l’ha fatta l’amico Sergio Iori (Presidente  dell’EURO Tranciatura Group) che essendo in visita allo stabilimento di Queretaro MX, è volato a Chihuahua per salutarci.  Grazie Sergio!    Siamo partiti da Chihuahua con il cuore al tamburello per l’emozione e una folla di amici ci ha salutati con affettuosi baci e abbracci.Il Messico è un paese istintivamente surrealista: non serve spiegare, basta credere e tuffarsi a contatto dei suoi colori per scoprire la sua anima.           Messico, paese dal demasiado corazòn, dal troppo cuore, terra orgogliosa e fiera.         Grazie Chacho Medina, gracias amigos, gracias Mexico.

Franco Lombardi

Claudia Malgrati

Bergamo Historic Gran Prix – 31 maggio 2008


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Anche quest’anno io e l’amico Luciano Mazza, abbiamo avuto l’onore di far scatenare la mitica Porsche 356 Speedster del 1957 al Bergamo Historic Gran Prix, una manifestazione di pregio che si è svolta lo scorso 31 maggio sul circuito cittadino delle mura di Bergamo.
Prestigiose le auto presenti: Bugatti, Alfa Romeo, Ferrari e tante altre dal palmarès importante, unite alle nostre amate Porsche che anche in questa occasione non hanno mancato di sfoggiare il loro fascino e il soul tipico dei motori boxer raffreddati ad aria.
Intrigante il percorso, costituito da una serie di saliscendi con punti veramente suggestivi ed impegnativi per i piloti, come ad esempio il doppio tornantino nei pressi della Porta Garibaldi o la chicane nei pressi di Palazzo Medolago.
Il circuito, su cui nel 1935 si disputò il gran premio di Formula Uno e in cui vinse un certo Tazio Nuvolari, fu definito dallo stesso migliore del Montecarlo.
E’ spettacolare rivedere ad oltre 75 anni da quel giorno, tante vecchie glorie automobilistiche (alcune anche più recenti ma non per questo meno spettacolari) affrontarsi curva dopo curva inanellandosi in una serie di sorpassi fra corti e palazzi nobiliari con oltre sette secoli di storia.
Un plauso all’organizzazione che anche quest’anno ha dato il meglio di se, curando oltre agli aspetti culturali e sportivi anche il nobile fine benefico a cui la manifestazione era associata.

Testo e Foto: Daniele Turani

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CARRERA PANAMERICANA 2008
23 – 30 Ottobre 2008

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La più grande, la più pazza, la più bella gara del mondo.
Da Tuxtla Gutiérrez a Nuevo Laredo dal 23 al 30 ottobre.

Siamo arrivati a Tuxtla Gutiérrez, dopo ore interminabili di voli e scali diversi, ma il grande teatro, Start, della gara più bella del mondo, ci ripaga della stanchezza, ridandoci gioia e vigore. Il Patron Eduardo Leon (Presidente della Carrera Panamericana dal 1988) con la Signora Monica Grossmann (P.R. Manager della Panamericana) ci hanno riservato un graditissimo benvenuto. Eduardo Leon è uno straordinario organizzatore della Panamericana, con Victor Segura (Event Director) e noi siamo onorati per l’elogio alla nostra rivista (unica Press italiana presente). Ringraziamo, per il prezioso aiuto, l’Ing. Noè X. Sepùlveda M. (Delegato Federale di Nuevo Laredo, per la Panamericana, e Direttore Operativo di Stereo 91- XHNOE – FM e Radio Formula) che ha viaggiato con noi.
107 auto da gara magnifiche: Studebaker, Ford, Oldsmobile, Chevrolet, Cadillac degli anni 50/60 di 6/7000 cc. e 550/600 HP, con le pittoresche livree dell’epoca, che sono uno spettacolare caleidoscopio di colori. E le più recenti: Porsche, Alfa Romeo, Volvo, M G, Jaguar, Mini Cooper. L’entusiasmo, con il formicolio nel sangue della passione, aumenta i battiti cardiaci di tutti. Con la macchina che ci ha riservato il Servizio Stampa, i nostri occhi hanno potuto fare i turisti. E con il Passpartout Press, abbiamo potuto frugare in ogni interstizio. Il Direttore della PRENSA-PRESS, per la Panamericana, Mr. Victor Lòpez ci ha assistiti, con simpatica amicizia, per tutto il rally.
Il 23 ottobre, prima prova di velocità (12 Km) dove la nostra amica, Ana Goni – Venezuela, con il suo pilota Stig Blomqvist – Svezia (verdissimo 72enne, Campione del Mondo 1988 – Audi) hanno concluso al terzo posto. Mentre Pierre De Thoisy (vincitore di ben sette Carrera) è stato il grande assente; perché impegnato nella “24 ore di Les Mans” Pierre ci ha salutati, da Parigi, ancora contento per l’articolo che dedicammo alle sue vittorie. “Contenti” anche i campioni messicani, che con lui in gara, dovevano lottare anche per un pugno di secondi. Da tuxtla Gutiérrez a Nuevo Laredo, 3300 Km (600 Km prove speciali) di folle velocità, questo è il Grande Rally del Messico: La Carrera Panamericana. Follia a parte, la parola d’ordine per tutti e per tutta la gara è stata: SEGURIDAD – SICUREZZA. Per le vetture sono ammesse modifiche tecniche, ma la preparazione, nelle norme della sicurezza, è di rigore. La prima tappa parte il 24 ottobre, da Tuxtla Gutiérrez, Capitale dello Stato del Chiapas (con il suo Grande Canyon Sumidero e la foresta tropicale con serpenti boa, puma, coccodrilli e i suoi pittoreschi Indios) per arrivare, dopo 548 Km, a Oaxaca. Oaxaca, 1546mt/slm, città fondata dagli Aztechi nel 1486 con il nome di Huacayac, sull’omonimo altipiano, circondato dalla Sierra Madre del Chiapas. Il centro ospita un grande mercato permanente, dove si può comprare di tutto: dalle pozioni magiche ai pappagalli. Questa tappa ha scatenato subito l’entusiasmo dei concorrenti, che hanno corso come pazzi e nelle prove speciali hanno dato il massimo. E si è capito dal frenetico lavoro delle assistenze a tarda sera. 1° Predero Zardain – Hernàndez su studebaker, 2° G. Pérez – Chosual su Ford e 3° Doug Mockett – Angelica Fuentes su Oldsmobile. Mentre l”idolo messicano” Jo Ramirez (in passato è stato nel Team di Alain Prost e Ayrton Senna e, poi Direttore Tecnico nel Team Mc. Laren F1) è arrivato soltanto 36°. L’amico Bern Langewiesche, su Falcon, ci dice: sono ultimo assoluto, ma non importa, mi sto divertendo come un pazzo!. Anche questo fa parte dello spirito della Carrera. Lo slogan “Sprit of la Carrera” ha caratterizzato questa edizione 2008, ricordando la sicurezza e il piacere di conoscere le zone più caratteristiche e le città più belle e antiche, con tanto divertimento sportivo e sociale. Purtroppo l’equipaggio N° 375 (Sunbeam) è uscito in una speciale, l’auto si è completamente distrutta, ma senza danni per i piloti. Grazie Oaxaca !!! Per la calorosa accoglienza e per la gustosa cena: con tapas, tortillas e carnitas con 30 salse diverse. Già alle prime ore dell’alba, quando il cielo, dal rosa passa al blu sfumato in azzurro brillante, l’effetto scenico nella grande piazza, gremita di gente per l’ultimo saluto alla Panamericana, è spettacolare. Come spettacolare è la passerella delle auto con le livree più fantasiose (non c’è limite per la decorazione e per la pubblicità). Oaxaca – Mexico City: 567 Km, 25 ottobre, seconda tappa, molto impegnativa. Sempre in zone di altitudini considerevoli come: San Juan Quiotepec 3250 mt, Huajuapan 3658 mt e il Parque National de Cholula con il vulcano Popocatépetl di 5465 m. Nelle caratteristiche foreste di alti e affusolati cactus dove le strade, tagliate nella roccia, diventano nastri ondulati che si srotolano in lunghissimi rettilinei, le velocità sono altissime. Infatti, il veterano Doug Mockett con la sua potente Oldsmobile (7000 cc.) del 1955 e Stig Blomqvist su Studebaker (6000 cc./ 600 HP) del 1954; superano i 300 Km/h.

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Il divertimento è garantito e lo spettacolo, per il tanto pubblico, è altrettanto entusiasmante. La Polizia Federale ha organizzato, con grande professionalità, il Servizio Sicurezza per tutto il percorso del Rally, coordinando anche le Polizie Locali. Il traffico è stato regolato lungo le strade e nei formicai delle città, bloccando la gente, al passaggio della Panamericana. Nelle prove speciali, chiuse al traffico (!), prima passa la POLICIA FEDERAL, su imponenti e potentissime auto: due pattuglie velocissime con l’urlo delle sirene. Poi la Pattuglia del Comandante, ad alta velocità, con potenti altoparlanti dalla voce forte e chiara che ammonisce, la folla assiepata sulle strade senza protezioni, con garbo deciso: Per favore! State fermi! Per favore, non muovetevi! Per favore, per la vostra sicurezza! Per favore, Per favore… Segue, velocissima, l’apripista ufficiale e tutte le auto dei vari servizi. E arrivano tutti i corridori, in una nuvola di velocità folle, con il rombo del tuono. Chiude il serpentone il corteo delle “Assistenze Tecniche” con Van articolati da Formula 1. Infine la “Barredora” – “La Scopa”, ultima Pattuglia della Policia Federal. Sui bordi della strada rimangono collane variopinte di gente impolverata e ancora imbalsamata, con gli occhi felici e spalancati da tanto stupore, sull’incredibile, velocissima, apparizione della Carrera Panamericana.
Noi, privilegiati dalla Press, ci possiamo fermare nei punti strategici. Le serpentine, con curve infinite, offrono spettacolarità sportive uniche. I nostri occhi fotografano immagini repentine e fantastiche che la nostra digitale non riesce a catturare.
Stelle filanti di strade perpendicolari su precipizi da canyon, dove le macchine corrono al massimo della potenza e rotolano vorticosamente nella lotta per il sorpasso. La gara è sempre in crescèndo. Ogni giorno più difficile, ogni tappa più veloce e ogni test più combattuto (con l’acceleratore e con la testa) perché La Carrera Panamericana si vince con la velocità ma, anche con l’abilità. Intanto all’arrivo a Mexico City il primo è stato Bill Beilharz – Jorge Ceballos su Studebaker. In questa città babelica, con 30 milioni di abitanti, abbiamo visto il concentrato del Messico in una “sopa” multicolore con più sapori. Il Messico sa ridere di se stesso: “Y TODO POR NO ESTUDIAR” (faccio questa vita per non aver voluto studiare) scritta sulla fiancata di un camion sgangherato che trasportava bottiglie d’acqua e bombole di gas. Il Messico allunga la mano e ti tocca il cuore. Può capitare ovunque. (En la Panamericana todo puede secceder). Può succedere a un semaforo, dove i poveri non chiedono l’elemosina, ma si pitturano la faccia, indossano parrucche colorate, intrattengono per qualche soldo gli automobilisti imbottigliati nel traffico e sputando fuoco dicono: io non sono un accattone, “yo soy un payazo” – sono un pagliaccio, signore, e questo è il mio lavoro. Il Messico non può essere raccontato, perché non c’è abbastanza carta nel mondo per raccogliere tutti i racconti di cui è capace. Non può essere fotografato, perché è come il bianco, la somma di tutti i colori. Si resta prigionieri del suo incantesimo, quando finalmente ci si arrende. Allora, la puzza dei gas non si sente più. Gli occhi smettono di lacrimare. E tutti i paradossi di uno Stato che proibisce le processioni religiose, in nome della Riforma, ma poi tollera un’alluvione di santi, madonne,immaginette, chiese, cappelle senza pari, sembra di colpo tutto perfettamente naturale. Città del Messico, a 2240 mt di altitudine, è tutta calles, avenidas, bulvards, plazes, plazuelas, callejones, prolungaciones, manzanas, colonias. Queste fanno parte della trama surreale, inestricabile della città. E nella nostra laboriosa traversata (al seguito della Panamericana) non possiamo dire che non ne valeva la pena.

     

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Mexico City – Querétaro (1860 mt) terza tappa Km 479, ancora montagne, ancora saliscendi: lunghissimi e velocissimi. Nel tanto frugare sulle rocce i nostri occhi hanno visto il monolite rosa, Pena del Bernal (4° più alto del mondo). Però…, l’emozione del giorno è stata la prova sul circuito. L’Autodromo di Querétaro, elicoidalmente disegnato da Chacho Medina, noto architetto messicano, ha fatto impazzire di gioia sportiva concorrenti e spettatori. Scicanes ardite hanno aumentato il combattimento tra i corridori (che hanno percorso 3 giri, in 6000 metri, al miglior tempo, entrando uno dietro l’altro) e curve impegnative hanno creato spettacolari testa-coda e uscite di pista in nuvole di polvere bianca che si mescolavano al fumo di olio bruciato e freni arrostiti. Le assistenze, a fine prova, hanno avuto molto lavoro, per fortuna la notte porta conforto e “tempo aggiunto”. All’arrivo a Querétaro, la città ha premiato tutti con la sua bellezza. Querétaro, teatro fatto città. Fondata dagli spagnoli nel 1531, oggi è Capitale di Stato. Benissimo ristrutturata, illuminata da fasci di luce che rendono più pastosi i colori: rosa, albicocca, tortora. La città è un sofisticato palcoscenico pronto per una “comedia de capa y yespada”. 26 ottobre: Querétaro - San Luis Potosì (1900 mt) quarta tappa, Km 424. Dopo una lunga giornata di gara, nell’ultima prova speciale, è uscita di strada l’auto N° 435 (Studebaker) rotolando più volte nella scarpata sottostante, fracassandosi completamente, senza danni “gravi” all’equipaggio. All’arrivo a S. L. Potosì (Capitale dell’argento): 1° Bill Beilharz - JorgeCeballos
(Studebaker), 2° Stig Blomqvist – Ana Goni (Studebaker). San Luis Potosì – Aguascalientes, Km 312, il 27 ottobre. Inizio tappa con pioggia e nebbia, per chilometri di montagna, fino allo Start di una prova “molto speciale”. Poi un pallido sole, accolto dal nostro sorriso. Il sorriso si è subito trasformato in una smorfia di orrore, quando dalla nostra postazione (all’uscita di una curva, veramente, “muy peligrosa”) abbiamo assistito, attoniti, al più grande incidente di tutta la gara. Tre vetture si sono accatastate, al centro della curva, arrampicandosi sulla montagna con tonfi da brivido e nuvoloni di polvere (la N° 363,Ford Mustang; la N° 120, Studebaker e la 357, Ford Mustang). La curva, a gomito, univa due rettilinei dove le auto sono velocissime e i concorrenti distanziati da una manciata di secondi; quindi tutto è accaduto in pochi minuti.
Fortunatamente non ci sono stati gravi danni alle persone, nonostante le auto distrutte.
Ma poteva essere una catastrofe: in quanto sopra la curva, a pochi metri, erano appollaiati in gruppo, fotografi e giornalisti (noi compresi). La gara è continuata, dopo uno stop di riordino, e all’arrivo ad Aguascalientes: 1° Stig Blomqvisit – Ana Goni (Studebaker N° 110), 2° Doug Mockett – Angelica Fuentes (Oldsmobile N° 133), 3° Bill Beilharz – Jorge Ceballos (Studebaker N° 108). 29 ottobre: sesta tappa,Km 206, Aquascalientes – Zacatecas (2490mt). Per noi, questa giornata sarà indimenticabile. Grazie al cortese invito del Comandante M. A. IBARRA H. della POLIZIA FEDERALE, abbiamo seguito la tappa a bordo della Pattuglia “N°11656 POLICIA FEDERAL”. Si, proprio una Pattuglia di quelle sopra descritte. L’auto: una DODGE con motore a 8 cilindri e 600 HP di potenza, velocissima. Con l’Ufficiale Eduardo Gomez Rubieta, il Collega J. Alfredo Palma, Pilota provetto. L’emozione è stata grande. Prima nell’incontro con il cordiale e simpatico Comandante IBARRA. Poi, i nostri occhi non possono raccontare le sensazioni provate a bordo della Pattuglia di Coordinamento della Squadra (12 Elementi) per la Viabilità e Sicurezza in Servizio per La Carrera Panamericana 2008.
I dialoghi, via radio, con le altre Pattuglie, l’alta velocità con l’urlo acuto delle sirene, zigzagando in mezzo a paesi e città. Poi strade tortuose, sugli ottovolanti delle montagne, con la velocità del fulmine e la perizia del chirurgo e con il motto: PROTEGER Y SERVIR A LA COMUNIDAD. Mai una frenataccia, mai uno sbandamento e sempre ad alta velocità, sicuri e tranquilli come sul treno TGV. E infine, ciliegina sulla tappa, abbiamo fatto tutto il percorso della lunga prova speciale “ La Bufa” (la più difficile e spettacolare, per le mille curve su precipizi senza protezioni) su due ruote, velocissimi, con la sirena che lacerava l’aria pietrificando la folla lungo la strada. 30 ottobre, ultima tappa: Zacatecaz – Nuevo Laredo Km 702 di deserto, molto pericoloso, con le colline piramidali all’orizzonte. In mezzo alle tante varietà di cactus ci sono anche insidiose varietà di animali: coyotes, orsi, puma, scorpioni e serpenti molto pericolosi. Molto pericolose sono state anche le curve “muy peligrose” come ammoniscono i cartelli stradali. E tra le curve la stele, che segnala l’attraversamento del Meridiano “Tropico del Cancro”, ci ricorda, simpaticamente, l’omonimo libro di Henry Miller. Questa giornata è stata la battaglia finale, senza esclusione di colpi. E di colpi ne hanno avuti molti le tante auto, vistosamente ammaccate. Soltanto 65, delle 107 partite da Tuxtla Gutiérrez, sono arrivate alla “META FINAL” di Nuevo Laredo. Sul podio: 1°Bill Beilharz – Jorge Ceballos (Studebaker) 4:15:28, 2° Jorge Roberto Pedrero – Marco Antonio Hernàndez (Studebaker) 4:16:15, 3° Doug Mockett – Angelica Fuentes (Oldsmobile) 4:20:24; seguono: 4° Stig Blomqvist – Ana Goni (Studebaker) 4:23: 51, 5° Lars Stugemo – Jonny Olofsson (Studebaker) 4:29:02. La serata di gala con “UNA FIESTA SIN PAR” e con le musiche tipiche e i balli con i costumi variopinti del Messico è stata davvero una festa senza pari per tutti. Il Grande Rally è finito. E’ stato lungo e faticoso , ma bello e fantastico come un sogno . All’arrivo, il primo giorno, subito si pensa: troppa gente, troppa puzza, troppo sole, troppa storia. Menomale che c’è il Grande Rally con tutto il suo fascino motoristico. Poi alla fine, con tutto quello che gli occhi e il cuore hanno immagazzinato, ancora si pensa: troppa gente, troppa amicizia, troppo di tutto ci si ripete e si parte con il cuore già oppresso dalla voglia di tornarci. E noi ci vogliamo ritornare, da competitors, perché dopo 20 anni di gare non possiamo mancare alla GRANDE CARRERA PANAMERICANA.

Testo e Foto: Franco Lombardi & Claudia Malgrati


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2° PORTUGAL CLASSIC RALLY
20 – 27 settembre 2008

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Un rally tutto in “crescèndo” dalla Serra da Estrela al vero circuito di rallye-cross di Lousada, sulle prove speciali del Campionato Mondiale, “En toute sécurité”.

Questa seconda edizione del Portugal Classic Rally 2008 si è improntata, sempre in crescèndo, con un programma molto variegato “En toute sécurité” – In tutta sicurezza, parola maestra dell’Organizzazione.
Tre tappe di montagna per i piloti, due tappe di navigazione per i copiloti e un finale che solleciterà l’intero equipaggio, con due prove speciali sui circuiti di vero rallye-cross di Lousada (con le prove speciali del Campionato Mondiale) e Braga. Gli Organizzatori Pierre Barré, Robert Rorife e tutti i collaboratori (con l’aiuto, preziosissimo, del Clube Portugues de Automòveis Antigos e di Horacio Gonzales – Commissario ACP, Rali Classico) hanno rinnovato l’Evento in maniera “sferzante” in omaggio al proprio sito “SeaSunRally.com”.
Quindi: mare, belle strade e sole!La partenza, sulla costa atlantica di Lisbona, dal sontuoso Hotel Cascais Miragem, appollaiato sulla “boavista – bellavista” della Baia di Cascais. Sono stati riservati un numero chiuso di 60 concorrenti per la categoria Classic-Regularity e 20 per la categoria Découverte-Touring.
Robert Rorife, rabdomante ideatore di rallies e ottimo navigatore, con il Presidente Pierre Barré, hanno disegnato un percorso tutto nuovo nelle regioni dove i paesaggi sono a mozzafiato. La prima tappa, dopo una laboriosa traversata di Lisbona nelle ore di punta del mattino, ci ha portati al sud del Portogallo, sul confine spagnolo. 400 Km infarciti di prove speciali, di lunghezze fino a 38 Km, con variazioni di medie concatenate.
Il percorso, prima in pianura, con l’attraversamento di cittadine e paesini gremiti di gente e strade su lunghi rettilinei velocissimi, nonostante i tanti camion. Poi si è cominciato a salire fino alla Serra da Sao Mamede a 1025 mt. Il paesaggio è piacevole e in cima un cartello segnala la zona di lancio per parapendio, in basso si vede tra gli alberi, una cittadina tutta bianca a forma di piramide con sulla cuspide una cattedrale barocca immacolata, come in un quadro naif. Scendendo verso il piano, ci stupiscono anche alcuni laghetti, circondati da palmizi desertici come nelle oasi del Marocco. Alla sera lo stupore continua sulle liste delle classifiche perché, ubriacati dalle tante prove, tutti sono sorpresi dai risultati.
Intanto al comando, di tanta rallistica maschilità, ci sono due ragazze su di una splendida BMW 328 del 1937, bianca. Seconda tappa, ancora stradine ondulate e sinuose come stelle filanti, in mezzo ai sughereti e con il sole brillante del primo mattino.
Le piogge serali e notturne puliscono l’aria e ridanno vigore al sole del nuovo giorno.
Ma di vigore ne hanno bisogno i competitors perché devono correre, sempre in crescèndo, su strade strette e tortuose in un traffico rurale molto preoccupante. I controlli orari sono tirati, i paesini sono tanti e tante le pattuglie della Polizia allertata, che vigilano sorridenti ma, con paletta alla mano. La cronoscalata sulla Serra da Estrela (2000 mt) è stata fantastica! Chilometri infiniti, in un paesaggio spettacolare, sempre in salita, con tornanti così elicoidali che si avvitavano in cielo e i tempi così avari, che i ruggiti dei motori laceravano l’aria cristallina.
Breve sosta, ristoratrice, in cima all’Estrela sotto la Torre Vodafone, poi giù a precipizio sulla lunga discesa, un po’ sconnessa, con una prova speciale interminabile.Una Giulia Super, molto preparata, ha squarciato un pneumatico ed è arrivata, a fine prova, sul cerchione: ma è arrivata! I controlli orari e le prove speciali nella discesa, a picco, hanno sconvolto la classifica nel fine tappa a Viseu.
Le ragazze della BMW 328 sono scese al 17° posto, il leggendario campione Colin Francis al 29° e il campione olandese Bert Dolk al 3° (noi al 20°, con Retrotrip out).
Nei sonni agitati la moviola biologica ripercorre i fotogrammi, della tappa appena trascorsa, ed è già mattina. Al risveglio, quando è ancora buio, dopo una toeletta sommaria ed una colazione frugale, tutti corrono alle macchine.
La pioggerella notturna ha spento la calura del giorno ed ha avvolto l’albergo in un bozzolo di nebbia. Comunque nei parcheggi c’è già agitazione (come all’arrivo, di sera, dove tutti riparano qualcosa) per gli ultimi controlli e bam, bam, bam, cofani chiusi: pronti a partire. Si riparte, ogni mattina, in ordine di arrivo così cambia lo scenario e il colore del lungo serpentone di auto. Chi era in alto, in classifica, si stupisce di trovarsi vicino al concorrente che è più in basso. Tutte le tappe sono di circa 400 Km. La durata varia, secondo la difficoltà del percorso, e può arrivare anche a 10 ore. La tappa da Viseu a Chaves si è svolta nella vallata del Douro ,il fiume d’oro per la ricchezza prodotta dai vini straordinari della Regione. Il percorso è su piccole strade, sempre in saliscendi e molto tortuose, in mezzo ai vitigni su terrazzamenti ordinati come giardini. Le tante prove disseminate sulle colline hanno impegnato seriamente gli equipaggi. Tanti i cambiamenti di direzione, con indicazioni complicate e attraversamenti di villaggi quasi medioevali. Paesini tortuosi e strettissimi, inseriti nelle prove, hanno rallentato la corsa squinternando i conteggi dei navigatori. All’uscita di questi villaggi: piede giù per recuperare il ritardo. Ma, all’improvviso un mastodontico trattore o, dietro a una curva un gregge di caprette che attraversa, ozioso, la strada. Comunque il paesaggio è incantevole e il sole, brillante, vivacizza il fogliame delle viti, che in questa stagione ha i colori di Cezanne. Ma le stradine, ruvide e bucherellate, hanno triturato freni e meccanica. All’arrivo a Chaves, il parcheggio dell’hotel si è trasformato in una grande officina all’aperto. Cofani alzati, ruote all’aria e un concerto di suoni metallici, hanno attirato molto pubblico curioso e messo in apprensione i malcapitati concorrenti. Grande apprensione anche per la grandinata, di penalità, che si è abbattuta sulla classifica. Tant’è che: Colin Francis 33°, le ragazze su BMW 328 al 19° e Bert Dolk sale al 1° posto, noi manteniamo la posizione (senza Trip) e il nostro motore (AR 2000 GTV) canta felice con la benzina a 98 ottani (ottima preparazione, Lambrimotori!).Lasciamo Chaves e corriamo, come pazzi verso Nord, con prove molto penalizzanti (come sempre) ma il paesaggio è veramente a mozzafiato. Corriamo nel Parco Nazionale della Serra da Peneda – Geres: le stradine tortuose, con salite ripide e discese vorticose, si srotolano in mezzo a boschi fitti di varietà di alberi e di colori. Altre stradine, senza protezioni, sono ricamate su montagne desertiche, con massi giganteschi, levigati e modellati dal vento. Tuffandoci a velocità sostenuta, per rientrare nei tempi dei C.O, incontriamo in basso, il Lago di Negroes e il Lago di Paradele che sono meraviglie della natura. Ma non abbiamo tempo per indugi, perché la tabella di marcia incalza, senza indulgenze, però ci sono rimasti, vivi, negli occhi i colori dell’acqua e del cielo. Paesaggi sempre mutevoli, come mutevole è la classifica di ogni giorno. Intanto è ritornato in gara l’equipaggio Bollen/Bollen, dopo una giornata di fermo a causa della rottura del differenziale (BMW 1600 del 1967), il ricambio è arrivato dal Belgio con DHL.
Appena in tempo per partecipare alle prove sul circuito di Braga. Il circuito di Braga, ben disegnato e ben attrezzato, ha elettrizzato tutti, correndo in batterie di tre auto, con giri cronometrati, con vari tempi imposti, ma velocissimi. La giornata, ricca di sport e di sole, si è conclusa a Povoa de Varzim dove il magnifico Novotel, che ci ospiterà per due notti, ha tutte le finestre spalancate sull’azzurro dell’Atlantico.
Ultima tappa: 60 Km di traffico intenso, con un C.O. e un regularity test impegnativi, fino a Lousada per la prova (molto speciale) del gran finale. Infatti, il circuito di rallye – cross di Lousada è stato protagonista delle speciali del Campionato Mondiale di Rally.
Due auto, per volta, si affrontano in un testa a testa su scicanes e attraversamenti con sopraelevate e tratti di sterrati polverosissimi. I motori ruggiscono, in crescèndo, come un grande concerto di migliaia di decibel, con nuvole di polvere come cipria che, illuminate dai raggi del sole, esplodono in fuochi d’artificio catapultando le auto in corsa.
Questa prova, molto sentita, molto combattuta, ha sconvolto ancora una volta la classifica generale. La serata di gala proclamerà vincitore del rally: Bert Dolk navigato dal bravo Yves Noelanders, su Alvis Speed 25 del 1936 (3558 cc) con sole 39.6 penalità. Seguono Van Der Zypen Arnaud/Lambert Yves su Triumph Tr4 del 1964 con 55.0 penalità e Jehan Taquet – Arnaud Taquet su Volvo PV 544 B 18 A del 1961 con 68,7 penalità.
Finita la festa, i concorrenti belgi caricano le macchine sulle bisarche e corrono all’aeroporto per ritornare a casa. Mentre: francesi, inglesi, olandesi e italiani, correranno ancora per migliaia di chilometri (noi ne totalizzeremo circa 8000), con le auto un po’ stanche, ma felici di aver partecipato a questo Evento, accolto con festosa e sportivissima ospitalità dalla popolazione portoghese. Attilio Dagnino, italo/portoghese, Commissario ACP – Rali Classico, ci ha salutati, con un abbraccio, dicendo: En tao, boa viagem amigos e, adeus ao proximo – E allora, buon viaggio amici e, arrivederci al prossimo Portugal Classic Rally 2009.

Testo e Foto: Franco Lombardi & Claudia Malgrati

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WIEN - TRIESTE
19 – 24 agosto 2008

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Un migliaio di velocissime miglia, attraverso Austria, Slovenia, Croazia sotto il vessillo “Drive safe but fast”.

I 130 cavalli della nostra Porsche 356 SC hanno galoppato veloci ma sicuri, da Milano a Vienna, in onore allo slogan: Drive safe but fast.
Anche questa sesta edizione del Rally Wien – Triest 2008 si è caratterizzata con spirito sportivo, correndo sempre veloci ma in sicurezza e il motto “Drive safe but fast” è stato ripetuto costantemente. Purtroppo, per la scarsa abilità (o scorrettezza) di alcuni concorrenti, ci sono stati degli incidenti (fortunatamente senza danni alle persone) che hanno creato disagi, a tutti, con l’annullamento di prove speciali e con l’interruzione forzata di due tappe. Tutto questo si riferisce alla categoria “Regularity” dove, purtroppo, non essendoci stata una sezione “Touring” molti concorrenti si sono iscritti, forse, pensando alla solita gara amatoriale del Club di paese. Noi, abituati alle marathon long distances, abbiamo apprezzato i lunghi trasferimenti con C.O. tirati, perché questo è lo spirito sportivo dei rallies, ma ci si deve sempre attenere alle regole, senza mai sopravalutare le proprie capacità.
L’Organizzatore Mr. Heinz Swoboda , con la sua passione per l’automobilismo, impiega tutto l’anno per migliorare e perfezionare il rally, che vuole sempre più competitivo; ma con grande attenzione per i concorrenti e per l’ambiente. E, con la signorilità che lo distingue organizza ogni anno un evento FIA di alta qualità sportiva (riferendoci, soprattutto, alla categoria “Race” dove i partecipanti sono abili piloti e grandi appassionati, con auto da centinaia di cavalli di potenza). Pertanto, imitando la nobiltà austriaca, battiamo i tacchi e con l’inchino diciamo: Servus, Herr Heinz Swoboda!
100 auto, una più bella dell’altra, con concorrenti da tutta Europa che hanno partecipato con gioia e grande divertimento motoristico. E con il N° 1, non poteva esserci che, il più volte campione mondiale Walter Rohrl. Rorhl, dopo una giornata di grandi performances (classificandosi primo assoluto nella categoria Race) ha lasciato la gara, con sportiva signorilità, lasciando anche la sua impronta come termine di confronto. Due categorie: “Race”-velocità, su circuiti ben organizzati, lungo il percorso del rally e “Competition”- regolarità, su strade aperte al traffico, con severe prove di precisione al centesimo di secondo. Esclusi tutti gli strumenti elettronici (anche se qualche “misuratore” sospetto spuntava in qualche mano frettolosa) e tutte le prove sono state cronometrate con fotocellule.
Start nella festosa cornice del Prater, e via sui lunghi Ringstrasse al rombo di migliaia di decibel. Infischiandoci dei vari “Verboten” stradali e delle occhiatacce dei “Polizei” impalati ai semafori e costretti a lasciarci passare con il rosso, per snellire il traffico. Lasciamo, con nostalgia, l’elegante e sfarzosa Vienna con i suoi parchi e adagiata, come una bella signora, sulle rive del romantico Danubio (che purtroppo non è più blu). La prima tappa, di 400 km, si è subito improntata sul tanto correre su e giù per monti e per valli. Bello il paesaggio: tra boschi dalle varie tonalità di verdi brillanti, e paesini con infiniti balconi stracarichi di gerani vermigli e grandi aiuole fiorite. Bello e divertente il percorso, ma con tempi dei C.O. molto stretti e con traffico abbastanza preoccupante.Subito si è imposto l’equipaggio italiano: Amedeo Cicuttini/Lia Castellano su Alfa Romeo Spyder 1600, che hanno sempre mantenuto l’ottima posizione in classifica e concluderanno il rally nei Top Ten, al nono posto. Ferruccio Canciani e Ludovico Spada sulla loro magnifica AC 289 Cobra del 1968, si sono classificati al 12° posto seguiti da Lombardi/Malgrati e da Fabrizio De Marco/Luca Bellinello su Triumpf Spitfire, che chiudono il gruppo italiano. Intanto stiamo correndo nella bella Regione della Stiria, le strade sono ondulate e tortuose e le prove speciali difficili e insidiose.
La Stiria è come il nostro Chianti, le colline sono ricoperte da vigneti tenuti come giardini e il vino, per chi non ama il barricato, è più raffinato. Corriamo con ritmo sempre sostenuto, continuando a salire e scendere sulle montagne, attraversando cittadine gremite di gente e paesini, tutti con fitte segnalazioni per regolare il traffico, che non sempre rispettiamo (all’italiana) per stare nei tempi. Dappertutto si avverte l’autorità austriaca. Non ci sono tanti Corpi di Polizia, c’è una sola Polizei (!!!) ma tutto funziona. Non si vede un accattone e la macchina si può lasciare, aperta, anche in pieno “Zentrum”. Le prove speciali si susseguono a colpi di penalità (almeno per noi). I self start, a volte, ingannano i conteggi del navigatore e il pilota, con l’occhio incollato al contachilometri, si ingarbuglia nelle curve infinite e nel tanto saltare, gli aghi degli strumenti impazziscono. Siamo entrati nella Slovenia: anche qui grande entusiasmo motoristico (come in Croazia) e tanti dobardan, dobrodoscli – buongiorno, benvenuti. Ma, la Policija non perdona. E gli Agenti, armati di pistole Autovelox, sbucano da ogni cespuglio e qualche concorrente, incauto, ne fatto le spese (Cash!). Comunque: la benzina è a 100 ottani, il cibo è ottimo e tutto costa meno. Per contro le prove speciali sono molto difficili e in un traffico decisamente pericoloso. Troppe macchine, troppi camion, troppi trattori e pochi guidatori abili e disciplinati sulle strade strette e tortuose. Così abbiamo avuto ancora qualche incidente, non grave,ma che ha rallentato e anche fermato la nostra corsa.All’arrivo a Koper-Capodistria, a due passi da Trieste, dove le radici sono italianissime, al passaggio dell’auto targata Milano, sulle stradine assiepate di gente allegra e festosa, ci fioccano intorno i tanti:Ciao, come stai? Ciao, benvenuti!
Con questo abbraccio Koper ci saluta con un ricco buffet istriano e i tanti calici, di ottimo vino, si alzano ripetutamente in onore dei premiati.
Vince la “Race” l’equipaggio Huber/Viakowski su Porsche 911 RS 3.0, con motore potentissimo come le altre dello stesso modello, che seguono fino al sesto posto.
Mentre nell’ottava posizione si è classificato (primo di classe) l’amico ungherese Lazlo Mekler su Alfa Romeo Giulia Sprint GT 1600 Gr. 2, con tempi molto vicini alle straordinarie Porsche 911 RS 3000. L’equipaggio tedesco Henglein/Pfister, su IROC Porsche 911 Gr. 4 del 1971, è stato il primo assoluto della “Competition”-Regolarità.
Il caloroso saluto, da organizzatori e marshalls austriaci, sloveni e croati, si è unito in: auf fiderzen, nasvidanje, dovidenjia. E anche noi, con loro: arrivederci, al prossimo rally Wien-Triest 2009.

Testo e Foto: Franco Lombardi & Claudia Malgrati


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XXI VOLTA A’ MADEIRA - FIVA WORLD RALLY 2008
25 – 28 giugno 2008

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Competizione ad alto livello, nell’armonia tra sport e natura, a Madeira perla dell’Atlantico.

Per la ventunesima volta consecutiva, il “Clube de Automoveis Clàssicos da Madeira” ha organizzato il “XXI° Volta à Madeira – Classic Rally” che si è corso sulla bella Isola di Madeira (Portugal) dal 25 al 28 giugno.
Questa gara di Regolarità per auto storiche, è a calendario FIA (Historic European Championship) e internazionale FIVA – Categoria A. Quest’anno è stata scelta per il “FIVA WORLD RALLY 2008”. Scelta molto attenta da parte degli Osservatori FIA e FIVA (compresi i presenti: Mr. Christos Apostolidis di Atene e Lamberto Jardim di Madeira) che negli ultimi anni hanno totalizzato il 98,5 % dei consensi per la Nomination. Inoltre la storicità di questo rally risale agli anni 50, quando ancora si chiamava “Volta à l’Ilha” (Giro di Madeira). Molte personalità dell’ Automobilismo Storico, presenti, tra le quali spiccano: il World President FIVA Mr. Horst Bruning e il suo Vice, nonché World President of FIVA Events, Mr. George Ioannides.
Quattro giorni che hanno coniugato la competizione con lo slogan “body – mind - madeira”. In questa isola conosciuta come la perla dell’Atlantico, il piacere del corpo e dello spirito si associano allo splendore dei paesaggi paradisiaci, alla raffinata gastronomia e all’ospitalità della sua gente.
Per tutto il rally, ogni concorrente ha sentito l’armonia tra lo sport e la natura, in un Evento competitivo caratterizzato da una componente sociale importante.Il primo giorno di gara si conclude con una spettacolare gimcana nel centro storico di Funchal, splendida capitale della Regione Autonoma di Madeira. Moltissima gente, assiepata attorno alle transenne del circuito cittadino. Tra palazzi in superbo stile portoghese, monumenti,caffè e fontane nella scenografia della città, che dall’alto dei suoi colli scende a gradoni sull’elegante litorale atlantico. Questo rally di soli 400 Km in quattro tappe, può apparire corto sulla carta, ma il percorso e le difficoltà incontrate hanno dimostrato che può competere con altri a “long distance” e il locale, veterano, Direttore di Gara Mr. Luis Madruga può andarne fiero. Sulle strade, strette e tortuose, il traffico è abbastanza caotico e gli automobilisti hanno una guida piuttosto “sportiva”. Una disciplina tecnica, che ha caratterizzato questa gara di precisione certosina, è stata l’assoluta proibizione di strumenti misuratori delle distanze, Retrotrip compresi.
Per i navigatori, ammessi solo i cronometri a funzionamento meccanico e tutti i rilevamenti cronometrici, ufficiali, con sistema elettronico a fotocellule.
Il paesaggio ameno e bucolico, attraverso Parchi Naturali, come quello immenso di Funchal, sono stati una gradevole panacea per la tensione dovuta alle tante prove speciali. Ciò nonostante, all’interno di questi immensi giardini e foreste naturali, si sono inanellate le prove di precisione, in boucles su stradine e sentieri da rompicapo, per non sbagliare il percorso e per mantenere i tempi imposti.
Ricordiamo la lunga arrampicata, con saliscendi e infiniti tornanti, sul Pico da Areeiro, dove le prove speciali sono arrivate fino alla cima dei suoi 1818 metri. Il paesaggio è fantastico, con squarci di vedute su canaloni a precipizio sull’Atlantico dove l’occhio, stupefatto, confonde l’attenzione alla guida e al cronometro. I motori rabbiosi e ruggenti, nello spasimo del tanto salire, vanno in ebollizione e i piloti, apprensivi, distraggono i navigatori dai loro conteggi di precisione. Pico Poiso , altitudine 1413 mt: ancora ottovolanti di tornanti su alture dalle conformazioni spettacolari, con i colori brillanti della vegetazione subtropicale che, fino a quote alte, le bordure stradali sono variopinte collane di fiori meravigliosi.Tutta l’Isola è montagna nell’ Oceano: con le strade attorcigliate intorno e bucherellate da infinite gallerie, con le più nuove arditamente costruite a sbalzo, su litorali vertiginosi come le falesie locali. Anche l’ Aeroporto Internazionale di Madeira, recentemente ricostruito, sembra una gigantesca portaerei incastonata tra montagna e mare. Continuando il giro dell’Isola, si può notare il pulsare del cuore operoso di città e paesi in continuo sviluppo, senza trascurare le sane tradizioni popolari. Nei giorni di festa si vedono allegri addobbi colorati, festose bande musicali e fuochi d’artificio.
Intanto i fuochi d’artificio serali si trovano anche sui grandi tabelloni delle classifiche, ben dettagliate, sulle quali grappoli di occhi si incollano con piacere, o disappunto, per il risultato della tappa appena conclusa. Molte discussioni, molte chiacchiere, molti commenti e: c’è chi ride e chi piange.
Ma cosa credavate cari competitors, che fosse la solita garetta tra amici?
Questo è un Evento di grande impegno: è il FIVA World Rally 2008 a Madeira!
Tutti, comunque, si sono impegnati seriamente, secondo le propria esperienza e capacità.
Per sottolineare un’esperienza d’eccezione ricordiamo Colin Francis, campione mondiale degli anni passati, presente in questa gara con Michel Poncin sulla splendida e rara AC-Bristol ACE Spider del 1957, che finirà solo diciassettesimo. E questo la dice lunga sulla qualità e difficoltà di questa competizione.Tutti i concorrenti sono stati bravi e corretti, purtroppo qualcuno si è dovuto fermare per problemi meccanici, senza fermare la passione e l’entusiasmo.
L’entusiasmo è salito al massimo per l’equipaggio Joao Mota/Miguel Correia, su MGB del 1971, che inscrive il suo nome per la prima volta nel Palmarés del Rally di Madeira. Vincendo sul combattuto concorrente Miguel Teixeira/Duilio Martins, che con una identica MGB del 1971 concludeva la penultima tappa al primo posto e ha terminato il rally al secondo assoluto.
Non da meno il terzo classificato: Francisco Camacho/Sandro Rodrigues (Triumph Spitfire del 1972) che ha concluso a 1,65 secondi dal vincitore.
Nel nostro articolo per il 19° Rally di Madeira 2006, concludemmo dicendo che gli Organizzatori si stavano già scaldando per il Mondiale FIVA 2008.
Si sono scaldati molto bene e hanno fatto un evento davvero mondiale.
Ci auguravamo anche di poter essere della partita, ci siamo riusciti grazie al graditissimo invito del Presidente Rui REIS che, con tutti i suoi collaboratori, ha surriscaldato questa grande competizione mondiale elettrizzando tutta l’Isola.
Siamo felicissimi di avere partecipato e di poterlo raccontare, con la gioiosa ospitalità degli abitanti di Madeira.
Obrigado caros amigos, a todos, pela fantastica hospitalidade.
Grazie Presidente, grazie Carla Barros (Public Relations) e Joao Santos (Media Relations Coordinator) per il prezioso supporto e arrivederci al prossimo Madeira Rally 2009, con l’augurio di sempre maggior successo.

Testo e Foto: Franco Lombardi

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THE 20th CLASSIC MARATHON
14-20 giugno 2008

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2200 furiosissimi chilometri con 50.000 curve, da Ypres a Cortina dal 14 al 20 giugno 2008.

Quando la prima Pirelli Classic Marathon (ideata da Philip Young, ispirato dai lunghi rallies del passato) prese il via dal Tower Bridge di Londra, in una soleggiata domenica di giugno del 1988, fu un evento veramente speciale, per l’entusiasmo dei tanti appassionati. Speciale, per chi ricordava i rallies “long distances” degli anni 50/60, dove partecipavano i campioni come: Stirling Moss, Roger Clark, Timo Makinen, Paddy Hopkirk, Paul Easter e Willy Cave. Una settimana straordinaria, fino a Cortina, per la grande competitività dei corridori che non si risparmiarono nell’inseguimento. La BBC fece “uno speciale” documentario intitolato “The Great Chase” , pubblicato in 70 nazioni diverse.
Quest’anno, nell’anniversario del ventennale, la grande gara (a calendario FIA – Historic European Championship) riparte da Londra con Start, ufficiale, a Ypres (Belgio).Sabato 14 giugno: prima tappa Ypres to Ypres, relativamente corta, di soli 130 Km, ma è stato un giorno da ricordare. Alla partenza la Jaguar N°1 di Mike e Gina Barker è la stessa (con lo stesso numero di gara) con la quale parteciparono alla 1th Marathon vent’anni fa. Subito allo Start, questa 20th Marathon, inizia con un test (su due lunghe strade, chiuse al traffico) con tortuose chicanes e al miglior tempo.
Usciti dalla prova (di velocità) subito un regularity test e via di seguito con tests di velocità e severe regolarità con self start, per tutta la giornata sotto scrosci di violenti temporali.Seconda tappa: Ypres – Luxembourg 450 Km.
Molti problemi meccanici e rotture hanno infastidito tanti concorrenti che, nel primo giorno del rally, si sono scatenati per l’entusiasmo della gara e della passione, senza risparmiare le auto per il lungo percorso.
Un caloroso ringraziamento a Etienne Massillon del Motor Club di Huy (Belgio) che si è prodigato, con efficiente assistenza tecnica, fornendo e sostituendo anche pezzi di ricambio. Terza tappa: lunedì 16 giugno, Luxembourg – Mulhouse 420 Km.
Continua l’entusiasmo e continua l’inasprimento della gara. In questo evento, molto speciale, sono presenti tanti veterani e campioni del rallysmo internazionale e l’Organizzazione (capitanata da Jeremy Dickson, che vent’anni fa era Capo Marshal con Young) ha confezionato una competizione su misura. E, pensando alle 48 hairpins of the Stelvio, il bello deve ancora arrivare. Intanto si sono distinti i veterani (nostri amici di tante Marathons) Marc Tipping e Tony Jolly con la loro gloriosa e inseparabile MGB del 1964. Una consistente prova di regolarità ha impegnato i competitors nel favoloso Geoparc Circuit, dove molti si sono ingarbugliati nel conteggio dei giri. Fortunatamente (anche per i Marshals) è stato fatto un video che potrà dimostrare dove hanno sbagliato. Siamo al 17 giugno, con partenza all’alba da Mulhouse per arrivare a fine tappa a Bormio dopo 580 Km. Al primo controllo orario a Sundgau è seguito un impegnativo test nel locale Kart Circuit, che apparentemente è il più lungo d’Europa. Sono incominciati i primi ritiri e qualcuno è stato male, forse per affaticamento o problemi intestinali a causa del tempo quasi invernale. Tutta la giornata è stata faticosa per i piloti, ma ancora di più per i co-driver , in quanto la navigazione è stata veramente di difficoltà “inglese” (dicono gli amici navigatori presenti: Colin Francis e Willy Cave, campioni leggendari). E, finalmente il tanto sognato, ed agognato, “Stelvio Loop” con i suoi 48 tornanti, difficili e faticosi per uomini e macchine, ma sempre in un paesaggio magico, anche nella sezione in notturna (superdifficile) . Purtroppo, il magico Stelvio Loop è stato un vero cappio al collo per tutti, triturando freni e motori. Molti si sono ritirati per guasti molto seri. Marc Tipping e Tony Jolly hanno rotto il motore e i ritiri sono otto. Sul Trafoi, una Regularity molto tirata e sulla neve, ha scombussolato la classifica. Intanto l’equipaggio Malcom Pickering/Iain Tullie su Sumbeam Alpine continua a condurre la gara con 0:03:06 penalità. Mentre Frank Fennell con l’ottimo Kevin Savage sono sesti con 0:05:36 penalità e la loro AR Giulia Super resiste. Al 17° posto Willy Cave/Michael Cornwell su Porsche 356 con 0:08:37 penalità e Colin Francis con Nicky Porter, su Mercedes 450 SLC, 22° con 0:10:16 penalità .Quinto giorno, quinta tappa di 370 Km da Bormio a Merano.
Memorabile anche il Passo Gavia, con la sua cima di sterrato e le discese a precipizio, senza protezioni come il Vivione. Paesaggio fantastico e magico, ma tracciato da rally furioso. Furiosi anche i motori inglesi che vanno facilmente in pericolose ebollizioni.
Per concludere la giornata in bizzarria Anthony Preston, designer veterano di Marathons (che conta anche le curve), ha scritto la nota di una prova speciale, a self start, con la semplice indicazione: 20.07 Km End of Regularity ! Si naviga all’inglese, con le carte!!! Partendo da Merano, il 19 giugno, i concorrenti hanno attraversato il cuore delle Dolomiti dove, negli anni d’oro dei rally, i veterani si sfidavano sui Passi più difficili ed emozionanti come il Brocon, Duran, Pordoi e Sella. In questa rievocazione storica, molto competitiva, alcuni di quei veterani sono ancora presenti e rivivono le stesse emozioni impegnandosi con rinnovato entusiasmo.
Infatti in questa penultima tappa, di 380 Km da Merano a Cortina, ce l’hanno messa tutta per primeggiare l’uno sull’altro a costo di fracassare le macchine, che anche loro sono di un’altra epoca. Giornata intensa e difficile, con sette prove di “super regolarità” e un “super test”, al miglior tempo, nel parco della Fabbrica Pedavena. Questo programma fa capire il motto di Colin Francis che recita: last day… E significa che nell’ultimo giorno delle Marathons succede di tutto, sconvolgendo ancora la Overall Results. Infatti la brava Lisa Lankes, con la sua inseparabile Austin Healey 3000, per un errore si è giocata la Alpine Cup (premio speciale della montagna) ed è scesa al 6° posto. La prova speciale del Col de Manghen è stata cancellata per lavori in corso, ma le altre hanno massacrato tutti. In una di queste c’era anche un tratto di strada sconosciuta alle carte geografiche, con le quali i navigatori tracciano il percorso. E questo è il classico: “la strada che non c’è, ma che esiste” (?!). Finalmente l’arrivo a Cortina dove la classifica generale registra ancora, al primo posto, l’equipaggio Pickering/Tullie con 0:03:34 penalità. Intanto i ritiri sono saliti a dieci; ma c’è ancora il last day…. Last day: 20 giugno, ultima tappa, Cortina to Cortina Km 150. Ultimo giorno: un percorso corto sulle Dolomiti, ma veramente impegnativo.La classifica finale si è scomposta, com’era prevedibile e i ritirati sono dodici su 83 partiti. Colin Francis con 0:12:06 penalità è passato al 18° posto, Willy Cave al 14° (0:10:08), Lisa Lankes ha mantenuto il 6° (0:06:27), Kevin Savage al 4° posto (0:05:54) e vince, alla grande, l’equipaggio Malcom Pickering –Iain Tullie su Sumbeam Alpine 1592 cc del 1963, con 0:03:52 penalità. Grande finale sul Corso Italia di Cortina, gremito di folla entusiasta e festosa, per il grande evento di risonanza internazionale e, per la quinta volta, a Cortina d’Ampezzo.

Testo e Foto: Franco Lombardi

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25^ Coppa della Favera 2008
Circuito innevato di Castello di Fiemme

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Dopo la Winter, credevamo di aver provato il massimo della "fatica" e delle peripezie invernali della regolarità, e ci siamo iscritti alla 25a Coppa Dalla Favera di metà febbraio 2008 a cuor leggero. Alla partenza le auto erano molto più giovani e "smarmittate" della nostra 356: anni 70, rollbar, cavalli da vendere.
Abbiamo capito abbastanza in fretta perchè questa "gara" viene definita il "Montecarlo italiano": se la neve non c'è, la si va a cercare... Un'esperienza fantastica, specie per la parte notturna e per la prova speciale eseguita sul circuito innevato della Val Di Fiemme. Chi intende partecipare l'anno prossimo, tenga presente che più che una gara di regolarità è un rallye e l'auto viene strapazzata non poco.
Ma che gusto c'è a tenere una Porsche sotto un telo in garage?

Testo e Foto: Ugo De Santis

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BUDAPEST-BAMAKO 2008
The Great African Run

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La Grande Corsa Africana, con corridori temerari ed umanitari.

Budapest 4 gennaio 2008: Andrew Szabo, Direttore della Budapest – Bamako comunica che, dopo lo shock generale per la Dakar annullata, la loro gara non sarà cancellata. Informa inoltre che la Mauritania è un paese pacifico, con un Governo stabile e le Autorità Locali assicurano il massimo impegno per garantire la sicurezza e la completa assistenza al convoglio del Rally. Quindi la Budapest – Bamako si farà.Pronto, ciao Andrew, come stai?
Sei pronto per la grande avventura Budapest – Bamako 2008?
Ti vedo già pestare sull’acceleratore della tua VW Beetle del 1971, mentre io incomincio a pestare sui tasti del portatile con il quale ti seguirò per la cronaca di questo grande evento.

Andrew Szabo è il Patron della Grande Corsa Africana BUDAPEST - BAMAKO, che ha organizzato con il suo eccellente Staff, con tanta passione e grande cuore. Grande cuore perché, con questa manifestazione, l’Organizzazione promuove anche un’ottima azione umanitaria. Come nel precedente raid gli sponsor e i concorrenti saranno i sostenitori per gli aiuti umanitari che porteranno, soprattutto per i bambini e gli anziani del Mali, nel cuore dell’Africa Nera.
Gli organizzatori definiscono questo rally la “Parigi – Dakar dei poveri”, non per gli aiuti, ma perché si può partecipare con qualsiasi tipo di auto (che può essere una VW Beetle anni 70, una Trabant o una moderna Hammer 4x4), con pochi soldi e con spirito sportivo ed umanitario.
150 equipaggi (dalle motociclette ai veicoli 4WD) allo Start , sulla Piazza del Parlamento, gremita di gente, nel centro di Budapest il 12 gennaio 2008.
8990 Km, fra inferno e paradiso, attraverso: Ungheria , Austria , Italia, Francia, Spagna, Marocco, Mauritania e Mali. La prima tappa si è conclusa a Venezia dopo 705 Km dalla partenza. Seconda tappa Venezia – Meyreuil (F) 776 Km, terza tappa Meyreuil – Murcia (E) 1102 Km. Al traguardo un caloroso “Welcome” dalla popolazione mentre “La opinion”, influente quotidiano della provincia murciana, titolava “POOR MAN’S DAKAR” Tutto il percorso, al 14 gennaio, è stato praticamente un trasferimento interamente su belle autostrade europee, attraverso la Costa Azzurra e la Costa dell’Est spagnola fino al porto di Tarifa.
Non sono mancati, comunque, alcuni problemi tecnici per qualche concorrente. Il N° 25 (Mini Morris del 1971) ha passato un’intera giornata da un meccanico, poi è ripartito dal Porto di Genova con un Ferry diretto in Marocco. Better late than never!
Il 15 gennaio il raggruppamento è al porto spagnolo, per il trasferimento in Marocco, e il caos è stato totale. Problemi burocratici per l’imbarco, documenti non in ordine e ritardi di concorrenti, hanno alimentato l’agitazione. Tre traghetti, con orari diversi, per imbarcare l’intero convoglio nel nervosismo generale. Solo il N° 21 “Raid Adventure Team” era visibilmente tranquillo e felice: perché sono due giovani sposi, dalla Slovakia, che hanno scelto il Raid come viaggio di nozze. Incredibile! Il tempo bello e soleggiato fa dimenticare la pioggia dei giorni scorsi e finalmente: tutti a bordo! Dopo un’ora di Ferry da Tarifa, inizia il vero Rally con un assaggio del Marocco: 400 Km di strade, non facili, alla fine della 4° tappa a Nador.
Da qui è incominciata la grande corsa africana, con tutte le sue difficoltà e fatiche, per piloti e navigatori. E sono cominciati anche i ritiri: tra i quali una moderna Nissan Navarra 4x4 che, per evitare un incidente, si è arenata sui monti del Magreb. Mentre, per contro, la piccola Dacia e il piccolo Velorex (carrozzino a motore) resistono.
Il road book era di poche righe, ma con le coordinate essenziali per la navigazione con il GPS.
I due strumenti più importanti (indispensabili) per tutto il rally sono stati il GPS e il Mobile satellitare. Nador – Tinerhir : una giornata lunga ed estenuante con i suoi 852 Km e le infinite serpentine e saliscendi per l’attraversamento della catena dell’Atlas.
Fortunatamente, per tutti, senza gravi danni. Il Team N° 78 (Mazda 626 4WD) si è ritirato ed ha affittato una Dacia Logan per seguire il rally da turista. Intanto, ironia della sorte, la piccola e vecchia Dacia in gara, nonostante qualche acciacco e molti ritardi ai controlli, continua la sua corsa.

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Sesta tappa Tinerhir – Tata 580 Km. Alle 7 del mattino a 1700 m, nel cuore dell’Atlas, la temperatura era sullo zero e sulle cime le strade erano ghiacciate. La carovana ha iniziato, in questo scenario, la sesta giornata di gara e gli sposini “Team N° 21” sono in testa alla classifica. Tutti i concorrenti hanno avuto difficoltà di marcia sulle alte montagne, tranne il piccolo Velorex, a tre ruote, che volava sulle stradine tortuose. I camion, stracarichi di pacchi dono, hanno lottato fino ad abbandonare il percorso per deviare (allungando di molti chilometri) su strade più agevoli ma sempre sconnesse. Grande preoccupazione per il camion che trasportava un fragile tavolo operatorio (valore 16.000 euro) componente delle attrezzature cliniche offerte all’Ospedale di Bamako.
A Zagora è cominciato il deserto del Sahara. Il paesaggio è cambiato, ma altre insidie si sono affacciate con la sabbia, che copre tutto e cambia la sua conformazione ad ogni alito di vento. Solo 30 equipaggi sono arrivati a Tata alle 10 di sera (nell’Africa desertica è sconsigliabile viaggiare già dopo le 8) e gli altri dovranno passare la notte sparpagliati nel deserto.
Il Team N° 21 è ancora primo con 113 punti, seguito dagli ungheresi N°002 (110 punti) e N° 001 (106 punti).
18 gennaio, Tata – Tetooine 480 Km di deserto: tappa dura e angosciosa, ma con partenza tra canti e balli. Il Team N° 122, proveniente dalla città ungherese gemellata con Tata, ha portato auguri e doni; e il sindaco di Tata ha organizzato un divertente spettacolo folcloristico. La giornata è stata difficile e interminabile, per le difficoltà del percorso. Il deserto è una ragnatela di piste, dove ci si perde girando su se stessi.
Il N° 23 continuando a girovagare, intorno alla pericolosa frontiera algerina, ha rotto il servosterzo e si è ritirato dalla competizione, continuando nella Touring.
Ma l’angoscia di tutti è stata per il N° 001 (terzo in classifica) sconfinato, per errore, in territorio algerino, dove la legge (di guerra) è inesorabile come l’inferno. Alla chiusura dell’ultimo controllo orario, a notte fonda, non era ancora arrivato e il suo ritardo era di oltre tre ore… Rientrerà comunque nel percorso del rally, indenne, ma con molto ritardo e molte penalità. Hurrah !!!
La carovana del rally lascia Tetooine al sorgere del sole, nell’alba spettacolare, che infonde gioia e calore.
Ma sarà ancora una giornata ostica e pericolosa. La tappa (650 Km) si è corsa con molta apprensione, lasciando il Marocco e costeggiando, sempre, il “borderline” dell’Algeria disseminato di mine anticarro. Il deserto è giallo e brillante, come l’oro delle miniere della Mauritania, ma infido e pericoloso fino all’arrivo nella città di Dakhla, Mauritania del Western Sahara. Il Team N° 21, Nissan Navarra, è sempre primo con 188 punti, il secondo N° 36, Jeep Cherokee (175 punti) e il terzo Team 003, Toyota Hilux , 173 punti.
Il giornale “The Budapest Times” ha titolato: “Minefields and Mauritanian-Hungarian friendship”. Infatti la paura per i campi minati ha accomunato nell’amicizia mauritani e ungheresi. E anche la piccola Fiat 126 polacca, con un buco nel radiatore, riparata sul posto, da mani esperte ed amiche, è tornata a correre felice. Intanto il giorno 20 gennaio si è conclusa, dopo 425 Km, la nona tappa a Nouadhibou.
Il Capo della Polizia Locale ha visitato, personalmente, l’accampamento dei rallisti dando informazioni sulle leggi della Mauritania e tranquillizzando tutti rispondendo alle loro domande. Nouadhibou, Mauritania – B2 Party Beach, Mauritania Km 500 di sabbia. Ancora sabbia, sole e miraggi. Il GPS è indispensabile, ma non sempre aiuta. Una folata di vento cancella le tracce delle piste da seguire: il sud diventa nord e la “rosa dei venti” impazzisce come una trottola. In questa giornata il miraggio è stato il mare: la vastità dell’Oceano contro il deserto infinito. Il contrasto dei colori che contrappone anche l’umore. I colori del mare sono gioia e allegria.
Infatti la vasta spiaggia del fantastico Banc D’arguin (parco nazionale della Mauritania), dove è stato predisposto il grande campo “Party Beach” per la lunga sosta, ridarà vita e forza. Il Comandante della Polizia ed i suoi uomini, hanno passato la notte al campo per garantire la sicurezza, dopo la cancellazione della Dakar, e hanno festeggiato gli ospiti. Anche il Ministro del turismo Mr. B.A. Madine ha visitato il campo felicitandosi, con tutti, per avere confermato il Rally in questo difficile momento. Finalmente tutti hanno avuto più ore di riposo, di svago e tanta allegria. Allegria anche per gli sposi “Team N° 21” che conducono ancora la gara. Bravi!!! E la luna di miele?!
E dopo la lunga sosta ristoratrice: let’s go! Gambe in spalla e motori ruggenti.
Km a Nouakchott; dove si concluderà l’undicesima tappa il 22 gennaio, con il N° 21ancora primo.
Molti hanno avuto difficoltà, sulle dune di sabbia bagnata, lungo il bordo dell’Oceano. Anche l’apripista N° 00, la VW 1600 Beetle di Andrew Szabo, si è insabbiata ed ha dovuto ricorrere al soccorso “straordinario” dei tuaregs, non sempre onesti…
Nouakchott, Mauritania – Tidjikia, Mauritania Km 750. Anche oggi, Andrew Szabo, in panne. Ha rotto un cuscinetto ed ha così commentato: “se non passate qualche ora da un meccanico locale, non potete dire di avere fatto, realmente, la Budapest – Bamako”.
Il sole dardeggia con i suoi raggi di fuoco, il caldo è soffocante e la sabbia, entra sotto la pelle e nei più remoti interstizi della macchina. Il clima e l’ambiente africano possono provocare anche disturbi fisici. Durante la preparazione, per la grande avventura, l’entusiasmo trascurava l’attenzione. Sembravano noiose anche le note informative con i consigli per la salute, e le raccomandazioni con litanie di: farmaci, disinfettanti, pomate, insetticidi, prodotti per l’igiene, bevande e cibi adatti per l’equilibrio biologico. E, acqua, tanta acqua, che diventa buona anche quando è bollente e putrida. Poi, tutti si sono ricordati: grattandosi le punture di insetti, trattenendo preoccupanti brontolii intestinali e quant’altro. L’Africa è molto affascinante, ma può diventare anche crudele. 24 gennaio, dodicesima tappa, Tidjikia, Mauritania – Kiffa, Mauritania 490 Km. Una deviazione forzata, a causa della sabbia molto soffice e delle dune enormi, ha allungato il percorso di 90 Km. Con un’altra deviazione, voluta dalla curiosità: il Team Tito Alba, ha trovato un branco di 21 coccodrilli del deserto e ha perduto molto tempo e punti. Tutti i competitors sono molto stanchi, nessuno immaginava che questa gara fosse così dura. Ed il bello deve ancora arrivare !.
Nelle lunghe Marathons, i campioni inglesi ripetono spesso: last day ! Infatti l’ultimo giorno di gara sconvolge, sempre, la classifica.
Ma si continua a correre, con ritmo frenetico, sotto il sole infuocato e avvolti nella sabbia.
Ormai le rotture, meccaniche, sono all’ordine del giorno e l’assistenza bisogna cercarsela da soli. Magari in una capanna di un beduino con una pinza, un cacciavite e qualche attrezzo arrugginito. Oppure frugando nell’immondizia per trovare un filo di ferro.
La moderna Nissan Navarra (Team N° 21) conduce sempre la gara e anche la vetusta Fiat 126 polacca, nonostante i suoi guai, continua la corsa.
Le tappe si susseguono veloci come il vento del deserto. Kiffa,Mauritania – Nara, Mali Km 551, il 25 gennaio. I concorrenti, finalmente, si lasciano alle spalle il pericoloso Sahara e si dirigono verso Bamako. Ma, la savana cespugliosa e gli sterrati (pietraie) sono peggio del deserto. Le strade (sentieri) sono in condizioni pessime e desolate. Attraversano baobab giganteschi e piccoli villaggi, di povera gente bisognosa: di vestiti, di scarpe, medicine, acqua e cibo. Purtroppo, un motociclista è caduto fratturandosi una gamba. Solo 68 auto e 6 moto arrivano al “pit stop” di Nara alle 11 di sera. Gli altri, passeranno la notte accampati vicino ai nomadi locali.
Il 26 gennaio si corre nel pacifico territorio del Mali. Da Nara a Segou 350 Km di sabbia e di sole; con il vento che spinge verso l’ormai vicino traguardo finale. 27 gennaio, ultima tappa, Segou – Bamako 235 Km, ultime difficoltà, ultime fatiche e finalmente: arrivati!
All’arrivo, la città di Bamako, capitale del Mali, è addobbata a festa, con la gente avvolta nei boubou sgargianti, in un carnevale di colori. Bamako è una città pittoresca e fantastica. Il centro è piccolo ma invaso da mercati, traffico caotico e tante curiosità. E’ attraversata dal fiume Niger, sulle cui rive palpita l’operosità: piroghieri che caricano e scaricano merci e persone, lavandaie e tintore con panni variopinti al sole.
C’è anche un mercato centrale, colmo all’inverosimile di svariate mercanzie, dalle stoffe alle scarpe di plastica, insalate colorate e spezie dai profumi violenti. La gente festeggia i rallisti; mentre i grossi camion, pieni di doni umanitari, scaricano tonnellate di cibi, dolci, bevande e tanti giocattoli. La gioia sprizza negli occhi di tutti, fino all’ultimo, gracile bambino e vecchio lacero. La festa continua nel grande Finish Party rallistico con la premiazione. Il vincitore, di questa grande corsa africana, è il N° 21 “Raid Adventure Team” con 503 punti, la coppia Ulrich (Slovakia) che ha condotto la gara fino dalla seconda tappa (gli sposini, che finalmente possono godersi la luna e il sole di miele). Secondo il “TBA Racing” (493 punti) e terzo il Team N° 003, con 484 punti. Anche il piccolo Velorex, “Mother Theresa Charity”, grande, per essere arrivato in fondo e per aver provveduto, attraverso l’Hungarian Africa Association, a dissetare 300 persone.
Finita la festa: le auto, le moto e i camion sono affidati all’organizzazione prevista per il rimpatrio. E tutti, con poche cose in mano e ancora impolverati, corrono all’aeroporto per ritornare a casa.
Li segue Andrew Szabo, Patron del grande evento che: con la testa piena di appunti, già pensa alla prossima Budapest – Bamako 2009. Poi, si volta indietro, per un ultimo saluto con gli occhi, alla sua Bamako. Con un pizzico di nostalgia e con il mal d’Africa nel cuore.

Testo e Foto: Franco Lombardi


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10th  Winter Marathon 2008

Madonna di Campiglio - 17/18/19/20 Gennaio 2008

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Arrivo con un po’ di anticipo all’appuntamento alle 7 e 30 al casello Modena Nord., Andrea è già li che mi aspetta con il suo VW del ’67 versione servizio assistenza Winter Marathon. Si parte!
Il furgoncino è attrezzato di tutto punto e carico di tutto il materiale necessario, ci immettiamo immediatamente in autostrada. Sono poco più di 200 km, 2 ore e mezza dovrebbero bastare per giungere a destinazione, ma arriva la telefonata di Roberto , anche lui diretto a Madonna di Campiglio con la sua 911, che essendo poco più avanti di noi ci propone una sosta in autogrill per un caffè. Dopo la sosta siamo di nuovo in marcia e ci accorgiamo subito che alle velocità raggiungibili dovremo rivedere la nostra ETA (ora prevista di arrivo). Ancora prima di arrivare iniziamo la nostra opera di assistenza: un socio con la 356 che va a tre cilindri ci chiama al telefono e Andrea prontamente gli fornisce il numero di telefono di un meccanico che si trova già sul posto e che risolve immediatamente il problema cambiando una candela. Noi d'altronde anche se fossimo già arrivati non avremmo potuto fare gran che…Finalmente arriviamo a Madonna di Campiglio alle 11 e 40 dopo aver toccato la velocità massima di punta rilevata al GPS di ben 91 kmh (naturalmente in un tratto in leggera discesa e con vento a favore). Fantastica, come sempre, l’atmosfera creata da tante 356 nella splendida cornice della montagna innevata!
Ora possiamo finalmente dedicarci al tipo di supporto ai soci del Registro 356 per il quale siamo più preparati. Aperto lo sportello posteriore del VW allestiamo prontamente un punto di ristoro volante che permette ai “piloti” di rifocillarsi nella maniera più adeguata prima di affrontare la massacrante competizione, il dietologo sportivo ha consigliato salame, birra e salsicce! Inizia la gara, al via una cinquantina di Porsche, sembra quasi un raduno 356 da quante sono.
Partiamo anche noi alla folle rincorsa della carovana che nonostante l’età delle auto mantiene velocità di tutto rispetto. Per compensare la mancanza di cavalli, che ci penalizza in salita, ci buttiamo nelle discese a capofitto. I tornanti si susseguono mentre la visibilità comincia a diminuire a causa dell’oscurità sempre più fitta, ma anche per colpa del tergicristallo che non ne vuole sapere di fare il suo dovere. A un certo punto il primo vero intervento di assistenza dobbiamo fornirlo proprio a noi stessi in quanto un rumore misterioso proveniente dal nostro VW ci costringe a una sosta di controllo che non risolve assolutamente il problema, ma che ci impegna in un inutile, ma interessante esercizio di cambio gomme in zona poco illuminata. Siamo comunque arrivati senza ulteriori problemi a Canazei dove era prevista la sosta per la cena, e dove ritroviamo Carlo Bordogna e Riccardo Cristina che stanno facendo un’ottima gara.
Dopo la nuova partenza continuiamo a seguire la competizione, ma a un certo punto decidiamo di abbandonare il percorso per prendere una strada più corta che ci consente di arrivare a Madonna di Campiglio in tempo per assistere all’arrivo. Che spettacolo l’arrivo con il rombo delle macchine che squarcia il silenzio della notte!
Come sempre l’atmosfera e l’ambiente naturale di questa classica sono stupendi e partecipare alla “notte dei chiodi” è una esperienza che non dovrebbe mancare a chi ama le 356. Un bravo ai numerosi soci che hanno partecipato e un bravissimo a Riccardo Cristina e Consorte che sono arrivati dodicesimi!

Testo, Foto e Co-pilota: Francesco Sernani
Furgone e Pilota : Andrea Coriani

     
 
Alcuni appuntamenti 2005-2007
 
     

 

2° Pyrénées Auto Autosur Classic Rally 2007
8 – 13 ottobre 2007

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Un joli casting à tous les niveaux…

Davvero un bel casting, a tutti i livelli, per questa seconda edizione del Classic Rally dei Pirenei 2007. Ci siamo incontrati con Philippe Dollin (Agence CDP- Paris) e Patrick Morlet, Organizzatori del Rally, nella splendida cornice del Golf Club di TorreMirona, sulla Costa Brava presso Figueres (Spagna) il giorno prima della partenza di questo secondo Rally dei Pirenei, che quest’anno seguiremo solo per la cronaca. Non potevamo mancare a questo appuntamento di grande prestigio che raccoglie poche auto ma di gran classe. E di gran classe è l’impronta di questo “rally per raffinati équipages” amanti del bello e del buono. Infatti nei ristori buono è il cibo, buonissimo il vino e raffinati gli hotels, scelti nelle più belle città di tutto il percorso.L’Evento (FIVA) si é svolto, dall’8 al 13 ottobre, sul percorso più spettacolare e caratteristico dell’intera catena dei Pirenei, dalla Spagna alla Francia. Partendo da Figueres attraverso Puiccerda, Tarbes, Saint – Lary, Pau fino all’arrivo nella bella Biarritz, sdraiata sulla signorile baia dell’Atlantico francese. Anche quest’anno i controlli tecnici (nel centro di Figueres ai piedi del Museo di Dalì) sono stati sotto l’occhio esperto di Jean SAGE, scrutinatore FIVA e FFVE. Ricordiamo con piacere Jean Sage perché l’anno scorso, sui tornanti della Costa Brava, la nostra 246 GT ha cercato di contrastare la sua magnifica Ferrari 250 GT Passo Corto e poi perché Jean ha corso in Italia con la nostra giornalista Rossella Labate di Auto d’Epoca. Anche Jean Sage ha partecipato, in coppia con Philippe Auvray, con una bella Renault Alpine S. Sempre in onore alla qualità il Direttore di Gara è stato Marcel Martin, che per molti anni ha diretto le “24 ore di LES MAN”. Tra i concorrenti un personaggio di alto livello è stato Lucien Guitteny (campione d’Europa di Formula 3, vincitore di 3 Challenge Ferrari e habitué delle 24 ore di Mans e di Spa) su di una eccezionale Maserati Bora rossa del 1972. Un superbo casting di 25 equipaggi selezionati dall’Organizzatore per questo evento di prestigio, che ha accolto anche una moderna “di classe” come la Ferrari 599 di Christian Zedet.
Allo Start di Figueres, nella bella Rambla della città catalana , sono partiti in testa con il N°1, i vincitori del 1° Pyrénées Rally 2006 Valérie e Tom Harris (su Jaguar XK 120 Roadster del 1950), bravi e simpatici che ricordiamo, con nostalgia, il tanto chiacchierare con i tanti strafalcioni inglesi e francesi pieni di allegria.Valérie e Tom si sono imposti già nella prima tappa vincendo la Coppa TEA-Cérede. La loro supremazia è continuata per tutto il rally, concludendo tutte le tappe sempre al primo posto e vinceranno, per la seconda volta, il Pyrénées Auto Autosur Classic. Il podio è stato tutto inglese: dopo gli Harris sono arrivati, al secondo posto, Spurling David (GB)/Paul Stevie (GB) su Morgan 4/4 Sport del 1953 e al terzo Cheese Peter (GB)/Cheese Fiona (GB) su Jaguar Type E del 1972.
Dopo una prima tappa catalana terminata a Puiccerda, in Spagna, il rally è arrivato a Tarbes, nel tardo pomeriggio di mercoledì 10 ottobre, dopo aver attraversato l’Ariège. Giovedì 11 la carovana, ormai lanciata, ha cominciato ad arrampicarsi sulle vette più impegnative iniziando con i Palombières vicino Bagnères-de-Bigorre poi continuando (sempre con prove speciali lungo il percorso) verso gli alti colli di Aubisque (1709 m),Tourmalet (2115 m) e Aspin (1489m) per finire a Saint-Lary Soulan. Su queste aspre montagne si sono formate le glorie del ciclismo mondiale con il proverbiale Tour de France. Ma anche gli anni d’oro (1950/60) dell’automobilismo dove i campioni hanno trionfato su questi, doppiamente famosi, colli. Su questo percorso tormentoso, per le salite ripide e le discese vorticose, si sono agguerriti anche i concorrenti, del nostro rally, in lotta con il cronometro sempre inesorabile sui tempi delle Prove Speciali. Ma, in lotta, anche per mantenere intatta la meccanica della macchina perché le vette aguzze dei Pirenei sbriciolano i freni e le frizioni.
Venerdì, l’essenziale della tappa si è corsa in Spagna (Vielha, Ainsa, Biescas) prima di passare da Pourtalet e all’arrivo a Pau (Francia). Attorno al Passo di Pourtalet lo scenario è unico e quest’anno le vette, incappucciate di neve, facevano da sfondo ai boschi di conifere che in autunno offrono il meglio di sé nell’abbagliante verde dei prati. A ottobre, infatti, le piante sempreverdi si alternano alle specie con foglia caduca, come il lauro europeo, che si colora di rosso. Da lontano, ogni cima pare una fiammella che incendia il prato. Arrivo finale, sabato 13, a Biarritz dopo una giornata nella regione di Béarn e nei Paesi Baschi via Iraty. Il rally è stato bello e divertente, il tempo buono e tutti sono stati soddisfatti e contenti.
La serata di Gala, anche quest’anno nel superbo Salone delle Feste, del principesco Hotel du Palais (antica Residenza di Principi francesi) ha chiuso l’Evento in allegria e tanto Champagne Laurent-Perrier. Noi ci auguriamo di poter partecipare ancora, come concorrenti, a questo prestigioso rally e auguriamo anche ai tanti Gentlemans-drivers italiani (che in molti possiedono splendide collezioni di auto) di non perdere l’occasione di far parte di questo casting esclusivo e di alto livello.

Testo e Foto: Franco Lombardi


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TRIESTE - VIENNA 2007
“Drive safe but fast !”

22 - 25 agosto 2007


Il 5° Classic Rally Trieste – Vienna è stato lanciato a tutto gas con il motto costante “Drive safe but fast !” dal 22 al 25 Agosto. Questo evento FIA si è corso su 1000 Km dall’Italia attraverso la Slovenia e l’Austria. Due le categorie: RACE e COMPETITION. Unico percorso con differenti Prove Speciali, ma tutte regolate con sistema satellitare GPS. Vietati tutti gli strumenti elettronici a bordo.
L’Organizzatore Mr. Heinz Swoboda è una persona giovane e dinamica con la grande passione per l’automobilismo e lavora tutto l’anno per preparare meticolosamente questo rally molto sportivo. Tra i concorrenti, Swoboda, ha raccolto i migliori piloti d’Europa e Campioni degli anni 70/80 come Walter ROHRL che purtroppo, per una improvvisa indisposizione fisica, quest’anno non ha potuto gareggiare ma parteciperà il prossimo anno.
Heinz Swoboda è stato sempre presente in ogni dove, dal mattino presto alla sera tardi, e sempre disponibile per tutti con il suo costante sorriso e l’inchino tipico della signorilità austriaca. Bravo, Servus Heinz!
La simpatica Ulla Schuster PR Manager dell’Evento è stata anche l’angelo custode degli italiani perché parla perfettamente la nostra lingua (e tradurrà anche questo articolo per gli amici austriaci, grazie Ulla!). Camille Eder sempre sorridente ha coordinato, sempre attiva, la logistica alberghiera.22 Agosto a Koper (Slovenia) verifiche tecniche e amministrative per tutti i concorrenti (arrivati da più parti d’Europa ) poi subito partenza della prima tappa per la Race sul circuito di Hafen con giri al miglior tempo. La giornata è magnifica e il sole fa brillare i colori del mare, dei fiori e delle cento vetture festosamente colorate. Ma anche la tanta gente presente è multicolore e festosa in questa piena estate. La Slovenia, dove tutti sono appassionati di motori, è ancora poco inquinata dal modernismo europeo e tutti sono in strada felici di ammirare questo rombante evento motoristico. Nel pomeriggio tutta la carovana del rally (comprese le assistenze con motorhome da F1) si è spostata a Trieste dove tutte le auto si sono schierate in un geometrico corollario nella splendida piazza Unità d’Italia e resteranno tutta la notte in questo meraviglioso anfiteatro che è il centro vivo della città. Il benvenuto è stato dato dal Vice Sindaco della città e da Luciano Viaro triestino, noto campione di auto storiche e vincitore della Mille Miglia 2007. Noi siamo stati salutati da un personaggio d’eccezione come l’Avvocato Aleffi, Presidente per tanti anni della Commissione Sportiva CSAI.
La categoria Race (Velocità) con i suoi 30 concorrenti (purtroppo nessun italiano) ha fatto la parte del leone perché ha corso al miglior tempo su circuiti e strade chiuse mentre la Competition (Regularity) ha seguito lo stesso itinerario a colpi di cronometro con rocambolesche volate per non sbagliare il percorso (molto variegato) cronometrato con GPS al decimo di secondo. La spettacolarità non è mancata per i concorrenti e per il tanto pubblico assiepato in tutte le strade del rally.Il 23 agosto Start da Trieste verso le montagne della Slovenia. Il tempo è cambiato e la pioggia a scrosci diventa battente e sarà costante per i 400 km della prima tappa alpina. Sulle strade, rese scivolose, c’è un traffico rurale con trattori, carri e camion che rendono difficili i sorpassi sui tanti saliscendi di strade strette. Tutta la gara si svolge correndo sulle montagne slovene e poi austriache. Bello il paesaggio e bello il percorso con stradine tortuose e sfilacciate come stelle filanti in mezzo a boschi e vigneti. Siamo al 24 agosto ed ritornato il bel tempo con il sole che illumina il paesaggio scoprendo i suoi colori. La Stiria e la Bassa Austria sono un giardino immenso e le cittadine attraversate, con i suoi castelli, cattedrali e palazzi d’epoca formano un paesaggio fiabesco. Molti austriaci ci dicono con orgoglio: qui è come nella vostra bella Toscana.
Intanto la gara infuria e tutti: dalla Race alla Competition si danno battaglia, abbandonando un po’ la signorilità da gentlements drivers della partenza. I trenta della Race cominciano a sfoltirsi e si vedono già auto un po’ ammaccate e incatenate sui carri-attrezzi (nonostante il tanto lavorare, di notte, delle assistenze). Anche i settanta della Competition (solo 5 gli italiani) cominciano a perdere colpi e molti sono gli abbandoni (le montagne tritano i freni come biscotti). Ma la spettacolarità continua: ci sono molte prove attraverso paesi incantevoli dove il percorso di gara è sulle vie centrali chiuse al traffico e tra mura di gente.
Prima passa la Race a tutto gas, poi la regularity che correndo a traffico chiuso ha tempi con medie alte quindi tutti si scatenano e le centinaia di cavalli motore si lanciano, al galoppo più sfrenato con il ruggito del tuono, lungo strade tortuose e tra i muri delle case.E’ il 25 agosto e siamo scesi dai monti dell’Austria e corriamo nelle verdi pianure assolate e bordate da miriadi di giardini e balconi fioriti nei tanti paesini e cittadine dove tutto è colorato e ordinato come sul set di un film. Arriviamo alla periferia di Vienna tutti incolonnati e quindi facilitati a seguire il percorso “un po’ difficoltoso” per chi, come noi, non conosce la città. Corriamo divertendoci come matti sui grandi Ringstrasse, sorprendendo un po’ il compassato traffico viennese, fino al grande Prater Park che è gremito di gente allegra e curiosa. Ci sparpagliamo in mezzo agli immensi impianti del divertimento nella Disneyland viennese dove il Casino Admiral Pratter (sponsor ufficiale del rally) ci accoglie con un abbraccio caloroso in uno scintillio di luci e musiche (straordinaria la Rock & Roll Band del locale). Basta chiudere gli occhi per sentirsi a Las Vegas.
Lasciamo il Pratter e di corsa arriviamo al Rathaus dove il Comune non si è risparmiato e il trionfo è al massimo.
Il bagno di folla è tanto quanto quello dello “Spumante Kattus” offerto dallo sponsor. Nella magnifica scenografia ci sono le premiazioni e tutti sono felici.
Noi ci auguriamo di poter tornare il prossimo anno e di trovare tanti italiani appassionati, come noi, di queste belle competizioni.

Franco Lombardi & Claudia Malgrati


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Porsche Parade 2008

8 - 11 maggio 2008 - Costa Smeralda, Ita

     
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Un'occasione unica per un fine settimana da sogno in Costa Smeralda con le nostre Porsche!

Per ogni ulteriore vi rimandiamo al nuovo sito della Porsche Parade 2008.

(Scarica la brochure di presentazione - File pdf 1,1 Mb)


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356 Registry East Coast Holiday

27 - 30. June 2007 - Boyne Highlands Resort - Harbor Springs, Michigan, USA

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Carol ed io siamo andati a Detroit per incontrare i nostri amici e gli organizzatori dell’incontro East Coast Holiday del 2007. Il socio del gruppo Motorcity 356 Neil Goldberg, ci ha prestato una delle sue auto, una SC 356 Coupè con tetto apribile. Una bella auto con un eccellente motore, messo a punto da Skirmants, che abbiamo avuto modo di provare nelle 280 miglia che separano Harbour Spring a nord di Detroit.
Il Boyne Highlands Resort, è un un hotel molto piacevole per gli appassionati di golf e sport invernali ed è situato nelle splendide montagne del Michigan del nord, a soli 3 miglia dal Lago Michigan. L’incontro è cominciato il mercoledì con un interessate giro dei vigneti, al giovedì siamo andati a nord per visitare la famosa isola Mackinac. Sull’isola non ci sono auto, sol cavalli pulciosi con carretto e biciclette. La più grande attrazione del posto è il Grand Hotel, costruito nel 1886 con un porticato lungo circa 2 Km il più lungo al mondo (dopo quello di San Luca a Bologna).
Nella serata con una cena speciale abbiamo festeggiato Chuck Stoddard per i 50 anni di concessionario Porsche.
Il venerdi è stato il giorno della divertente Gymkhana e dell’interessante corsa in salita della lunghezza di 1,1 miglia.
Il sabato è stato dedicato al concorso di eleganza che si è svolto Golf Club di fronte all’hotel, e nella serata si è tenuta la cena ufficiale di Gala.
Domenica mattina c’è stato un piccolo mercatino prima dei saluti.
180 auto hanno partecipato all’evento che è stato organizzato in modo eccellente e in cui abbiamo trascorso un settimana sotto il cielo blu del Michigan del Nord.

Marco Marinello (trad. di Roberto Bertaccini)


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THE BALKAN CLASSIC RALLY
22 giugno – 01 luglio 2007

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3000 Km di sport attraverso splendide città con cultura e storia millenaria.
(Greece – Albania – FYROM – Bulgaria – Tourkey - Greece)

Partiamo, con la nostra Porsche 356 SC del 1964, da Milano all’alba del 21 giugno correndo, per circa 500 Km, per essere al Porto di Ancona alle ore 11.30. Traversata di 16 ore fino a Igoumenitsa (Grecia); poi ancora 500 “veloci” chilometri (su strade di montagna a percorrenza “quasi” veloce) per arrivare a Thessaloniki il giorno 22 giugno, prima delle ore 17 (chiusura dello Scrutineering). Le verifiche amministrative e tecniche sono state attente e scrupolose (severamente esclusi tutti gli strumenti elettronici, pena l’esclusione). Il Club LEKAM (350 soci) di Thessaloniki, con il Classic Automobile Club of Makedonia, ha organizzato il The Balkan Classic Rally 2007 FIVA A’ EVENT, sulle orme del “1er Rallye Automobile Interbalkanique” del 13 giugno 1937. Siamo arrivati a Thessaloniki con il sole ancora alto e la bella città, adagiata su una grande falce di mare Mediterraneo, ci ha dato il benvenuto con i profumi dei suoi fiori multicolori e con l’abbraccio caloroso dei suoi ristoranti, taberne e caffè con gustosissimi cibi e bevande in palazzi moderni pieni di gente gioiosa e tanta musica. 3000 Km attraverso i Balkani più impervi e difficili. 74 concorrenti iscritti; ma qualcuno lo perderemo già dopo la Start List. Gli abbandoni sono stati dovuti generalmente a problemi meccanici non sempre riparabili, nonostante la sollecita e professionale assistenza della Hellas Assistance (Assistenza tecnica e Sponsor del Rally). Ricordiamo con piacere il simpatico medico chirurgo Christos Sioukiouroglou (con il suo piacevole italiano), appassionato di Auto Italiane, che purtroppo A Skopje (FYROM) la sua bella Alfa Romeo GT Junior l’ha costretto al ritiro (forse dopo la prova speciale intorno alla città e su una strada molto sconnessa e trafficata). Durante tutto il rally il grande caldo (anche 45°) è stato protagonista e ha contribuito molto nel sollecitare problemi meccanici soprattutto alle vetture con raffreddamento ad acqua. Molti concorrenti hanno avuto qualche problema fisico per la calura e forse anche per l’alimentazione, diversa dalle proprie abitudini, nell’attraversamento di nazioni con culture culinarie e bevande differenti. Nonostante l’Assistenza medica del Rally alla frontiera turca si è simpaticamente aggregata alla carovana del rally un’ambulanza, ma non ci sono stati problemi e tutti hanno continuato la corsa fino alla splendida Istanbul, dove abbiamo avuto una giornata di sole e cielo azzurro come il Bosforo e un piacevole relax in una città da “Mille e una notte”.Dopo aver lasciato la bella Thessaloniki sdraiata sul mare abbiamo incominciato a correre attraversando Pella, Giannitsa e Edessa, antiche città del Nord della Grecia, arrampicandoci fino a Kastoria. Da Kastoria, sempre arrampicati sulle montagne, attraverso l’antica Voskopoje arriviamo alla frontiera Greco-Albanese con una sosta per il lunch in un antico market-bazaar dei Balkani e siamo a Korce (Albania) in una grande piazza dove troneggia una grande chiesa e tantissima gente in festa (grazie anche alla gradita e sportiva accoglienza dei Dirigenti Mr. Dritan Tola e Mr. Josif Paparisto del Retromobile Club Albania). Rimettiamo in azione i motori e costeggiando un grande lago passiamo la frontiera del FYROM e arriviamo a Ohrid ridente cittadina,sviluppata intorno al lago e prende il nome dello stesso. Intanto anche la gara continua il suo combattimento, nonostante il paesaggio bucolico del Parco Nazionale del Mavrovo che stiamo attraversando e correndo per arrivare a Skopje (senza mai tralasciare le prove speciali regolate con i “flyng control” rilevamenti presi al volo). Infatti la gara è stata combattuta con sportivo accanimento e fino dalla prima tappa si è imposto l’equipaggio greco N° 10 che vincerà il Rally.E’ il 26 giugno, siamo al quinto giorno di gara e corriamo verso la frontiera bulgara sempre morsi dalle prove speciali e sempre con i flyng control che non fanno perdere tempo ma essendo ad entrata libera a volte mettono in confusione. Dopo molti chilometri di strada molto montuosa e molto sconnessa attraverso Rila (antico monastero) si arriva a Velingrad (Bulgaria) famosa per le acque termali. Infatti nel grande hotel, dove abbiamo alloggiato, ci sono grandi piscine con acqua termale calda, in una enorme costruzione in uno stile fiabesco (e noi, per gioco abbiamo dialogato in serbo/croato, lingua conosciuta in tutti i balkani, così i “molim “e i “hvala lijepo” si sono sprecati nei ringraziamenti). Molti rallisti, nonostante fossimo al crepuscolo, si sono immersi nelle acque ristoratrici per togliere la stanchezza e magari la preoccupazione per le classifiche perché ogni giorno la competizione si faceva sempre più calda e i tanti greci in gara erano veramente bravi. Tra i concorrenti, non greci, hanno primeggiato gli inglesi (con belle e sportive MG, Austin Healey, Volvo e Mercedes) ma anche i tedeschi Reineke Ewald – Reineke Elisabeth (non più giovanissimi) con la loro bellissima Horch 930 V del 1939 e i francesi Berthelier – Moarau su BMW 1802 del 1973 non sono stati da meno. Tutti questi concorrenti sono arrivati, direttamente in macchina, dalle loro città di origine e, come noi, traghettando da Ancona. Noi abbiamo sempre oscillato dal 5° al 6° posto senza vincere nulla perché tutti i primi concorrenti erano della nostra Classe. Dalle lunghe catene montuose della Bulgaria si scende correndo per tanti chilometri sotto un sole infuocato che, sulle vaste pianure (desertiche) arrivano al Mar Nero, sfiora i 45 gradi fino all’arrivo nella città di Nessebar. L’Hotel Nessebar è grande come la città di cui porta il nome e le piscine sono vaste come il Mar Nero che sta di fronte. Pur non essendo attrezzati per la balneazione ci siamo tuffati tutti per una piacevole e necessaria rinfrescata, dopo una giornata torrida e con circa 50° nell’abitacolo delle auto che hanno corso per 380 km dall’infernale Skopje.

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Il rally è stato ben organizzato, nonostante le difficoltà per il traffico (non sempre rispettoso alle regole della circolazione) nelle babeliche città dei Balkani e sulle difficili e pericolose strade di montagna dove gli infiniti saliscendi (come montagne russe e ottovolanti) erano infarcite da mandrie di mucche, greggi di capre e da ogni mezzo di locomozione. Camion giganteschi, carri agricoli trainati da ronzini mescolati a quelli che trasportano carichi impossibili e debordanti con anche persone e animali a bordo creavano seri problemi nelle prove speciali in traffico aperto. I Regularity Test sono stati ben regolati con i Flayng Control e anche quelli concatenati, con medie diverse, sono stati ben situati e con insidie studiate compatibilmente con la corretta competizione e sicurezza. Infatti l’amico e maestro Colin Francis (Campione Mondiale di Rallies degli anni 60/70 e tuttora vincitore di prestigiose Marathons) che è stato FIVA Steward dell’Evento, ha espresso il suo compiacimento per la buona Organizzazione. Così gli organizzatori: a partire dal Presidente Mrs. Maria Emmanouilidou, Mr. Nikos Papadelis con la simpatica e sempre disponibile, per tutti, Miss. Elektra Mpitsiadou (General Secretary) e Mr. Staninos Alexandros (Clerk of the course) possono andare fieri per la buona riuscita della gara che si è conclusa con soddisfazione e senza incidenti. Istanbul con i suoi favolosi palazzi, con i suoi minareti che svettano in cielo e con la bella gita in motonave sul Bosforo (offerta dal Klassik Otomobil Kulubu di Istanbul con la presenza del Presidente Demir KISAKUREK e Vice Presidente M. Nuri UCMAN ) è stata, per tutti, come una bella favola.Lasciata Istanbul lo start è a Corlu e si corre ancora verso il mare della Turchia a Tekirdag per poi attraversare la frontiera turco-greca e arrivare ad Alexandroupolis, sul mare Egeo, dove ottime Taberne ci accolgono con tzaziki, pesce squisito, baklava e vino che è nettare divino. Sempre correndo e ancora con altre prove speciali, abbiamo attraversato Thraki, Komotini, Xanthi fino a Porto Lagos Kavala poi Koronia e seguendo Egnatia siamo arrivati a Thessaloniki il decimo giorno di gara.
1° luglio a Thessaloniki, salgono sul podio: Pantelealis Menelaos (GR) – Chrysochoou Eleni (GR) equipaggio N° 10 su Porsche 359 A Cabrio del 1959 vincitore del Classic Balkan Rally 2007 seguono Williams Stephen (GB) – Williams Janice (GB) n° 21 su MGB WF GT del 1967 e al terzo posto il N° 44 Mpitsopoulos Thomas – Papaefthimiou Irini su VW 1303 S del 1973. La serata di Gala conclude l’Evento in un ottimo ristorante, sulla Baia di Thessaloniki, con la buona cucina greca, gli ottimi vini della Makedonia e la festosa musica di questo popolo sempre gioioso.Spente le luci della festa accendiamo il motore e corriamo ancora per 500 km, di montagna capricciosa, fino a Igoumenitsa dove ci imbarchiamo per 16 ore e poi da Ancona 500 km di ottima Autostrada italiana, in un inferno di camion, ma con ancora nella testa la favola orientale del Balkan Rally.

Franco Lombardi & Claudia Malgrati


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XIX VOLTA A’ MADEIRA
Historic FIA Regularity Rally – 26 giugno – 01 luglio 2006

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Nel 2008 a Madeira (Portogallo) si svolgerà il "Rally di Madeira" valevole per il CAMPIONATO MONDIALE FIVA 2008. Vi presentiamo l'esperienza vissuta (con la 356) durante il precedente Rally.Madeira, l’avamposto portoghese in Atlantico, dista 600 Km. dall’Africa e 900 Km. dal Portogallo. In questa incantevole isola, piena di fiori e di lussureggiante vegetazione come in un immenso giardino botanico, è stato organizzato il XIX° Giro di Madeira (Rally per auto storiche) dal Clube de Automoveis Classicos – Madeira, sotto il patrocinio della FIA (Osservatore Mr. Stan Minarik) e FIVA (Osservatore scrupoloso è stato il Sig. Detlef Krukenkamp) e facente parte dell’International Trophy FIA Historic Regularity Rally.Rally fantastico ma faticoso (soprattutto per i navigatori: anche se bravi come Colin Francis che ha corso in coppia con Michel Poncin su di una splendida AC Bristol del 1957 e che si classificheranno al settimo posto assoluto). La superficie di Madeira è di 794 Kmq. Ma è tutta montuosa (la vetta più alta è il Pico Ruivo 1862 m. e anche gli altri monti sono di altitudini di tutto rispetto come: il Pico do Arieiro 1818 m. , Pico dos Torras 1851 m., Passo Poiso 1400 m. e Pico Alto 1129 m.) e il reticolo stradale è un groviglio di stradine molto piccole e tortuose, con salite e discese da mozzafiato.
Gli unici 50/60 Km. di quasi Superstrada lungo la Costa di Funchal ( Capoluogo della Regione Autonoma di Madeira con 125.000 abitanti) sono situati in un su e giù di salite e discese con tornanti da ottovolante e tutti gli automobilisti di Madeira hanno una guida decisamente “sportiva”. Ma anche il nostro Rally è altrettanto molto sportivo perché tutti i concorrenti sono molto bravi e tutti molto agguerriti e decisi a conquistare le prime posizioni.Il Presidente del Club Organizzatore Mr. Rui REIS (molto sportivo che con la sua splendida Maserati Spider ultimo modello ha seguito tutto il rally) quest’anno è stato particolarmente orgoglioso perché ha raggiunto il record di un’ottantina di iscritti che, oltre ai locali, sono arrivati da: Germania, Francia, Spagna, Portogallo,Svezia e Italia.Bellissime auto e tutte ben preparate (tante belle Porsche, MG e Jaguar).
Noi abbiamo avuto l’onore di essere stati accolti dall’ampio sorriso di Reis e dal suo caloroso benvenuto per essere unici italiani ma soprattutto perché siamo anche gli inviati speciali di Auto d’Epoca, rivista, che lui conosce molto bene e ne apprezza lo stile e la veste.Il rally è iniziato con una tappa in notturna con un giro per Funchal, per prendere confidenza con il road-book (ma anche con le penalizzazioni) che si è conclusa con una bella e impegnativa gimkana (in mezzo alle aiuole e alberi della città vecchia) che suddivisa in due tronconi, con barriere di birilli e giravolte, era da percorrere in due tempi uguali e ad una velocità che il concorrente stesso si è scelto (rigorosamente cronometrati con le fotocellule dei cronometristi ufficiali). Già la prima classifica generale dimostra, dalle pochissime penalità dei primi 20, quanto siano bravi i concorrenti (anche noi siamo soddisfatti perché abbiamo concluso sedicesimi) e quanto sarà impegnativo questo rally. Infatti incominciano le arrampicate sulle montagne dalle altissime vette ( e il bravo Direttore di gara Mr. Luis Madruga ce l’ha messa tutta la sua professionalità).
Salire sull’Arieiro (con la pioggia e con la nebbia) è stata una scalata che non dimenticheremo facilmente e che ci ha impegnati per una giornata intera su di un percorso molto selettivo (bellissimo se ci fosse stato il sole) con varie prove speciali, con diverse medie concatenate (lunghezze e medie da percorrere consegnate in busta chiusa, dal Marshal, a pochi secondi dal via) e Controlli Orari.
In questa gara di regolarità FIA sono stati banditi tutti gli strumenti (anche meccanici) per il rilevamento metrico delle distanze, penalizzando i trasgressori con la squalifica.
Noi, ligi al dovere, abbiamo smontato il nostro vecchio Retrotrip prima delle Verifiche Tecniche (anche se un pò perplessi perché questo strumento è ormai ammesso in tutte le gare storiche).
Capiremo comunque il perché di questa apparente “poco sportiva” imposizione. Questo divieto ha inasprito ulteriormente le difficoltà di gara in quanto i navigatori (ormai tutti abituati ai contametri ) hanno dovuto scervellarsi con conteggi manuali, nell’affanno di seguire la rotta nel sobbalzare continuo dell’abitacolo. Tutto questo ha riportato alle origini dei calcoli mnemonici e quindi al ragionamento logico che nel nostro mondo di oggi si è perduto perché tutto è affidato ai PC e tutti stiamo diventando, un po’, dei robots. Comunque anche noi (di mediocri capacità rallistiche) ci siamo subito adeguati e il gioco continuo dei numeri ci è anche piaciuto.
Anche il pilota (che ha sempre “solo” funzioni di autista), in questa gara, ha potuto contribuire, contando ad alta voce e controllando in continuazione (con occhi sempre strabici) il contachilometri ( numeri parziali compresi) e allo stesso tempo la strada dalle mille curve. Il percorso è sempre più affascinante e le tortuosissime stradine con tornanti e gallerie (Madeira è un groviera di tunnels: molti, arditi e moderni) sono sempre con bordure di fiori di ogni specie e colori. Sotto il cielo azzurro le tante qualità di fiori subtropicali i colori brillano vivaci, ma anche quando nuvole e nebbie improvvise (capita spesso durante la giornata) oscurano la visibilità, tutte le belle piante sfilano nella loro eleganza. La bungavillea si trova ovunque, sia sul mare che in alta montagna, e qui fiorisce tutto l’anno come gli innumerevoli ibiscus.
Nei tanti boschi di piante bellissime spiccano sempre gli alberi del corallo dai fiori rossi e si incontra spesso anche l’albero, dei tulipani, africano (i cui calici dall’arancione al rosso scarlatto ricordano da vicino i nostri tulipani).Il rally continua la sua corsa ma, noi concorrenti, non possiamo non prestare attenzione a questo paradiso terrestre dove oltre ai tanti fiori ci sono anche tanti frutti e tutti nelle diverse varietà esotiche.
Alla colazione del mattino, fra le tante corbeilles di frutti tropicali, i concorrenti possono gustare il delizioso succo di maracujà (frutto della passione) e alla sera, dopo cena e dopo la pubblicazione delle classifiche, il maracujà si ripresenta in veste alcolica per rallegrare i primi e consolare i meno fortunati accumunando tutti nella stessa passione sportiva con il frutto “bivalente” della passione.
Con intere giornate di corsa in questo paesaggio paradisiaco quando alla sera (tutte le sere) si ritorna nella bella e vivacissima (giorno e notte) Funchal si ha la sensazione di essere in un’isola delle “anime beate” come ha detto qualcuno della storia di qui. Ma si ha anche l’impressione, come disse lo scrittore americano John Dos Passos (ancora bellissima la casa di famiglia costruita su di una ardita scogliera) di essere nell’isola paradiso e prigione. Perché qui si vive benissimo e il clima è mite tutto l’anno ma è sempre un po’ difficoltoso partire (e arrivare) in quanto il mezzo di trasporto è solo l’aereo.
Non ci sono traghetti da e per il continente (ne sappiamo qualcosa noi per il lungo giro, in container, della nostra auto) e forse è un bene per tutti gli isolani e ospiti perché se ci fossero flotte di ferry-boats Madeira, già strapiena di auto proprie, diventerebbe un inferno con un turismo motorizzato. Per noi, del continente europeo, in ogni tappa c’è una nuova scoperta come il correre in mezzo alle coltivazioni. L’agricoltura tradizionale praticata sui piccolissimi terrazzamenti creati con enorme fatica (ci dicono, orgogliosi, i contadini incontrati nelle soste in piccoli villaggi sempre con la loro banda musicale schierata) suscita lo stesso interesse delle esotiche piantagioni di banani (qui ci sono bananeti grandi e piccoli dappertutto: anche in città in mezzo agli hotels) o delle “vecchie fabbriche” ove si produce la grappa (Aguardente) ricavata dalla canna da zucchero.
Lungo le scogliere di Funchal il turista ha un’ampia scelta di confortevoli hotels oppure in belle pensioni ricavate da case coloniche ristrutturate e immerse fra vigneti e frutteti.Il percorso del rally continua a srotolarsi in mezzo a queste bellezze e, anche se siamo attenti alle medie e alle tante prove speciali che determineranno la nostra posizione in classifica, non possiamo fare a meno di guardare, con occhi golosi, la tanta bellezza di questa isola con tutta la sua gente allegra e sempre disponibile all’approccio amichevole. Ci sono anche magnifici campi da golf situati su un terreno irregolare dove si gode una vista meravigliosa su specchi di mare dai colori incantevoli. Cambia la zona della nuova tappa e cambia anche totalmente il paesaggio. Costeggiamo quasi sempre il mare (sia dal basso che dall’alto delle vertiginose scogliere) dove l’erosione ha modellato scogli e falesie dalle forme bizzarre, fra le quali la più nota è quella di Cabo Girao, che con i suoi 580 m. è una fra le scogliere più alte del mondo. In questa bella isola, di natura vulcanica, dobbiamo pensare anche alla nostra Porsche 356 che con tanta cura è stata preparata per questo rally ma che con tanta sollecitudine la scaraventiamo su e giù per stradine che forzatamente (anche loro) seguono il profilo frastagliato delle scogliere. Presso Porto Moniz e Seixal, dove un tempo fiumi di lava si riversavano in mare, oggi la vite cresce rigogliosa e a Madeira i vini e liquori, di grande bontà e qualità, farebbero impazzire Bacco. Noi l’abbiamo abbondantemente (e piacevolmente scoperto) ma già lo sapevano bene anche i Gesuiti e Francescani che nei secoli scorsi commerciavano in vini e liquori (e, chissà quanto, loro stessi bevevano). E intanto il rally continua la sua corsa imperterrito e imperturbabile perché tutti i concorrenti pensano, come è naturale, solo al risultato finale e quindi, pensiamo, nessuno si distrae come noi con le nostre fantasie.Siamo alla fine della competizione e tra ore di passione e tensione tutti abbiamo corso con il tempo piovoso, ventoso e caldo del sole brillante e cocente, ma lo scenario meraviglioso ci rimarrà a lungo negli occhi.
Un’ultima ricca e suggestiva scenografia ci è stata offerta al Grand Hotel di Madeira dove allegre tavolate hanno gustato cibi squisiti e innalzato, senza risparmio, infiniti calici di ,nettare isolano.
La classifica generale ha incoronato, per la seconda volta consecutiva l’equipaggio: José CAMACHO - Diogo CAMACHO su Sovam Coupé Sport 1100 del 1967 che vince, anche, il rally: XIX° VOLTA A MADEIRA 2006 e tutti si danno appuntamento per il prossimo 2007 ma soprattutto l’Organizzazione, che è stata impeccabile, si sta già scaldando per il 2008 quando ospiterà il Campionato Mondiale FIVA, di rallies per auto storiche, a Madeira e anche noi già ci auguriamo di poter essere della partita.

Franco Lombardi & Claudia Malgrati


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6° HISTORIC ACROPOLIS RALLY 2007
DUEMILA VELOCISSIMI CHILOMETRI SULLE STRADE DELLA STORIA E DELL’ANTICA CIVILTA’ GRECA

La partenza e l’arrivo di questo grande evento avvengono sotto l’Acropolis dove il Partenone troneggia regale con la sua celebrità mondiale. Anche per il campionato mondiale di rally per auto moderne prende il via da questa famosa piazza con la sua magica atmosfera.
L’itinerario del rally, oltre alla sua spettacolare sportività, si può definire un pellegrinaggio della cultura e della storia dell’antica civiltà greca e tutto questo costituisce una formula unica per un rally di successo. Il 6° Historic Acropolis Rally 2007 è infatti al suo 6° successo ed è uno dei top rallies del FIA EUROPEAN HISTORIC RALLY CHAMPIONSHIP.

222 equipaggi arrivati da: Austria, Belgio, CH, Cipro, Finlandia, Francia, GB, Germania, Grecia, Italia (10 concorrenti), Montecarlo, Norvegia, Polonia, Rep. Ceka, R.S.M. , Turchia e Svezia hanno dato spettacolo accrescendo così la reputazione e l’apprezzamento meritato attraverso gli sforzi dell’Automobile e Touring Club della Grecia (ELPA) che ha organizzato la manifestazione sotto l’egida della FIA.
Due categorie per i concorrenti: Sporting e Regularity. La categoria Sporting pur svolgendosi sullo stesso itinerario ha sostenuto tutte le prove speciali sullo sterrato e quindi molto competitive; mentre per la categoria Regularity sono state sull’asfalto con 36 test di precisione con medie orarie imposte.

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Durante il rally sulla “via della Civiltà Greca” gli equipaggi, le assistenze e gli amici hanno avuto l’opportunità di visitare i luoghi connessi alla storia della Civilizzazione Greca. Infatti sono passati da Delfi dove Pythia sacerdotessa di Apollo era famosa (per le sue profezie) nel mondo antico, hanno attraversato l’antica Epidavros famosa per il suo magnifico e antico teatro in uso ancora oggi. Poi ancora città storiche come Nemea, Platees, Thespies e Nafplion che è stata la prima capitale storica della Grecia. L’Acropolis Rally è sempre un’affascinante esperienza attraverso spettacolari scenari che si alternano su arrampicate in montagne pittoresche (come le Kalymnos o Meteora) e discese su spiagge da sogno.
Noi (equipaggio: Franco Lombardi – Claudia Malgrati) siamo al nostro 5° Rally dell’Acropolis e quest’anno siamo arrivati ad Atene in aereo (disertando per la prima volta la tradizionale mini crociera Ancona – Patras - Ancona) perché abbiamo avuto l’onore di avere una vettura eccezionale prestata da un amico (da lunghi anni) molto autorevole.
La macchina è una DATSUN VIOLET 160 J SSS con 170 HP ed è stata costruita nel 1975, con le prime sette di questo modello, appositamente preparate dalla Casa per i Rallies. Il proprietario è il Dr. THEODORE VOUKIDIS, di Atene, chirurgo estetico di notorietà specialistica internazionale (Italia in particolare) e Vice President dell’ELPA (Automobile Club and Touring Club of Greece). Anche il nostro amico Theodore Voukidis è stato concorrente, con signorile “competizione”, partecipando all’evento ( accompagnato da un co- pilota d’eccezione come Mr. Vassilis DESPOTOPOULOS Presidente dell’ ELPA) sulla sua bella Mercedes Benz 230 SL del 1963 (una del suo invidiabile parco macchine di ben 45 auto d’epoca di cui una magnifica ITALA 52 SPYDER con la quale parteciperà alla prossima PEKIN – PARIS 2007).
Il Rally quest’anno è stato straordinario perché è stato organizzato in modo impeccabile con prove speciali concatenate e rilevamenti dei tempi con sistema elettronico compresi (per la prima volta) i Trasponder.
L’Organizzazione ha raggiunto l’alto livello dei più famosi “Historic Rallies FIA” nel mondo dell’Automobilismo Storico. Le verifiche Amministrative e Tecniche sono state ben organizzate e ordinate con gruppi di concorrenti a orari prefissati con sufficiente anticipo. L’attivissimo Ufficio Segretariato è stato molto efficiente con le sue precise, tempestive e continue note informative scritte (ricordiamo con piacere la simpatica e molto professionale segretaria Matina Vaitsi, sempre disponibile e sorridente che abbiamo eletta ad “angelo custode dei concorrenti italiani” anche perché parla correttamente la nostra lingua).
Anche nella logistica gli organizzatori hanno saputo primeggiare scegliendo ottimi hotels e confortevoli soste di ristoro con raggruppamenti di riordino, ben custoditi, in piacevoli località amene (noi che siamo arrivati a tutti i fine tappa con i numeri più alti, quindi in coda al lungo convoglio, abbiamo sempre trovato comodamente il posto macchina nei garage degli hotels o nei parchi chiusi custoditi dalla Security). L’evento è stato supervisionato con sportiva e scrupolosa professionalità da: Mr.John HUGHES (GB) Osservatore FIA (President FIA Motor Sport Comission), Mr. Ralf PETTERSSON (FIN) Eligibility Delegate FIA , Rod Parkin (GB) Chairman of the Stuards , Mr. Christos Kyriakides (CY), Mr. George Drakakis (GR) ASN., Ms. Matina Vaitsi (GR) Secretary of the Meeting, Mr. Nikos Passalis (GR) Clerk of the Course.

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E’ il 1° Maggio: tutta Atene è in festa e la città, già babelica abitudinaria, è sommersa dal traffico. Tutte le strade e le grandi piazze sono diventate formicai di gente in vacanza. Ma il culmine della festosità si trova all’Acropolis sotto il Partenone dove un bagno di folla, con un tramonto romantico e gioioso, accoglie il lungo serpentone delle 222 auto da gara ,nel rituale giro cerimoniale, sulla vasta piazza rigorosamente transennata.

Prima tappa: Atene – Loutraki con raggruppamento ad Halkida per il Regularity Rally.
La giornata è bella e tutti i concorrenti sono gioiosi, ma anche un po’ tesi perché l’Acropolis Rally è sempre un’emozione particolare e soprattutto per chi parteciperà al Campionato Europeo FIA. E’ anche piacevole ritrovare concorrenti amici da tempo come i belgi Van Sande e Lambert e poi naturalmente gli italiani Gianmaria AGHEM e Rossella CONTI (che oltre ad essere noti campioni hanno anche la grande simpatia e capacità di tenere allegramente uniti i concorrenti nazionali e non solo quelli del BLIZZ TIMING sempre vincente) e ritroviamo anche Pier Giovanni FIORIO TRONO, che conosciamo da una vita, navigato dal simpaticissimo Michele Pignacca (amichevolmente ed “emilianamente” ribattezzato Patacca).

Inoltre incontriamo i simpatici Edith e Piero STEFANI che con la loro potente FERRARI 400 GT del 1977 balzeranno subito in testa alla classifica della prima parte della giornata, purtroppo in seguito avranno qualche problema ( forse perché più avvezzi a volteggiare con il loro aeroplano, e questo lo diciamo con una punta di invidia) ma concluderanno il rally senza difficoltà e con un ottimo 36° posto considerando che la loro esperienza rallistica si limita ad una Winter Maraton. Possiamo proprio dire ora che gli italiani, della Regularity, si sono ben affiatati e divertiti trasformando, in modo goliardico, il rally in una vacanza. Conosceremo anche un simpatico, quanto bravo (molto bravo) equipaggio monegasco, con i nomi italianissimi di: Raffaello RAIMONDO e Marco Maria CALEGARI che con la loro preparatissima e bellissima Porsche 356 A del 1958 daranno veramente filo da torcere ad Aghem – Conti fino all’ultimo chilometro e vinceranno in assoluto il Regularity Rally.
Anche nella Categoria Sporting (dove tutti si ammazzano per guadagnare una posizione) si fanno subito notare i nostri Marco BIANCHINI ed Emanuele BALDACCINI (su LANCIA STRATOS HF) che concluderanno il rally vincitori assoluti della Categoria Sporting confermando, con successo, l’impegno che si sono dati fin dall’Acropolis Rally scorso.La seconda tappa da Loutraki con circa 500 Km di “boucle” ci riporterà, a tarda sera e con il buio, a Luotraki.
La giornata è lunga e faticosa ma il sole, caldo e brillante, ammorbidisce le ammaccature prodotte dal tanto saltare dentro gli abitacoli delle vetture.
E il continuo salire sulle montagne e scendere sul mare ci rallegra la visione del bel paesaggio sempre mutevole e sorprendente. Le arrampicate sulle montagne della Grecia sono su di un calcare compatto e sono uno spettacolo speciale per i turisti ma per i concorrenti di questo rally sono un rompicapo continuo perché, specialmente nelle prove speciali (o di precisione per la regularity) con medie variabili e concatenate, si deve lottare con il nastro stradale che si continua a srotolare come un gomitolo impazzito.
Intanto Aghem è in testa e la battaglia, oltre a qualche concorrente greco agguerrito, la deve sostenere anche con i due monegaschi Raimondo e Calegari che si fanno sempre più insidiosi. Ma anche le insidie stradali sono continue e sempre nascoste sotto la bellezza del paesaggio che spesso distrae con i colori vivaci dei suoi fiori, come il tanto giallo delle ginestre giganti ai bordi delle strade, e con le macchie di colore blu cobalto e turchese che si affacciano nel precipitare a mozzafiato dalle alture per correre poi velocemente su stradine tortuose, che costeggiano invitanti spiagge, dove spesso si vedono figurine felicemente distese al sole. Il raggruppamento a Nafplion, l’antica ex capitale della Grecia, ci fa salire sopra le falesie, costellate di buchi e tacche, tipiche del paese baciato dagli dei. Nafplion è una bellissima città antica (che non assomiglia molto alle caratteristiche città greche) e ci vorrebbe più tempo per poter visitare i suoi vicoli pittoreschi, gli edifici storici, i suoi tanti ristoranti tipici e caffè, oltre alla fortezza veneziana di Palamide che domina la città. La sosta del ristoro ha veramente confortato tutti con cibi gustosi e genuini anche se noi per non appesantirci, sbocconcelliamo solo un po’, in quanto la tappa è ancora lunga e poi ci aspettano gli allegri ristorantini di Loutraki aperti fino a tarda notte, con tanto buon pesce, tanto buon vino e finendo (magari con le gambe un pò molli) con la gustosa Baklava annaffiata dal Raki che ci faranno dormire come sassi.
E all’indomani non ci ricorderemo più delle cronoscalate della tappa precedente e degli scarsi risultati in classifica ma soltanto del bagno nel nettare di Bacco. Intanto lasciamo Loutraki, con rimpianto per il suo bel Casinò Hotel (con le sue stupende piscine che possiamo solo guardare) e con le indimenticabili taberne, sul lungomare bordato di fiori multicolori sotto l’azzurro di un cielo sempre terso dal suo vento caldo.
La nostra Datsun Violet è una bomba e come tale consuma come una Formula Uno, così anche la corsa al rifornimento di benzina (lento per il filtro speciale al serbatoio) diventa un altro problema perché i tanti controlli orari sono molto tirati e sulle strade c’è di tutto. Oltre ai mezzi di circolazione di ogni tipo (e molte auto vetuste di ogni marca) ci sono anche molti animali e soprattutto greggi di capre e montoni che a volte mettono in seria difficoltà l’attraversamento del fitto assembramento di bestie, e così pure i giganteschi camion da trasporto (sempre stracarichi e ingombranti) e gli infiniti Pullman che si incontrano nell’approssimarsi delle città turistiche.
Infatti a Delfi dove si concluderà la penultima tappa, la lotta, oltre al cronometro, si ingaggerà spesso con questi transatlantici su ruote. Ma anche qui la serata ci darà sollievo. Infatti appena arrivati in hotel i nostri amici belgi ci hanno subito intrattenuti con boccali di buona birra che ci ha rigenerato dalla disidratazione da gara (la nostra auto completamente spoglia ha sempre le lamiere roventi) e preparati per la buona cena che avremo in una tipica “taberna” a picco su falesie di centinaia di metri nel vuoto.
Da Delfi si parte per l’ultima tappa, in coda allo Sporting, in tarda mattinata con il sole caldissimo e il cielo di azzurro puro per l’altitudine. Lungo la strada che porta al C. O. dello Start sono schierati i furgoni-officina delle varie assistenze per le auto dello Sporting , come all’uscita delle speciali, ma a Delfi hanno dovuto adattarsi in sistemazioni precarie in mezzo ai moltissimi Pullman dei turisti. Gli stessi turisti sono assiepati lungo le strade per assistere allo spettacolo del rombante passaggio dei bolidi dello Sporting e noi con loro, in attesa del nostro turno, possiamo ammirare le auto con i colori alterati per il tanto correre in mezzo a nuvole di polvere gialla e rossa che sono le colorazioni caratteristiche della terra nuda sulla quale si corrono le prove speciali al miglior tempo.

Così anche la bianca Lancia Stratos HF di Bianchini e Baldaccini è diventata color arcobaleno ma, facendo mangiare la polvere a tutti, gli è rimasto il colore iridato della vittoria. Ricordiamo particolarmente anche gli equipaggi italiani dello Sporting: PARISI Antonio – D’ANGELO Giuseppe (N° 35) su Lancia Fulvia Coupè HF 1.6 del 1970 che hanno vinto la Classe ed ELIA Maurizio -ZUMELLI Luisa (N° 33) su Lancia Fulvia Coupè HF 1.6 del 1971 secondo di Classe.
L’applauso è stato lungo e meritato perché sono molto conosciuti e soprattutto famosi per aver rifatto l’Acropolis Rally 2007 con lo stesso modello di macchina con la quale parteciparono allo stesso Rally di trent’anni fa (Elia ha corso quest’anno proprio con la stessa di allora mentre Parisi ne ha comprata un’altra della stessa epoca e dell’identico tipo)
Poi ancora il Team Italia N° 41 POLLI Andrea e SALVI VILMA su LOTUS Cortina MK1 del 1964. Conosciuto in tutta Italia il sempre verdissimo e inossidabile Polli alla premiazione è stato festeggiato da tutti.Nella Categoria Regularity vince in assoluto l’equipaggio RAIMONDO Raffaello – CALEGARI Marco Maria (Blizz Timing) su Porsche 356 A del 1958 seguiti da AGHEM Gianmaria – Rossella (Blizz Timing) su Lancia Fulvia Rallye 1.6 HF del 1970 e sempre del gruppo Blizz Timing FIORIO TRONO Piergiovanni – PIGNACCA Michele su Alfa Romeo Giulia Super del 1965 vince la Classe F.
La cerimonia finale dell’ Historic Acropolis Rally 2007 si è tenuta, nel cuore di Atene, sulla Filopappos Hill (dove Socrate andava a meditare) di fronte alla spettacolare vista del Partenone in una splendida mattinata di sole dove brillavano i colori, delle bandiere di tutte le nazioni dei partecipanti, sopra i lunghi tavoli imbanditi da sontuosi premi.
L’Evento si è concluso con la premiazione, dei migliori Competitors, alla presenza dei delegati del Governo con il Ministro del Turismo Mrs. Palli-Petralia , Delegati degli Sposors e membri dell’ ELPA con il Presidente Mr. Vassilis DESPOTOPOULOS , il Vice Presidente Dr. Theodore VOUKIDIS e Mr. Alexandros MANIATOPOULUS che con il loro sportivo e caloroso saluto hanno invitato tutti a ritornare nel prossimo 2008 per continuare a dare spettacolo e prestigio all’ Historic Acropolis Rally.

Testo e Foto: Franco Lombardi


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Winter Marathon 2007

... semplicemente splendido!

Ecco il resoconto del nostro socio Mario Simoni e la sua 356B S90.

E’ stata più una Summer che una Winther Marathon in dipendenza delle temperature e del fondo stradale assolutamente estivo. In ogni caso un’edizione sempre da ricordare e dove le nostre amate Porsche erano le auto più numerose. Fra tutte le trazioni posteriori nate entro il 1968 (uniche a poter disputare la manifestazione) le Porsche erano le più gettonate con un numero incredibile di 50 mezzi presenti, pari ad un terzo dei partenti.
Le nostre 356 sono salite e scese dai passi con un entusiasmo pari alla loro veneranda età.
La sensazione più spiccata che danno in quella grande boucle è di essere state progettate sui quei passi dolomitici. Più le spingi, un po’ violentandole, più sembrano impegnarsi ad aumentare l’andatura quasi fossero un “puledro” vivo.
Semplicemente splendido!!!!

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Real Parco della Favorita - Circuito dei Leoni
1° Trofeo Regolarità Auto Storiche Città di Palermo

Parco della Favorita - 17 dicembre 2006
Con il Patrocinio del Comune e Provincia Regionale di Palermo

 

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Il 17 dicembre 2006 alle ore 10,30, sotto un'acqua scrosciante, è partita la prima vettura del 1° Trofeo Regolarità Auto Storiche Città di Palermo - Circuito dei Leoni.
La manifestazione, ideata dal delegato centro-sud Girolamo Filiberto e organizzata dall'Associazione Motoristica Siciliana, ha visto la partecipazione di cinquanta equipaggi appartenenti a quattro club, di cui due nazionali (Morgan Italia e Registro Italiano Porsche 356) e due regionali (Circolo Auto e Moto d'epoca Vincenzo Florio e il Club del Grifone), che si sono sfidati nei tre giri lungo i viali del Real Parco della Favorita, offrendo uno spettacolo entusiasmante alla città.
Il circuito era stato chiuso alle manifestazioni automobilistiche nel maggio del 1939, anno in cui veniva disputata l'ultima gara "III Coppa Principe di Napoli XXX Targa Florio" organizzata dal Real Automobile Circolo d'Italia. Da una rivista automobilistica d'epoca, appartenente alla collezione di Antonio Napoli Cammarata, appassionato di auto storiche e segretario dell'Associazione Motoristica Siciliana è nata l'idea di riaprire alla città il circuito e far rivivere gli antochi splendori del Parco. La proposta è stata subito accolta e condivisa dalle autorità che hanno provveduto ad inserirla in calendario tra gli appuntamenti annuali delle manifestazioni sportive di regolarità.
Oltre al Premio per il Primo classificato assoluto, vinto dall'Alfa Romeo Sprint guidata da Enzo Armetta del Club del Grifone, premi speciali andati ai primi tre classificati per ogni club e alle auto più antiche. Per il Registro Italiano Porsche 356 i vincitori sono stati: 1° Giovanni Veneziano (imbattibile!), 2° il nuovo socio Gioacchino Pezzati, 3° il consigliere del Registro Girolamo FIliberto.
Speriamo che nella prossima manifestazione la presenza delle 356, non solo siciliane, sia più numerosa.

     
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Rassegna stampa dal Giornale di Sicilia

 

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Registro Svizzero Porsche 356

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I nostri amici d'oltralpe hanno aperto il nuovo sito Registro Svizzero Porsche 356:www.porsche-356-club.ch

 

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TRATTORI PORSCHE A FUCECCHIO

Il 10 settembre scorso si è svolto a Fucecchio in Toscana il primo raduno nazionale di trattori Porsche.
Questo è un breve resoconto della splendida iniziativa del Dr. Giuseppe Beconcini.


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Winter Marathon 2006... una valanga di Porsche

Ecco il resoconto del nostro socio Roberto Bertaccini e la sua fedele 356 A.

Uno degli eventi invernali più affascinanti per gli appassionati d’auto storiche è la Winter Marathon, gara di regolarità che parte dall’incantevole località turistica di Madonna di Campiglio. Nella mattinata del venerdì si effettuano le verifiche tecniche si attaccano i numeri di gara e le tabelle di partecipazione, l’equipaggio studia il road book, prende le varie note e controlla i cronometri. L’emozione per la gara aleggia nell’aria, gli ultimi saluti agli amici e nel primo pomeriggio in mezzo a due ali di folla le 147 auto cominciano ad allinearsi lungo via principale del paese: alle 16.00 in perfetto orario parte il primo equipaggio che, dopo 446 Km., 15 passi alpini, 23 prove cronometrate, in circa 12 ore taglierà il traguardo nello stesso punto in cui ha preso il via.La gara si svolge lungo un percorso ricco di fascino in quanto attraversa località fra le più belle del Trentino e del Sud Tirolo, lungo i tornanti che scalano la Marmolada e la mitica Sella Ronda con un rush finale sul passo della Mendola.
Soltanto i primi trenta avranno l’onore di entrare nell’ovale ghiacciato e mostrare la loro abilità di guida al folto pubblico d’appassionati che ogni anno accorre sempre più numeroso per gustarsi gli inevitabili testacoda e controsterzi per fortuna senza particolari danni alle vetture.Come di consueto è sempre copiosa la partecipazione di Porsche 356 e 911/12, per noi è la terza volta e vi posso garantire che è un’esperienza entusiasmante e ricca d’emozioni in certi momenti sembra di spiccare un salto nel tempo e rivivere le classiche del secolo scorso quando erano ancora in auge le corse su strade solitamente aperte al traffico e l’equipaggio doveva affrontare con assistenza limitata una notevole serie d’imprevisti disseminati lungo il percorso.Anche quest’anno come nella scorsa edizione, le condizioni atmosferiche sono state più che buone e una bella luna splendente ha accompagnato gli equipaggi lungo il percorso notturno e ho visto alcuni di loro affrontare la gara a capote abbassata con tanto di plaid sulle gambe. Invito gli appassionati d’auto storiche a partecipare anche come pubblico a questi eventi, l’organizzazione, i luoghi, le auto e la simpatia sono senz’altro elementi che non possono non attirare la curiosità degli appassionati.
Vediamoci tutti il prossimo anno!

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Foto Roberto Bertaccini e Francesco Sernani

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COPPA CITTA' DI BERGAMO


Eccovi alcune foto inviate dal nostro socio Luciano Mazza che ha partecipato
al recente "Circuito Delle Mura" 10/11 settembre 2005, e invita tutti
a questo straordinario evento dove si fonde competizione e storia automobilistica, Tazio
Nuvolari lo definì " Circuito Sublime".

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Grande Festa a Berlino

30° Incontro Nazionale Porsche Club Deutschland - 9/11 settembre 2005

Per l’anniversario del trentennale il Porsche Club Deutschland ha organizzato un incontro nella capitale, Berlino. Circa 170 macchine si sono ritrovate il venerdì pomeriggio allo Steigenberger Hotel al centro di Berlino. L’inizio ufficiale è stato previsto per le ore 18 nel Hotel, dove è stato preparato la cena con un buffet tipico.
Sabato mattina attraversando Berlino e i suoi monumenti si arrivava a una locanda nello “Spreewald”, dov’è stato fatto il pranzo con specialità di questa zona. La sera si partiva insieme con i pullman alla cena di gala nel “Berliner Meilenwerk”, un edificio vecchio di 16.000 mq che è stato rinnovato con lo scopo di realizzare un centro per gli appassionati di macchine d’epoca con ditte specializzate di restauro e compravendita. Alla cena è stato presentato un’immagine dipinto da un artista con parti di vari percorsi di gara per ogni iscritto come ricordo a questo evento.
Dopo l’addio ufficiale domenica mattina era possibile partecipare al giro turistico per Berlino con la navetta sul fiume Spree.
Un fine settimana sotto il sole di Berlino - anche se è stato un viaggio lungo, valeva la pena di partecipare.

Balkan Berlin Berlin Berlin
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Testo e Foto: Reinhold & Brigitta